C'era una volta,

in un paese del nord Africa, un grande orto in cui crescevano splendide carote. Ogni volta che se ne vedeva spuntare una nuova, le altre erano ben contente di dare il benvenuto alla nuova arrivata. Le carote anziane si avvicinavano alla piccola appena nata e ne guardavano minuziosamente il colore arancione. Poi tutte soddisfatte tornavano nel loro buco nel terreno, aprivano l'enorme stuoia gialla e si sdraiavano per prendere il sole. Il capo villaggio, o “caporto”, come lo chiamavano tutti, sedeva sul suo bel tronetto di Ashanti e godeva del suo splendido e ricco orto di carote. Un giorno, però, accadde che nell'orto di carote arancioni, nacque una piccola carota. Le carote anziane, si alzarono dalle loro stuoie per portare, come sempre, i loro omaggi e far gli auguri alla nuova arrivata, ma la sorpresa fu grande!

  • Che ci fa un'albina nel mio orto?-, disse il “caporto” un po' adirato alla vista di Maria Carota ( fu così che chiamarono la piccola nuova carota appena nata). Maria Carota era davvero una bellissima, piccola carota, ma non era arancione come tutte le altre. Una carota bianca, albina, senza melanina. E così la povera Maria Carota fu cacciata da quell'orto di carote tutte arancioni. Fece il suo piccolo fagotto, mettendoci all'interno la piccola stuoia gialla e, triste, andò via. Che cattive le altre carote, ad averla allontanata solo perché aveva un colore diverso! Maria Carota camminò per giorni e giorni, fino a quando non giunse in un nuovo campo di terra. Ora questo campo, non era un orto di carote, il capo villaggio, vi aveva piantato tanti piccoli alberelli di mele e non solo. Maria Carota non poteva certamente restare in quel posto. Come avrebbe potuto una piccola carota vivere assieme a piante così alte e diverse? Era tanto stanca, la nostra piccola carotina, così pensò che avrebbe solo steso la sua stuoia per un po', giusto il tempo di riposare. Si guardò attorno e vide un piccolo albero, era un po' isolato rispetto agli altri e decise che proprio sotto quell'alberello avrebbe riposato. E così fece e si addormentò. Mentre dormiva beata, sognando di orti di carote gialle che l'accoglievano, fu svegliata dalle radici dell'albero che le facevano il solletico lungo tutto il fittone di forma cilindrica.

  • Sveglia, sveglia!-, le diceva l'albero. Maria Carota aprì i suoi occhietti spaventata e chiese scusa per aver approfittato di quelle comode radici per riposare. L'albero si mise a ridere e poi le disse: - Non ti ho mica svegliata perché mi stavi disturbando! Guarda sta arrivando il “caporto” … e con il ramo indicò verso l'uomo che si avvicinava.

Maria Carota, ebbe molta paura e in tutta fretta arrotolò la sua piccola stuoia gialla per rimetterla nel suo fagotto e poter così scappare.

  • Ma dove vai?-, le chiese l'albero.

  • Scappo, non voglio mica far arrabbiare anche questo signore. Non voglio nuovamente essere scacciata in malo modo, come già mi è successo... meglio che me ne vada da sola. Tanto per me non ci sarà mai nessun campo, o orto, in cui poter vivere-, disse Maria Carota.

  • Tu non hai davvero visto bene!-, le fece notare l'albero.

Maria Carota si guardò attorno e si accorse che in quel campo c'erano tante piante e alberi diversi e strani. Meli con mele a forma di coni, peri con pere azzurre, peschi con pesche bucherellate, come tante piccole reti e poco più in là vide altre piccole carote, non arancioni .

Il caporto intanto si era avvicinato, le sorrise e le disse:- Era da tanto che ti aspettavo! Una carota albina è una rarità ed io non voglio assolutamente perderti! Resta con noi!-

Tutto il campo e i suoi abitanti circondarono la piccola Maria Carota per salutarla. La sera si organizzò una gran festa per l'arrivo della piccola carota senza melanina, ma che adesso aveva una grande famiglia!

fantasia972 ha postato venerdì, 26 giugno 2009 alle giugno 26, 2009 11:58
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In ---> racconti, favole, speranza, società

Se accadesse a me, sarei sola tra bianche lenzuola. Se accadesse a me, nessuna mano forte accarezzerebbe il mio viso con amore. Se accadesse a me resterei con il mio vuoto e null'altro. Se accadesse a me, tornando a casa, ci sarebbe solo silenzio e nessuna voce di bambino mi aiuterebbe a riempire l'anima di parole che sanno di futuro e di sole e di speranza. Se accadesse a me, quel vuoto lasciato nel mio ventre resterebbe buio e oscuro. Se accadesse a me … non avrei la tua forza e lascerei al tempo il compito di cancellarmi.

