L' IDIOT@
"All'improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all'oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente...La sua mente e il suo cuore s'inondavano di luce straordinaria....Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui incominciava l'attacco". da L'Idiota di Dostoevskij


Il mio libro
STRANIERA A SE STESSA



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TITOLO: STRANIERA A SE STESSA
AUTORE: BARBARA ARDITO
CODICE ISBN:978-88-6281-023-4
EDITORE:Altromondo Editore
COSTO: &euro 12,00
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lunedì, 25 maggio 2009


Sei tornato a bussare alla porta del mio cuore, dopo che ti avevo detto che avresti dovuto lasciarmi in pace. Dopo che ti avevo intimato di dimenticarti di me. Dopo averti allontanato e rotto ogni rapporto con te. Mi sono trincerata. Ho comprato di tutto. Lucchetti e porte blindate per non permettere che tu tornassi.

Hai bussato, questa volta. Sei stato più educato e chiedi di entrare in punta di piedi. Le altre volte invece hai fatto di testa tua, ti sei sentito padrone ed io ti ho accolto con gioia. Non ti conoscevo ancora così bene. Non sapevo che quando te ne vai, il vuoto che lasci è terribile. Sei tornato, silenziosamente questa volta. Così sotto voce che non me ne sono nemmeno accorta. Ti ho trovato seduto sul mio letto, con il tuo sorriso sornione che mi fa incazzare perchè mi toglie il sonno. E la notte non dormo e mi giro e rigiro nel letto pensando al mio cuore che comincia nuovamente a battere. Ed io non voglio!

Che cosa vuoi da me?- ti ho chiesto sedendomi di fronte a te che eri sulla sponda del letto.

Che cosa vuoi ancora? Che cosa vuoi di più? Ti ho già dato tutto quello che potevo. Ti ho dato la cosa più importante che possiedo, il mio cuore. E me l'hai triturato nel macinacarne. Che cosa vuoi da me, adesso? Che cosa posso darti? Che cosa devo inventarmi? Cosa vuoi tentare? Che cosa vuoi provare? Cosa vuoi sognare? Io lo so, che è per quello. Io lo so, che hai bisogno dei miei sogni per vivere. Ma sei stato capace di distruggerli tutti i miei sogni, Amore Bastardo che non sei altro. E adesso? Adesso ti sei nascosto nei suoi occhi bellissimi in cui non riesco a vedere nessun'ombra, nel suo sorriso che si spalanca invitandomi a distendermi fiduciosa sul prato verde della speranza. Ti nascondi nella sua voce pacata che mi parla e che riesce a rasserenarmi l'anima. Ti nascondi in lui che mi fa sentire nuovamente in pace con il mondo e con te. Con te che voglio odiare! Che cosa vuoi spezzare? Le catene che imprigionano il mio cuore? Le hai messe tu quelle catene al mio cuore. Hai fatto in modo da legarlo e farlo tuo prigioniero, Amore Bastardo che rubi i sogni, la speranza, che rubi i sorrisi. Guardami! Guarda i miei occhi, piangono anche quando ridono e di chi è la colpa?

Che cosa vuoi ancora? Che cosa vuoi di più? Che cosa vuoi provare? Che cosa vuoi da me?

Lasciami in pace. Ti prego abbandona quel corpo e fuggi lontano da me... da lui... da noi.


TESTO LIBERAMENTE ISPIRATO DALLA CANZONE CHE COSA VUOI DA ME, MANU CHAO


giovedì, 21 maggio 2009
Si, lo so...
non sarò mai una Femme fatale se continuo a innamorarmi di scarpe simili!!!
Ma che ci posso fare se Fanta prevale sempre su Barbara?


