L' IDIOT@
"All'improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all'oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente...La sua mente e il suo cuore s'inondavano di luce straordinaria....Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui incominciava l'attacco". da L'Idiota di Dostoevskij


Il mio libro
STRANIERA A SE STESSA



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TITOLO: STRANIERA A SE STESSA
AUTORE: BARBARA ARDITO
CODICE ISBN:978-88-6281-023-4
EDITORE:Altromondo Editore
COSTO: &euro 12,00
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mercoledì, 30 gennaio 2008


Aprì gli occhi, non sapendo dove fosse …non ricordava quasi nulla, solo quella frenata e poi lo scoppio. Il fumo circondava quel cunicolo, quella strettoia dove adesso si trovava, ancora distesa per terra. Si fece forza, si rimise in piedi, si girò per cercare con gli occhi la sua auto, o per lo meno cosa ne fosse rimasto…non vide nulla! Era completamente sola in questa galleria piccola, grande solo da contenere il corpo di un essere umano…sempre più confusa cominciò a incamminarsi sperando di trovare quanto prima l’uscita, sperando di svegliarsi da questo nuovo incubo nato forse solo dalla sua mente malata. Camminava guardandosi attorno cercando un minimo di normalità, in un posto così assurdo. Sprazzi di luce che a tratti permettevano di guardare dove mettere i piedi, sprazzi di luce come se fossero provocati da contatti di fili elettrici, da cavi scoperti e che a intermittenza  irregolare accendevano tutto. Si mise a correre con tutta l’energia rimasta per poter giungere alla fine di quel maledetto tunnel… di fronte a lei porte, le guardò erano tre e ancora una volta si trovò nella condizione di dover scegliere.
Quale delle tre avrebbe aperto? La porta centrale, semplice in legno un po’ andato e consumato dal tempo, al centro di questa un enorme buco, causato sicuramente da un colpo ricevuto tempo prima, la riconobbe subito era quella che l’avrebbe riportata a casa, nel suo mondo fatto di volti conosciuti, ma che non le aveva risparmiato dolori e sofferenze e anche in quel mondo i suoi amori avevano l’aspro odore di MIRAGGI. I miraggi reali, quelli più dolorosi perché provocati da stati alterati di coscienza forse o da overdose di fiducia in chi sicuramente non può far del male perché parte integrante del nostro mondo. Fu tentata di riaprire quella porta e tornare indietro nella speranza di trovare un qualche cambiamento in quel reale. Appoggiò la mano sul pomello d’ottone lucido, freddo e il suo cuore si riscaldò improvvisamente. La porta non l’aveva aperta, le era bastato solo toccare la maniglia per sentire immediata la scossa elettrica, il “LIBERA”del defibrillatore che riportò in vita i vecchi battiti del suo povero e vecchio cuore malandato. I pensieri liberi anch’essi di riaffiorare da un passato non dimenticato. Una vita, la sua, dietro quella porta di attese silenziose, di sguardi tristi alla finestra aspettando i giorni caldi e soleggiati, mentre tutto attorno era sempre freddo. E poi quella sua unica primavera, provata in uno strano susseguirsi di stagioni che si alternavano, in una danza quasi funerea cedendo il passo ora al ballerino inverno ora al danzatore autunno. E in 20 lunghi anni una sola primavera, arrivata improvvisa, quasi inaspettata. Ci si tuffò con tutta se stessa in quei colori nuovi, in quei profumi, in quei rumori e sapori non sapendo che anche la primavera se è maledettamente bugiarda può ferire. Accolse la primavera, le permise di scendere nel suo profondo e di risvegliare assieme alla natura anche il suo corpo. Quel bacio rubato che poi si trasformò in passione, in esplosione di  energia, la stessa dei mandorli in fiore, gli occhi quegli occhi azzurri come il cielo terso di primavera…i sogni distrutti per sempre.
Le lacrime cominciarono  a rigarle il volto, le accarezzò prendendone sulle dita quel liquido sacro e lo bevve, come se stesse bevendo il calice amaro della consapevolezza che alcune scelte comportano. In fondo nessuno l’aveva mai costretta ad aprire la finestra e far entrare quella primavera nella sua gelida casa. Adesso però non avrebbe certamente scelto di tornare in quel posto…avrebbe dovuto aprire nuove porte, non potevano sempre e solo essere miraggi! Staccò la mano dalla maniglia della porta centrale e si diresse verso la porta alla sua sinistra.