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fantasia972 ha postato giovedì, 25 giugno 2009 alle giugno 25, 2009 18:56
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In ---> pensieri, la mia vita, emozioni, paura, un pò di me
Bellissimo quello che è successo ieri sera!!!

Guardate il video, la mia gioia è immensa!
fantasia972 ha postato martedì, 23 giugno 2009 alle giugno 23, 2009 12:00
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In ---> la mia vita, emozioni, che bello


BARI HA DECISO DI CONTINUARE AD ANDARE AVANTI,
BARI NON E' TORNATA INDIETRO!!!


MICHELE EMILIANO IL SINDACO DEI BARESI!!!

EVVIVA, EVVIVA, EVVIVA!!!!
fantasia972 ha postato lunedì, 22 giugno 2009 alle giugno 22, 2009 20:46
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In ---> la mia vita, emozioni, che bello, attualità, un pò di me, pesieri politici



Tra tutti gli insetti, so di essere quello più odiato dagli esseri umani. Quando ero più giovane, non capivo il motivo per il quale gli uomini fossero, nei miei confronti, così poco tolleranti. Guardavo con invidia alle api... con loro erano sempre premurosi. Addirittura se ne prendevano cura, “coltivandole” proprio come si fa con le piante più belle. Crescendo, ho cercato con ogni mezzo di conquistarmi la loro stima, la loro simpatia; ho pensato che andare a vivere nelle loro case fosse un modo per condividere con loro pezzi di esistenza. Quella decisione, di andare ad abitare con gli umani, è stata illuminante per me. Mi ha permesso, infatti, di capire il motivo di cui sopra.

Le mosche si posano sulla merda!”. Eccolo il motivo dell' odio nei miei confronti e l'ho compreso proprio oggi. Certo, detto così potrebbe sembrare giusto e naturale. Insomma farebbe schifo anche a me, pensare che qualcuno mi possa toccare dopo aver toccato quella roba. Il punto, però, è che qui non parliamo di veri e propri escrementi. Insomma non sto parlando di quelli colorati di marrone e maleodoranti, anche se a pensarci bene, anche quelli su cui io mi poso hanno le stesse caratteristiche, solo un pochino più nascoste, o camuffate. Odori coperti da altri odori, più gradevoli; loro amano coprire il proprio odore con i profumi delle boccette di vetro.  E i colori degli abiti che indossano, sono vivaci e mascherano il triste marrone tipico della merda. Le merde che frequento e di cui parlo sono proprio gli umani. E credo che essi mi odiano, perché con il mio ronzargli attorno non faccio altro che ricordargli cosa in realtà sono: merde!

Volete capire meglio? Vi accontento e vi spiego perché parlo così.

E' una giornata d'estate, vivo in una casa di un minuscolo paese di provincia. Sapete quei paesi così piccoli, dove tutti sanno tutto di tutti. Quei paesi in cui la vita privata altro non è che una ridicola barzelletta, ma che spesso non fa ridere proprio nessuno; tutt'altro, farebbe piangere se non fossero così ipocriti e “mascherati”, quelle merde. Quei paesi in cui il caldo dà alla testa e l'acqua per lavarsi, soprattutto le coscienze, scarseggia. Anche se, effettivamente, gli umani sono bravissimi in questo; grandi igienisti. Lavatori di coscienze come pochi. Quei paesi le cui case, nelle facciate, hanno intonaci bianchissimi e ti sembrano proprio belli. Poi magari, riesci ad entrare nelle case e vedi che la realtà è ben diversa. Le pareti sono verdi di muffa. La moglie del padrone di casa in cui vivo, è morta da qualche mese lasciando soli il marito e la loro unica figlia. Ora la figlia, è una bambina. Una bambina, ma non fisicamente; perché fisicamente è una donna. Non bellissima, ma donna. Qualche volta ho origliato e nei loro discorsi si parlava della figlia, credo dicessero una parola che somigliava a mongoloide. Io non sapevo bene cosa significasse, in realtà credevo che quella famiglia venisse da lontano, appunto dalla Mongolia. Poi stando con loro ho capito. La loro figlia è una donna, ma allo stesso tempo è anche una bambina. Bisogna prendersi cura di lei, proprio come si fa con i piccoli. La moglie del padrone di casa, spesso e volentieri urlava contro il marito; la moglie del padrone di casa, quando era in vita, spesso e volentieri non dormiva con lui, ma dormiva da sola sul divano; la moglie del padrone di casa, spesso la vedevo piangere e abbracciare la sua donna bambina e chiederle scusa perché diceva di essere codarda. Io non ho mai capito perché le chiedesse scusa, non l'ho capito fino a quando mi sono posata sulla merda: suo padre, il padrone. Ed è accaduto proprio oggi, in questa calda giornata estiva.

