Il mio libro
STRANIERA A SE STESSA
Commenti
Categorie
I MIEI LIBRI
Foto recenti
| Vedi altri media |
Link amici
Archivio
Contatore visite
AMO
Credits
Guardai l'orologio, come sempre ero in ritardo, avrei dovuto muovermi a lavare quei maledetti piatti che sostavano nel lavandino. L'acqua calda riempiva il lavello, qualche goccia di detersivo, molta schiuma. Presi la spugnetta abrasiva e cominciai a lavare le stoviglie. Mi fermai, solo per pochi secondi, quando giunsi a quel tegame di alluminio. Non so come, ma era diventato orrendamente scuro, e a me le pentole di alluminio scure e opache non mi sono mai piaciute. “Olio di gomito, mia cara, olio di gomito!”, dissi fra me e cominciai a strofinare con più forza. Quel movimento divenne improvvisamente meccanico, le mie mani si muovevano, nella pentola dal fondo circolare, con gran velocità. Tutti quei giri cominciarono a prendere una strana consistenza nella mia mente, come se improvvisamente mi trovassi a scendere una quantità infinita di scale fatte a chiocciola. Ormai non pensavo più alla pentola scura e opaca, di fronte a me c'erano solo scale, cerchi, spirali che mi stavano conducendo in un posto completamente sconosciuto. Un'esplosione improvvisa di schiuma mi colpì sul volto, di riflesso chiusi gli occhi e quando li riaprii mi trovai in un posto meraviglioso. Ovunque era natura: alberi, piante, fiori dai colori più brillanti. Cominciai a camminare incuriosita e per niente spaventata, un ruscello scorreva poco più in là. Qualche animaletto curioso, spuntava da dietro i tronchi degli alberi e mi scrutava come a voler capire le mie intenzioni. Ad un tratto lo vidi. Era seduto, tutto solo, su un sasso, proprio vicino al ruscello. Era un giovane di bell'aspetto. Vestito con i soli pantaloni. Da lontano notai subito la sua spalla possente, con i muscoli ben evidenti. Quando mi avvicinai mi accorsi che sul capo tra i capelli neri, spuntavano due piccole corna. Si girò improvvisamente e mi guardò negli occhi. In quel momento ebbi la sensazione di essermi persa. Erano bellissimi, non so dire di che colore fossero, quello che so è che erano profondi, intensi.
Chi sei?, gli domandai.
Inizialmente non mi rispose. Girò il capo e poggiò il suo viso sui palmi delle due mani.
Non mi scoraggiai e domandai ancora...
Chi sei?
Tu certamente sei un'umana!, fu la sua risposta.
Quell'affermazione mi lasciò perplessa, perché nel tono di voce percepii una certa antipatia nei confronti degli umani.
Sì, certo. Sono umana. Ma tu chi sei?, continuai.
Sono Lucifero!, mi rispose.
Il suo nome mi fece rabbrividire. Ero in compagnia del diavolo. Quindi mi trovavo all'inferno? E se così fosse stato, perché? Come ci ero arrivata? Ero morta? I miei pensieri furono interrotti dalla risata di Lucifero, che adesso sembrava avesse perso un po' di quell'aria affranta che mostrava poco prima.
Tranquilla, non sei morta, cercò di rassicurarmi.
Ah, meno male!, risposi tirando un sospiro di sollievo, e poi domandai...
Sì, ma dove mi trovo?
Sei nell'Eden, ovvio!, mi rispose.
Nell'Eden? No, scusa... ma come è possibile che tu sia qui nell'Eden e noi siamo stati buttati fuori?, chiesi con un tono di voce un po' alterato.
Mi sa che dovrò spiegarti tutta la storia, fin dall'inizio …, rispose tornando ad essere cupo e preoccupato.
