L' IDIOT@
"All'improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all'oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente...La sua mente e il suo cuore s'inondavano di luce straordinaria....Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui incominciava l'attacco". da L'Idiota di Dostoevskij


Il mio libro
STRANIERA A SE STESSA



Se lo volete acquistare su IBS
CLICCATE QUI
POTETE LASCIARE ANCHE UN COMMENTO
o ordinarlo nelle librerie
ricordando di dare le coordinate:
TITOLO: STRANIERA A SE STESSA
AUTORE: BARBARA ARDITO
CODICE ISBN:978-88-6281-023-4
EDITORE:Altromondo Editore
COSTO: &euro 12,00
Grazie

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Commenti

Categorie

I MIEI LIBRI

Foto recenti

Vedi altri media

Link amici

Banner exchange

Archivio

Contatore visite

eXTReMe Tracker

AMO

Credits

martedì, 17 novembre 2009



Io solo per te:

teneramente foglia.
" Brucami piano! "

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (22) :::: categoria : amore, haiku, le mie poesie

lunedì, 09 novembre 2009


Quando vivo, le parole si nascondono. Spariscono, si allontanano dal mio cuore lasciandomi sola con la vita. A volte penso che siano delle amanti gelose e possessive. Abbraccio: eccola una di quelle parole invisibili. La scrivo, ma non la sento saltare nella mia anima. Mi osserva con occhi indifferenti, posizionati all'altezza delle due c e resta in silenzio. Poi mi volto, e guardo da un'altra parte. All'improvviso mi compare la parola bacio. Sorrido, perché il bacio è sempre stato appariscente, lo si nota. Ci avete mai fatto caso? Provate a guardare i contorni, il disegno che le singole lettere tracciano formando l'intera parola; non somiglia forse a delle labbra? Morbide, umide, dolci. Quando non vivo, le mie parole vengono ad abitare nella mia casa. Sono le mie uniche compagne che sanno farmi ridere e piangere. Si lasciano leggere e parlano con il silenzio dei miei pensieri, fecondandolo. Le trovo ovunque, in ogni pagina del libro della mia non vita. All'inizio sono distanti e fredde, poi piano piano, mi diventano familiari e si lasciano amare. Leggere, scrivere, amare. Tre azioni correlate. Quando ero più giovane, associavo l'amare con il vivere e così, i tre verbi, diventavano quattro. Crescendo, sono diventata un po' più vile, e ho deciso di eliminare gli ultimi due: Amare e vivere. Leggere e scrivere, nel corso degli anni, sono stati così generosi nei miei confronti da non farmi sentire la mancanza degli altri due. Per molto tempo mi sono illusa che una non vita, vissuta sulle pagine bianche, potesse essere altrettanto gratificante. Ho costretto il mio cuore a credere che l'amore non fosse poi così determinante per condurre un'esistenza piena. “Che m'importa del vivere? Che m'importa dell'amare? Mi basta solo leggere e scrivere!”. L'ho pensato con convinzione mentre danzavo con le mie parole.

Un giorno, però, è accaduta una cosa insolita: ero immersa nel mio più grande piacere; le parole scorrevano veloci, per poi fermarsi un po', giusto il tempo di un saluto che ricambiavo generosamente sorridendo a tutte. All'improvviso una di loro, un sostantivo maschile, palloncino si è fermato e mi ha teso la mano, invitandomi a seguirlo. Senza esitare l'ho afferrata e, insieme, abbiamo cominciato a salire su nel cielo, fino a quando abbiamo raggiunto la nuvola più bianca e morbida presente in quello spazio esageratamente grande. Mi sono seduta e ho guardato di sotto: tutto così minuscolo e colorato, ma armonico e perfetto nella sua imperfezione di mondo. Una sensazione di unione e benessere mi ha pervasa e ho desiderato poter condividere con qualcuno quella straordinaria gioia. Non ho potuto farlo, perché avevo scacciato amare e vivere. Leggere, scrivere, per me, era diventata la condizione di un essere umano solo con i suoi pensieri. E la tristezza mi ha avvolta facendomi cadere di sotto. Il risveglio è stato devastante: i baci non erano più umidi di passione, gli abbracci erano fredde lame di ghiaccio che mi tagliavano la pelle.

