L' IDIOT@
"All'improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all'oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente...La sua mente e il suo cuore s'inondavano di luce straordinaria....Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui incominciava l'attacco". da L'Idiota di Dostoevskij


Il mio libro
STRANIERA A SE STESSA



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TITOLO: STRANIERA A SE STESSA
AUTORE: BARBARA ARDITO
CODICE ISBN:978-88-6281-023-4
EDITORE:Altromondo Editore
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venerdì, 31 luglio 2009
tam 1 agosto 2009

Quanto è difficile a volte trovare parole che possano descrivere ciò che si vive e si sente. Oggi però, voglio provare a farlo. Mi è capitato di essere stata invitata ad un concerto. Vi chiederete, cosa abbia di straordinario questo invito, capita più o meno a tutti di andare a un concerto: energia che si muove nelle note musicali che riescono spesso a sfondare i timpani,e non parlo solo delle membrane uditive. L'estate è la stagione che più si adatta ai concerti all'aperto, quelli che piacciono a me. Alzi gli occhi al cielo, muovendo la testa al ritmo della musica e rimani senza fiato; uno spettacolo straordinario dinnanzi e ti senti così piccolo. Ho sempre pensato al “piccolo”, come un aggettivo di poco conto, quasi insignificante. Qualcuno però, tempo fa, ha già parlato dell'infinitamente piccolo, ed io non l'avevo mai del tutto compreso. Certo mi affascinava quell'unione di parole: INFINITAMENTE PICCOLO. Quasi un ossimoro che mi faceva sorridere. Cosa può esserci di infinito nel piccolo? E cosa può fare in questo infinito spazio che è l'universo un piccolo? Le risposte alle mie domande, forse idiote, le ho trovate nella musica durante quel concerto. Io ero seduta in prima fila, sul palco si esibiva un insolito gruppo musicale i L.D.V. La scenografia era strepitosa, non ho mai visto nulla di simile. Un continuum tra la terra e il cielo dove ognuno si scambiava con sincronismo perfetto le parti. Una piccola goccia di pioggia scendeva per cadere nel mare, che per nulla avaro la ridonava al cielo. La notte cedeva il passo al giorno e il giorno, a sua volta, salutava la notte con un sorriso aperto e luminoso, per poi ricambiarsi i favori. Una piccola foglia era il dono d'amore della pianta alla terra, che non voleva essere avida e ridonava le foglie alla pianta. Un piccolissimo seme cadeva in terra e moriva, ma da quello stesso solco lasciato germogliava la vita. Su queste note straordinarie, ad un certo punto ho desiderato ardentemente poter far parte di questa sinfonia. Io, così piccola e insignificante, avrei potuto donare qualcosa per poi ricevere altro. Il concerto è terminato ed io sono tornata a casa, senza però rinunciare a quel desiderio nato durante il concerto dei L.D.V.

Il giorno dopo hanno suonato al citofono, era il vicino di casa. Ho sorriso e ho detto sì, senza pensare troppo. Senza quei forse e ma, che altro non sono che note stonate del concerto d'armonia che è la Legge Della Vita: l'amore.

Adesso mi occupo di un piccolo, non solo di statura, perché i genitori lavorano tutto il giorno. Non è facile tirare avanti quando si deve pagare un mutuo, non è nemmeno una bella notizia scoprire di essere rimasta incinta. Un piccolo da crescere, richiede tempo, fatica e dedizione. Quanto può essere difficile, a volte, decidere in favore della vita. Quanto è difficile per noi, così presi dalle cose materiali, non tradire quell'unica legge. Sorrido, pensando che la signora non ha tradito nulla, si è semplicemente affidata come fa la foglia. Mi passa il piccolo tra le braccia e aggiunge :- Torno a prenderlo quando finisco di lavorare!-.

Un bacio sulla fronte al nano, io sorrido...

Che bello comincia il concerto ed io ne faccio parte!!!