Lei riposava sul divano, saranno state le tre e mezza di pomeriggio. Lui si è alzato dal tavolo, lasciando acceso il televisore, si è avvicinato alla donna bambina e le ha dato un bacio sulla fronte. Ho pensato che davvero fosse un padre premuroso. Poi all'improvviso ho sentito la puzza di merda. Sapete, come quando qualcuno si caga sotto? una puzza insopportabile e ho trovato il coraggio per posarmi sulla sua spalla e l'ho visto!

La toccava sotto la gonna, la baciava in bocca, gli ha messo persino quel suo cazzo floscio in mezzo alle gambe. A quel punto io non ho potuto più resistere, dovevo far qualcosa. Mi faceva così schifo! E ho cominciato a ronzare con quanta più energia avessi nelle mie ali. La mia voce sarà certamente giunta fino alle orecchie della sua coscienza, e il fatto di essere stata per così tanto tempo poggiata su una merda ha fatto in modo che io stessa prendessi quell'odore. Lui l'avrà sentito. Lui avrà sentito l'odore di se stesso e si è schifato. Ha provato a lavarsi per cacciare l'odore di merda , ma quello non se ne andava. Così si è davvero arrabbiato. E' uscito dal bagno, ha detto qualcosa alla donna bambina, tipo : - Adesso torno, abbi pazienza!-, è andato nel ripostiglio a cercare qualcosa. Poi ne è uscito con una specie di paletta rossa e bucherellata, con un manico sottile di ferro e ha cominciato a inseguirmi per tutta la casa. Ero esausta quando mi sono nascosta all'angolo della credenza del soggiorno. Pensavo di averla fatta franca, invece...

Giro velocemente su me stessa, le zampe sembrano muoversi da sole, come se non facessero più parte di me, le ali sbattono forte sul ripiano cercando di farmi rialzare in volo, ma non ne ho la forza. Sto morendo. In fondo non sento troppo dolore, adesso che sono agonizzante la puzza di merda che mi portavo addosso mi abbandona e lascia spazio all'odore dei prati in fiore. Guardo la donna bambina sul divano e spero che possa presto raggiungermi in quel luogo che certamente sarà migliore di questa merda!

fantasia972 ha postato martedì, 16 giugno 2009 alle giugno 16, 2009 22:23
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In ---> racconti, scrittura

BARI, VAI AVANTI!!!

IL 21 E 22 GIUGNO AL BALLOTTAGGIO VOTA:
AL COMUNE,  MICHELE EMILIANO
e
ALLA V CIRCOSCRIZIONE, D'AMORE.


Bari, vè nnanz!!!



fantasia972 ha postato martedì, 16 giugno 2009 alle giugno 16, 2009 14:14
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In ---> la mia vita, pesieri politici
Io ho visto un uomo che può muovere una città senza inquinarla.
Io ho visto un uomo che può far crescere un parco dove c'era la morte.
Io ho visto un uomo che ha messo la sua città al centro del mondo.
Io ho visto un uomo diffondere la cultura in tutte le maniere possibili, capace di ridare la vita.
Io ho visto un uomo sudare, per combattere un ecomostro.
Io ho visto un uomo andare avanti, perchè Bari non torna indietro!

(FONTE  SPOT EMILAB)

BARI VAI AVANTI!

AL BALLOTTAGGIO VOTA EMILIANO.



fantasia972 ha postato venerdì, 12 giugno 2009 alle giugno 12, 2009 12:27
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In ---> la mia vita, pesieri politici


Boom signori! Con un voto a Simeone e 4 miliardi di Euro puoi avere la tua centrale nucleare a due passi dal mare! E ti regaliamo anche una vacanza lontano dalla Puglia, gratis!







N.B. PER CIRCA 15 GIORNI I MIEI POST SARANNO TUTTI ORIENTATI IN QUESTO SENSO.... AL BALLOTTAGGIO VOTA EMILIANO AL COMUNE, ALLA CIRCOSCRIZIONE (JAPIGIA-TORRE A MARE) D'AMORE!