Leggere, scrivere, amare, vivere”. Quattro azioni correlate. Quattro sinonimi che hanno bisogno l'un dell'altro per completarsi.

Adesso so che quando vivo le parole non si nascondono, non scappano... Sono tutte lì. Attendono solo di passare sulle labbra, per avere anch'esse un corpo fatto di voce, suono, timbro, ritmo. Semplicemente vogliono uscire dalle pagine bianche della non vita, passando attraverso il mio corpo e giungere nel tuo.

Guardo la nostra fotografia, quella che abbiamo fatto la prima volta che ci siamo amati: nudi e distesi sul letto della vita a leggere l'uno per l'altra.

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (54) :::: categoria : amore, racconti, emozioni

giovedì, 05 novembre 2009


BALLATA


Nella casa della Morte,

non ci sono molte porte.

Ce n'è una quasi aperta,

 ma vi si accede senza fretta.

Nella casa della Morte,

la Speranza è fuggita,

e Futuro, giovane e forte, l'ha inseguita.

Nella casa della Morte

resta il vecchio che guardando la sua mano,

piange invano.

“Chi ha voglia di ascoltare la mia storia, qui si sieda!”,

dice urlando e piangendo.

Una giovane signora,

dalla lunga gonna nera,

camminando spazza via,

la polvere magica della sera.

Lentamente s'avvicina,
sorridendo guarda il vecchio,

poi gli prende la sua mano

e gli parla piano piano:

“Sono bella e gioiosa,
non è vero che son tenebrosa!

Ho un amore nel mio cuore,

il suo nome è Futuro.

Ma è fuggito con Speranza,

lasciandomi sola in questa stanza.

Io signora della casa,

cerco in te il mio giovane amore. Nella tua mano posso vederlo.”

Il vecchio, allora, tende il braccio,

apre il pugno e gliela porge,
 la sua mano vecchia e tremante,

che contiene un diamante.

“Ho paura, mia signora...”,
dice con il cuore in gola.

Nella casa della Morte,

Speranza ha sedotto lo sposo,
che con lei è scappato;

Ingannandolo,

con magia e maestria,

Futuro, ha abbandonato la sua sposa

che lo cerca disperata nella mano di quel vecchio.

Nella casa della Morte,

in cui ci sono poche porte,

dove il tempo sembra dormire,

e le macerie marcire,

dove i vecchi abbandonati, tristi e soli,

inascoltati.

Nella casa della Morte,

dove i fiori son crisantemi,

in attesa di esser piantati in moderni cimiteri.

Nella casa della Morte,

dove gli occhi non son vivi,

ma mangiati, oscurati e consumati

da pesanti cataratte.

Nella casa della Morte

dove il tempo è sovrano,

ma già stanco e affaticato,

dorme sempre sul divano.

Nella casa della Morte,

le finestre son tutte rotte,

non vi è luce che rischiara,

ma soltanto una candela
 che consuma la sua cera.

Nella casa della Morte,

la padrona, la signora,

prende le mani a chi dispera.

Ci son vecchi, ormai alla fine,
che sembran davvero lì lì per morire;

Poi d'un tratto, con calore
 con la mano nella sua,

si colora l'amore.

“Vecchio mio, o buon viandante,

Non è vero che sei alla fine.
 Vedo strade, lunghe e larghe,
da percorrer ancora assieme.

Ci saran delle tempeste, e poi ancora le bonacce,

E le stelle che tu ben conosci,
 guideranno il tuo cammino,

verso l'azzurro cenerino.