21052009125

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domenica, 17 maggio 2009




La terra fertile disse alla mano del contadino: - Poco più in là dei tuoi e dei miei "interessi" c'è un campo incolto. Perchè non proviamo a farne una piantagione d'amore?-.
Ci sono

commenti (9)
venerdì, 15 maggio 2009


Sai
nascono così
fiabe che vorrei
dentro tutti i sogni miei
e le racconterò
per volare in paradisi che non ho
e non è facile restare senza piu' fate da rapire
e non è facile giocare se tu manchi
aria come è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
aria respirami il silenzio
Non mi dire addio ma solleva il mondo

portami con te
tra misteri di angeli
e sorrisi demoni
e li trasformerò
in coriandoli di luce tenera
e riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire
e riuscirò a sentire ancora quella musica
aria come è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
aria respirami il silenzio
non mi dire addio ma solleva il mondo
aria abbracciami
volerò
aria ritornerò nell'aria
che mi porta via dalla vita mia
aria mi lascerò nell'aria
aria com'è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
aria mi lascerò nell'aria
.

Gianna Nannini

Mi prendo una pausa "d'aria" per poi tornare rigenerata... si spera!
Buon tutto e a presto!

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domenica, 10 maggio 2009

gruppo

L'idea di fare un raduno in pulman nacque qualche mese fa, durante una chattata con un mio amico blogger...
Il gruppo dei blogger "baresi" che fin'ora si sono incontrati, da soli non avrebbero mai riempito il pulman, così il tutto fu esteso alla novità del momento facebook! Insomma dopo un pò di peripezie, in dubbio fino alla settimana scorsa, sabato 9 maggio siamo riusciti a compiere la missione!
Meta: Laghi di Monticchio.Il lago









Partenza in Bus da Torre a Mare. La cosa buffa è che l'appuntamento era per le 8.15 noi eravamo tutti lì, ma il pulman ancora non arrivava! Alle 8.30 ...ECCOLO!!! Si parteeee!!!!
E' stato bello. Mi sono rilassata soprattutto, visto che il contatto con la natura ha sempre questi effetti miracolosi!Alberi



Ho pensato alle  nubi passeggere che volavano veloci per far compagnia all'albero solitario... e i miei pensieri erano simili a loro e ogni tanto mi abbandonavano per correre verso chi in quel momento non era con me e avrei voluto che ci fosse. Ma poi al diavolo tutto e mi godo la giornata e gli amici e quello che adesso Vivo!

le nubi e l












E' stato faticoso, il pomeriggio con i panini nello stomaco e il sole che picchiava forte salire fin sopra la badia di San Michele, ma ne è valsa la pena.

Badia di San Michele

E' stato spaventoso quando... "Guarda un serpenteeeee!!!!". Che schifo i serpenti mi fanno schifo! " Potrebbe dire anche lui la stessa cosa di te!" E a questo punto rivedo anche le mie considerazioni sul serpente e sugli esseri striscianti!

grovigli














Sono tornata a casa stanca, ma con il cuore felice! E se tutto va bene, in autunno si ripete... destinazione Caserta!

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venerdì, 08 maggio 2009

Il 2001 fu l'anno dell'amore. Mai nella mia vita l'ho sentito così fortemente presente e non mi riferisco all'amore che può esserci tra un uomo e una donna, all'amore di coppia insomma. Parlo dell'amore che scoppietta come le scintille di un grande falò; salgono su nel cielo e poi lente ricadono lasciandosi trasportare dal vento e possono colpire chiunque senza preavviso. Le scintille dell'amore del 2001 hanno colpito forte, hanno bruciato e fatto male, semplicemente mi hanno fatto vivere. Certo un po' di riflesso, anche se l'amore non può vivere di riflesso. L'amore ti sfiora e poi ti entra dentro e tutto cambia. La scintilla che permise questo contagio d'amore fu una telefonata ricevuta agli inizi di giugno.

  • Ciao, come stai? Senti io devo dirti una cosa importante, la devo dire a te, subito, perchè sei la mia migliore amica. Ad agosto mi sposo!-.

Rimasi ammutolita non mi aspettavo una simile notizia e poi un matrimonio, qui da noi in meridione, organizzato in tempi così brevi, era davvero quasi impensabile.

Lei era incinta. Quando appresi la notizia completa cominciai a saltare dalla gioia. Insomma una amica, una sorella, si sposava e in più aspettava un bambino.

