E le stelle stanno a guardare!”.

  • Mica vero!-, obiettò il sindacalista del firmamento.

Un sindacalista anche per le stelle? Certo, vi sembra così assurdo? Ma avete mai pensato davvero, al faticoso lavoro a cui sono costrette da sempre, ogni notte, quelle poverette? Il cielo, altro non è , che una grande, immensa fabbrica...

La fabbrica dei sogni. Funziona più o meno così...

Gli umani, nelle notti chiare, se ne stanno a naso in su; ogni tanto sospirano pensando ai tanti sogni che hanno stupidamente chiuso in un cassetto. A quel punto, si innesca il marchingegno dei sogni. Il tubo trasparente, e perciò invisibile, scende dal cielo. Immaginatelo simile a un ponte, o per lo meno la funzione è quella. Nel momento in cui tocca terra, comincia il vero e proprio lavoro delle stelle. Quello che ai vostri occhi sembra un semplice pulsare, in realtà altro non è che una forte contrazione muscolare, causata da iperlavoro. Come quando voi uomini, compite uno sforzo e il cuore comincia ad accelerare i suoi battiti. Con il suo pulsare, la stella immette nel cilindro trasparente, minuscole particelle calamitate che hanno la potenza di aprire il cassetto nel quale il sogno è chiuso e sepolto. Una volta aperto il cassetto, la stella comincia a pulsare sempre con più energia, in modo tale da risucchiare su nel cielo il sogno in questione. Giunto a destinazione, nel firmamento, quel sogno piccolo, abituato al buio del cassetto viene letteralmente accecato dal forte bagliore delle stelle e questo provoca nello stesso un cambiamento sostanziale: per la prima volta, da quando è stato messo al mondo, capisce che stando soli nulla è possibile. In altre parole, il sogno si rende conto del fatto che per vivere di vita propria, deve necessariamente connettersi a tutti gli altri sogni che sono sospesi nella sala centrale della fabbrica. Questa presa di coscienza si concretizza in un abbraccio di gruppo che vede coinvolti tutti i sogni, i desideri e comincia il momento del giro vorticoso. Sempre più forte, sempre più veloce, fino a quando la forza centrifuga non lo sbatte fuori dal cerchio e lo ributta sulla terra, dove chiaramente avrà la sua vita.

E tutto questo grazie a quelle operaie che lavorano instancabilmente: le stelle.

Adesso immaginate, per un momento, se tutta questa fabbrica dovesse fermarsi. Cosa accadrebbe? Se i sogni dipendessero dai loro “genitori”, gli umani, resterebbero in quella culla-tomba in cui vengono deposti e chiusi, il cassetto; senza poter essere realizzati, senza poter vivere davvero. Il pericolo che tutta questa produzione possa fermarsi è reale e concreta. E ve lo dico io, che sono il sindacalista.

Le stelle sono stanche. E non riescono a produrre quanto il mercato chiede. Inoltre i prodotti cominciano ad essere di una qualità scadente, e la colpa, chiaramente, è legata all'utilizzo di materia prima che , diciamolo, fa schifo! I fornitori cominciano ad esportare, chiudendo in quei famosi cassetti, sogni sempre di qualità minore. La direzione della fabbrica non intende più fornire prodotti di seconda scelta. Ne va di mezzo il buon nome della ditta. Come dargli torto?

 

     *************************************************


La notte di san Lorenzo...appuntamento in spiaggia alle 23.

  • Ma ragazzi che sta accadendo?-, chiese FantaBarbara ai suoi amici.

Nel cielo le stelle erano tutte in linea a formare una specie di corteo. Il loro pulsare era simile a quello di braccia che muovono in alto pugni in segno di protesta. Il corteo era aperto da una grande bandiera bianca, era la luna. Sciopero, sciopero...

Poi improvvisamente il buio.


fantasia972 ha postato martedì, 07 luglio 2009 alle luglio 07, 2009 18:44
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In ---> pensieri, racconti, favole


Non ricordo con precisione il giorno in cui arrivai in quella cittadina, quasi sperduta. Ci sono particolari talmente inutili che il cervello non li registra nemmeno sul nastro della vita. Quello che però, ricordo benissimo è l'immagine di quei due “poveracci”. Avevo deciso di fare, personalmente, un giro di perlustrazione sulla terra. Le notizie che mi giungevano attraverso i miei potenti mezzi di informazione non erano affatto confortevoli.