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lunedì, 28 gennaio 2008

Ore 23.00

Bene Dino, sei davanti all'entrata del Fleurs, ultima occhiata alla macchina per vedere se è chiusa (non me la ruba nessuno ma ho solo questa...), ultima occhiata al cellulare; ovviamente nessun sms (ma chi vuoi che mi scriva?) entriamo va'...

Locale interessante, più che altro interessante l'accostamento del nome alla tipologia: nome noir per un music pub stile "old scotland". Però! Ecco, adesso mi viene in mente Isabella che mi dice :

 

-  Dino!! Ma possibile che devi criticare sempre tutto?? Alle volte da quanto sei acido se uno ti tira un secchio di latte addosso viene fuori un quintale di yogurt... Emanuele! digli qualcosa anche tu!

Emanuele, mio padre, persona fantastica, calma impersonificata contro l'iperattività di Isabella. Adora il modellismo, costruisce auto radiocomandate e si diverte come un matto nel suo garage che sembra un paddock di una scuderia da gran premio ma in miniatura.

 

Dentro il Fleurs mi aggiro alla ricerca di un tavolo, serata piena stasera, c'è anche un gruppo che suona, bene forse non è poi così male come sembrava all'inizio.

Trovo uno sgabello al bancone del bar  e mi metto a guardare gli avventori: gente di un po' tutte le età, gruppi di donne, da sole, gruppi di uomini, da soli, coppie per tutti i gusti direi.

Si avvicina la barman che con un sorriso mi chiede cosa vorrei bere, è un bella ragazza ed ha un bel sorriso. Naturalmente non lo so cosa vorrei bere e lei mi fa un elenco di cocktail che hanno ovviamente i nomi del libro Les Fleurs, quindi si passa dal Gatto,al Vino dei Cenciai, La Fontana di Sangue etc. etc. Lei mi suggerisce l'Alchimia del dolore che già dal nome mi fa paura, lei vede il mio sguardo perplesso ma dice che è molto buono. Mi fido, lo prendo e la barman mi dice che non me ne pentirò mentre in realtà me ne sto già pentendo. Bene, mi viene messo sotto il naso un bicchierone il cui contenuto liquido ha un colore indefinito anche a causa della poca luce, mi faccio coraggio e lo assaggio (ma perchè non ho preso il mio solito bourbon...). Mi si strabuzzano gli occhi al primo sorso e mi si appannano gli occhiali, ha il peso specifico del mercurio e la gradazione del Krakatoa un pelino prima di eruttare e distruggere tutto quello che la lava trovava sul suo cammino, ecco perchè si chiama così. La barman mi chiede se mi è piaciuto, annuisco senza fiato e lei strizzandomi l'occhio mi porge un bicchiere d'acqua che io mi scolo di un fiato.

Il gruppo inizia a suonare e inizia alla grande, More than a feeling dei Boston, una delle mie preferite!! Mi avvicino al palchetto per sentire meglio e mentre sono in prossimità mi urta una tipa che sembra uscita dal film Piccole donne. Certo, a suo modo si fa notare, in mezzo a tante tipe in abiti succinti lei con il suo stile "Filomena Marturano" ha il suo perchè. Mi guarda e dato che mi son caduti gli occhiali si butta subito a prendermeli, me li porge, mormora qualcosa che non capisco e quella che suppongo sia la sua amica la trascina via. Che tipa! Da quando son qui è già passata un'ora ed è mezzanotte.

Non voglio fare troppo tardi, domani sia per il museo sia per me è un giorno importante: arriva lo scheletro completo di un giovane Utharaptor un potente e feroce predatore del Cretaceo e tutto questo mi fa fantasticare e riportare indietro di 70 milioni di anni quando terrorizzava le boscaglie di conifere in cerca di preda. Ma stasera son qui per me e non devo pensare allo Utharaptor.