Il giorno del matrimonio ero più emozionata degli sposi. Testimone dell'amore tra loro, testimone del contagio d'amore che era sotto i miei occhi. Un matrimonio misto. Un crogiolo di razze. Volti diversi nei colori e nelle fattezze. Profumi e suoni che si mescolavano tra loro. Una festa bellissima. I mesi passarono velocemente e la pancia diventava sempre più grande. Con la mia amica parlavamo del nome, di come sarebbe stato, o stata … posso accarezzarla? Le chiedevo con garbo. E la mia mano andava su e giù sul pancione, mentre parlavo al piccolo nipotino acquisito che a breve avrei tenuto tra le mie braccia. Ricordo la sera dell'ultimo giorno dell'anno. Il solito cenone con gli amici e allo scoccare della mezzanotte il primo pensiero che venne in mente a tutti noi fu quello di far gli auguri al piccolo nel pancione diventato ormai enorme, visto che si avvicinava il giorno del parto. Ballammo e facemmo festa. Pochi giorni dopo, il 9 gennaio, trascorsi come al solito la mattinata in casa. Nel pomeriggio, mentre lavoravo, la mia amica mi chiamò al cellulare:

  • Non ci crederai ero dal ginecologo per il controllo e ...-

Il tempo dell'attesa era finito, era pronto per nascere. La gioia non riuscivo proprio a contenerla, chiamai un'altra mia amica e le raccontai. Poi ci trovammo in chiesa. Non ho mai capito perchè sentimmo l'esigenza di andare a Messa. Ed io Lo ringraziavo per la vita, per quella nuova vita che stava nascendo. Finita la funzione religiosa e uscite dalla chiesa, mandai un sms alla mia amica che sapevo essere in sala parto. Un po' per gioco, un po' per dirle che ero con lei in quel momento.

Respiriamo con te … “ scrissi così. Pochi minuti dopo squillò il cellulare, era suo marito.

-Cosa??? Stai scherzando, vero???-.

Io ricordo solo una corsa in ospedale. Ricordo le lacrime dei suoi genitori e del marito. Ricordo il tenerci stretti e abbracciati. Ricordo il dolore forte nel cuore. Ricordo le urla della mia amica che provenivano dalla sala parto. Urla di dolore per far nascere un non vivo.

Non sono mai stata mamma. Non conosco quella gioia di sentire dentro la vita crescere. Non conosco le angosce e le speranze di una donna che porta nel suo grembo la sua creatura. Creatura... che parola magica. Un miscuglio di geni, di cellule e sangue che a poco a poco prendono forma e che in un tempo relativamente breve, solo nove mesi, vengono plasmati dalle mani della vita. E ricordo le ecografie che guardavamo con gli occhi della meraviglia. Cinque centimetri, poi dieci … e il tracciato e quel cuoricino che faceva un rumore incredibile e rimbombava non solo nella stanza dell'ospedale, ma soprattutto nei nostri cuori.

Chi poteva immaginarlo? Quale regista poteva creare la trama per un film così assurdo, così ingiusto, così orribile? Nove mesi esatti per non farcela proprio alla fine. E le grida di dolore della mia amica trafiggevano i nostri cuori. Chi donna può sopportare una simile disavventura? Un parto naturale, per far nascere un non vivo. Sapere di mettere al mondo una vita che ha smesso di vivere. Far nascere un morto. Che terribile controsenso è mai questo? Sapere che non potrà tenerlo al seno, tra le braccia a proteggerlo dopo averlo protetto per nove lunghi mesi. Dopo averlo sentito saltare, muoversi. E cosa le avremmo detto noi altri per consolarla? Quanti abbracci avremmo dovuto donarle per proteggere lei?

  • Meglio che lo ricordi come quando era ancora dentro di te felice e vivo. Meglio ricordarlo che salta e si muove nella tua pancia...- il consiglio dell'infermiera.

E nessuno di noi lo ha visto. Nessuno, tranne la nonna. L'unica donna che l'ha vestito, l'ha abbracciato per qualche minuto mentre le lacrime copiose cadevano sul volto per poi riporlo nella sua culla bara che l'avrebbe custodito per l'eternità.

9 gennaio del 2008


Una pioggerellina scende a bagnare la terra. Con gli occhi seguo ogni movimento del camposantiere che con fare meccanico prende la pala per rimuovere la terra bagnata che copre la piccola bara bianca. Ogni tanto dice qualche parola riferendosi a cosa troveremo quando aprirà la tua “culla”.