Non da solo, andrai lassù;

guardo meglio, vecchio mio,
per capire se il mio Futuro

si possa esser nascosto

tra le pieghe del tuo rugoso corpo.”

Sorride bene, la signora,

che davvero è gioiosa e mai tenebrosa.

Chi l'ha detto che fa paura?

E' gentile e riservata,

e con Futuro si è sposata.

Solo un vecchio, ormai alla fine,
ha l'ardire di capire:

nella mano tutt'aperta,

spalancata come un'ala stesa,

è nascosto il grande salto

che ci porta su nel cielo.

Tra le pieghe rovinate,

di una mano un po' callosa,

la signora ha ritrovato

il suo Futuro non più perduto.

Abbracciati sulla mano, la signora ed il suo sposo,

che portano lì in alto,
 tra le onde di un cielo stanco,
il buon vecchio marinaio.

Nella casa della Morte,

non vi sono molte porte;

Una sola è quasi aperta,

basta un salto per volare
e l'invito a ricominciare.

Nella casa della Morte,

non è solo il marinaio;

ci son tutti gli invitati che sorridono contenti,

aspettando che lui parli:

“ Qui davvero si sta bene!”
 dice timido il vecchietto,

un bambino giammai grande,

corre incontro al vecchio nonno.

Non più soli, non più tristi,

nella casa della Morte;

qui che il tempo è sovrano,

dormendo sempre sul divano,

stiracchiando le sue ossa,

ogni tanto si risveglia
sorridendo ai suoi ospiti.

Gli invitati fanno festa perché:

nella casa della Morte,

le finestre non sono più rotte,

e i portoni spalancati

per accogliere Futuro,

giovane sposo, ritrovato

nella mano di un povero vecchio disperato.

“La mia storia giunge al termine,
ma non termina la storia”,
dice il vecchio marinaio
e sorride al nipotino che gli prende la  mano.

“La mia storia giunge al termine,
ma non termina la Storia”,
dice ancora il marinaio
 su dal cielo cenerino agli amici disperati

che son stati abbandonati

nella casa della Morte.

Poi con occhi scintillanti,
guarda in viso la signora

che ha ripreso a spazzare,

con la lunga gonna nera,

la polvere magica della sera.

“La mia storia giunge al termine,
 ma non termina la storia”,
 dice urlando ai derelitti

che vivacchiano distrutti

nella casa della Morte.

“La mia storia giunge al termine,
 ma non termina la storia”,
risponde a eco il sovrano
che si sveglia dal divano.

“Sono il tempo ed è qui che vivo,
nella casa della Morte,

e del giovane Futuro,

incantevole consorte!”


 

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (31) :::: categoria : scrittura, esercizi ballata

giovedì, 29 ottobre 2009

Tralicci alti come antenne attente, captano desideri e progetti. I nostri pensieri non sono nascosti, viaggiano nei cavi elettrici provocando in essi spasimi di euforia: spietata, crudele, sanguinaria.
Congiunture maledette che si danno appuntamento lassù, in alto: una giornata di sole inaspettato nel cuore dell'inverno, un pomeriggio sgombro dalla noia dei compiti e pochi piatti da lavare, dopo il pranzo.  Eccolo il gioco perfetto!
- Li ho visti... sono appena usciti di casa, -  sussurra malignamente la voce lì in alto.
- Sì, li ho visti anch'io... sono in sei! Quattro bambini e due mamme. Oggi ci divertiamo, – gli risponde quell'altro dalla parte opposta.
Si passeggia lentamente, per raggiungere la parte lontana del paese; lì dove ancora riescono a vivere gli alberi, lì dove il cemento non ha ancora messo radici. La strada è trafficata, bisogna fare attenzione prima di poter correre liberi nel verde dei prati. Le mani tengono strette quelle dei piccoli. Guardare a destra, poi a sinistra.
- Adesso. Questo è il momento per attraversare... corriamo! -
Una risata maligna li distrae dalla corsa assieme all'eco che proviene dall'alto:
- Adesso! E' questo il momento per … GIOCARE! -
Un tir viaggia lontano, ma corre e si avvicina veloce, sempre più veloce. Il cavo elettrico si china un po', poi scende quasi fino a toccare la terra, oscilla  cullandosi come  un'altalena e ride mentre canticchia la canzoncina.
- Eccolo! -  urla.
Il tir trancia il cavo che comincia la sua danza nell'aria: salta, gira, s'intreccia, taglia... la carne, i corpi. L'asfalto si colora di rosso.
- Congiunture perfette, amico – gli dice ammiccando.