 

 

Ore 23.00

Seduta al tavolo con la mia amica, mi parla e l’ascolto a tratti…eh si, la imbarazzo vestita in questo modo. U n po’ dentro me sorrido. A volte sono così dispettosa…si era raccomandata di mettermi per benino… a tiro, come dice lei, ed io so benissimo che intende con quell’espressione! Avrei forse dovuto omologarmi a queste donne che mi circondano: gonne corte, tacchi alti, corpini succinti, striminziti. Certo siamo a I fiori del male il posto in cui mi ha trascinata Sara. Ci sediamo a un tavolo, mi guardo attorno e mi basta per avere il mio primo vero impulso della serata. Tornarmene a casa! Ma ormai sono qui. Scorro fugacemente con gli occhi il menù, ci sono un sacco di cocktail, il cameriere al tavolo mi guarda con insistenza…

-Muoviti … e dai che ho da lavorare questa sera!!!- sembra che il suo sorriso sforzato mi dica questo. Poco o male scelgo a casaccio tanto comunque non sono abituata a bere e la testa e la mia vescica ne risentirà e poi se mi azzardo a chiedere una aranciata Sara non lo reggerebbe, pertanto…

- Per me Armonia della Sera… -,chiedo perplessa! Sara mi guarda stupita, non so davvero cosa abbia ordinato, spero solo che qualunque cosa sia non faccia troppi grossi danni. Quanta gente c’è qui stasera, donne e uomini che si cercano…chissà mai se si incontreranno davvero! Basta così poco per incontrare una persona? Un locale, un po’ di musica, qualche chiacchiera, un bicchiere di robaccia…incontro, incontro ,incontro…questa parola comincia a battermi nella testa come se fosse un martello che cerca di infilare un chiodo in un mattone davvero duro. Incontro, incontro, incontro…e mando giù il mio Armonia della sera! Un colpo di tosse la reazione del mio corpo non abituato agli alcolici, sento il viso infuocarsi quasi immediatamente. Sara se la ride, mentre continua a sorseggiare dal suo bicchiere. Al tavolo di fronte al nostro ci sono due uomini soli, li ho notati già prima, chiaramente hanno mangiato con lo sguardo Sara. Continuano a mangiarla anche adesso e lei è così consapevole del suo fascino ,di quello che può provocare nella mente di un uomo. Vengo distratta dall’applauso , il complesso che suona musica dal vivo ha finito il suo pezzo. Lo sapevo non dovevo bere quella roba. La mia vescica comincia a reclamare il diritto naturale e fisiologico di essere un po’ svuotata! Devo fare pipì. Cerco la toilette con lo sguardo, non la trovo. Mi alzo e mi reco verso il palco, chiedo al cameriere che si aggira frenetico tra i tavoli con il suo taccuino per le ordinazioni e gentilmente mi indica la magica porta.

Finalmente po’ di calma. Faccio il mio bisogno. Mi fermo a lavarmi le mani e cerco di rinfrescare la pelle del viso accaldata…il velo leggero di trucco scompare del tutto. Continuo a guardarmi allo specchio e davvero mi sento un’aliena. Che ci fai qui Desiderata? Torna nella mia mente come una ossessione la parola di prima…incontro, incontro, incontro. Basta!!! Esco dal bagno, Sara ha già concluso la sua missione la vedo in lontananza parlare, ammiccare con i due tipi del tavolo di fronte al nostro, sorridono sembrano divertirsi. Ed io che faccio? Me ne torno a casa di nascosto? Vado da lei e mi presento a loro? Quanti pensieri, troppi per la mia testa così poco lucida,barcollo un po’, un capogiro…

-          Mi scusi, non volevo… INCONTRO!!!

-           Cosa dice?...non ho capito!

Lo guardo sbigottita, mentre mi piego per raccogliere gli occhiali che ho fatto cadere. Lui si piega con me. Mi guarda ancora. Chissà cosa sta pensando. Mi rialzo piano e sento il suo profumo parlarmi, ed io che non capisco bene questa strana lingua. Continua, la mia mente, a ripetere quella sola parola…incontro. I miei occhi per un attimo si fermano nei suoi. Improvviso lo strattone di Sara che mi afferra e mi trascina via…lo guardo ancora mentre sussurro…INCONTRO! E Sara mi riporta nella realtà. Il suo viso aspro, quasi vorrebbe rimproverarmi, poi mi sorride dolcemente mentre io continuo a cercare con gli occhi quegli occhi, mentre continuo a cercare quel profumo che mi parlava una lingua a me sconosciuta.

-          Sara è tardi io me ne torno a casa!