- Non troveremo quasi niente, era troppo piccolo-. Le sue parole scivolano, passando solo dalle orecchie senza fermarsi nel cuore. Mi guardo attorno e per me sei ovunque. Le mie mani stringono quelle della mia amica e di uno dei suoi due piccoli, nati durante questi lunghi sette anni. Il tempo sembra fermarsi. Un silenzio sacro ci avvolge e ci parla.

Il seme che è caduto in terra non muore”, semplicemente si trasforma e cambia ancora. La legge della vita è l'amore. Legge che è impressa in ogni cosa. Mi guardo attorno e sorrido ai due piccoli venuti dopo di te. Sorrido perchè quel dolore non è stato invano. Sorrido perchè la promessa chiusa nella parole dell'inno che cantammo al tuo funerale si è compiuta.

Quello che tu perdi lo riavrai e in grande quantità”. Hai sfiorato la nostre vite per soli nove mesi ma sei riuscito a cambiarle. Ci hai donato tanto. Ci hai donato una grande amicizia. Ci hai regalato il consolidamento di un legame indissolubile. Ci hai donato l'amore per la vita. Quella vita che comincia sempre con un atto d'amore. Ci sono ancora tante cose che non so, che non capisco. L'unica certezza è che ti abbiamo amato moltissimo. Di fronte a me solo qualche resto del tuo minuscolo corpicino e ti immagino simile ai tuoi fratellini che mi parlano e mi raccontano le loro fantastiche storie in quella loro lingua “spaziale” che spesso non comprendo. E tu certamente ci guardi e ridi di noi, perchè al contrario li capisci benissimo. Sei stato una stella cadente. Sei passato velocemente nel cielo oscuro delle nostre vite, ma lo hai illuminato a giorno e hai lasciato una scia che ci guiderà fino alla fine dei nostri giorni.

Alzo gli occhi al cielo, il sole timidamente comincia a stendere i suoi raggi attraversando le nubi che ormai corrono lontane, un vento leggero accarezza l'ultima lacrima che scorre sulla guancia della tua mamma che si piega sulle gambe e abbraccia forte i tuoi fratellini. Poi guarda al cielo e ascolto la voce del suo cuore: - Ti amo, piccolo mio!-


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martedì, 05 maggio 2009

Il racconto che segue è tratto dal bellissimo libro DITA AMPUTATE CON FEDI NUZIALI, di Giuseppe Merico edito da Giraldi Editore. Non essendo capace di scrivere recensioni, ho pensato di postare uno dei 30 racconti contenuti nel libro. Romeo, il racconto che segue, è quello che mi ha maggiormente colpita, anche se sinceramente è stato difficile compiere una scelta tra: A proposito del mare, Micio, Il luogo del controllo, Carmela ... e tutti gli altri.

Io il libro l'ho comprato e letto, e voi?

