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STRANIERA A SE STESSA
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C’era una volta un paese…
Un paese che non esisteva, un paese che non aveva nessun nome… era solo un piccolo tratto di terra che si affacciava sul dirimpettaio compagno: il mare.
Questo lembo di terra aveva perduto tutto, i suoi abitanti, la sua storia, il suo nome…
Solo terra, mare e un unico, piccolo, minuscolo, superstite sopravvissuto alle infinite cancellazioni e solitudini che il tempo aveva portato in dono a quella terra.
Il superstite era un animaletto strano che viveva a metà tra la terra e il mare, con la sua corazza rossiccia, le sue zampine e le sue chele camminava in modo strano, buffo.
“ a P-lao-s!”, così si chiamava e fu lui a dare un nome a quella terra.
Ma presto un’altra mareggiata della storia consegnò quella terra alla cenere di un cimitero dei paesi e il suo nome, la sua stessa esistenza nuovamente si perse.
Lei c’era, ma nessuno la conosceva…lei c’era ma nessuno poteva chiamarla, perché non aveva nemmeno un nome.
Un giorno giunse un cavaliere su un cavallo bianco, lo scudo e la spada …
Legò il cavallo a un vecchio e solitario tronco di un grande albero e si avviò verso la spiaggia…natura incontaminata, alti scogli frastagliati e pungenti, si alternavano a cale e insenature nascoste, dorate di una sabbia finissima e l’acqua cristallina del mare.
Il cavaliere si innamorò di quella terra e, tornato nel suo regno, molto molto lontano, diede ordine di far costruire in quel posto senza nome una Torre.
La torre doveva essere alta e possente, non doveva servire per difendersi , doveva essere una torre di avvistamento. Così i servitori del cavaliere si misero al lavoro giorno e notte per esaudire il desiderio del loro signore. Il cavaliere era un uomo triste e solitario perché in cerca dell’amore.
Un giorno un mendicante giunto da lontano, chiese di essere ricevuto dal signore aveva notizie importanti da riferire.
“ Mio signore”, disse rivolgendosi con il capo chino,” so che sono solo un povero mendicante, ma vi prego, vi supplico di ascoltare le mie umili parole…io tanto tempo fa ho fatto uno strano sogno, ho sognato che un giovane cavaliere triste perché senza amore, l’avrebbe trovato guardando il mare…io non so cosa significhi questo, ma sono sicuro che quel cavaliere siete voi!”
La torre fu finita, era un giorno di sole e il cielo limpido, azzurro cobalto. Il cavaliere si affacciò sul balconcino che dava sull’infinito orizzonte blu del mare…era meraviglioso!
Chiuse gli occhi. Una voce di donna cominciò a cantare un canto melodioso, poi improvvisamente interruppe il suo cantare e disse:”Grazie, facendomi costruire in questo posto hai permesso che io tornassi a stare accanto al mio amore…io sono la Signora, così d’ora in poi mi chiameranno, ma solo tu sai che lo sono davvero…un incantesimo mi allontanò dal mio amore ed io rivivo in ogni elemento nella speranza di ricongiungermi a lui. Tu ci sei riuscito…io pietra, Torre e lui Mare…finalmente insieme ancora!”.
Il cavaliere sorrise, aprì gli occhi e come per magia vide cavalcare su un’onda allegra e ridente una giovane fanciulla…i lunghi capelli biondi mossi dal vento, l’abito lungo bagnato d’acqua in trasparenza mostrava i suoi seni morbidi…
Scese dalla scale della grande Torre, le corse incontro…anche lui aveva trovato l’amore!
E quel paese senza nome lo ritrovò: TORRE A MARE.
DUE GIORNI CHIUSA NELLA TORRE DEL MIO PAESE ED ECCO CHE MI SUCCEDE!!!