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (52) :::: categoria : racconti, scrittura, io e lhorror

sabato, 24 ottobre 2009
Mi domandavo che fine avessero fatto gli artisti, abbiamo bisogno del loro "genio", delle loro parole di denuncia e di speranza... da sempre è stato così!!!
Stamattina una bella notizia letta qui (clicca).
E intanto posto le parole della canzone in anteprima...



INNERES AUGE

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!

Battiato

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (22) :::: categoria : pensieri, canzoni per riflettere, pesieri politici

mercoledì, 14 ottobre 2009


Ogni volta che ci incontravamo nel mio studio per le sedute, leggevo nei tuoi occhi terrore e repulsione … eppure mia madre mi ha sempre detto che sono bellissimo. Ciononostante ho continuato a credere e sperare che un giorno avresti cambiato parere. Certo che avrei dovuto parlarne a qualcuno del mio controtransfert, ma sognavo che il mio corpo tozzo e nero avrebbe assunto, per la tua vista, un'armonizzazione differente. Immaginavo che accarezzare la peluria che ricopre le mie zampe avrebbe potuto solleticare piacevolmente le tue piccole mani, addirittura immaginavo che il mio muovermi a scatti veloci non ti avrebbe più destabilizzata psichicamente, benché quella immagine terribile provocava incosciamente la perdita di controllo che rende perfetta la tua vita … ma così non è stato! Volevo solo starti vicino. Volevo solo sentire il calore della tua pelle. Ho approfittato dell'oscurità della notte, tu dormivi ed eri bellissima: la tua pelle chiara nella penombra illuminava il buio della stanza e non ho saputo resisterti. Mi sono arrampicato lungo le coperte che scendevano sul pavimento e ho raggiunto la tua mano. L'ho baciata piano, dolcemente; ho riaperto gli occhi e ho proseguito il mio “viaggio” risalendo su per il tuo braccio fino a raggiungere i seni morbidi e profumati. Lì ti ho respirata tutta, il tuo odore, poi sono salito sul capezzolo turgido, rigido, l'ho baciato, leccato, succhiato, morso e sono riuscito a penetrarti. Volevo solo vivere con te... in te... dentro di te. Sotto la tua pelle un bozzolo ha cominciato a crescere a poco a poco. Gli altri medici ti hanno detto che è un tumore e va tolto chirurgicamente. Non permetterò che rovinino tutto. Presto diverrai mamma e vedrai uscire tanti piccoli scarafaggi e anche tu, come mia madre, gli dirai : - Siete bellissimi!

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (65) :::: categoria : racconti

venerdì, 09 ottobre 2009


Monica Marghetti mi ha intervistata...

QUI PER LEGGERE

GRAZIE MONICA MIA CARISSIMA AMICA!



permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (29) :::: categoria : donne, blog, amici, la mia vita, che bello, un pò di me

sabato, 03 ottobre 2009

Sei venuto insperato al mio desiderio,

hai stupito e scosso l'immaginazione dentro il mio animo.

Tremo, e nel profondo il mio cuore è sconvolto dall'assillo,

il respiro soffocato dall' onde d'amore.

Salvami tu da questo naufragio in terraferma, ti prego,

salvami, e accoglimi dentro il tuo porto.”