il blog di Giuseppe Merico: http://scrivoeleggo.splinder.com


ROMEO

Un'insolita pioggia primaverile cadeva lenta sul crinale, grossi goccioloni e il riverbero del sole che illuminava il paesaggio Camerte di luce crepuscolare. Potevo vedere la cittadella dell'appennino marchigiano che si stagliava su una collina un po' più alta delle altre. Il granturco non ancora maturo accoglieva l'acqua tra le ampie foglie crepitando sotto lo scrosciare di una pioggia illuminata da un sole confuso che cercava di imporre le sue ragioni. Immaginate questo. La finestra di casa mia era aperta e c'ero io che guardavo questa scena insolita. Badate bene, non la pioggia e il sole che si contendevano una tiepida giornata di primavera, ma qualcosa di ben più strano. Anche per me. Dante, il mio vicino di casa ha settant'anni, è un contadino con le mani grosse e dure che sembrano di pietra, ha un cappello sulla testa e sta aspettando che smetta di piovere riparandosi sotto il balcone di una casa disabitata. Io abito in una piccola frazione di venti abitanti a pochi passi da Camerino, che conoscete di sicuro per via dell'università. Il balcone, la casa disabitata e Dante sono a un centinaio di metri dalla finestra di casa mia. Mi chiamo Romeo e sono scemo. L'ho scoperto tempo fa quando mia madre mi ha detto di andare a prendere le uova nel pollaio e non trovandole ho pensato d'infilare la mia mano, che non è piccola, nei sederini delle galline. Ho ucciso cinque galline, non ho trovato nemmeno un uovo e il gallo mi ha quasi cavato un occhio. Da allora ho scoperto di essere scemo. Mia madre, poverina, è rimasta vedova, di mio padre dico, non delle galline. Mia madre dice che sono scemo, ma che ho della forza. Riesco a sollevare una balla di fieno bagnata e portarla su per la salita del Marchionne senza mai fermarmi. A scuola ci sono andato, ma solo per poco... Un giorno la signora Mastini, la mia maestra, ha telefonato a mia madre che era a casa e non si sentiva nemmeno tanto bene e le ha detto qualcosa a proposito di un insegnante di sostegno. Orgogliosa, mia madre le ha risposto: - Mio figlio deve stare con gli altri alunni o non se ne fa niente! - Beh, non se n'è fatto niente. Mi chiamo Romeo e ti sto raccontando quello che è successo. Riesci a seguirmi? Devo ricominciare daccapo? Va bene, ho capito:

  • Un'insolita pioggia primaverile cadeva lenta sul crinale, grossi goccioloni e il riverbero del sole che illuminava il paesaggio Camerte di luce crepuscolare... - Tranquillo, non ho intenzione di ripeterti tutto, solo farti capire che scrivo bene, o no? Senti come suona:

- Un'insolita pioggia primaverile, ecc. ecc. - Ho imparato da solo, la sera dopo aver pulito la

stalla, scrivo e leggo. Mi chiamo Romeo, scrivo bene ma sono scemo e se non ci credi ti posso raccontare di quella volta che l'Ada mi ha portato in mezzo all'erba medica per farmi vedere qualcosa. S'è tirata giù le mutandine e m'ha detto: - Tocca pure, Romeo... - Cosa avrei dovuto toccare?! Quella lì era malata... Io le ho chiesto: - Dove ce l'hai il coso? - Lei mi fa: - Me l'ha beccato il tuo gallo!- Ho capito tutto... Ho preso l'Ada sulle spalle che urlava e urlava e l'ho portata a casa dal dottore su per la salita dei Marchionne. L'ho lasciata lì e le ho detto: - Stai qui e aspetta il dottore...- Lei rideva e rideva, la poverina. Correndo sono andato nel pollaio e l'ho trovato che mi guardava con gli occhi rossi e neri. Gli ho detto: - Una volta mi volevi cavare un occhio...beh, passi, ma quello che ha fatto all'Ada, no eh!- Il gallinaccio mi ha guardato dritto dritto, ha spiccato un salto e mi ha beccato sulla fronte. Dalla finestra mia madre urlava: - Romeo... Romeo, vieni via di lì! - Hai capito allora? Sono un po' scemo ma mi piacciono i libri, ne ho proprio tanti. Tra le parole mi sento sereno, disteso tra le consonanti guardo cieli stellati anelando frasi perfette o intrecciando sintassi come canestri di Juta giocando con virgole e punti tra gli spazi vuoti. Creare mondi a cavallo di una penna. Mi piace scrivere, ma se mi chiedi di raccontarti qualcosa, non c'è dubbio che dirai: - Questo è proprio scemo!- Balbetto. Ba-ba-ba-lb-lb-ee-tto e dopo un po' ti mando a quel paese. Uno psichiatra di Ancona mi ha visitato, sono ormai cinque anni e ha detto che sono dissociato. Mia madre invece dice che sono solo scemo. Se non hai capito, ti racconto questa: Di domenica, in chiesa. Don Lino mi stava dando il Corpo di Cristo, la Comunione. Lui mi fa: - Il Corpo di Cristo...- Io gli faccio: - A-a-a-m-m-ee (Amen, pensavo dentro di me),invece niente. Ho tirato giù tutti i Santi del calendario, in chiesa urlando, le vecchie che piangevano, i bambini ridevano. E ' successo per davvero. Sono partito da lontano per dirvi quello che ho visto dalla finestra quel giorno sotto la pioggia. Vi ricordate di Dante? Il contadino con le mani grosse che aspettava sotto il balcone che smettesse di piovere? Beh... non era solo. Accanto a lui c'era la sua nipotina, si chiama Stella ed è proprio bellina, ha i capelli rossi e ricci, è piccola, avrà sei anni e teneva per mano il nonno. Quello che vi sto per dire è la verità. Io le bugie non le dico, non ne sono capace anche se sono scemo come dice mia madre o dissociato come dice quell'altro d' Ancona. E' vero che non capisco tante cose come le persone che si sposano e perchè lo fanno, ma se lo fanno ci sarà un motivo, o no?