Tutto cominciò quando Dio decise di creare voi umani. Prima di allora tra me e Lui non c' erano mai stati problemi. Io ero, come puoi ben vedere, il più bello tra i suoi angeli. Lucifero, Portatore di Luce, così mi chiamava. La sua compagnia era davvero uno spasso. L' amavo in modo totale e lui mi ricambiava. Trascorrevamo un sacco di tempo assieme, eravamo davvero due grandi amici. Un giorno, Dio mi confidò la sua nuova idea. Voleva provare a creare un essere nuovo. Aveva già creato innumerevoli cose, cioè esseri viventi. Però diceva che gli sembrava che mancasse qualcosa al suo progetto. Trascorremmo 7 giorni interi a pensare e ripensare a cosa potesse completare quest'opera, che a detta di Dio, appariva imperfetta. Sì, dico a detta Sua, perché dal mio punto di vista era già figo così com'era. Insomma, durante la notte del sesto giorno, non riuscendo a dormire, perché vedevo il mio Amico così pensieroso e triste, mi misi a pensare chi o cosa potesse far tornare il buonumore a Dio. Improvvisamente mi parve chiaro! La risposta l'avevo proprio sotto gli occhi. Qualche giorno prima, avevo fabbricato prendendo dei rametti, un po' di paglia e qualcos'altro trovato accidentalmente nel bosco, un minuscolo fantoccio. La mattina seguente, portai a Dio il mio burattino fantoccio e gli dissi:
Tu certamente saresti in grado di farlo molto più grande del mio, molto più bello e molto più completo! Lo vidi illuminarsi di gioia, come mai lo avevo visto prima, era bellissimo. Mi abbracciò e mi ringraziò. Quando giunse la sera mi sentii chiamare. Io corsi dal mio Amico che mi mostrò la sua opera. Erano per terra, con gli occhi chiusi. Un uomo e una donna. Bellissimi entrambi. Dio mi sorrise, e poi mi chiese...
Che te ne pare, Lucifero?
Sono bellissimi, sembrano vivi!, risposi.
Sono vivi. Adesso dormono ancora. Non appena si sveglieranno li vorrò incontrare e parlerò loro per spiegargli un po' di cose. Sento di amarli, di amarli tanto, questi due!
Da questo momento in poi sono cominciati i miei guai. Dio cominciò a trascorrere molto tempo con i due “umani”, così li aveva chiamati. Dio cominciò ad amarli sempre di più, addirittura permise loro di diventare padroni dell'intero Eden. Ma in realtà ciò che a me dava fastidio, era semplicemente il fatto che Dio mi cercasse meno, come se cominciasse ad amarmi con un'intensità minore. Parlava sempre di loro, si rallegrava quando li vedeva passeggiare, cercava la loro compagnia ed io cominciai a restare solo. Così, un giorno per vendicarmi decisi di far in modo che Dio s'incacchiasse con quei due. Volevo semplicemente che allentasse un po' questo suo rapporto intenso di amicizia con gli umani e curasse un po' di più me, così divenni amico del serpente e... Il resto della storia la conosci. Quei due furono scacciati dall'Eden, ma io non tornai più ad essere il suo migliore amico, perché scoprì tutto l'inganno. Per lo meno questo è quello che voi umani continuate a pensare...
A questo punto Lucifero si interruppe e sorrise. A me venne da ridere perché quella sua espressione era simile a quella di un bimbo monello che ne ha appena fatta una e vuole in una qualche maniera cercare di addolcirti. Così mi venne quasi spontaneo domandare...
Dai, dimmi, dov'è la fregatura?
Non è una vera e propria fregatura. Anzi, il fatto che te ne stia parlando adesso, è già una gran bella cosa! Certo potresti arrabbiarti perché la vostra condizione di umani lì sulla terra non è delle migliori, e tra tutta sta lotta a cui siete costretti ogni giorno: bene, male... male, bene.... buono, cattivo, cattivo buono, mi rendo conto che non deve essere molto divertente. Insomma, per farla breve...tu prima mi hai chiesto che ci faccio nell'Eden... in realtà è accaduto che io e Dio abbiamo fatto pace!