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Incapace di intendere e di volere quando mi sale la rabbia incontrollabile e adesso sono in questa fase…un maremoto, uno tsunami interiore con onde altissime che vorrebbero devastare tutto…
I culi spesso danno fastidio, così come le foto di fighe, di tette e piselli…allora parte la censura, perché offendono… corpi trucidati in guerra, cadaveri, morti…si fa spesso tanto parlare e ancora censura… il corpo ce lo hanno mostrato da ogni angolazione, con ogni sfumatura di luce e sempre diecimila reazioni contrastanti…
Questo accade anche qui sui blog, tante immagini e tante foto spesso accompagnano i nostri scritti e le immagini si sa spesso sono più loquaci di 1000 parole…
E si lanciano messaggi, si lanciano idee e visioni di mondo e ci leggono, ci leggono in tanti…adesso io mi domando perché chiudere un blog che offende perché si posta un culo, e non chiudere un blog dove ci sono corpi scheletrici che invogliano e incoraggiano a raggiungere quella meta di perfezione?
Perché chiudere un blog che parla di erotismo e magari ,facciamola grossa ,di pornografia perché offendono la sensibilità e lasciare aperti blog in cui si inneggia a un qualcosa che non esiste, che si traveste da amica, da depositaria di fiducia e le si è trovato pure un nome carino:Ana
Cazzo Ana non esiste…al massimo io ho sentito parlare e conosco l’ano.
Si chiama anoressia e non è una amica, è una malattia…
Splinder è invasa da foto simili…ovunque!!!
Corpi scheletrici che a guardarli provi lo stesso orrendo senso di desolazione quando guardi i corpi di chi ha vissuto l’esperienza tragica dei campi di sterminio, o di chi muore per la fame non per sua scelta!!!
Si perché a questo punto di questo si tratta…di scelta! Che senso ha mettere on line un d.a. (diario alimentare) fai da te, che fa maleeeeee perché non lo dice nessun bravo medico che per dimagrire devi mangiare solo 200 calorie al giorno…
E chi è malato seriamente di anoressia non pensa al d.a., non pensa alle calorie, non pensa al suo corpo che deve essere perfetto… chi è malato davvero di anoressia si lascia mangiare dal vuoto interiore, chiuso in sé stesso, come un riccio smette di vivere e di confrontarsi, non chiede aiuto…vuole solo sparire!
I blog pro-ana offendono le persone che dimagriscono perché sono malate, penso ai tanti malati terminali per gravi malattie, offendono coloro che muoiono di fame perché nati in posti del mondo dove il cibo è poco e la povertà è tanta, offendono chi è davvero malato di anoressia!!!
Perché esiste l’anoressia e non Ana!
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DAL 26 NOV. AL 01 DIC.
CON I SEGUENTI ORARI: MATTINA 10-12, POMERIGGIO 17-20
PRESSO LA TORRE ( Torre a Mare -Bari)
LA COOPERATIVA SOCIALE UN SOLO MONDO PER PROMUOVERE IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
ORGANIZZA:
“I DIVERSI VOLTI DEL PRESEPE”
Una mostra Interculturale per far conoscere i tanti modi di rappresentare il presepe nei diversi paesi del sud del mondo. Presepi realizzati artigianalmente da cooperative del Commercio Equo e Solidale.
Inoltre Domenica 2 DIC. Presso la parrocchia San Nicola, Torre a Mare Bari sarà allestito uno stand con possibilità di acquistare i presepi.

vi aspettiamo numerosi!!!
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Grazie, Grazie, Grazie...

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“In verità voi siete bilance che oscillano…soltanto quando siete vuoti, siete equilibrati e saldi”
Così disse il Profeta, bilance che oscillano…di fronte a me oggi tanti pesi, non c’erano scritti però i kg. L’etichette mi parlavano di altro: gioia, dolore, amore, odio…le mie mani i due piatti della bilancia su cui posare quei pesi, il mio corpo l’ago che fa scendere e salire il piatto determinando così lo stato delle cose, determinando un peso, dando, cercando di dare, equilibrio, stabilità.
Abbiamo giocato assieme, tu mercante truffatore del mio cuore e della mia vita, io povera pazza, bilancia oscillante che si diverte e che si sente viva solo quando oscilla.
