L' IDIOT@
"All'improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all'oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente...La sua mente e il suo cuore s'inondavano di luce straordinaria....Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui incominciava l'attacco". da L'Idiota di Dostoevskij


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TITOLO: STRANIERA A SE STESSA
AUTORE: BARBARA ARDITO
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sabato, 16 agosto 2008
Un 4 mani davvero speciale, lui ha solo 7 anni ed io ho fatto ben poco per "creare" questo piccolo gioiello...
la cosa che più mi ha entusiasmato è stato vedere i suoi occhi a lavoro finito...ed è bello poter risvegliare il "poeta" che è in ognuno di noi...
adesso però siate clementi con i vostri commenti che basta poco a distruggere i sogni dei bambini!

POESIOLA
Il sole brilla sul vetro del treno
che corre veloce sul verde terreno.
Il passeggero con il suo ombrello
il bambino con il girello.
Lavora il dottore a tutte le ore,
perchè c'è un pinguino che ha male al pancino.
Il treno riparte a gran velocità
e tutti ridono di felicità!

Vito 7 anni, Barbara 36
venerdì, 27 giugno 2008
Ormai chi mi legge da tempo, sa cosa penso del web e più in particolare del mondo dei blog...soprattutto mi piace per la "possibilità" che mi offre di confrontarmi con altre persone e spesso dal confronto, grazie al confronto nascono rapporti d'amicizia intensi.. è bello anche scoprire una stessa lunghezza d'onda e in questo azzurro intenso di pensieri le parole possono intrecciarsi tra loro,  e le mani che picchiano veloci sulla tastiera si moltiplicano divenendo 4.. il mio amico, bravissimo scrittore di favole, vuole restare anonimo, scelta, la sua, che rispetto anche se non condivido... lui lo chiameremo Mister X ed io lo ringrazio per la bella persona che è! E adesso ecco la nuova favola...

SOSTANTIVO

 

Quando la piccola principessa iniziava la quarta lezione di grammatica, nel giardino reale i fiori cominciarono a mostrare le loro corolle colorandolo di giallo, rosso, bianco, verde e azzurro.Sinthea era una bambina di bellezza rara e aveva negli occhi un brillare che aveva affascinato la corte fin dal suo nascere ma aveva un difetto: non parlava.Il Re e la Regina erano molto preoccupati per il problema che affliggeva la loro figlia, anche se questa non mostrava segni di particolare sofferenza. Sorrideva sempre, mostrava una serenità che spesso faceva invidia ai suoi stessi genitori, così schiacciati dalle enormi problematiche che presenta il governare un regno. Anzi, spesso la bambina, in un silenzio che alla fine sembrava volesse essere più rispettoso che forzato, faceva coraggio ai suoi con carezze e baci che come un miracolo inaspettato ridavano forza e verve ai regnanti che alla fine riuscivano a risolvere tutti gli affari di stato che si presentavano loro.Ma il mutismo della piccola restava e allora dopo averla contattata assunsero la più brava insegnante dei regni conosciuti.La principessa guardava il giardino dalla finestra assumendo un aspetto estasiato quando sentì: “Signorina, dobbiamo iniziare la lezione…”Sinthea si voltò e andò a sedersi alla scrivania, proprio di fronte ad Asenia, una bella ragazza di circa trent’anni, notissima per la sua bravura.“Allora, sono davvero orgogliosa di te, ti stai impegnando moltissimo. Ieri guardavamo il vocabolario e tu mi indicavi delle parole… Continuiamo?”Sinthea fece un cenno d’assenso.Prese il vocabolario, lo aprì e tra le prime pagine indicò una parola.Asenia la guardò sorridendo.“Amore… Amore è un Sostantivo, sostantivo maschile, indica una … una inclinazione profonda verso qualcuno… beh, non è facile da spiegare… è un sentimento che ti prende potente…”Ma Sinthea aveva già messo il dito su un’altra parola.Asenia  rimase nuovamente perplessa.“Bacio… anche questo è un sostantivo, anch’esso maschile… e indica l’unione di bocche in atto di affetto e… d’amore…” e guardava Sinthea con grande curiosità, mentre spiegava il significato del sostantivo bacio e le sue labbra si lasciavano andare al ricordo di un antico sapore, quello di succulenti frutti da mordere. Bacio, amore… certo che la piccola principessa cominciava a interessarsi a un “mondo” nuovo e sconosciuto, di cui non ne conosceva i colori...forse! La primavera, che quell’anno era coincisa con la sua quarta lezione di grammatica, aveva cominciato ad amare le piante e i fiori che avevano vestito quel  giardino di una bellezza straordinaria. Amare …il ditino di Sinthea si fermò cercando di capire la differenza tra le due parole. Amare e amore! Un verbo e un sostantivo. Ma l’insegnante più brava del regno, Asenia, non sarebbe riuscita questa volta a spiegare un bel niente. Asenia, infatti, dell’amore conosceva solo tristi rime baciate, avendo sperimentato che l’amore si univa spesso con il dolore e che il bacio aveva al massimo il sapore del cacio. Quanto all’amare disse:” Amare è un verbo transitivo…” e a questo punto si fermò a pensare…Transitivo rimandava al latino transire”passare”…il tempo era passato velocemente: per Asenia che aveva dimenticato la coniugazione del verbo amare e,la quarta lezione che ormai volgeva quasi al termine. La piccola principessa che non sapeva parlare e che non conosceva ancora l’amore, ma sapeva Amare si alzò dalla sua sedia e si avvicinò alla maestra. La strinse forte in uno dei suoi abbracci e senza far rumore sussurrò:” Forse l’amore fa rima con dolore e il bacio ha il sapore del cacio…ma ricorda che Amare fa sempre rima con donare!”