Che bello, avete fatto pace!!!! Questo significa che adesso io smetterò di lucidare le padelle di alluminio???
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (72) :::: categoria : racconti

Amici quello che sto per raccontarvi non è il rinnovato delirio di una che parla con i personaggi delle fiabe. Ormai sono diversi anni che ci conosciamo, penso di aver conquistato la vostra fiducia e avervi convinto dei miei “poteri”. Il mondo fiabesco esiste, ed è un mondo che vive di fianco al nostro, basta solo mettersi in ascolto...
E' accaduto per caso, come tutte le altre volte … pensavo alla mia vita reale, e alla mia condizione di single( non voglio usare altra parola più cruda) testardamente convinta a ricercare il Principe Azzurro. A nulla era servito aver guardato e riguardato il bellissimo film animato di Shrek, dove l'azzurro principe assume le sembianze di un narcisista che con l'inganno cerca di far innamorare la principessa. Meglio un orco, con il pancione, che puzza un po', ma che sa donare sorrisi sinceri e con un cuore grande quanto una palude. No, non ci piacciono gli orchi!!! Vogliamo il Principe Azzurro, con il cavallo bianco e tutto il resto!!! E poi, scusate, Cenerentola l'ha trovato, perché non potrebbe accadere anche a me?
Insomma ero presa da questi pensieri, quando a un certo punto, ho sentito suonare al citofono per ben due volte!
E' il postino, sicuramente... ho pensato! Certo che sì, il postino suona sempre due volte! E infatti era proprio il postino.
-C'è posta per te!, mi ha detto.
-E no, non mi freghi, brutto cretino! Io da quella non ci vado!!!, gli ho risposto.
Mi ha guardata, come si guarda una povera pazza e mi ha consegnato la lettera. Si è messo sul motorino ed è andato via, lasciandomi con la missiva tra le mani.
La apro e nientepopodimeno che ...indovinate ????
Il principe azzurro!!!
Cara fantasia972,
ho saputo da fonti certe che hai aiutato i cattivi delle favole a riscattarsi dall'etichetta di malvagi!!!
Adesso è giunta l'ora di aiutare i buoni a togliersi quell'orribile onta che li descrive come esseri amabili. Mi sono rotto le scatole!!! Non voglio più essere il Principe Azzurro che salva le principesse. Non sono romantico, non combatto draghi e orchi, non cedo il posto alle donzelle, non bacio le loro mani!!!
Basta!!!!
Davvero, non ne posso più! Che poi nessuno ha mai raccontato che sono diventato azzurro per un incidente di percorso!!!
Adesso ti racconto...
C'era una volta...
un giovane uomo, era semplicemente un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti: ad esempio, proprio come ogni uomo, quando faceva pipì non alzava la tavoletta del water. Amava vestirsi di blu. Pantaloni, giacca e cappello erano,sempre e solo, blu notte, scuro e impenetrabile. Era un uomo aitante, che piaceva molto alle donne, che si sa amano da sempre gli uomini fatti in un certo modo: bastardi! Quelli che non devono chiedere mai! Quelli che ti lasciano sempre sul filo, sospeso tra il cielo e la terra; capaci come sono di farti volare in alto quando ti tengono stretta tra le braccia e poi farti cadere per terra, rompendoti le ossa, e non solo, quando si danno improvvisamente per dispersi. Accadde che un giorno, il nostro uomo blu notte, conobbe una donzella di nome Candeggina che molto aveva sofferto in passato a causa di uomini simili al nostro. Nel corso degli anni la donna maturò nel suo cuore la spietata vendetta,riuscendo a scoprire una magica formula che le sarebbe stata di grande aiuto nell'attuazione del suo piano terribile. La formula è la seguente:NaCIO. Quando incontrò il nostro povero uomo blu notte, la mise in atto.
