
Non ricordo con precisione il giorno in cui arrivai in quella cittadina, quasi sperduta. Ci sono particolari talmente inutili che il cervello non li registra nemmeno sul nastro della vita. Quello che però, ricordo benissimo è l'immagine di quei due “poveracci”. Avevo deciso di fare, personalmente, un giro di perlustrazione sulla terra. Le notizie che mi giungevano attraverso i miei potenti mezzi di informazione non erano affatto confortevoli.
“ Trovato il corpo senza vita di una donna.”
“ Caduto aereo: 200 vittime.”
“Assalto terroristico a un mezzo militare: due morti.”
“Strage famigliare: un uomo di 40 anni, uccide moglie e due figli. Aveva perso il lavoro e non sapeva come fare per dare una vita dignitosa ai suoi cari”.
“ Autista rifiuta di far salire sulla vettura pubblica un uomo di colore. Sporco negro, puzzi!,gli ha urlato. Poi lo ha massacrato di botte. Adesso l'uomo si trova ricoverato in prognosi riservata.”
Eppure avevo lasciato agli uomini ogni “suggerimento” per far sì che la loro vita fosse serena.
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Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai... eppure vengono nutriti dal Padre vostro celeste. E guardate i gigli del campo non lavorano, non filano. Eppure, io vi dico, nemmeno Salomone con tutte le sue ricchezze vestiva come uno di loro. Non affaticatevi per quello che mangerete o berrete, o per come vestirete. Vivere non è questo!-.
Ero davvero deciso a “rompere” quel giocattolo che io stesso avevo costruito. Sarebbe stato, certamente, meno dannoso per tutti. Avevo deciso di riprendermi il regalo più grande che mai avessi potuto donare: la libertà di scelta. Mi sentivo deluso e sconfitto. Avevo dato fiducia a qualcuno che in fondo non la merita. E pensavo che anche uno come me potesse a volte compiere errori. Sbagliare. In fondo, nessuno è perfetto! Pensavo a tutte queste cose, mentre camminavo lungo un marciapiede e le macchine schizzavano impazzite sulla carreggiata. All'improvviso la mia attenzione fu catturata da quei due.
Erano sulla panchina sotto l'ombra di due grandi alberi. Lei era semi sdraiata e poggiava la sua testa sulle gambe di lui, che era seduto e guardava fisso davanti a sé . Ai loro piedi due grandi buste che contenevano poche cose. Sul bidone vicino avevano poggiato una radiolina, di quelle che si comprano dai cinesi e la musica andava leggera a far compagnia al canto delle cicale. Mi avvicinai a loro.
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Da dove venite?-, chiesi sorridendo.
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Vieni e vedi!-, mi rispose lui secco.
Quella risposta mi fece sobbalzare. Era la stessa che diedi anch'io, anni addietro, a quel giovane ricco, che poi tornò triste sui suoi passi.
La donna si alzò e mi fece spazio su quella loro panchina. Era quella la loro casa. Fu una bella giornata. Parlando con quei due mi rasserenai e i pensieri tristi volarono via. Poi, decisi che quel giocattolo non l'avrei rotto... non mi sembrava giusto nei loro confronti.