di: Mister X e Fantasia972

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lunedì, 28 gennaio 2008

Ore 23.00

Bene Dino, sei davanti all'entrata del Fleurs, ultima occhiata alla macchina per vedere se è chiusa (non me la ruba nessuno ma ho solo questa...), ultima occhiata al cellulare; ovviamente nessun sms (ma chi vuoi che mi scriva?) entriamo va'...

Locale interessante, più che altro interessante l'accostamento del nome alla tipologia: nome noir per un music pub stile "old scotland". Però! Ecco, adesso mi viene in mente Isabella che mi dice :

 

-  Dino!! Ma possibile che devi criticare sempre tutto?? Alle volte da quanto sei acido se uno ti tira un secchio di latte addosso viene fuori un quintale di yogurt... Emanuele! digli qualcosa anche tu!

Emanuele, mio padre, persona fantastica, calma impersonificata contro l'iperattività di Isabella. Adora il modellismo, costruisce auto radiocomandate e si diverte come un matto nel suo garage che sembra un paddock di una scuderia da gran premio ma in miniatura.

 

Dentro il Fleurs mi aggiro alla ricerca di un tavolo, serata piena stasera, c'è anche un gruppo che suona, bene forse non è poi così male come sembrava all'inizio.

Trovo uno sgabello al bancone del bar  e mi metto a guardare gli avventori: gente di un po' tutte le età, gruppi di donne, da sole, gruppi di uomini, da soli, coppie per tutti i gusti direi.

Si avvicina la barman che con un sorriso mi chiede cosa vorrei bere, è un bella ragazza ed ha un bel sorriso. Naturalmente non lo so cosa vorrei bere e lei mi fa un elenco di cocktail che hanno ovviamente i nomi del libro Les Fleurs, quindi si passa dal Gatto,al Vino dei Cenciai, La Fontana di Sangue etc. etc. Lei mi suggerisce l'Alchimia del dolore che già dal nome mi fa paura, lei vede il mio sguardo perplesso ma dice che è molto buono. Mi fido, lo prendo e la barman mi dice che non me ne pentirò mentre in realtà me ne sto già pentendo. Bene, mi viene messo sotto il naso un bicchierone il cui contenuto liquido ha un colore indefinito anche a causa della poca luce, mi faccio coraggio e lo assaggio (ma perchè non ho preso il mio solito bourbon...). Mi si strabuzzano gli occhi al primo sorso e mi si appannano gli occhiali, ha il peso specifico del mercurio e la gradazione del Krakatoa un pelino prima di eruttare e distruggere tutto quello che la lava trovava sul suo cammino, ecco perchè si chiama così. La barman mi chiede se mi è piaciuto, annuisco senza fiato e lei strizzandomi l'occhio mi porge un bicchiere d'acqua che io mi scolo di un fiato.

Il gruppo inizia a suonare e inizia alla grande, More than a feeling dei Boston, una delle mie preferite!! Mi avvicino al palchetto per sentire meglio e mentre sono in prossimità mi urta una tipa che sembra uscita dal film Piccole donne. Certo, a suo modo si fa notare, in mezzo a tante tipe in abiti succinti lei con il suo stile "Filomena Marturano" ha il suo perchè. Mi guarda e dato che mi son caduti gli occhiali si butta subito a prendermeli, me li porge, mormora qualcosa che non capisco e quella che suppongo sia la sua amica la trascina via. Che tipa! Da quando son qui è già passata un'ora ed è mezzanotte.