Trovato il corpo senza vita di una donna.”

Caduto aereo: 200 vittime.”

Assalto terroristico a un mezzo militare: due morti.”

Strage famigliare: un uomo di 40 anni, uccide moglie e due figli. Aveva perso il lavoro e non sapeva come fare per dare una vita dignitosa ai suoi cari”.

Autista rifiuta di far salire sulla vettura pubblica un uomo di colore. Sporco negro, puzzi!,gli ha urlato. Poi lo ha massacrato di botte. Adesso l'uomo si trova ricoverato in prognosi riservata.”



Eppure avevo lasciato agli uomini ogni “suggerimento” per far sì che la loro vita fosse serena.

  • Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai... eppure vengono nutriti dal Padre vostro celeste. E guardate i gigli del campo non lavorano, non filano. Eppure, io vi dico, nemmeno Salomone con tutte le sue ricchezze vestiva come uno di loro. Non affaticatevi per quello che mangerete o berrete, o per come vestirete. Vivere non è questo!-.

Ero davvero deciso a “rompere” quel giocattolo che io stesso avevo costruito. Sarebbe stato, certamente, meno dannoso per tutti. Avevo deciso di riprendermi il regalo più grande che mai avessi potuto donare: la libertà di scelta. Mi sentivo deluso e sconfitto. Avevo dato fiducia a qualcuno che in fondo non la merita. E pensavo che anche uno come me potesse a volte compiere errori. Sbagliare. In fondo, nessuno è perfetto! Pensavo a tutte queste cose, mentre camminavo lungo un marciapiede e le macchine schizzavano impazzite sulla carreggiata. All'improvviso la mia attenzione fu catturata da quei due.

Erano sulla panchina  sotto l'ombra di due grandi alberi. Lei era semi sdraiata e poggiava la sua testa sulle gambe di lui, che era seduto e guardava fisso davanti a sé . Ai loro piedi due grandi buste che contenevano poche cose. Sul bidone vicino avevano poggiato una radiolina, di quelle che si comprano dai cinesi e la musica andava leggera a far compagnia al canto delle cicale. Mi avvicinai a loro.

  • Da dove venite?-, chiesi sorridendo.

  • Vieni e vedi!-, mi rispose lui secco.

Quella risposta mi fece sobbalzare. Era la stessa che diedi anch'io, anni addietro, a quel giovane ricco, che poi tornò triste sui suoi passi.

La donna si alzò e mi fece spazio su quella loro panchina. Era quella la loro casa. Fu una bella giornata. Parlando con quei due mi rasserenai e i pensieri tristi volarono via. Poi, decisi che quel giocattolo non l'avrei rotto... non mi sembrava giusto nei loro confronti.


fantasia972 ha postato venerdì, 03 luglio 2009 alle luglio 03, 2009 16:40
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In ---> pensieri, amore, racconti, societĂ 


C'era una volta,

in un paese del nord Africa, un grande orto in cui crescevano splendide carote. Ogni volta che se ne vedeva spuntare una nuova, le altre erano ben contente di dare il benvenuto alla nuova arrivata. Le carote anziane si avvicinavano alla piccola appena nata e ne guardavano minuziosamente il colore arancione. Poi tutte soddisfatte tornavano nel loro buco nel terreno, aprivano l'enorme stuoia gialla e si sdraiavano per prendere il sole. Il capo villaggio, o “caporto”, come lo chiamavano tutti, sedeva sul suo bel tronetto di Ashanti e godeva del suo splendido e ricco orto di carote. Un giorno, però, accadde che nell'orto di carote arancioni, nacque una piccola carota. Le carote anziane, si alzarono dalle loro stuoie per portare, come sempre, i loro omaggi e far gli auguri alla nuova arrivata, ma la sorpresa fu grande!

