L' IDIOT@
"All'improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all'oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente...La sua mente e il suo cuore s'inondavano di luce straordinaria....Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui incominciava l'attacco". da L'Idiota di Dostoevskij


Il mio libro
STRANIERA A SE STESSA



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TITOLO: STRANIERA A SE STESSA
AUTORE: BARBARA ARDITO
CODICE ISBN:978-88-6281-023-4
EDITORE:Altromondo Editore
COSTO: &euro 12,00
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sabato, 27 dicembre 2008



permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (35) :::: categoria : racconti, favole, racconti a puntate, voglia di giocare

sabato, 20 dicembre 2008


La sala d'attesa della clinica dermatologica era gremita di persone che pazientemente attendevano il loro turno. I medici e i paramedici si muovevano frenetici tra i corridoi; all'angolo un grande albero di Natale decorato con luci e palline multicolori, era l'attrazione dei piccoli pazienti. Chiusi gli occhi, mentre ero seduta su quella sedia scomoda in attesa di essere chiamata e mi addormentai.


Che strano. Avevo la sensazione di trovarmi in un posto famigliare. Un luogo che ben conoscevo. Mi guardai attorno cercando qualcosa che fungesse da indizio al ricordo. Tutto era bianco e candido, faceva freddo e nevicava. Lontano da dove mi trovavo, c'era una grande tavola imbandita, la tovaglia rossa copriva persino i piedi del tavolo. Attorno diverse persone, consumavano felici un pranzo ricco e abbondante. Sorrisi, risate facevano da contorno a quell'immagine perfetta. I bambini giocavano ed erano particolarmente euforici. Parlavano di una giornata magica, il Natale.

All'improvviso mi resi conto di trovarmi nella mia testa. Una parte di mente in cui, tra i vecchi ricordi, cercavo di ritrovare qualcosa che avevo perso. Quelle persone le riconoscevo, era la mia famiglia. Quella gioia, quei profumi e quei sorrisi erano ciò che caratterizzava il periodo delle feste, quando ero piccina. Il natale, adesso nella mia vita ,era semplicemente diventato un giorno come gli altri. Da quando ero diventata “adulta” avevo smesso di sentire l'odore del Natale. A poco a poco quel profumo che sentivo forte, si era affievolito con il passare del tempo. A mezzanotte in punto, tutti i bambini si alzarono da quel tavolo imbandito. La nonna affidò al più piccolo tra loro la statuetta del bambinello. Le stelle filanti nelle mani di tutti, compresi gli adulti. E la piccola processione che si snodava all'interno della stanza mentre si intonava il Tu Scendi dalle Stelle. Il piccolo con il bambinello tra le mani, divenute per l'occasione culla accogliente e calda, si fermava per permettere a tutti di baciare quel Dio-bambino e a giro finito veniva deposto nella mangiatoia affidato alle cure della sua mamma e del suo papà, al calore di due animali, il bue e l'asinello, divenuti testimoni del miracolo. Poi ci si abbracciava e ci si baciava, scambiandosi gli auguri. I bambini erano ancora agitati. Presto sarebbero andati a dormire, sicuri e certi che l'indomani mattina avrebbero trovato la sorpresa “magica” legata al Natale. Babbo Natale esiste e durante la notte avrebbe viaggiato con la sua slitta trainata dalle renne per portare i regali ai bambini di tutto il mondo. Guardavo da lontano a quelle vecchie emozioni. Le vedevo sbiadite e allo stesso tempo stupide. Eppure c'era stato un tempo in cui il Natale per me era stato magia, amore, gioia, speranza. Dove erano finiti i miei occhi? Nella mia testa esisteva solo un lontano ricordo affievolito del Natale.

La voce dell'infermiere che mi chiamava mi svegliò. Entrai nella medicheria del reparto. Mi sdraiai sulla barella, pronta per il controllo e chiusi nuovamente gli occhi, per non avere paura di quel momento.

  • Allora Barbara, come va?-, mi domandò il medico mentre toglieva la benda che copriva la ferita.

  • Bene.- , risposi debolmente tenendo sempre gli occhi chiusi.

  • Ti farò un po' male, ma non troppo. Cerca di star tranquilla.-, mi informò il medico.

  • Va bene, dottore.-

Sentivo le sue mani che si muovevano sulla testa. Il fresco del disinfettante. Il lieve bruciore della siringa. Poi il tirare.

All'improvviso sentii uno strano odore. Anzi non strano, la parola giusta era famigliare. Un profumo famigliare. Ne ero certa, risentivo l'odore del Natale. Potevo riconoscerlo.

  • Ho finito-, disse il medico e poi aggiunse...

  • - Ho ricucito il Natale!-


martedì, 16 dicembre 2008

Foto(625)


P.S. La bellissima casetta è stata realizzata ancora una volta dalle mani sante di Arte82misia (mia sorella). Notate i particolari riusciti, tra l'altro benissimo, del nasino carotina del pupazzo di neve e la sua sciarpetta... quelle sono opera mia!!!


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domenica, 14 dicembre 2008



L' IDEA DI RIVOLGERMI AI BAMBINI

lunedì, 08 dicembre 2008

Questa puntata molti di voi l'hanno già letta nell'altro blog

ICATTIVI DELLE FAVOLE CHIEDONO AIUTO

per chi volesse la nuova puntata è QUI CLICCARE

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venerdì, 05 dicembre 2008


Sull'orlo di una crisi di nervi!