Non voglio fare troppo tardi, domani sia per il museo sia per me è un giorno importante: arriva lo scheletro completo di un giovane Utharaptor un potente e feroce predatore del Cretaceo e tutto questo mi fa fantasticare e riportare indietro di 70 milioni di anni quando terrorizzava le boscaglie di conifere in cerca di preda. Ma stasera son qui per me e non devo pensare allo Utharaptor.

 

 

Ore 23.00

Seduta al tavolo con la mia amica, mi parla e l’ascolto a tratti…eh si, la imbarazzo vestita in questo modo. U n po’ dentro me sorrido. A volte sono così dispettosa…si era raccomandata di mettermi per benino… a tiro, come dice lei, ed io so benissimo che intende con quell’espressione! Avrei forse dovuto omologarmi a queste donne che mi circondano: gonne corte, tacchi alti, corpini succinti, striminziti. Certo siamo a I fiori del male il posto in cui mi ha trascinata Sara. Ci sediamo a un tavolo, mi guardo attorno e mi basta per avere il mio primo vero impulso della serata. Tornarmene a casa! Ma ormai sono qui. Scorro fugacemente con gli occhi il menù, ci sono un sacco di cocktail, il cameriere al tavolo mi guarda con insistenza…

-Muoviti … e dai che ho da lavorare questa sera!!!- sembra che il suo sorriso sforzato mi dica questo. Poco o male scelgo a casaccio tanto comunque non sono abituata a bere e la testa e la mia vescica ne risentirà e poi se mi azzardo a chiedere una aranciata Sara non lo reggerebbe, pertanto…

- Per me Armonia della Sera… -,chiedo perplessa! Sara mi guarda stupita, non so davvero cosa abbia ordinato, spero solo che qualunque cosa sia non faccia troppi grossi danni. Quanta gente c’è qui stasera, donne e uomini che si cercano…chissà mai se si incontreranno davvero! Basta così poco per incontrare una persona? Un locale, un po’ di musica, qualche chiacchiera, un bicchiere di robaccia…incontro, incontro ,incontro…questa parola comincia a battermi nella testa come se fosse un martello che cerca di infilare un chiodo in un mattone davvero duro. Incontro, incontro, incontro…e mando giù il mio Armonia della sera! Un colpo di tosse la reazione del mio corpo non abituato agli alcolici, sento il viso infuocarsi quasi immediatamente. Sara se la ride, mentre continua a sorseggiare dal suo bicchiere. Al tavolo di fronte al nostro ci sono due uomini soli, li ho notati già prima, chiaramente hanno mangiato con lo sguardo Sara. Continuano a mangiarla anche adesso e lei è così consapevole del suo fascino ,di quello che può provocare nella mente di un uomo. Vengo distratta dall’applauso , il complesso che suona musica dal vivo ha finito il suo pezzo. Lo sapevo non dovevo bere quella roba. La mia vescica comincia a reclamare il diritto naturale e fisiologico di essere un po’ svuotata! Devo fare pipì. Cerco la toilette con lo sguardo, non la trovo. Mi alzo e mi reco verso il palco, chiedo al cameriere che si aggira frenetico tra i tavoli con il suo taccuino per le ordinazioni e gentilmente mi indica la magica porta.

Finalmente po’ di calma. Faccio il mio bisogno. Mi fermo a lavarmi le mani e cerco di rinfrescare la pelle del viso accaldata…il velo leggero di trucco scompare del tutto. Continuo a guardarmi allo specchio e davvero mi sento un’aliena. Che ci fai qui Desiderata? Torna nella mia mente come una ossessione la parola di prima…incontro, incontro, incontro. Basta!!! Esco dal bagno, Sara ha già concluso la sua missione la vedo in lontananza parlare, ammiccare con i due tipi del tavolo di fronte al nostro, sorridono sembrano divertirsi. Ed io che faccio? Me ne torno a casa di nascosto? Vado da lei e mi presento a loro? Quanti pensieri, troppi per la mia testa così poco lucida,barcollo un po’, un capogiro…

-          Mi scusi, non volevo… INCONTRO!!!

-           Cosa dice?...non ho capito!