  • Che ci fa un'albina nel mio orto?-, disse il “caporto” un po' adirato alla vista di Maria Carota ( fu così che chiamarono la piccola nuova carota appena nata). Maria Carota era davvero una bellissima, piccola carota, ma non era arancione come tutte le altre. Una carota bianca, albina, senza melanina. E così la povera Maria Carota fu cacciata da quell'orto di carote tutte arancioni. Fece il suo piccolo fagotto, mettendoci all'interno la piccola stuoia gialla e, triste, andò via. Che cattive le altre carote, ad averla allontanata solo perché aveva un colore diverso! Maria Carota camminò per giorni e giorni, fino a quando non giunse in un nuovo campo di terra. Ora questo campo, non era un orto di carote, il capo villaggio, vi aveva piantato tanti piccoli alberelli di mele e non solo. Maria Carota non poteva certamente restare in quel posto. Come avrebbe potuto una piccola carota vivere assieme a piante così alte e diverse? Era tanto stanca, la nostra piccola carotina, così pensò che avrebbe solo steso la sua stuoia per un po', giusto il tempo di riposare. Si guardò attorno e vide un piccolo albero, era un po' isolato rispetto agli altri e decise che proprio sotto quell'alberello avrebbe riposato. E così fece e si addormentò. Mentre dormiva beata, sognando di orti di carote gialle che l'accoglievano, fu svegliata dalle radici dell'albero che le facevano il solletico lungo tutto il fittone di forma cilindrica.

  • Sveglia, sveglia!-, le diceva l'albero. Maria Carota aprì i suoi occhietti spaventata e chiese scusa per aver approfittato di quelle comode radici per riposare. L'albero si mise a ridere e poi le disse: - Non ti ho mica svegliata perché mi stavi disturbando! Guarda sta arrivando il “caporto” … e con il ramo indicò verso l'uomo che si avvicinava.

Maria Carota, ebbe molta paura e in tutta fretta arrotolò la sua piccola stuoia gialla per rimetterla nel suo fagotto e poter così scappare.

  • Ma dove vai?-, le chiese l'albero.

  • Scappo, non voglio mica far arrabbiare anche questo signore. Non voglio nuovamente essere scacciata in malo modo, come già mi è successo... meglio che me ne vada da sola. Tanto per me non ci sarà mai nessun campo, o orto, in cui poter vivere-, disse Maria Carota.

  • Tu non hai davvero visto bene!-, le fece notare l'albero.

Maria Carota si guardò attorno e si accorse che in quel campo c'erano tante piante e alberi diversi e strani. Meli con mele a forma di coni, peri con pere azzurre, peschi con pesche bucherellate, come tante piccole reti e poco più in là vide altre piccole carote, non arancioni .

Il caporto intanto si era avvicinato, le sorrise e le disse:- Era da tanto che ti aspettavo! Una carota albina è una rarità ed io non voglio assolutamente perderti! Resta con noi!-

Tutto il campo e i suoi abitanti circondarono la piccola Maria Carota per salutarla. La sera si organizzò una gran festa per l'arrivo della piccola carota senza melanina, ma che adesso aveva una grande famiglia!

fantasia972 ha postato venerdì, 26 giugno 2009 alle giugno 26, 2009 11:58
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In ---> racconti, favole, speranza, societĂ 

Se accadesse a me, sarei sola tra bianche lenzuola. Se accadesse a me, nessuna mano forte accarezzerebbe il mio viso con amore. Se accadesse a me resterei con il mio vuoto e null'altro. Se accadesse a me, tornando a casa, ci sarebbe solo silenzio e nessuna voce di bambino mi aiuterebbe a riempire l'anima di parole che sanno di futuro e di sole e di speranza. Se accadesse a me, quel vuoto lasciato nel mio ventre resterebbe buio e oscuro. Se accadesse a me … non avrei la tua forza e lascerei al tempo il compito di cancellarmi.

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fantasia972 ha postato giovedì, 25 giugno 2009 alle giugno 25, 2009 18:56
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In ---> pensieri, la mia vita, emozioni, paura, un pò di me
Bellissimo quello che è successo ieri sera!!!

Guardate il video, la mia gioia è immensa!
fantasia972 ha postato martedì, 23 giugno 2009 alle giugno 23, 2009 12:00
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In ---> la mia vita, emozioni, che bello


BARI HA DECISO DI CONTINUARE AD ANDARE AVANTI,
BARI NON E' TORNATA INDIETRO!!!