Fece in modo da attrarre a sé il povero sfortunato bastardo e con una serie di magie femminili lo convinse a dormire abbracciato sul suo seno. Mentre dormiva poi, gli
sussurrò in un orecchio: -NaCIO, e lo baciò sulla bocca.
La mattina seguente, l'uomo blu notte si risvegliò di un celeste sbiadito e quando provò a lasciarla non ne fu capace. Candeggina era riuscita a trasformarlo in un vero Principe Azzurro.
Questo creò una sorta di euforia in tutte le donne del mondo che da allora si sono messe in testa che esista per davvero un uomo di simil fattezze. In realtà non sanno che ogni Principe Azzurro è opera di Candeggina, abilissima a stingere al primo lavaggio ogni uomo che incontra.
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (55) :::: categoria : racconti, favole
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (22) :::: categoria : pensieri, poesie, amore, vita, la mia vita, emozioni, un pò di me

-Come nascono le tue favole, nonna?
Sorrisi ai suoi occhioni curiosi e una lacrima cadde giù, ma era talmente titubante che la mia piccola nipotina non ci fece caso.
Le favole, bambina mia, nascono quando vogliamo trasformare una piccola lacrima timida in un prezioso cristallo! E' il cammino della lacrima per diventare caleidoscopio, dove immagini multicolori prendono vita per riscaldare il cuore.
C'era una volta,
una donna che desiderava amare ed essere amata. Dopo tanto dolore, finalmente in una serata di fine estate, nonostante il vento forte del maestrale, il mare arrabbiato e la salsedine,il suo cuore trovò un posto in cui riposare sereno; e furono baci e carezze al chiarore della Luna che dall'alto del cielo sorrideva ai due innamorati.
La musica del vento cullava nella notte i corpi dei giovani amanti che sognavano e giocavano con tutto ciò che li circondava. All'improvviso la donna disse:- Guarda, mio bene, sulla luna c'è un coniglietto che lavora in cucina. Pesta erbe nel suo piccolo mortaio di legno!
Tesoro, io non lo vedo, rispose l'uomo e la trascinò verso di sé per distrarla da quello che il suo animo razionale e freddo aveva definito come una semplice pareidolia.
Accade che qualche giorno più in là, la giovane donna si ritrovò nuovamente sola; ancora una volta qualcuno si era preso gioco del suo cuore e pianse, pianse per molte notti fino a quando, una sera, non potendone più delle lacrime decise di andar a trovare la luna, che da sempre era stata la sua amica del cuore. Così si mise comoda comoda, sdraiandosi su un lettino da mare e la salutò.
La luna sembrò non risponderle e divenne sempre più triste.
Perché piangi?, domandò d'improvviso una voce.
Aprì gli occhi e cominciò a strofinarsi le palpebre, come a voler asciugare gli occhi dalle lacrime che non le permettevano di guardare bene.
Ciao, sei tu!, disse rivolgendosi al coniglio che qualche sera prima aveva visto sulla luna.
Sì e non sono una pareidolia come ti ha detto quel tizio. Sono il Coniglio lunare se vuoi ti racconto la mia storia.
La donna, sorrise e fece cenno di sì con il capo.
“Era un giorno di primavera quando l'incontrai. Correvo spensierato nei prati con i miei amici: una scimmia e una volpe. Ci divertivamo molto assieme. Tra l'erba e i fiori, d'improvviso, scorgemmo un mendicante senza più forze.
Ho fame, ci disse.
Subito allora i miei amici si misero all'opera. La scimmia si arrampicò sugli alberi per donargli i frutti raccolti, la volpe riuscì a cacciare un uccello. Io, invece, nonostante gli sforzi non riuscii a trovare nulla da poter donare a quel povero mendicante. Così quando giunse la sera, chiesi ai miei amici di aiutarmi a trovare arbusti per preparare un bel fuocherello. Quando fu pronto, non esitai. Fu un pensiero veloce, di quelli che si concretizzano immediatamente. Sorrisi e, rivolgendomi al mendicante,dissi:
Per te!, e mi gettai tra le fiamme offrendo così la mia stessa carne.