  • Il matrimonio è una cosa buona- dice Don Lino. Dante invece quel giorno sotto la pioggia non ha fatto una cosa buona e questo lo posso capire pure io che mi chiamo Romeo e oramai mi conoscete. Dalla finestra l'ho visto che si guardava attorno con due occhi da diavolo che sembrava il mio gallo, poi ha preso la mano della nipotina e se l'è infilata nei pantaloni, lì dove c'è il coso che quello suo deve essergli ormai caduto o ci manca poco. Stella se ne stava lì a guardare l'arcobaleno tra le colline e se devo dirla tutta, dalle mie parti è proprio uno spettacolo. Se ne stava tranquilla col nonno Dante che si faceva toccare. Quel... Ho pensato a Don Lino e alle cose buone e a quelle meno buone, sono andato giù di corsa. Dante mi vede arrivare e con le mani in tasca mi fa:

  • - Ciao Romeo, come stai?- Stella mi guardava e sorrideva, la piccola. L'ho presa da parte e...

Che fine ha fatto Dante? Me lo ricordo che urlava: - Mettimi giù! Mettimi giù! - Era più leggero di una balla di fieno asciutta ma rotolava benissimo quando l'ho lanciato giù dalla collina. Sono passati due anni e non mi fanno ancora uscire dall'ospedale psichiatrico. Continuo a scrivere e a leggere. Mi dispiace che Raymond Carver sia morto... un po' meno che Dante sia ancora vivo.

 

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venerdì, 01 maggio 2009


Sto piangendo, piccola! Ma non devi guardarmi con quegli occhi preoccupati,perchè non tutte le lacrime hanno il sapore salato di un dolore o di una esperienza poco felice. Esistono lacrime un po' strane, dal sapore zuccherino. E tu, bambina mia, sei la causa di questo pianto dolcissimo. Questa sera ho voglia di raccontarti come sei arrivata fin qui, con me... con noi.

Ero ancora giovane quando ho incontrato il mio amore, il tuo papà. Sai ,piccola mia ,io ero davvero una gran bella ragazza. Alta, i capelli biondi e gli occhi chiari. All'epoca ero fidanzata con un ragazzo che frequentava con me l'università. Con lui non sono mai stata male, tutt'altro. Ero felice, lui era intelligente e sensibile e insieme avevamo costruito un sogno e ci impegnavamo per renderlo concreto e reale: saremmo diventati entrambi psicologi dell'età evolutiva. Volevamo lavorare assieme e occuparci dei bambini e naturalmente sposarci. Però la vita a volte è davvero strana e noi che ci affanniamo tanto a far progetti, spesso dobbiamo semplicemente arrenderci ai suoi piani. Tra le mie tante passioni che animavano le giornate da studentessa universitaria, quelle a cui maggiormente tenevo e a cui non avrei mai rinunciato erano: la corsa e il violino.

Amavo correre, mi faceva sentire libera e allo stesso tempo la corsa mi aiutava a sopportare la fatica, a sperimentare la mia resistenza fisica. Mi piaceva sentire il cuore galoppare nel petto, mi entusiasmava sentire i muscoli delle gambe contratti dalla fatica, mentre la stanchezza cercava di convincermi a fermarmi; non l'ho mai fatto. La sfida era proprio quella: un passo dopo l'altro per raggiungere una meta lontana nonostante lo sfinimento. La gioia che provavo a fine corsa e a meta raggiunta era la stessa che sentivo quando suonavo il violino.