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martedì, 28 luglio 2009


Mi chiamo Vergogna e sono un abitante di questo pianeta bellissimo chiamato Terra. Sono un animale, della grande famiglia degli invertebrati. Il termine invertebrato fa riferimento al fatto che la mia specie è sprovvista di colonna vertebrale. Per essere più precisi appartengo al secondo phylum del regno animale : i molluschi. La parola mollusco deriva dal latino “mollis” (molle), aggettivo che ben si adatta al mio corpo che possiamo anche definire, con un suono onomatopeico, “gnam gnam”. Mi nutro di complimenti, cibo che gradisco moltissimo ma che mi provoca una sorta di gastroenterite; in pratica ogni volta che ne mangio devo correre in bagno per fare la cacca. Il colore tipico della mia pelle è rossiccio, visto che sono sensibile alla luce mi nascondo spesso in conchiglie la cui funzione è quella di proteggermi dal mondo esterno. Gli umani hanno imparato, nel corso dell'evoluzione, a nutrirsi della Vergogna. Siccome nell'universo, tutto è legato in un cerchio magico d'amore, io ho in un certo modo influenzato anche l'evolversi della razza umana. È accaduto, quindi, che mangiandomi gli uomini abbiano preso un po' di quelle che sono le mie caratteristiche . Quando un uomo vive una situazione di turbamento o confusione, quando trasgredisce a regole condivise socialmente, quando comprende di aver compiuto qualcosa di sbagliato, ecco che compaiono quelle stesse scariche diarroiche che io vivo quando mangio complimenti.

Ma questo non è grave! Tutt'altro, solo grazie ai quei morsi nella pancia l'uomo ha la possibilità di rimediare ai suoi errori. Questo almeno fino a quando, sulla terra tutto era armonico, e ogni essere vivente giocava a gareggiare per far in modo che ognuno collaborasse con l'altro. Oggi le cose, purtroppo sono cambiate. Moltissime specie animali e vegetali si sono estinte, ed io faccio parte di quella categoria di animali che rischiano di sparire per sempre dalla faccia della terra. Ogni qual volta un essere vivente scompare tutti ne paghiamo una conseguenza catastrofica! L'uomo, nello specifico ha smesso di mangiare Vergogna, di conseguenza ha assunto comportamenti che lo portano a non rivedere mai le sue orme lasciate sulla terra. Sentendosi forte e sicuro di sé, ha cominciato ad agire di testa sua depredando ogni cosa. Respira aria inquinata, ha trasformato l'atmosfera in un enorme formaggio con i buchi, ha trasformato foreste in deserti; non contento, ha cominciato a mangiare ogni cosa, escludendo me chiaramente, togliendo parti di cibo destinate ad altri fratelli. Non si è preoccupato di garantire ai suoi figli un futuro sereno su questo pianeta, addirittura non si è fatto scrupoli sfruttando e costringendo i suoi figli a lavori massacranti in fabbriche fatiscenti. Ha usato i suoi piccoli, per i suoi loschi interessi. Pensando a me, povero, indifeso e timido mollusco,  gli umani hanno creduto che io portassi solo ostacoli alla realizzazione dei loro progetti. Ma l'Uomo è ignorante! La Vergogna, parola bellissima che mi è stata assegnata dai primi uomini che sapevano vivere e comportarsi bene, affonda le sue radici in un terreno fertile e ricco: il latino. "Vereor," così mi chiamavano, per indicare quel timore rispettoso che ti fa procedere sul lungo cammino della vita in punta di piedi. Ma ormai in un mondo in cui tutto appare destinato a scomparire e a morire, anch'io Vergogna, sono un animale in estinzione.



PRENDETEVI 10 MINUTI E GUARDATE QUESTO VIDEO E POI DITEMI SE NON SIA IL CASO DI SALVARE
LA VERGOGNA DALL'ESTINZIONE!!!

IO HO VERGOGNA DI ESSERE UN ADULTO E LORO?