Non voglio essere equilibrata, non voglio essere vuota…la tua voce mi ha riempita da questa mattina, da quando mi hai svegliata, con la tua telefonata…le mie mani con i palmi aperti pronte ad accogliere i tuoi pesi…sono oscillante hai ragione!
Ti voglio, ti amo, ti detesto, ti desidero, mi dai gioia, mi fai incazzare, mi riempi e poi mi svuoti, mi manchi e mi soffochi, ti cancello poi però ti riscrivo…
Siamo entrambi bilance oscillanti e le stelle hanno dichiarato e ci hanno posto in altre costellazioni, ma noi sappiamo ritrovarci…siamo più simili di quanto vogliamo dirci…
Mi accusi e ti accuso…lo abbiamo fatto, lo rifaremo…sorrido.
Continueremo a giocare ancora a questo gioco, continueremo a oscillare, per poi perderci e ritrovarci, saliremo sull'altalena della vita...
Continuerai a dirmi che sono fuori, continuerò a dirti che sei stronzo, mentre sorridiamo e i nostri cuori si abbracciano.
Ho aperto le mie mani, eccole mettici tutti i pesi che vuoi e continua a giocare con me...ho voglia di te!
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Grazie a tutti!!!
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BUONA DOMENICA A TUTTI VOI!
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Correre, correre, correre, sembra che tutti abbiano una gran fretta, ma per far cosa? Per andar dove? Oh si, l’ultimo iper mercato della zona, città, quartiere… comprare, comprare, comprare e i soldi non ci sono? Tutti dicono così, tutti dicono che non hanno soldi…e io vedo carrelli stracolmi, pieni di cose.
Le piazze sono vuote, pochi incontri e pochi sorrisi.
“come stai?”, non c’è tempo per chiederlo, non c’è tempo per donare un sorriso. Corri è tardi!
Volti, maschere che camminano in gran fretta, testa bassa, mani nelle tasche passo felpato.
Ehi, fermati! Dove vai così di fretta?
Io ho solo voglia di guardarti ancora negli occhi e di donarti un sorriso. Di fermarmi nella piazza, di riprendermi il mio spazio, di parlare, di chiedere ancora come stai?
Ma tu ti senti mai solo?
No io non sono solo, guarda come sono felice! La musica a palla, risate, un cicchetto per finire la serata e sentirmi un po’ meglio. Emozioni forti, ho bisogno di emozioni forti. Devo prendere qualcosa che mi aiuti a sentire ancora che il mio cuore pulsi, che mi aiuti a svuotare la mente, che mi aiuti a essere libero.
Ma gli abbracci quelli sinceri li hai dimenticati? Io ne ho bisogno è quella la mia droga.
Io non voglio svuotare la mia mente e non voglio riempirla di isole dei famosi, di grandi fratelli, di stronzate grandi che non riempiono, ma che mi fanno sentire vuota.
Ancora il vuoto.
Buio fuori e dentro di me.
Fermati non correre, ti prego, siediti qui accanto e chiedimi se sono felice…chiediti se sei felice.
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Ogni tanto mi capita di scendere le scale dello scantinato…vedo lì di fronte a me la vecchia porta semi sgangherata che cigola…dovrei aprirla e vedere che accade laggiù, dove spesso accantono vecchie cose.
Il tempo in quel posto è fermo, immobile in un passato che spesso dimentico. La cantina mi mette un po’ di ansia a dire il vero, non so mai cosa posso trovarci e quali nuovi abitanti possono aver preso possesso di quel territorio dimenticato.
Mi siedo sullo scalino e guardo la porta. Sento lo squittio dei topi. La luce è fioca, debole e la penombra mi parla di un luogo che non conosco ancora bene.
Tutto è silenzio e allo stesso tempo tutto mi parla. La porta con la sua voce stridente mi invita ad aprirla piano, mi faccio coraggio, mi alzo da quello scalino, mi avvicino.
La mia mano calda sulla maniglia fredda. L’abbasso, ancora quel cigolio, e non mi decido mai a farla sistemare questa porta.