Quel gesto commosse il mendicante che a quel punto rivelò la sua natura: era una divinità, era la Luna stessa, che scesa sulla terra per vedere da vicino questo meraviglioso posto si era mascherata da viandante. La Luna, prese il mio corpo senza vita, lo baciò e lo portò con sé, imprimendone l'immagine sulla superficie della Luna stessa, perché tutti potessero ricordarsi di me e del mio sacrificio.”
L'altra sera ti ho vista e sentita. Mi hai riconosciuto e hai notato anche il mio mortaio. Pesto erbe, per farne infusi di vita eterna.
Eccolo il mio regalo per te!
Fu così che il Coniglio Lunare donò il suo magico infuso alla donna triste, che da allora, oltre alla Luna, ha trovato un nuovo amico capace di riscaldarle il cuore quando sale il vento di tramontana a distruggerle i sogni.
N.B. Questa mattina mi sono imbattuta, per caso, nella leggenda Orientale del Coniglio Lunare... ero un po' triste, ma come ho spiegato alla "nipotina" le mie favole, le mie parole sono l'evoluzione naturale delle mie lacrime...che fortuna mia, si trasformano in caleidoscopio regalandomi quei colori che spesso il mondocacca offusca.
Un sorriso per augurarvi una Buona Domenica!
Ah, dimenticavo... ho scoperto che Branduardi ha scritto una canzone (La Lepre nella Luna)ispirata alla leggenda sopra raccontata...cambio musica e ve l'ascoltate anche voi...!
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (25) :::: categoria : pensieri, la mia vita, messaggi in codice

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (34) :::: categoria : pensieri, la mia vita, emozioni, messaggi in codice, chi mi capisce è bravo, un pò di me, piccole dolcezze, ci sto provando o ri

“ Può la Fantasia trasformarsi in una oscura prigione?”
D'improvviso mi tornò in mente, quel lontano passato che mi aveva permesso di uscire da quel mondo reale che non avevo mai esitato ad etichettare con un epiteto davvero poco carino: Realtà uguale merda, realtà uguale mondocacca! Per me, era sempre stato così, fin da quando ero piccina avendo dovuto fare i conti con l'abbandono, la malattia che porta lontano le persone che ami e la solitudine che diventa l'unica compagna, solo perché ha la struttura di un'edera e si avvinghia con tutte le sue forze al muro della tua casa. Se avessi incontrato un giardiniere esperto potatore, forse, mi sarei risparmiata diversi dolori. Ma con i forse, i se e i ma, non se n'è mai fatto niente! Perché allora quella domanda improvvisa?
“Può la Fantasia trasformarsi in una oscura prigione?”
Cosa accadeva nel suo lontano castello magico?
Se le avessi chiesto il permesso, forse, avrebbe acconsentito a farmi entrare, a camminare con lei lungo il sentiero nascosto dagli alberi grandi del bosco. Se avessi osato domandarle quale guerra si stava combattendo nel suo regno, forse, sarei riuscita a far da intermediaria tra le fazioni opposte. Ma non lo feci, non ne ebbi il coraggio. La paura di guardare a quella realtà che avevo sempre rinnegato con tutte le mie forze, ancora una volta mi impedì di muovermi e di amare davvero. Nonostante le raccomandazioni del Cercatoredidio per salvare Fantapaperonzola.
Ora sono vecchia e malata, ma non più sola. In questa notte fresca di settembre ripenso ai miei amici fantastici che nel corso degli anni mi hanno fatto compagnia e tra tutti i volti, mi tornano, con una nitidezza straordinaria, quelli di quei due “strani” che si affacciarono d'improvviso nella mia esistenza parallela: Fantapaperonzola e il Cercatoredidio.