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mercoledì, 22 luglio 2009


L'idea di raccontarvi di lui e della mia esperienza, nacque diversi anni fa. Sono stati soprattutto gli errori di giudizio a convincermi a uscire allo scoperto per parlarvi di quel giudice che mi permise di vivere; quel giudice che ,in un certo senso, mi ha permesso di rinascere. Un uomo straordinario, che riesce in una maniera del tutto “stravagante” a ribaltare le situazioni. Siamo stati abituati a giudizi ben impostati e senza possibilità di revoca. Sono stati creati, per questo motivo, luoghi appropriati e adatti. Costruiti con materiale edile impeccabile, perfetto e ineccepibile come i giudizi emessi, come le sentenze decretate. Giudici le cui toghe cadono senza grinze giù fino ai piedi. Li guardi e pensi di essere la sola persona al mondo venuta male, capace di fare errori, imperfetta appunto. Senza immaginare che i loro abiti scuri, nascondono corpi imperfetti. Uomini tutti d'un pezzo all'apparenza. Apparenza di vite esemplari: mariti premurosi e presenti, lavoratori onesti, caritatevoli e attenti a mostrarsi quando la loro mano si tende per fare l'elemosina al disgraziato di turno. Uomini giusti, ma che una volta tolta la loro veste si concedono a una vita diversa. Così possono partire in vacanza in paesi lontani, dove non è necessario indossare toghe e abiti senza grinze, in cerca di stimoli nuovi per poter poi, una volta tornati a casa, riprendere la loro perfetta esistenza. Intanto laggiù in vacanza, si concedono qualche svago innocente. In fondo non c'è niente di male a “rubare” l'innocenza altrui. In fondo a tutti può capitare di concedersi un cambio di letto a basso costo. Basso costo!!! Mica come me che il cambio di letto l'ho pagato a caro prezzo, investendo più di quanto potessi permettermi. Mettendoci tutto quello che sono, in fondo avrei potuto osare una cosa simile solo se mi fossi innamorata davvero di quel nuovo letto. Queste erano le idee che attraversavano la mia mente quando, prendendomi per i capelli mi trascinarono fuori casa, perché colta sul fatto. Mi costrinsero a seguirli lungo quelle strade polverose, mentre mi urlavano contro: « Hai sbagliato e devi pagare!». Erano lì, tutti pronti per condannarmi per sempre e in maniera definitiva, non so perché poi decisero di portarmi in quel tribunale. Oggi posso dirlo, quel giorno sono stata fortunata, devo riconoscerlo. Tremavo alla sola idea di dover entrare in quel luogo. Quelle enormi mura di pietre grigie, pesanti come i verdetti che altro non sono che enormi macigni posti sul cuore provocandone l'arresto. Una condanna che ti porta alla morte. E poi pensi che non è tanto la morte in sé a spaventarti, quanto quella morte morale. Ci avete mai riflettuto? Uno che pugnala qualcuno lo uccide. Punto. Quello muore e la fa finita. Ma ci sono modi ben peggiori di ammazzare. Ad ogni modo non volevo parlavi di questo, mi sono semplicemente lasciata andare. Il ricordo che ho di quell'uomo è bello nitido. Un giudice come pochi. Quando entrai nel tribunale lui mi guardò e mi sorrise. Poi si rivolse a quegli omoni che mi tenevano per le braccia e disse:« Non ditemi che è ancora la stessa storia!». Era un uomo piuttosto avanti negli anni, e quindi pensai che aveva affrontato altri casi simili al mio nel corso del tempo. Mentre pensavo a queste cose, la voce del mio accusatore si fece avanti :« L'abbiamo sorpresa sul fatto mentre...». Il giudice non esitò a interromperlo aggiungendo che sarebbe stato necessario un cambio d'aula per la soluzione del caso stesso. Così fummo tutti trasferiti su una radura nel deserto. Tutt'attorno a noi solo sabbia, gialla e calda. Terribilmente calda. Uno dei due uomini che mi afferravano mi spintonò facendomi cadere con il viso per terra. Quel gesto li scatenò tutti. Iniziarono a urlare parole terribili nei miei confronti pretendendo dal giudice una sentenza immediata.

Non si scompose minimamente. Rimase in silenzio, come se in quel momento lui fosse altrove. Intanto l'atmosfera si faceva davvero bollente. Qualcuno urlò persino che non credeva più nella giustizia e che a volte la sola soluzione è farsi giustizia da sé; così si piegò per raccogliere la pietra che ai suoi piedi giaceva silenziosa ed estranea ai fatti in corso. Altri seguirono il suo esempio. Ben presto quegli uomini divennero armati, non solo di cattiveria, pronti a condannarmi. Solo allora il giudice li guardò in faccia, dritto negli occhi, ma non disse una sola parola. Poi si piegò sulle ginocchia e cominciò a scrivere sulla sabbia, così come fanno i bambini per gioco. Io ero con il viso per terra e riuscii a leggere ciò che scrisse.

Il Vento cancella”. In un primo momento non capii. Addirittura pensai fosse matto o irresponsabile visto che io ero in pericolo di vita e lui pensava al vento.

Poi alzò per un attimo il suo sguardo e rivolgendosi ai miei accusatori disse soltanto poche parole :« Chi è senza peccato scagli la prima pietra!». Una trovata geniale, evidentemente li conosceva bene e sapeva quali scheletri nascondevano nei propri armadi; ad ogni modo dopo quelle parole ritirarono l'accusa nei miei confronti e si allontanarono. Restammo soli, io e il giudice. Era ancora chinato a scrivere sulla sabbia quando mi guardò negli occhi e mi disse:

« Che tribunale strano il mio ,vero?», e mi sorrise nuovamente, poi riprese:« Certo che se un giudice scrive il suo verdetto sulla sabbia, non ne rimarrà nulla! Vedi, mia cara, basterà attendere l'arrivo della sera e non appena salirà il leggero venticello tutto sarà cancellato per sempre. Non mi piacciono tutte quelle pagine che arricchiscono i dossier. Tutto spreco di carta. Le condanne, i giudizi è bene scriverli sulla sabbia. E' davvero più economico e meno doloroso per tutti, perché il vento cancella … tutto! Questi tipi non capiscono questo mio scrivere sulla sabbia, benché sia già la seconda volta che lo faccio. Speravo che lo avessero compreso, tanti anni fa, ma come hai potuto constatare ho dovuto nuovamente metterli in difficoltà. Mi hanno costretto a tirar fuori lo specchio che riflette gli scheletri nascosti...i loro. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!” Hai compreso vero? », e mi sembrava che i suoi sorrisi non dovessero mai terminare. In ultimo aggiunse: « Chi ti ha condannata?».

«Nessuno, Signore, se ne sono andati via tutti», risposi.

«Bene, nemmeno io ti condanno... puoi andare, adesso sei davvero libera!», e proseguì a scrivere le sue “condanne” sulla sabbia che a sera il vento avrebbe cancellato per sempre.





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lunedì, 20 luglio 2009


 " Il modo migliore di  amare la vita è amare molte cose!"
Van Gogh

CIO' CHE IO AMO

Amo tutti quelli che dicono mi dispiace...
amo tutti quelli che cantano sotto la doccia...
 amo tutti quelli che sanno godere delle piccole cose...
 amo tutti quelli che sanno che basta poco per essere felici...
 amo tutti quelli che conoscono il gioco di PollyAnna...
 amo tutti quelli che non si sentono mai arrivati...
 amo tutti quelli che sono disposti a buttare tutto nel cesso e a ricominciare ogni giorno...
 amo tutti quelli che sanno ridere anche quando ci sarebbe da piangere e amo tutti quelli che sanno piangere quando ci sarebbe da ridere...
 amo tutti quelli che si commuovono davanti ai tramonti perchè spesso sono preludi di nuove "albe" tutte da vivere...
amo tutti quelli che non hanno paura di amare.

E TU COSA AMI????




venerdì, 17 luglio 2009




Terminato di sparecchiare l'altare, riposto il calice vuoto e lucidato, il sacerdote depose la pisside con le ostie consacrate avanzate nel tabernacolo. Poi sedette in silenzio. Fuori dalla chiesa il cielo era ancora plumbeo, quasi soffocante. L'invito a salire sull'altare per l'elogio funebre, prima del saluto finale, ruppe il silenzio straziante che rumoreggiava nei cuori dei parenti.

Dal banco della prima fila, si alzò Martina. Una donna tutta d'un pezzo, nel suo tailleur nero, i capelli raccolti sulla nuca. Sarebbe stata lei a ricordare ai presenti suo padre.

Davanti al microfono che il sacerdote le porgeva, cercò di schiarirsi la voce rauca per le tante lacrime che aveva ingoiato. Alzò lo sguardo per un attimo, in cerca di occhi che potessero infonderle un po' di coraggio e che l'aiutassero a ricacciare quelle lacrime che sembravano non volessero obbedire a nessun ordine.

« Mio padre era un uomo straordinario... voi tutti ne avete potuto conoscere...», il pianto improvviso interruppe il suo parlare, mentre pensieri e domande le visitavano la mente. Una lunga e terribile malattia aveva consumato un uomo grande, non solo nel fisico. Martina cercò di ricomporsi, nuovamente decisa a non manifestare le sue emozioni. Caparbiamente determinata a nascondere gli slanci del cuore di cui era capace. Aveva preparato un discorso formale e freddo. Guardò per un attimo la bara che le era di fronte, poi aprì la piccola borsa che teneva ben salda tra le mani e ne prese un foglio ripiegato in quattro. Guardò nuovamente la bara silenziosa, sorrise; quel sorriso assunse quasi le sembianze di una scopa, la cui funzione era quella di ripulire un giardino da foglie secche e gialle. Nuovamente si guardò attorno e all'improvviso si accorse di essere in un'aula scolastica. In piedi di fianco alla cattedra, l'insegnante l'invitava a leggere ai suoi compagni il tema che aveva assegnato. Stese il foglio bianco e cominciò a leggere.



TEMA: IL MIO PAPA'


Il mio papà è un super papà. Parlando con gli altri miei compagni ho scoperto che anche i loro papà sono super, ma il mio lo è di più!