Anche il violino non è uno strumento semplice. Ho ancora i segni del callo sul collo. Ore e ore a studiare, in una posizione particolare. La vibrazione delle corde e la musica che però veniva fuori da quel magico gioiello di legno per me era estasi. A Marco, il mio fidanzato, piaceva guardarmi mentre studiavo e suonavo il violino, diceva che mi trovava particolarmente sexy. Non ti nascondo che a volte capitava che i nostri sguardi si incrociassero mentre io mi esercitavo con la musica e capivo che dovevo interrompermi, perchè lui mi desiderava. A me è sempre piaciuto sentirmi desiderata, credo sia una caratteristica prettamente femminile e un giorno anche tu la proverai, piccola mia. I giorni con Marco trascorrevano sereni ed io pensavo davvero che quello che avevo nella mia vita potesse essere racchiuso in una sola parola: amore.

Ma mi sbagliavo, l'amore era da un'altra parte. L'amore si nascondeva in quel magico strumento musicale che tanto mi piaceva e a cui mi dedicavo con tanta passione.

Poi, gli impegni aumentarono e un po' dovetti abbandonare il mio violino. Forse quell'anno in cui ho studiato meno la musica è stato l'anno più triste della mia vita.

Ma anche questa piccola parentesi grigia, conteneva la tavolozza di colori più splendenti che abbia mai potuto vedere in tutta la mia vita. Infatti quando decisi di riprendere a studiare il violino, mi resi conto che avrei dovuto farlo sistemare da un bravo liutaio. Qui in Argentina non sapevo a chi rivolgermi, il mio maestro mi suggerì il nome di un artigiano che proveniva dall'Italia. La sera, rientrata a casa, chiamai al numero che il professore mi diede e presi appuntamento per la settimana successiva. Il signore, dall'altra parte dell'apparecchio telefonico,mi spiegò la zona in cui si trovava la sua bottega e poi aggiunse, con tono cordiale, che mi avrebbe attesa con gioia.

Un liutaio riesce a capire ogni minima vibrazione di corda.Un liutaio percepisce con il suo udito quello che resta sconosciuto alla stragrande maggioranza degli uomini. Un liutaio addirittura riesce a riconoscere il suono dell'amore e a non farlo scappare. Con le sue abili mani è in grado di catturarlo e , non chiedermi come faccia, lo lega per sempre a sé e ai suoi cari.

Quel liutaio era tuo nonno. Sentendo la mia voce, riconobbe in essa l'amore. Lui ha sempre asserito con una convinzione assoluta di aver sentito la voce dell'amore. Così il giorno in cui avevamo appuntamento si diede malato, costringendo suo figlio ad aprire la bottega al suo posto. Sorrido al solo pensiero: un fisico, un uomo come tuo padre, in quella bottega. Ma obbedì al volere del suo vecchio rinunciando ad uscire con la sua ragazza. Anche lui era felicemente fidanzato. Anche lui aveva altri progetti e sogni.

La vita, a volte, è davvero stravagante. La vita è come un violino, un piccolo strumento musicale a quattro corde; il più piccolo della famiglia degli archi, ma capace di realizzare le note più acute, quelle note che vibrano nel cuore cambiandolo per sempre. E i cambiamenti quando si verificano in quel posto profondo del nostro essere stravolgono tutto; somigliano a una palla che provi a tenere sott'acqua, riesci a tenerla buona per pochissimo tempo, poi al minimo cedimento della mano, salta in alto facendo schizzare tutta l'acqua. Un minuscolo maremoto che sconvolge l'ambiente tranquillo e ordinario della vita. Io lasciai Marco e tuo padre lasciò la sua fidanzata. Quando suonavo il violino e tuo padre era con me, non era più necessario interrompere il mio suonare per fare l'amore con lui. Erano i nostri sguardi a trovarsi, a distendersi e ad amarsi sul letto delle note acute del violino. Sto piangendo, piccola! Sei nata pochi giorni fa, sei così bella. Nel cuore della notte, ascolto il tuo pianto e riconosco lo stesso timbro di quella magica voce che è l'amore. Il nonno dice sempre che si accede alla porta dell'amore solo con la chiave di Sol. Ricordalo sempre piccola mia... solo con una chiave di Sol!

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