Macedonio, poeta greco,VI sec. d. C.


 


Ho sempre amato guardare le stelle. La magia che custodiscono nella loro luce sospesa nel buio della notte, è mistero. Ho sempre creduto che esse conoscano ogni nostro pensiero più nascosto. Io ne ho occultato solo uno, il più importante fra tutti. Un giorno in giardino, l'ho seppellito preparandogli un funerale anticipato. Ho scavato una fossa abbastanza profonda, perché profondo era il suo corpo. L'ho adagiato su un sudario bianco e l'ho deposto nella buca, sotto un grande albero. Nei giorni seguenti la sepoltura, mi recavo sulla sua tomba per rendere omaggio al desiderio condannato a morte. Non c'era nessuna lapide a ricordare, per chi passasse per caso, che proprio lì la terra custodiva le spoglie di Desideriouccisoprematuramente. Non era necessario, che altri vedessero ciò che restava del mio unico desiderio importante. Non volevo che persone del tutto estranee portassero un fiore, un semplice fiore, a quel corpo ormai mangiato dai vermi. Intanto la mia vita scorreva tranquilla, senza nessun sconvolgimento di sorta. Senza che io potessi provare nel mio intimo alcuna gioia, alcun dolore. E i giorni si rincorrevano, così come gli anni, senza affanno … lentamente.

Una sera, mi sono recata alla tomba, era da tanto che non andavo a far visita a Desideriouccisoprematuramente. Mi sono seduta sotto l'albero, ho posato una piccola margherita sulla collinetta di terra e ho alzato lo sguardo al cielo buio e le ho viste: le stelle.

Una in particolare mi ha sorriso, ma con un sorriso triste e per la prima volta in tutta la mia vita ho provato rimorso per quel funerale anticipato che anni prima avevo celebrato nella solitudine del mio dolore, nel tormento del mio cuore ferito e incapace di credere ancora a quell'unico desiderio importante.

Ho cominciato a piangere, e quelle lacrime sembravano pioggia che irriga un terreno ormai arido e incapace di dar frutti. Poi improvvisamente ho sentito l'esigenza di riesumare quel vecchio corpo da quella sua tomba. Ho iniziato a scavare con le mani, sempre più veloce e affamata di vita. Ho tirato su il sudario non più bianco, l'ho aperto e con sorpresa ho trovato il corpo di Desideriouccisoprematuramente ancora intatto.

E se fosse ancora vivo? E se bastasse un “libera” di un defibrillatore per poterlo nuovamente riavere?

Poi una voce, bellissima, calda, familiare alle mie spalle mi ha domandato:

  • Qual è il tuo desiderio più grande?

Mi sono girata e questa volta non ho esitato a rispondere.

  • Il suo nome è Amore, ma è , ormai, Desideriouccisoprematuramente.

L'uomo mi ha sorriso, ha preso dalle mie mani il corpo senza vita di Desideriouccisoprematuramente, lo ha baciato con delicatezza facendolo rinascere.

 





p.s. Dottò Grazie!

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (69) :::: categoria : amore, racconti, chi mi capisce è bravo