E' alto, molto alto ed io per guardarlo negli occhi devo per forza salire sulla sedia. E' forte e grosso, ha una pancia grandissima e per me quella è la sua arma per difendersi e difendermi dai cattivi. A lui basta dare una panciata, come Bud Spencer, per far cadere per terra i suoi nemici. Riesce a prendermi in braccio con una sola mano. Il mio papà è super, perché quando vado in auto con lui riesce con un semplice fischietto a far passare le signore. Mi spiego meglio. La macchina corre sulla strada senza fermarsi, poi quando stiamo per arrivare vicino a un semaforo, rallenta un poco e poi si ferma e mi dice: « Guarda la signora sul marciapiede, adesso faccio un fischietto e lei attraversa la strada!». Si mette a fischiare e la signora comincia davvero a camminare. Io lo so, che si muove solo perché è scattato il verde dei pedoni, ma mi piace lo stesso questo gioco di mente che sa fare il mio papà. Il mio papà è super anche perché fa un lavoro super. Quando d'estate non vado a scuola, a volte mi porta lì dove lavora; un grande ospedale, dove ci sono tanti infermieri e dottori, ma il mio papà non è un dottore e nemmeno infermiere. Scendiamo tante scale e andiamo in un posto quasi magico. Lui si mette il camice bianco, come quello dei dottori, ma non è un dottore, ed entriamo in una stanza che a me piace proprio tanto. Ci sono delle sedie che girano con le ruote sotto e a me sembra di andare sulle giostre. Poi ci sono delle fiale di vetro, alcune colorate, altre bianche e trasparenti. Mi piace guardare il mio papà quando lavora, perché somiglia a un mago. Guarda dentro una macchina strana, fatta da tubi neri con gli occhiali, ma senza stecche solo vetri, e poi scrive delle cose su dei fogli. Ogni tanto succhia dei liquidi con delle cannucce di vetro lunghe lunghe, questi liquidi poi li passa nelle provette che mette su una macchina che trema tutta. Quando non la usa lui, io mi diverto a metterci il dito perché vibra forte ed è come se mi fa il solletico che comincia dal dito, ma poi trema anche il braccio e perfino la faccia, ed io rido tantissimo. Se qualcuno mi domanda:

ma che lavoro fa tuo padre?”, io non so rispondere bene... però secondo me è un lavoro importante, da mago! Forse sta studiando una formula magica per guarire una brutta malattia ed io non voglio disturbarlo, così lo guardo stando zitta zitta e sorrido, perché lo so che troverà la soluzione!

Per questo dico che il mio papà è il più super di tutti i papà, perché fa un lavoro da mago buono, importante per tutti gli uomini; perché è forte e può sconfiggere i nemici senza armi, solo con la sua grande pancia e poi perché è il mio papà!


L'applauso ruppe il silenzio del dolore, mentre fuori il cielo diventava sempre più chiaro. Martina scese dall'altare, si avvicinò alla bara di suo padre e la baciò.

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martedì, 14 luglio 2009



« Era bello quando potevo sentire il fresco dell'erbetta che mi solleticava. Era bello, quando ti costringevo a saltare come una gazzella, per non farti scottare nei giorni assolati, sulla sabbia bollente. Era bello perfino sentire la durezza dell'asfalto rovente. Per quanti passi difficili tu abbia compiuto nella tua vita, tutto quello che hai sentito e mi hai fatto sentire, non meritava la condanna che mi hai inflitto: chiuso in questa prigione di gomma! », il piede abbassò lo sguardo e una lacrima di sudore, scivolò lungo tutta la pianta.

La bambina che amava camminare scalza, sollevò la gamba, poi prese il piede agonizzante tra le sue manine e accarezzandolo dolcemente disse: « Piedino mio adorato, io ti ho tanto amato e mi spiace da morire saperti addolorato. Il mondo mi ha ferita, in tanti hanno approfittato della mia, ancora, giovane vita. Per chi come me, camminava scalza, il vivere non è mai stato una danza!

Ahi, ahi !” gridavo quando, incuranti e disattenti, i passanti, digrignando i denti, quasi per dispetto,con poco affetto e poco rispetto, mi facevano molto male. I miei piedi sempre schiacciati, pestati e maciullati da chi con arroganza, con scarpe ballerine, viveva la sua danza; incurante di me, ragazzina sbarazzina, camminavo leggera, leggera sulle strade ogni sera. Così ho messo una corazza che mi ripari da quella brutta razza di ingordi, balordi e cattivelli peggio di maligni spiritelli».