Saluto la mia amica, indosso la mia giacca e mi reco verso l’uscita. Per strada sento il freddo entrarmi fin dentro le ossa, mi stringo cercando un po’ di quel calore…quel calore che spesso mi manca, ma che guardo con diffidenza, con distacco raccontandomi di una vita appagante e felice, senza il bisogno di condividere il quotidiano con qualcuno, senza il bisogno di cedere alla bellezza dell’abbraccio serale, senza il bisogno di perdersi e ritrovarsi in uno sguardo, in occhi che ti appartengono per metà. Ecco l’auto è lì davanti a me, apro metto in moto e ritorno al mio vivere…sorrido ripensando alla mia ennesima figuraccia con quel tipo occhialuto che ho urtato al locale, blaterando assurdità nella mia solita lingua incomprensibile. Chissà cosa ha pensato di me…povera sfigata!

 

di Walter e Barbara

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venerdì, 25 gennaio 2008

Ancora sera...
il tempo corre più di me
che voglio dar spazio al giorno
squarciando di luce il buio...
ma avvolge, l'imbrunire, il mio piccolo mondo di silenti attese...
e non faccio rumore mentre tutto si addormenta piano.

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mercoledì, 23 gennaio 2008



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venerdì, 18 gennaio 2008

LUI


Ore 21.00

Doccia, doccia…! Mamma se è tardi, ma tardi per cosa? Sono solo, è un sabato sera ed esco da solo. La prima esclamazione che mi viene in mente è quella celeberrima di Martin Sheen nel mitico Apocalypse Now: Saigon…Merda…ma non sono a Saigon e non ci sono i Doors che mi cantano The End in sottofondo. Il programma della serata prevede un lungo solitario giro in auto per trovare l’ora per andare in un locale di cui me ne hanno descritto le meraviglie: Les Fleurs du Mal, un nome, un programma. Se lo sapesse il povero Baudelaire si rivolterebbe nella tomba. L’acqua calda scorre, shampoo, ricca insaponata con bagnoschiuma al pino silvestre…sembro una foresta canadese d’estate, quando esco dalla doccia. Il phon sembra che abbia il motore a scoppio tanto che fa casino. Bene, son pronto, manca l’ultimo tocco: una spruzzata di profumo regalatomi dalla mia zia Giovanna, mi regala sempre del Patchouli, ma alla fine mi piace, sono un maledetto nostalgico. Eccomi, sono pronto, vestito elegante/casual che non guasta mai ed è adatto per ogni occasione. Metto il soprabito ed esco.

-          Ciao mamma, io vado!

-          Dinoooo! Vai piano in macchina lo sai che c’è gente strana in giro!

 

Ebbene sì, il mio nome è Dino, la mia mamma Isabella era una fanatica di Dean Martin e mi affibbiò quel nome. Che non sarebbe niente se facessi il metronotte oppure il farmacista, ma sono un paleontologo, curatore del reparto fossili nel piccolo museo di storia naturale della mia cittadina. Quando mi presento a scolaresche o visitatori scateno sempre l’ilarità generale.

-          Salve a tutti! Sono il dott. Dino Bolognesi e sarò il vostro accompagnatore!

-          Oh…un Dino che si occupa di dino…sauri! Carino!

-          Ma vaff…

Ore 22.00

Mi siedo in macchina, la mia fida “Ragazzona” chiamo così la mia BMW, non più giovane, ma solida come una roccia e compagna di mille viaggi. Rapido controllo per vedere se ho tutto: chiavi di casa, sigarette, cellulare al quale si da l’ultima occhiata per vedere se c’è qualche sms; ma chi vuole che scriva? Metto in moto e parto, accendo la radio, inserisco un cd e le note di Evil Woman degli Electric Light Orchestra si diffondono: mai canzone fu più adatta. Mentre la strada scorre compio uno dei miei numerosi viaggi introspettivi: eccomi qui, quarantenne, un lavoro strano sì, ma che amo…stramaledettamente single. E’ quello “stramaledettamente single” che mi da fastidio. Non che abbia urgenza di una compagna, ma mi piacerebbe molto incontrare quella persona che ti fa ribaltare, che ti faccia venire le palpitazioni. Pazienza, si vede che ancora non è il momento giusto: Andando, Vedendo. Il mio motto funziona sempre anche se fa molto effetto placebo. Giringiro  per la città, perdendo tempo per trovare l’ora… già, quell’ora che non arriva mai. Guardo le frotte di giovani e non, che si aggirano alla volta di locali, e poi in questo cavolo di città non c’è mai un posto per parcheggiare; ed a forza di girare ormai mi stanno prendendo i tempi sul giro…chissà di chi è la pole position. Un’ora è già passata un’ora da quando sono uscito e direi che mi posso avvicendare al fatidico locale.