C'era una volta,
in un mondo magico governato dalla parole, una regina malvagia con uno scettro e una corona. La regina, in realtà, era una vecchia strega che si era reclusa in questo regno dove vigeva una sola legge: le parole sono mattoni per la costruzione di un mondo reale e parallelo. Le bastava muovere lo scettro, scrivendo nell'aria parole che, come per magia, diventavano reali. Trascorreva così i suoi giorni inventando parole che prendevano forma.
Lo scettro danzava sul foglio trasparente del cielo lasciando segni invisibili,ma che per la magia della strega diventavano reali.
T A V O L O, scriveva la regina, e compariva un asse di legno sostenuta da quattro forti gambe che pian piano si posava proprio dove la regina aveva deciso. Il gioco delle parole presto si trasformò in una vera e propria attività a tempo pieno, tanto che decise di scrivere intere storie, racconti e perfino libri. Trascorse molti anni in questo modo, e con il passare del tempo il regno magico governato dalle parole si popolò di animali, fiori, piante ed uomini creati dallo scettro regale magico. La regina in cuor suo, era soddisfatta della sua opera. Finalmente dopo tanto tempo, aveva trovato il modo per cacciare la solitudine; finalmente adesso poteva ritenersi fortunata perché non era più sola,visto che a farle compagnia nel suo regno magico, c'erano le parole animate che aveva creato.
Che posto meraviglioso è questo mio mondo!, pensava tra sé, mentre vedeva correre sugli scivoli di arcobaleni i piccoli bambini, oppure quando le carote albine venivano accolte dal caporto gentile nel suo orto; o ancora restava estasiata nel vedere come i suoi amanti sapevano far bene all'amore.
Nel regno magico delle parole animate, nessuno degli abitanti emanava cattivo odore e tutto era straordinariamente perfetto e armonico. Un giorno però, accade che la regina, non sapendo cosa fare, perché non sempre le andava di inventare nuove parole da animare, decise di affacciarsi a quell'unica finestra del suo castello che dava sul mondo reale, quello che lei chiamava mondocacca. Mentre guardava giù, per le strade quei poveri disgraziati a cercare di condurre un'esistenza che fosse almeno decente, la sua attenzione fu catturata da una creatura che se ne stava solitaria su una panchina a leggere. Incuriosita decise di andar a dare un'occhiata.
L'uomo era assorto nella lettura di un libro che narrava le gesta di un giovane eroe : Cercatoredidio. La regina arrogante,pensò che fosse uno dei soliti libri stupidi che vivevano in quel luogo e pensò che nel mondocacca anche le parole fossero banali e prive di significato, così se ne ritornò nel suo castello. Ancora una volta ricca dell'unica certezza che aveva: il mondo reale è stupido e insignificante. Il disprezzo per quel posto e per tutti i suoi abitanti era diventato come un'enorme lastra di ghiaccio che non lasciava al sole, troppo tiepido, la possibilità di farlo sciogliere. Giunta la sera le venne voglia di giocare ancora con le parole così, quasi per gioco, provò a scrivere il nome dell'eroe che aveva incontrato in quel libro. Prese il suo scettro magico e agitandolo nell'aria segnò le parole sul suo foglio invisibile. Come per magia comparve uno strano uomo.
Mi chiamo Cercatoredidio, così si presentò alla regina che lo accolse tra i suoi personaggi per crearne una nuova storia diversa da quella che l'uomo viveva nel mondo reale.