« Bambina, piccola e deliziosa, profumata come una rosa, annusami e poi dimmi con sincerità chi mai più a me si avvicinerà? Non lo senti il tanfo che emano? E' molto peggio di quello del villano! Sono chiuso e costretto in uno spazio troppo stretto. Soffoco, amica mia...», il piede tirò un lungo sospiro che si manifestò in un potente calcio e poi spirò.

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venerdì, 10 luglio 2009


Ero, come sempre, nella mia boccetta di vetro, lì sulla mensola in compagnia di tutti gli altri miei fratelli. Pensavo al momento in cui avrei lasciato, definitivamente, quella casa. Attendevo trepidante il giorno in cui qualcuno, non importa se uomo o donna perché l'amore non conosce sesso, mi avrebbe portato con sé, per vivere assieme. Ahhh l'amore!!! , quello che sognano tutte le fanciulle. Quell'amore che ti fa volare su su in alto e sentire una principessa. L'abito bianco nuziale, il papà che t'accompagna in chiesa, tutti quegli sguardi di ammirazione e commozione.

  • Ahhhhh!

Il sospiro, venne fuori a sbuffo dalla boccetta che mi conteneva. Intanto la commessa della profumeria, approfittando di un momento di pausa, aprì il giornale che aveva comperato dall'edicolante prima di arrivare in negozio.

  • Senti questa!-, disse rivolgendosi alla sua collega.

  • Negli Stati Uniti si sta sviluppando, raccogliendo grandi consensi, un movimento per un'atmosfera lavorativa inodore. Il progetto vede l'estendersi dell'atmosfera inodore a tutti gli ambiti e ambienti umani. Arriva l'era del totalmente vuoto. La macchina industriale si sta già muovendo. L'ultima innovazione: boccette di profumo vuote! Da non credere!- , sorrise e ripose il giornale sotto il bancone riprendendo il suo lavoro.


Perché??? Perché vogliono impedirmi l'amore? Perché hanno deciso per me? Cosa ne sanno loro, della mia vita di profumo. Noi nasciamo solo per l'amore, per amare ed essere amati... quando siamo molto, ma molto fortunati. Sì, perché già la sola scelta del nostro materiale odoroso, influenzerà la nostra vita. Da quella scelta dipenderà l'intensità del profumo e l'effetto. Le nuances possono essere differenti: fiorite, fruttate, mascoline, femminili, eleganti... per questo già sappiamo, quasi in anticipo, chi si innamorerà di noi. Anche se, fra noi, chi arriva all'amore, quello eterno, è solo molto fortunato, e non capita così di frequente! Perché? E me lo chiedete pure? Va bene, vi accontento... cercherò di spiegarvi alcune cose che ci riguardano. Comincio... La Nota di testa. Viene impressa per mezzo di sostanze passeggere e leggere. Quello che si sente immediatamente aprendo una boccetta, Nota di Testa. È, forse, la nota più amata dagli imprenditori del settore, perché è quella che il possibile acquirente noterà immediatamente. Un breve movimento, le dita che svitano delicatamente il piccolo e delicato collo della boccetta, e poi... te ne accorgi subito che hai colpito nel vivo. Le sue pupille si dilatano, le palpebre si lasciano chiudere, per poi riaprirsi, il viso s'infiamma. Vampate di calore lo investono. I sensi inebriati. E' andato!!! Lo amo, la amo, dice tra sé. Lo voglio, la voglio! Ma non è così semplice come sembra, infatti chi viene acquistato a causa della Nota di testa si ritroverà, presto, nel cassetto del bagno in solitudine, dopo essere stato usato un paio di volte. Una specie di cotta, o colpo di fulmine … come lo chiamate? Qualcosa che ti prende al momento, ma poi è destinato a scomparire. Scomparire attraverso un tempo brevissimo, evaporato tra esalazioni di dimenticanza.

Il mio consiglio? Passare alla Nota emozionale. Spruzzate un po' di gocce di profumo sulla pelle, avrete almeno la possibilità di rendervi conto di come si mescola con voi. Certo l'amore non è questo! Passeranno poche ore e voi vi sarete dimenticati del vostro odore nuovo, combinato. Però per lo meno sarete saliti su un gradino un tantino più alto rispetto alla, più sfigata, Nota di testa. Avrete almeno sperimentato l'esperienza del mescolamento di realtà differenti. Mi avrete dato l'opportunità di farvi capire, quanto un semplice profumo possa amare uno come voi e trasformarsi, quasi adattarsi alla vostra pelle. Ma anche questo non è ancora amore. Quell'amore che cerco, quello per cui io vivo.