MICHELE EMILIANO IL SINDACO DEI BARESI!!!

EVVIVA, EVVIVA, EVVIVA!!!!
fantasia972 ha postato lunedì, 22 giugno 2009 alle giugno 22, 2009 20:46
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In ---> la mia vita, emozioni, che bello, attualità, un pò di me, pesieri politici



Tra tutti gli insetti, so di essere quello più odiato dagli esseri umani. Quando ero più giovane, non capivo il motivo per il quale gli uomini fossero, nei miei confronti, così poco tolleranti. Guardavo con invidia alle api... con loro erano sempre premurosi. Addirittura se ne prendevano cura, “coltivandole” proprio come si fa con le piante più belle. Crescendo, ho cercato con ogni mezzo di conquistarmi la loro stima, la loro simpatia; ho pensato che andare a vivere nelle loro case fosse un modo per condividere con loro pezzi di esistenza. Quella decisione, di andare ad abitare con gli umani, è stata illuminante per me. Mi ha permesso, infatti, di capire il motivo di cui sopra.

Le mosche si posano sulla merda!”. Eccolo il motivo dell' odio nei miei confronti e l'ho compreso proprio oggi. Certo, detto così potrebbe sembrare giusto e naturale. Insomma farebbe schifo anche a me, pensare che qualcuno mi possa toccare dopo aver toccato quella roba. Il punto, però, è che qui non parliamo di veri e propri escrementi. Insomma non sto parlando di quelli colorati di marrone e maleodoranti, anche se a pensarci bene, anche quelli su cui io mi poso hanno le stesse caratteristiche, solo un pochino più nascoste, o camuffate. Odori coperti da altri odori, più gradevoli; loro amano coprire il proprio odore con i profumi delle boccette di vetro.  E i colori degli abiti che indossano, sono vivaci e mascherano il triste marrone tipico della merda. Le merde che frequento e di cui parlo sono proprio gli umani. E credo che essi mi odiano, perché con il mio ronzargli attorno non faccio altro che ricordargli cosa in realtà sono: merde!

Volete capire meglio? Vi accontento e vi spiego perché parlo così.

E' una giornata d'estate, vivo in una casa di un minuscolo paese di provincia. Sapete quei paesi così piccoli, dove tutti sanno tutto di tutti. Quei paesi in cui la vita privata altro non è che una ridicola barzelletta, ma che spesso non fa ridere proprio nessuno; tutt'altro, farebbe piangere se non fossero così ipocriti e “mascherati”, quelle merde. Quei paesi in cui il caldo dà alla testa e l'acqua per lavarsi, soprattutto le coscienze, scarseggia. Anche se, effettivamente, gli umani sono bravissimi in questo; grandi igienisti. Lavatori di coscienze come pochi. Quei paesi le cui case, nelle facciate, hanno intonaci bianchissimi e ti sembrano proprio belli. Poi magari, riesci ad entrare nelle case e vedi che la realtà è ben diversa. Le pareti sono verdi di muffa. La moglie del padrone di casa in cui vivo, è morta da qualche mese lasciando soli il marito e la loro unica figlia. Ora la figlia, è una bambina. Una bambina, ma non fisicamente; perché fisicamente è una donna. Non bellissima, ma donna. Qualche volta ho origliato e nei loro discorsi si parlava della figlia, credo dicessero una parola che somigliava a mongoloide. Io non sapevo bene cosa significasse, in realtà credevo che quella famiglia venisse da lontano, appunto dalla Mongolia. Poi stando con loro ho capito. La loro figlia è una donna, ma allo stesso tempo è anche una bambina. Bisogna prendersi cura di lei, proprio come si fa con i piccoli. La moglie del padrone di casa, spesso e volentieri urlava contro il marito; la moglie del padrone di casa, quando era in vita, spesso e volentieri non dormiva con lui, ma dormiva da sola sul divano; la moglie del padrone di casa, spesso la vedevo piangere e abbracciare la sua donna bambina e chiederle scusa perché diceva di essere codarda. Io non ho mai capito perché le chiedesse scusa, non l'ho capito fino a quando mi sono posata sulla merda: suo padre, il padrone. Ed è accaduto proprio oggi, in questa calda giornata estiva.