Ma la perfida, non sapeva ancora che Cercatoredidio possedeva un dono straordinario: la libertà. Passarono alcuni giorni e Cercatoredidio cominciò a conoscere gli altri abitanti del regno magico delle parole animate; fu così che conobbe anche Fantapaperonzola, una fanciulla con il broncio buffo. Cercatoredidio se ne innamorò e Fantapaperonzola anche. Ma la regina cattiva, quando lo venne a sapere, inveì perché quei due avevano deciso di amarsi senza che l'iniziativa fosse partita dalla creatrice. Pertanto, mossa dall'ira, decise che avrebbe rinchiuso Fantapaperonzola nella sala della torre del castello, dove avrebbe condotto la sua esistenza isolata dagli altri. Non poteva permettere alla fanciulla di amare un uomo senza che fosse stata lei a deciderlo. La regina cattiva, amava Fantapaperonzola, perché in quella ragazza dal broncio buffo vedeva un riflesso della sua vita passata, quando ancora viveva nel mondocacca e credeva che quello fosse ancora un posto meraviglioso. Cercatoredidio riuscì a salire fin sulla torre per parlare a Fantapaperonzola per salvarla dalla malvagia. Si arrampicò lungo le mura alte, affrontando i terribili uccelli rapaci che lo attaccavano da ogni lato; superò, affrontando con coraggio, i terribili mostri che la regina aveva messo a guardia della torre. Alla fine quando giunse nella sala, in cui era prigioniera la ragazza, dovette affrontare la regina stessa. Il potere dello scettro però era così forte che per il giovane Cercatoredidio era quasi impossibile riuscire a contrastare quegli ostacoli che creava ogni volta che lo muoveva sul foglio trasparente dell'aria.
SPADA, scriveva,e un'enorme spada combatteva contro il nostro eroe.
LEONE, e appariva una terribile fiera pronta a divorarlo.
BOMBA, e attorno ai due solo macerie.
Cercatoredidio era sul punto di mollare, quando all'improvviso si ricordò che nella tasca interna della sua giacca portava con sé un libro le cui parole erano Vere. E si ricordò di un passaggio letto in quel libro.
“La verità vi farà liberi!” e poi subito dopo un altro “ E il verbo si fece carne”. Fu allora che comprese che tra le sue mani aveva l'arma per sconfiggere la regina malvagia e salvare la sua Fantapaperonzola. Con coraggio si scagliò sulla malvagia e le rubò lo scettro magico, poi scrisse nel cielo le frasi contenute nel libro.
LA VERITA' VI FARA' LIBERI, urlò scrivendo la frase sul foglio trasparente e in quel preciso momento le parole si liberarono dalla catene che la regina aveva messo loro e cominciarono ad abbandonare quel regno per vivere nel mondocacca.
E IL VERBO SI FECE CARNE, urlò ancora mentre scriveva quella magica frase.
L'urlo di dolore della regina tuonò nel regno, e da quel suono terrificante, uscito dalla gola della strega, venne fuori tutto il male che la regina aveva vissuto e cadde tramortita. Cercatoredidio si fece largo tra tutte le macerie venutesi a formare nella sala, per cercare tra esse la sua Fantapaperonzola. La fanciulla però era scomparsa. Con il cuore triste il giovane eroe si voltò dirigendosi verso l'uscita del castello per tornare nel mondo reale, quando sentì una voce dolcissima.
Grazie, diceva la regina ancora distesa per terra.
L'uomo si avvicinò e con sorpresa si accorse che la vecchia regina si era trasformata nella sua Fantapaperonzola.
Sono pronta, adesso voglio tornare a vivere nel mondocacca, grazie a te ho compreso che le parole appena nate hanno sete di verità, di corpo e sangue ...non si possono gettare via, scolandole virtualmente, in un mondo fantastico e parallelo; hanno sete di un orecchio che le oda, di occhi che le ammirino appena sbocciate o sussurrate da due piccole labbra, a cui rispondere con altre labbra, con altro corpo.
Cercatoredidio abbracciò la sua amata e insieme scesero a vivere nel mondocacca.
“Può la fantasia trasformasi in un'oscura prigione?”
A volte, mie cari, può succedere... ma se teniamo aperta la porta del cuore, un Cercatoredidio è sempre pronto a venirci a salvare.
A me è successo!
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (42) :::: categoria : pensieri, racconti, favole, vita, la mia vita, scrittura, chi mi capisce è bravo, un pò di me



permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (16) :::: categoria : pensieri, pazzia, la mia vita, chi mi capisce è bravo, un pò di me