ABBIATE PAZIENZA, MA PER ME E' IMPORTANTE!
fantasia972 ha postato giovedì, 11 giugno 2009 alle giugno 11, 2009 15:32
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In ---> pesieri politici
 Perché continuare a tenere in piedi questa casa?
fantasia972 ha postato martedì, 09 giugno 2009 alle giugno 09, 2009 08:29
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In ---> pensieri, chi mi capisce è bravo


"Ecco il mare spazioso e vasto: lì guiizzano senza numero animali piccoli e grandi. Lo solcano le navi, il Leviatàn che hai plasmato perchè in esso si diverta" Salmo 103, 25-26

 

L'ho incontrato una mattina di maggio. Il sole era alto nel cielo ed io camminavo per le strade della città, volto tra i volti. Tutti uguali, figure di manichini che si muovevano meccanicamente, come se fossero addormentati, ancora addormentati, anche se i loro abiti facevano pensare a un imminente risveglio. Mi stroppicciavo gli occhi, avevo voglia di sbadigli e di stiracchiarmi le ossa delle braccia. Pensavo che presto sarebbe giunta l'estate e avrei goduto delle meritate ferie. Una sensazione di vitalità mi pervase, fin da dentro, che trovò sfogo in una improvvisata corsa, come se volessi accellerare lo scorrere del tempo e ritrovarmi improvvisamente sdraiata sulla sabbia calda.

  • Mi scusi, non l'avevo vista!-, dissi imbarazzata all'uomo che mi era di fronte e che avevo scontrato mentre correvo. Mi guardò negli occhi e sentii freddo.

  • Dove va così di corsa?-, mi chiese accennando a un timido sorriso.Avrei voluto rispondergli che stavo correndo verso l'estate, ma il suo abbigliamento mi trattenne quella risposta nella gola. Indossava un cappotto dal colore oscuro, un cappello e la sciarpa. Solo vederlo mi faceva sudare. La gente è strana, pensai tra me. Poi mi venne da ridere, perchè anch'io di stranezze ne vivevo, e la corsa verso l'estate interrotta dallo scontro ne era testimone.

  • Sono in ritardo, correvo per andare in ufficio-, giustificai in questo modo il mio procedere veloce, mi sembrava più “normale” e consono a quello che in realtà era. L'uomo mi sorrise, questa volta con sicurezza, e aggiunse: - Ed io che pensavo che stesse correndo per accellerare lo scorrere del tempo e trovarsi così in estate... mare, sole...- .

Quella sua affermazione mi sconvolse. Mi aveva letta nell'anima. Mi faceva paura, ma allo stesso tempo ero incuriosita e divertita da quella mente così grande che riusciva a sentire i miei pensieri. Guardò l'orologio e poi mi chiese: - Siamo ancora in perfetto orario per far colazione. Che ne dice?

Accettai d'istinto. Lo conobbi così; e con lui ho vissuto quell'estate. Era un uomo particolare, molto rigido, a volte nervoso e irrequieto. Come se la sua vita fosse percorsa da correnti forti che scuotevano le acque profonde della sua anima. Solo vicino al mare si sentiva sicuro. Spesso ho pensato che lui fosse una creatura marina. Mi guardava negli occhi quando facevamo l'amore e mi sorrideva e solo allora sembrava trovare pace. Tra le mie braccia i suoi occhi si riempivano di lacrime, ed io allora lo abbracciavo con più forza. Ricordo una volta, facemmo l'amore in macchina. Fino a quel momento lo trovavo squallido, ma quella volta con lui fu divino. Dopo aver goduto, dopo aver dissetato i nostri corpi di amore, gli chiesi di restar così nudi e abbracciati per un po' di tempo. Lui aveva il suo capo sul mio seno e le mie braccia lo tenevano stretto a proteggerlo. Mi sembrò così diverso dalle altre volte, così fragile e poco sicuro di sé. Mi venne quasi naturale raccontargli una favola e mentre la mia voce parlava al suo cuore lui si addormentò sereno. Lo guardai per tutto il tempo, vegliando sul suo sonno. Quando si svegliò, lessi il terrore nei suoi occhi.

  • Non ti farò mai del male!- , mi disse quasi urlando terrorizzato.

Poi ci rivestimmo e rientrammo a casa. Ho vissuto con lui solo tre mesi. Poi, è sparito all'improvviso dopo aver fatto in modo che lo odiassi con tutta me stessa. Mi abbandonò senza motivo nel momento in cui io avevo più bisogno di lui. Ero incinta, almeno così credevo, visto che poi si trattò solo di uno “straordinario” ritardo. Ad ogni modo credo che quella cosa lo spaventò e fuggì dalle sue responsabilità. Non ho mai saputo più nulla di lui fino ad oggi. Mi sono recata sulla spiaggia a guardare il mare e lì mi sono addormentata. Mi ha sempre rilassato il mare. L'ho sempre vissuto come braccia amorevoli capaci di cullare corpi stanchi, affaticati e oppressi. Il mare il mio più grande amore, da sempre.