La cantina è buia, l’aria pesante che sa di umido e vecchio. Sembra non ci sia nemmeno una piccola finestra. Invece io lo so che è lì, chiusa , ma c’è.
Cammino a tentoni, cerco di orientarmi nel buio. Chiudo gli occhi devo abituarli a una diversa intensità di luce. Devo cercarmi nei cartoni sigillati. Nastro adesivo che li chiude a proteggerli dalla polvere invadente che non chiede il permesso per entrare.
Pulviscoli minuscoli, acari, ragni …entrano come se fossero loro i padroni della cantina.
Mi fermo un attimo a pensare a loro che ci abitano e che hanno fatto della mia cantina la loro villetta.
Sono arrabbiata con me stessa, non con loro. Sono stata io a trascurare questo pezzo di casa credendo fosse meno importante.
Certo perché nessuno mai si sognerebbe di ricevere ospiti, amici nella cantina. Tutti comodi in salotto, su divani e poltrone morbide, dove la luce quasi abbaglia in apparenza bellezza.
Ma perché mai nessuno osa invitare qualcuno nella sua cantina? Non è lì che conservo la parte più vera della mia storia di vita? Perché mi ostino a volere presentare al mondo una facciata bella, imbiancata ma così poco reale? Se mettessi in ordine la mia cantina, se la pulissi e se sfrattassi questi abitanti abusivi…
Apro la finestra. Prego accomodatevi nella mia cantina…
Ecco qui ci sono io!
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Accarezzava il gatto, mentre il mondo continuava a girare piano insieme ai suoi pensieri che scivolavano su quel pelo morbido e lucido. Il cielo terso, le nuvole erano lontane dal suo cuore, niente e nessuno adesso poteva minacciarla. Il cielo era limpido e sereno, il vento silenzioso. Le foglie non danzavano. Pianura, terra senza misura, confusione tra cielo e terra. Da Torino a Palermo, dal futuro al passato, senza tempo e senza spazio. Intanto le stagioni cambiavano veloci. Dicembre era vicino, vicino come gli anni della maturità. Tutto in un attimo. La sua vita era questa e un’altra dentro non poteva esserci.
Parlava con il suo dolce amico. Voleva che le raccontasse le storie che lui amava raccontarle, le sue vittorie e avventure. Chiedeva di essere un felino, chiedeva di somigliare a quell’animale, ironico e sensuale. Narcisistico coperto da sontuosità ispiranti pensieri turbolenti. “Ti prego, spaventami!”.
Voleva una nuova identità, disarmante , misteriosa e trasparente. Vanitosa come una gatta. Egoisticamente chiedeva premure che la ricoprissero completamente in un abito nuovo e mai indossato. “dammi una nuova identità”, lo supplicava…ubriacami di ironia e sensualità, insegnami il tuo passo felino, il tuo sguardo ammaliatore.
Cercava conforto in questo fratello che lì ai suoi piedi si lasciava sfiorare da quelle mani amiche. E le lacrime cominciarono e rigarle il viso mentre anche il cielo lasciava cadere le sue gocce di acqua.
E il vento iniziò a suonare i suoi violini e le foglie iniziarono a danzare. Chiuse gli occhi.
Paura di decidere, paura di se stessa. Eppure poteva sentire i fiori tra le rocce e l’asfalto, poteva sentire e vedere sogni nel pianto e mattini nuovi nascere da vecchi giorni ormai passati.
Luce…luce accecante.
Si ritrovò unita a Lui, lo aveva cercato da sempre, aveva viaggiato lungo la storia. Erano finalmente insieme nella stessa lacrima, una piccola luce che cadeva dagli occhi e brillava sui tramonti e su nuovi giorni che avrebbero vissuto finalmente insieme.
IL TESTO NASCE DALL'ASCOLTO DI TANTE CANZONI CHE TROVATE NEL RACCONTO (SENZA SENSO, MA ANCHE NO)...SAPETE INDIVIDUARNE I TITOLI E GLI AUTORI? GIOCATE CON ME
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