sabato, 26 settembre 2009

Guardai l'orologio, come sempre ero in ritardo, avrei dovuto muovermi a lavare quei maledetti piatti che sostavano nel lavandino. L'acqua calda riempiva il lavello, qualche goccia di detersivo, molta schiuma. Presi la spugnetta abrasiva e cominciai a lavare le stoviglie. Mi fermai, solo per pochi secondi, quando giunsi a quel tegame di alluminio. Non so come, ma era diventato orrendamente scuro, e a me le pentole di alluminio scure e opache non mi sono mai piaciute. “Olio di gomito, mia cara, olio di gomito!”, dissi fra me e cominciai a strofinare con più forza. Quel movimento divenne improvvisamente meccanico, le mie mani si muovevano, nella pentola dal fondo circolare, con gran velocità. Tutti quei giri cominciarono a prendere una strana consistenza nella mia mente, come se improvvisamente mi trovassi a scendere una quantità infinita di scale fatte a chiocciola. Ormai non pensavo più alla pentola scura e opaca, di fronte a me c'erano solo scale, cerchi, spirali che mi stavano conducendo in un posto completamente sconosciuto. Un'esplosione improvvisa di schiuma mi colpì sul volto, di riflesso chiusi gli occhi e quando li riaprii mi trovai in un posto meraviglioso. Ovunque era natura: alberi, piante, fiori dai colori più brillanti. Cominciai a camminare incuriosita e per niente spaventata, un ruscello scorreva poco più in là. Qualche animaletto curioso, spuntava da dietro i tronchi degli alberi e mi scrutava come a voler capire le mie intenzioni. Ad un tratto lo vidi. Era seduto, tutto solo, su un sasso, proprio vicino al ruscello. Era un giovane di bell'aspetto. Vestito con i soli pantaloni. Da lontano notai subito la sua spalla possente, con i muscoli ben evidenti. Quando mi avvicinai mi accorsi che sul capo tra i capelli neri, spuntavano due piccole corna. Si girò improvvisamente e mi guardò negli occhi. In quel momento ebbi la sensazione di essermi persa. Erano bellissimi, non so dire di che colore fossero, quello che so è che erano profondi, intensi.

  • Chi sei?, gli domandai.

Inizialmente non mi rispose. Girò il capo e poggiò il suo viso sui palmi delle due mani.

Non mi scoraggiai e domandai ancora...

  • Chi sei?

  • Tu certamente sei un'umana!, fu la sua risposta.

Quell'affermazione mi lasciò perplessa, perché nel tono di voce percepii una certa antipatia nei confronti degli umani.

  • Sì, certo. Sono umana. Ma tu chi sei?, continuai.

  • Sono Lucifero!, mi rispose.

Il suo nome mi fece rabbrividire. Ero in compagnia del diavolo. Quindi mi trovavo all'inferno? E se così fosse stato, perché? Come ci ero arrivata? Ero morta? I miei pensieri furono interrotti dalla risata di Lucifero, che adesso sembrava avesse perso un po' di quell'aria affranta che mostrava poco prima.

  • Tranquilla, non sei morta, cercò di rassicurarmi.

  • Ah, meno male!, risposi tirando un sospiro di sollievo, e poi domandai...

  • Sì, ma dove mi trovo?

  • Sei nell'Eden, ovvio!, mi rispose.

  • Nell'Eden? No, scusa... ma come è possibile che tu sia qui nell'Eden e noi siamo stati buttati fuori?, chiesi con un tono di voce un po' alterato.

  • Mi sa che dovrò spiegarti tutta la storia, fin dall'inizio …, rispose tornando ad essere cupo e preoccupato.



Tutto cominciò quando Dio decise di creare voi umani. Prima di allora tra me e Lui non c' erano mai stati problemi. Io ero, come puoi ben vedere, il più bello tra i suoi angeli. Lucifero, Portatore di Luce, così mi chiamava. La sua compagnia era davvero uno spasso. L' amavo in modo totale e lui mi ricambiava. Trascorrevamo un sacco di tempo assieme, eravamo davvero due grandi amici. Un giorno, Dio mi confidò la sua nuova idea. Voleva provare a creare un essere nuovo. Aveva già creato innumerevoli cose, cioè esseri viventi. Però diceva che gli sembrava che mancasse qualcosa al suo progetto. Trascorremmo 7 giorni interi a pensare e ripensare a cosa potesse completare quest'opera, che a detta di Dio, appariva imperfetta. Sì, dico a detta Sua, perché dal mio punto di vista era già figo così com'era. Insomma, durante la notte del sesto giorno, non riuscendo a dormire, perché vedevo il mio Amico così pensieroso e triste, mi misi a pensare chi o cosa potesse far tornare il buonumore a Dio. Improvvisamente mi parve chiaro! La risposta l'avevo proprio sotto gli occhi. Qualche giorno prima, avevo fabbricato prendendo dei rametti, un po' di paglia e qualcos'altro trovato accidentalmente nel bosco, un minuscolo fantoccio. La mattina seguente, portai a Dio il mio burattino fantoccio e gli dissi:

  • Tu certamente saresti in grado di farlo molto più grande del mio, molto più bello e molto più completo! Lo vidi illuminarsi di gioia, come mai lo avevo visto prima, era bellissimo. Mi abbracciò e mi ringraziò. Quando giunse la sera mi sentii chiamare. Io corsi dal mio Amico che mi mostrò la sua opera. Erano per terra, con gli occhi chiusi. Un uomo e una donna. Bellissimi entrambi. Dio mi sorrise, e poi mi chiese...

  • Che te ne pare, Lucifero?

  • Sono bellissimi, sembrano vivi!, risposi.

  • Sono vivi. Adesso dormono ancora. Non appena si sveglieranno li vorrò incontrare e parlerò loro per spiegargli un po' di cose. Sento di amarli, di amarli tanto, questi due!

Da questo momento in poi sono cominciati i miei guai. Dio cominciò a trascorrere molto tempo con i due “umani”, così li aveva chiamati. Dio cominciò ad amarli sempre di più, addirittura permise loro di diventare padroni dell'intero Eden. Ma in realtà ciò che a me dava fastidio, era semplicemente il fatto che Dio mi cercasse meno, come se cominciasse ad amarmi con un'intensità minore. Parlava sempre di loro, si rallegrava quando li vedeva passeggiare, cercava la loro compagnia ed io cominciai a restare solo. Così, un giorno per vendicarmi decisi di far in modo che Dio s'incacchiasse con quei due. Volevo semplicemente che allentasse un po' questo suo rapporto intenso di amicizia con gli umani e curasse un po' di più me, così divenni amico del serpente e... Il resto della storia la conosci. Quei due furono scacciati dall'Eden, ma io non tornai più ad essere il suo migliore amico, perché scoprì tutto l'inganno. Per lo meno questo è  quello che voi umani continuate a pensare...


A questo punto Lucifero si interruppe e sorrise. A me venne da ridere perché quella sua espressione era simile a quella di un bimbo monello che ne ha appena fatta una e vuole in una qualche maniera cercare di addolcirti. Così mi venne quasi spontaneo domandare...

  • Dai, dimmi, dov'è la fregatura?

  • Non è una vera e propria fregatura. Anzi, il fatto che te ne stia parlando adesso, è già una gran bella cosa! Certo potresti arrabbiarti perché la vostra condizione di umani lì sulla terra non è delle migliori, e tra tutta sta lotta a cui siete costretti ogni giorno: bene, male... male, bene.... buono, cattivo, cattivo buono, mi rendo conto che non deve essere molto divertente. Insomma, per farla breve...tu prima mi hai chiesto che ci faccio nell'Eden... in realtà è accaduto che io e Dio abbiamo fatto pace!


  • Che bello, avete fatto pace!!!! Questo significa che adesso io smetterò di lucidare le padelle di alluminio???

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (72) :::: categoria : racconti

domenica, 20 settembre 2009


Amici quello che sto per raccontarvi non è il rinnovato delirio di una che parla con i personaggi delle fiabe. Ormai sono diversi anni che ci conosciamo, penso di aver conquistato la vostra fiducia e avervi convinto dei miei “poteri”. Il mondo fiabesco esiste, ed è un mondo che vive di fianco al nostro, basta solo mettersi in ascolto...