Poi ho sentito una lieve carezza sul capo che mi ha svegliata. Lui era al mio fianco, io ne sono sicura, anche se fisicamente era molto diverso. Quell'uomo mi ha detto di chiamarsi Leviathan e mi ha lasciato una lettera, poi improvvisamente è scomparso. Con le mani che mi tremavano l'ho aperta e letta.


Sono nato il quinto giorno della Creazione assieme a tutte le altre creature del mare. Dio creò due Leviatani, uno maschio e uno femmina, ma dopo decise di uccidere la femmina per paura che dall'unione delle nostre forze per il mondo e gli uomini non ci sarebbe stato più scampo. A me non è stata data la possibilità di conoscere l'amore. E non ho mai capito perchè Lui per amore dell'uomo ha impedito a me, creatura tra le creature, quello che per voi umani resta un privilegio. La mancanza d'amore genera mostri, ed io questo sono. Il mio fiato incendia carboni e dalla bocca mi escono fiamme. Nel mio collo risiede la forza e innanzi a me corre la paura. Quando mi alzo, si spaventano i forti e per il terrore restano smarriti.Il mio cuore è duro come pietra, duro come la pietra inferiore della macina.Quando ti ho conosciuta il mio scopo era quello di ucciderti. Non sono capace di amare o almeno non ne ero stato capace fino a quel momento. Mi hai donato il tuo cuore e il tuo amore e a quel punto non avrei potuto portare a termine la mia missione. Era troppo tardi. Ti amo. Ti amo come non ho mai amato nessuno. Tu Angelo sulla terra hai fatto molto di più di quello che immagini. Quando mi guardavi negli occhi e riuscivi a scorgere il buio e la paura, le mie lacrime. Una notte mentre giacevo accanto a te che dormivi, ho pianto lacrime di disperazione e ti guardavo e ti parlavo e parlavo con Lui che non ho mai più pregato.

Amore mio,ti dicevo, non credo più in un Dio che entra nelle cose degli uomini, che entra nella nostra vita. Lui con me ha giocato. Si è divertito a crearmi, così come sono, un mostro... ma so che tu ci credi. E se provo a crederci anch'io, so solo che mi inginocchierei e gli chiederei di risparmiarti, di non toccare un solo capello della tua testa, che adesso poggi qui, sul mio petto. E gli chiederei anche di lasciarti così come sei. Gli chiederei di far si che nei tuoi occhi ci siano sempre acque calme e pulite. E se lui capisse ti indirizzerebbe tra le mia braccia, amore! E non credo negli angeli, ma so che tu ci credi. E pregherei anche loro, di pregare al mio posto il Signore, perchè ognuno di loro accendesse una candela per te a rendere più luminoso il tuo cammino fra le mie braccia, amore! E adesso che ti tengo tra le mie braccia credo nell' amore e so che ci credi anche tu, e credo nel fatto che assieme possiamo fare alcuni percorsi … ed io il mio lo sto facendo, con te, fra le tue braccia, amore, che mi conducono verso la luce. E la quel chiarore l'ho visto anch'io, grazie a te. Ma io sono Leviathan e non posso entrare in quella luce, il mio tempo è finito. Devo tornare negli abissi, perchè quello è il posto che mi è stato riservato. Piansi molto, non avrei mai voluto lasciarti in quel modo. La mattina dopo,non mi hai più trovato. Hai pensato che fossi fuggito per evitarmi certe responsabilità. Era l'unico modo che avevo per risparmiarti.Era l'unico modo che avevo per farmi odiare.Un angelo può amare un demone?

Questo non so se sia possibile. Quello che però so, amore mio, è che un demone può amare un angelo ed io ti amo!”

Ho guardato ancora quelle parole, poi mi sono alzata e mi sono tuffata nel mare. Avevo voglia di far l'amore con lui.

 

La parte sottolineata è tratta dalla Bibbia, Giobbe,41.

La lettera ricalca le parole della canzone di Nick Cave, Into my arms.
Il racconto è un minestrone, frutto del delirio della mia mente che in questi giorni è più delirante del solito.


fantasia972 ha postato martedì, 02 giugno 2009 alle giugno 02, 2009 12:17
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In ---> amore, racconti