Chi tra noi ha più fortuna, riesce ad amare ed essere amato grazie alla Nota di Cuore. Mi direte... ah, finalmente! Ci siamo!!! Giunti a questo livello, certamente non rischieremo di restare chiusi e abbandonati nel famoso cassetto del bagno. Finalmente vivremo il nostro amore. Ci faremo spruzzare dietro i lobi delle orecchie, sui polsi, alle caviglie e perché no? Anche su tutto il corpo. Una nube profumata, abbraccerà come calde e accoglienti braccia il corpo del nostro amore che non ci dimenticherà per interi giorni. Penserà a noi continuamente... ogni mattina, appena sveglio, mentre si lava per correre al lavoro; parlerà ai suoi colleghi o colleghe di noi, di quanto gli piaciamo, di quanto ci ama. Ma le cose belle, spesso durano poco. Certo non pochissimo come per chi è proprio sfortunato! (Leggi Nota di testa! )Ma che importa? Un giorno, due... un mese o tre? L'importante è che almeno ci abbia amato. Poi … poi ci sono, quelli che io chiamo bigliettilotteriavincenti: è la Nota di Fondo che contiene elementi persistenti,che durano... durano per sempre. L'amore con la A MAIUSCOLA. Amore per sempre, per tutta la vita! Come quello di un tempo, quello dei nonni. Un amore che muta nel tempo e si trasforma adattandosi, giorno per giorno, ai cambiamenti del corpo, dell'anima, dei pensieri. Un amore che si plasma, e si cuce quotidianamente, come gli abiti su misura. Semplicemente perfetti!

Ahhhh, l'amore!!! Ripresi a sospirare.

La porta del negozio si aprì, un giovane uomo elegante si avvicinò al bancone. La commessa mi prese dalla mensola su cui ero tutto concentrato a sognare l'Amore, mi passò nelle mani affusolate dell'uomo, che con garbo svitò il cappuccio ermetico, avvicinò piano la boccetta al naso, sentii il suo annusare e poi chiuse gli occhi e li riaprì.

  • Lo voglio!-, disse con tono deciso.

La signorina mi ripose nella scatola. E poi aggiunse:

  • Confezione regalo?

  • Sì, grazie! E' per la mia fidanzata... sto per raggiungerla negli Stati Uniti.


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martedì, 07 luglio 2009


E le stelle stanno a guardare!”.

  • Mica vero!-, obiettò il sindacalista del firmamento.

Un sindacalista anche per le stelle? Certo, vi sembra così assurdo? Ma avete mai pensato davvero, al faticoso lavoro a cui sono costrette da sempre, ogni notte, quelle poverette? Il cielo, altro non è , che una grande, immensa fabbrica...

La fabbrica dei sogni. Funziona più o meno così...

Gli umani, nelle notti chiare, se ne stanno a naso in su; ogni tanto sospirano pensando ai tanti sogni che hanno stupidamente chiuso in un cassetto. A quel punto, si innesca il marchingegno dei sogni. Il tubo trasparente, e perciò invisibile, scende dal cielo. Immaginatelo simile a un ponte, o per lo meno la funzione è quella. Nel momento in cui tocca terra, comincia il vero e proprio lavoro delle stelle. Quello che ai vostri occhi sembra un semplice pulsare, in realtà altro non è che una forte contrazione muscolare, causata da iperlavoro. Come quando voi uomini, compite uno sforzo e il cuore comincia ad accelerare i suoi battiti. Con il suo pulsare, la stella immette nel cilindro trasparente, minuscole particelle calamitate che hanno la potenza di aprire il cassetto nel quale il sogno è chiuso e sepolto. Una volta aperto il cassetto, la stella comincia a pulsare sempre con più energia, in modo tale da risucchiare su nel cielo il sogno in questione. Giunto a destinazione, nel firmamento, quel sogno piccolo, abituato al buio del cassetto viene letteralmente accecato dal forte bagliore delle stelle e questo provoca nello stesso un cambiamento sostanziale: per la prima volta, da quando è stato messo al mondo, capisce che stando soli nulla è possibile. In altre parole, il sogno si rende conto del fatto che per vivere di vita propria, deve necessariamente connettersi a tutti gli altri sogni che sono sospesi nella sala centrale della fabbrica. Questa presa di coscienza si concretizza in un abbraccio di gruppo che vede coinvolti tutti i sogni, i desideri e comincia il momento del giro vorticoso. Sempre più forte, sempre più veloce, fino a quando la forza centrifuga non lo sbatte fuori dal cerchio e lo ributta sulla terra, dove chiaramente avrà la sua vita.

E tutto questo grazie a quelle operaie che lavorano instancabilmente: le stelle.