E' accaduto per caso, come tutte le altre volte … pensavo alla mia vita reale, e alla mia condizione di single( non voglio usare altra parola più cruda) testardamente convinta a ricercare il Principe Azzurro. A nulla era servito aver guardato e riguardato il bellissimo film animato di Shrek, dove l'azzurro principe assume le sembianze di un narcisista che con l'inganno cerca di far innamorare la principessa. Meglio un orco, con il pancione, che puzza un po', ma che sa donare sorrisi sinceri e con un cuore grande quanto una palude. No, non ci piacciono gli orchi!!! Vogliamo il Principe Azzurro, con il cavallo bianco e tutto il resto!!! E poi, scusate, Cenerentola l'ha trovato, perché non potrebbe accadere anche a me?

Insomma ero presa da questi pensieri, quando a un certo punto, ho sentito suonare al citofono per ben due volte!

E' il postino, sicuramente... ho pensato! Certo che sì, il postino suona sempre due volte! E infatti era proprio il postino.

-C'è posta per te!, mi ha detto.

-E no, non mi freghi, brutto cretino! Io da quella non ci vado!!!, gli ho risposto.

Mi ha guardata, come si guarda una povera pazza e mi ha consegnato la lettera. Si è messo sul motorino ed è andato via, lasciandomi con la missiva tra le mani.

La apro e nientepopodimeno che ...indovinate ????

Il principe azzurro!!!


Cara fantasia972,

ho saputo da fonti certe che hai aiutato i cattivi delle favole a riscattarsi dall'etichetta di malvagi!!!

Adesso è giunta l'ora di aiutare i buoni a togliersi quell'orribile onta che li descrive come esseri amabili. Mi sono rotto le scatole!!! Non voglio più essere il Principe Azzurro che salva le principesse. Non sono romantico, non combatto draghi e orchi, non cedo il posto alle donzelle, non bacio le loro mani!!!

Basta!!!!

Davvero, non ne posso più! Che poi nessuno ha mai raccontato che sono diventato azzurro per un incidente di percorso!!!

Adesso ti racconto...


C'era una volta...

un giovane uomo, era semplicemente un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti: ad esempio, proprio come ogni uomo, quando faceva pipì non alzava la tavoletta del water. Amava vestirsi di blu. Pantaloni, giacca e cappello erano,sempre e solo, blu notte, scuro e impenetrabile. Era un uomo aitante, che piaceva molto alle donne, che si sa amano da sempre gli uomini fatti in un certo modo: bastardi! Quelli che non devono chiedere mai! Quelli che ti lasciano sempre sul filo, sospeso tra il cielo e la terra; capaci come sono di farti volare in alto quando ti tengono stretta tra le braccia e poi farti cadere per terra, rompendoti le ossa, e non solo, quando si danno improvvisamente per dispersi. Accadde che un giorno, il nostro uomo blu notte, conobbe una donzella di nome Candeggina che molto aveva sofferto in passato a causa di uomini simili al nostro. Nel corso degli anni la donna maturò nel suo cuore la spietata vendetta,riuscendo a scoprire una magica formula che le sarebbe stata di grande aiuto nell'attuazione del suo piano terribile. La formula è la seguente:NaCIO. Quando incontrò il nostro povero uomo blu notte, la mise in atto.

Fece in modo da attrarre a sé il povero sfortunato bastardo e con una serie di magie femminili lo convinse a dormire abbracciato sul suo seno. Mentre dormiva poi, gli

sussurrò in un orecchio: -NaCIO, e lo baciò sulla bocca.

La mattina seguente, l'uomo blu notte si risvegliò di un celeste sbiadito e quando provò a lasciarla non ne fu capace. Candeggina era riuscita a trasformarlo in un vero Principe Azzurro.

Questo creò una sorta di euforia in tutte le donne del mondo che da allora si sono messe in testa che esista per davvero un uomo di simil fattezze. In realtà non sanno che ogni Principe Azzurro è opera di Candeggina, abilissima a stingere al primo lavaggio ogni uomo che incontra.



permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (55) :::: categoria : racconti, favole