Potete chiedermi tutto, soprattutto stringere i denti del cuore  e, provare così ,a fermare i suoi battiti. Costringerlo a contenere quel dolore che lacera l'anima, sopportare il suo silenzio e le sue grida disperate. Riesco a contrarlo in modo volontario, posso oberarlo di carichi pesanti, di pacchi voluminosi ricoperti di carta riciclata. Riciclaggio di dolori vecchi e nuovi. Posso anche cercare e usare la chiave che lo libera dalle catene e lasciarlo volare leggero tra le note di uno spartito che canta una musica un po' stonata. Riesco a sorridere quando lui piange affaticato e stanco.

Riesco a dormire serena con il suo dolore che continuamente si veste di solitudine, malinconia,

delusione …

Potete chiedermi anche di prendere un po' del peso che attanaglia i vostri cuori, sono brava in questo!

Ma non sopporto la vista del dolore, di quel dolore che si tinge di rosso, che indossa abiti lunghi con strascichi color vermiglio. Quel dolore che anziché sentirlo nel cuore lo senti sull'epidermide.

Non potete chiedermi di restar calma, di far finta di niente, di non esternare a “mio modo” la mia paura, il mio terrore!


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mercoledì, 03 dicembre 2008

La parola faida trova le sue origini in un passato lontano. Di derivazione tedesca (fehida) si intendeva la possibilità, per un privato, di ottenere soddisfazione per aver subito un torto ricorrendo all'uso della forza.

Il danneggiato aveva il diritto di vendicarsi, e di dare inizio di propria mano a una faida, costringendo in tal modo chi gli aveva procurato un danno a espiare la propria colpa.





Questa è la storia di due amici, piccini, soli 3 anni … pensate a questi due bimbi nel modo più tenero che potete. Pensateli magari, uno biondo e l'altro moro. Occhi azzurri come il cielo terso il primo, occhi neri come la notte più luminosa il secondo. Esile e agile l'uno, cicciottello e un po' goffo l'altro. Forte e debole. Sicuro e timoroso. Strafottente e super educato. Veloce e lento. Allegro e pensieroso. Menefreghista e responsabile. Vivace e timido. Pensate a tutti i contrari che possano esistere in un piccolo villaggio che chiameremo scuola materna e, adesso,incarnateli in questi due piccoli protagonisti. La teoria dei contrari che si attraggono diventa , con loro, un teorema dimostrabile e tangibile.

La storia di due piccoli amici che si compensano l'uno con l'altro. Che rendono i piatti della bilancia perfettamente in equilibrio quando sono insieme.

Poi un bel giorno, in quel villaggio, esce il sole e la maestra decide di portare gli abitanti di quel luogo a svolgere le loro attività all'aperto.

Non si riesce a tenerle ferme queste piccole pesti! Chi corre a destra, chi a sinistra. C'è chi salta sul muretto e chi si diverte con lo scivolo. Chi pensa di essere un nuovo Tarzan arrampicandosi ai poveri “capelli” del salice che comincia a piangere per il dolore.

  • Ahi, mi fai male!!!- urla il salice piangente mentre il piccolo ride di cuore.

Adesso girati a guarda davanti a te. Eccoli, i nostri protagonisti. Corrono entrambi verso una bellissima automobile di plastica. Rossa come la fiammante Ferrari. Ora facciamo un salto un avanti, non sono più al piccolo villaggio. E' passato un po' di tempo da allora e le cose sono cambiate!


  • FantaMaestra guarda mi ha fatto la linguaccia!!!-.urla il moro.

  • FantaMaestra, ma è brutto lui... è marrone. Ha il colore della cacca!!!-.risponde il biondo.

  • E tu … tu hai il colore della diarrea! Adesso ti do un calcio e ti butto nel mare, così diventi blu come un puffo!-.ribatte l'altro

  • Embè ??? A me i Puffi mi piacciono!!!-.

  • FantaMaestra, digli qualcosa !!! Dice che sono scemo!-.

  • FantaMaestra … FantaMaestra … -.


FantaMaestra si limita ad osservare. Ignora i due piccoli. Fa finta di non essere interessata ai loro screzi, ma presa solo dalla correzione dei loro compiti. Continua ad osservarli di nascosto. E sorride. I due si vogliono un gran bene, ne è sicura. Si cercano di continuo con gli occhi. Si punzecchiano. Vogliono ritrovare quell'equilibrio della bilancia di un tempo. FantaMaestra non conosce il loro passato. Sa solo che hanno frequentato lo stesso, identico villaggio. FantaMaestra pensa che per far recuperare quella vecchia amicizia deve scoprire cosa è accaduto. Quando è cominciata la faida!

  • Bambini allora ditemi voi vi conoscete da diverso tempo?-, chiede ai piccoli incitandoli a raccontarle della loro “vecchia” e “lontana” vita nel villaggio. E riesce proprio a vederli.



Corrono entrambi verso una bellissima automobile di plastica. Rossa come la fiammante Ferrari. Corrono, corrono, chi arriva per primo giocherà con quel gioiello di giocattolo.


  • No, non puoi!!! L'ho presa per primo io!-.

  • Non è vero... e poi io sono più forte di te! -

  • Ma non è giusto. L'ho presa prima io!!!-.

    Chiediamo allora al giudice!!! Accade, ogni tanto, che anche i giudici sbaglino. Uno dei due, non dirò chi, subì una ingiustizia. Fu così che in una giornata di sole, nacque la Faida della macchina rossa. Faida ancora in corso, ma con una buona possibilità di stroncarla adesso che si conoscono le origini.