Adesso immaginate, per un momento, se tutta questa fabbrica dovesse fermarsi. Cosa accadrebbe? Se i sogni dipendessero dai loro “genitori”, gli umani, resterebbero in quella culla-tomba in cui vengono deposti e chiusi, il cassetto; senza poter essere realizzati, senza poter vivere davvero. Il pericolo che tutta questa produzione possa fermarsi è reale e concreta. E ve lo dico io, che sono il sindacalista.

Le stelle sono stanche. E non riescono a produrre quanto il mercato chiede. Inoltre i prodotti cominciano ad essere di una qualità scadente, e la colpa, chiaramente, è legata all'utilizzo di materia prima che , diciamolo, fa schifo! I fornitori cominciano ad esportare, chiudendo in quei famosi cassetti, sogni sempre di qualità minore. La direzione della fabbrica non intende più fornire prodotti di seconda scelta. Ne va di mezzo il buon nome della ditta. Come dargli torto?

 

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La notte di san Lorenzo...appuntamento in spiaggia alle 23.

  • Ma ragazzi che sta accadendo?-, chiese FantaBarbara ai suoi amici.

Nel cielo le stelle erano tutte in linea a formare una specie di corteo. Il loro pulsare era simile a quello di braccia che muovono in alto pugni in segno di protesta. Il corteo era aperto da una grande bandiera bianca, era la luna. Sciopero, sciopero...

Poi improvvisamente il buio.


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venerdì, 03 luglio 2009


Non ricordo con precisione il giorno in cui arrivai in quella cittadina, quasi sperduta. Ci sono particolari talmente inutili che il cervello non li registra nemmeno sul nastro della vita. Quello che però, ricordo benissimo è l'immagine di quei due “poveracci”. Avevo deciso di fare, personalmente, un giro di perlustrazione sulla terra. Le notizie che mi giungevano attraverso i miei potenti mezzi di informazione non erano affatto confortevoli.


Trovato il corpo senza vita di una donna.”

Caduto aereo: 200 vittime.”

Assalto terroristico a un mezzo militare: due morti.”

Strage famigliare: un uomo di 40 anni, uccide moglie e due figli. Aveva perso il lavoro e non sapeva come fare per dare una vita dignitosa ai suoi cari”.

Autista rifiuta di far salire sulla vettura pubblica un uomo di colore. Sporco negro, puzzi!,gli ha urlato. Poi lo ha massacrato di botte. Adesso l'uomo si trova ricoverato in prognosi riservata.”



Eppure avevo lasciato agli uomini ogni “suggerimento” per far sì che la loro vita fosse serena.

  • Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai... eppure vengono nutriti dal Padre vostro celeste. E guardate i gigli del campo non lavorano, non filano. Eppure, io vi dico, nemmeno Salomone con tutte le sue ricchezze vestiva come uno di loro. Non affaticatevi per quello che mangerete o berrete, o per come vestirete. Vivere non è questo!-.

Ero davvero deciso a “rompere” quel giocattolo che io stesso avevo costruito. Sarebbe stato, certamente, meno dannoso per tutti. Avevo deciso di riprendermi il regalo più grande che mai avessi potuto donare: la libertà di scelta. Mi sentivo deluso e sconfitto. Avevo dato fiducia a qualcuno che in fondo non la merita. E pensavo che anche uno come me potesse a volte compiere errori. Sbagliare. In fondo, nessuno è perfetto! Pensavo a tutte queste cose, mentre camminavo lungo un marciapiede e le macchine schizzavano impazzite sulla carreggiata. All'improvviso la mia attenzione fu catturata da quei due.

Erano sulla panchina  sotto l'ombra di due grandi alberi. Lei era semi sdraiata e poggiava la sua testa sulle gambe di lui, che era seduto e guardava fisso davanti a sé . Ai loro piedi due grandi buste che contenevano poche cose. Sul bidone vicino avevano poggiato una radiolina, di quelle che si comprano dai cinesi e la musica andava leggera a far compagnia al canto delle cicale. Mi avvicinai a loro.

  • Da dove venite?-, chiesi sorridendo.

  • Vieni e vedi!-, mi rispose lui secco.

Quella risposta mi fece sobbalzare. Era la stessa che diedi anch'io, anni addietro, a quel giovane ricco, che poi tornò triste sui suoi passi.

La donna si alzò e mi fece spazio su quella loro panchina. Era quella la loro casa. Fu una bella giornata. Parlando con quei due mi rasserenai e i pensieri tristi volarono via. Poi, decisi che quel giocattolo non l'avrei rotto... non mi sembrava giusto nei loro confronti.


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