Lei riposava sul divano, saranno state le tre e mezza di pomeriggio. Lui si è alzato dal tavolo, lasciando acceso il televisore, si è avvicinato alla donna bambina e le ha dato un bacio sulla fronte. Ho pensato che davvero fosse un padre premuroso. Poi all'improvviso ho sentito la puzza di merda. Sapete, come quando qualcuno si caga sotto? una puzza insopportabile e ho trovato il coraggio per posarmi sulla sua spalla e l'ho visto!

La toccava sotto la gonna, la baciava in bocca, gli ha messo persino quel suo cazzo floscio in mezzo alle gambe. A quel punto io non ho potuto più resistere, dovevo far qualcosa. Mi faceva così schifo! E ho cominciato a ronzare con quanta più energia avessi nelle mie ali. La mia voce sarà certamente giunta fino alle orecchie della sua coscienza, e il fatto di essere stata per così tanto tempo poggiata su una merda ha fatto in modo che io stessa prendessi quell'odore. Lui l'avrà sentito. Lui avrà sentito l'odore di se stesso e si è schifato. Ha provato a lavarsi per cacciare l'odore di merda , ma quello non se ne andava. Così si è davvero arrabbiato. E' uscito dal bagno, ha detto qualcosa alla donna bambina, tipo : - Adesso torno, abbi pazienza!-, è andato nel ripostiglio a cercare qualcosa. Poi ne è uscito con una specie di paletta rossa e bucherellata, con un manico sottile di ferro e ha cominciato a inseguirmi per tutta la casa. Ero esausta quando mi sono nascosta all'angolo della credenza del soggiorno. Pensavo di averla fatta franca, invece...

Giro velocemente su me stessa, le zampe sembrano muoversi da sole, come se non facessero più parte di me, le ali sbattono forte sul ripiano cercando di farmi rialzare in volo, ma non ne ho la forza. Sto morendo. In fondo non sento troppo dolore, adesso che sono agonizzante la puzza di merda che mi portavo addosso mi abbandona e lascia spazio all'odore dei prati in fiore. Guardo la donna bambina sul divano e spero che possa presto raggiungermi in quel luogo che certamente sarà migliore di questa merda!

fantasia972 ha postato martedì, 16 giugno 2009 alle giugno 16, 2009 22:23
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In ---> racconti, scrittura

BARI, VAI AVANTI!!!

IL 21 E 22 GIUGNO AL BALLOTTAGGIO VOTA:
AL COMUNE,  MICHELE EMILIANO
e
ALLA V CIRCOSCRIZIONE, D'AMORE.


Bari, vè nnanz!!!



fantasia972 ha postato martedì, 16 giugno 2009 alle giugno 16, 2009 14:14
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In ---> la mia vita, pesieri politici
Io ho visto un uomo che può muovere una città senza inquinarla.
Io ho visto un uomo che può far crescere un parco dove c'era la morte.
Io ho visto un uomo che ha messo la sua città al centro del mondo.
Io ho visto un uomo diffondere la cultura in tutte le maniere possibili, capace di ridare la vita.
Io ho visto un uomo sudare, per combattere un ecomostro.
Io ho visto un uomo andare avanti, perchè Bari non torna indietro!

(FONTE  SPOT EMILAB)

BARI VAI AVANTI!

AL BALLOTTAGGIO VOTA EMILIANO.



fantasia972 ha postato venerdì, 12 giugno 2009 alle giugno 12, 2009 12:27
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In ---> la mia vita, pesieri politici


Boom signori! Con un voto a Simeone e 4 miliardi di Euro puoi avere la tua centrale nucleare a due passi dal mare! E ti regaliamo anche una vacanza lontano dalla Puglia, gratis!







N.B. PER CIRCA 15 GIORNI I MIEI POST SARANNO TUTTI ORIENTATI IN QUESTO SENSO.... AL BALLOTTAGGIO VOTA EMILIANO AL COMUNE, ALLA CIRCOSCRIZIONE (JAPIGIA-TORRE A MARE) D'AMORE!

ABBIATE PAZIENZA, MA PER ME E' IMPORTANTE!
fantasia972 ha postato giovedì, 11 giugno 2009 alle giugno 11, 2009 15:32
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In ---> pesieri politici