 

 

 LEI

 

Ore 21.00

Guardo l’orologio, è già ora! Dovrei iniziare a prepararmi se voglio essere puntuale! Mai stata puntuale in tutta la mia vita…me la son presa sempre molto comoda, fin dall’inizio! Mia mamma me lo racconta sempre: sono venuta al mondo “SENZA FRETTA”. Guardo l’orologio, il ticchettio delle lancette segnano l’inesorabile minuto che avanza, presto diverrà ora e poco dopo anni… quasi quarant’anni, insegnante in una scuola elementare. Il mio nome Desiderata. Eh sì, che i miei genitori mi hanno davvero voluta per scegliere questo nome e a parte loro mi sembra nessun’altro. Desiderata, ma gli uomini mi desiderano? Stato civile: nubile! Eccola la risposta.
Devo prepararmi, davvero è tardi! Ma senza fretta, in fondo è piacevole prendere le cose con calma, credere di aver tempo, di avere abbastanza tempo. In fondo, io sono un’ottimista…penso che ho a disposizione tutto il tempo che voglio, anche per trovare l’amore…anche per trovare il mio principe azzurro, il mio uomo…sì, forse è meglio! I principi lasciamoli ai loro regni…più vantaggioso almeno in concretezza, pensare a un semplice uomo che però mi sappia rivoltare come un calzino, che sappia farmi venire le palpitazioni, che…
Mi guardo allo specchio, anche questa sera capelli raccolti, trucco leggero, quasi impercettibile, gonna al ginocchio rigorosamente nera, camicetta bianca,scarpe tipo mocassino con tacco basso. Sembro quasi una suora o una collegiale di altri tempi!
Desiderata, mi chiamo così no? Quindi non è necessario che faccia nulla di particolare per poter suscitare certi desideri.

 

Ore 22.00

Sono pronta! Saluto il gatto, prendo le chiavi e la borsa…e vado!
Meta: Les Fleurs du Mal... e lì che mi aspetta Sara, la mia amica nonché collega. Sara è il mio contrario. Single anche lei certo, ma con una ricca vita sentimentale. La mia amica Sara, che però non si sveglia solo a primavera! Lei mi ha convinta ad uscire questa sera. Dice che in questo locale si cucca alla grande. Cucca? Ma che cavolo significa? Guido distrattamente per le vie della città, la mia mente è altrove come sempre…tante persone in giro a quest’ora, gente che cerca di divertirsi, che cerca di incontrarsi…tutti vanno sempre tanto veloci ed io che me la son sempre presa comoda, senza fretta… ed io che spesso sono sempre così sola e chiusa in casa, in compagnia del mio gatto e dei miei libri, in compagnia dei miei pensieri. Guardo l’orologio,meno un quarto alle 23 sono in perfetto orario. Per la prima volta nella mia vita non sono in ritardo!!!
 
DI WALTER E BARBARA

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Ci sono

commenti (6)
venerdì, 18 gennaio 2008
Le mie parole son state mangiate
dall'Orco Mangione

davvero spero,
gli venga una indigestione!
martedì, 15 gennaio 2008
...........................................
.........................
.............
PARLA
LUI
!

Grazie DIANA!!!
dono inaspettato e mi ha fatto sorridere!!!

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mercoledì, 09 gennaio 2008



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lunedì, 07 gennaio 2008


NON HO MESSO LA CANOTTIERA....
E ORA ?
MAL DI GOLA
NASO CHE COLA
....
MI E' VENUTO IL RAFFREDDORE!!!

 


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sabato, 05 gennaio 2008
c'è un segreto  e mamma lo sa....


Che a me piacciono le coccole
e MI PIACI TU
 fammi tante coccole
coccole di più

dammi un bacio con affetto

un abbraccio stretto stretto


resta un poco nel mio letto
dai rimani qui con me!

Perchè a me piacciono le coccole
e mi piaci TU
coccole di più
la mia schiena poverina chiede a te una grattatina

fammi tante coccole

coccole di più

a me piacciono
le coccole
COCCOLE
E MI PIACI TU