Lo guardo sbigottita, mentre mi piego per raccogliere gli occhiali che ho fatto cadere. Lui si piega con me. Mi guarda ancora. Chissà cosa sta pensando. Mi rialzo piano e sento il suo profumo parlarmi, ed io che non capisco bene questa strana lingua. Continua, la mia mente, a ripetere quella sola parola…incontro. I miei occhi per un attimo si fermano nei suoi. Improvviso lo strattone di Sara che mi afferra e mi trascina via…lo guardo ancora mentre sussurro…INCONTRO! E Sara mi riporta nella realtà. Il suo viso aspro, quasi vorrebbe rimproverarmi, poi mi sorride dolcemente mentre io continuo a cercare con gli occhi quegli occhi, mentre continuo a cercare quel profumo che mi parlava una lingua a me sconosciuta.

-          Sara è tardi io me ne torno a casa!

Saluto la mia amica, indosso la mia giacca e mi reco verso l’uscita. Per strada sento il freddo entrarmi fin dentro le ossa, mi stringo cercando un po’ di quel calore…quel calore che spesso mi manca, ma che guardo con diffidenza, con distacco raccontandomi di una vita appagante e felice, senza il bisogno di condividere il quotidiano con qualcuno, senza il bisogno di cedere alla bellezza dell’abbraccio serale, senza il bisogno di perdersi e ritrovarsi in uno sguardo, in occhi che ti appartengono per metà. Ecco l’auto è lì davanti a me, apro metto in moto e ritorno al mio vivere…sorrido ripensando alla mia ennesima figuraccia con quel tipo occhialuto che ho urtato al locale, blaterando assurdità nella mia solita lingua incomprensibile. Chissà cosa ha pensato di me…povera sfigata!

 

di Walter e Barbara

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venerdì, 18 gennaio 2008

LUI


Ore 21.00

Doccia, doccia…! Mamma se è tardi, ma tardi per cosa? Sono solo, è un sabato sera ed esco da solo. La prima esclamazione che mi viene in mente è quella celeberrima di Martin Sheen nel mitico Apocalypse Now: Saigon…Merda…ma non sono a Saigon e non ci sono i Doors che mi cantano The End in sottofondo. Il programma della serata prevede un lungo solitario giro in auto per trovare l’ora per andare in un locale di cui me ne hanno descritto le meraviglie: Les Fleurs du Mal, un nome, un programma. Se lo sapesse il povero Baudelaire si rivolterebbe nella tomba. L’acqua calda scorre, shampoo, ricca insaponata con bagnoschiuma al pino silvestre…sembro una foresta canadese d’estate, quando esco dalla doccia. Il phon sembra che abbia il motore a scoppio tanto che fa casino. Bene, son pronto, manca l’ultimo tocco: una spruzzata di profumo regalatomi dalla mia zia Giovanna, mi regala sempre del Patchouli, ma alla fine mi piace, sono un maledetto nostalgico. Eccomi, sono pronto, vestito elegante/casual che non guasta mai ed è adatto per ogni occasione. Metto il soprabito ed esco.

-          Ciao mamma, io vado!

-          Dinoooo! Vai piano in macchina lo sai che c’è gente strana in giro!

 

Ebbene sì, il mio nome è Dino, la mia mamma Isabella era una fanatica di Dean Martin e mi affibbiò quel nome. Che non sarebbe niente se facessi il metronotte oppure il farmacista, ma sono un paleontologo, curatore del reparto fossili nel piccolo museo di storia naturale della mia cittadina. Quando mi presento a scolaresche o visitatori scateno sempre l’ilarità generale.

-          Salve a tutti! Sono il dott. Dino Bolognesi e sarò il vostro accompagnatore!

-          Oh…un Dino che si occupa di dino…sauri! Carino!

-          Ma vaff…

Ore 22.00

Mi siedo in macchina, la mia fida “Ragazzona” chiamo così la mia BMW, non più giovane, ma solida come una roccia e compagna di mille viaggi. Rapido controllo per vedere se ho tutto: chiavi di casa, sigarette, cellulare al quale si da l’ultima occhiata per vedere se c’è qualche sms; ma chi vuole che scriva? Metto in moto e parto, accendo la radio, inserisco un cd e le note di Evil Woman degli Electric Light Orchestra si diffondono: mai canzone fu più adatta. Mentre la strada scorre compio uno dei miei numerosi viaggi introspettivi: eccomi qui, quarantenne, un lavoro strano sì, ma che amo…stramaledettamente single. E’ quello “stramaledettamente single” che mi da fastidio. Non che abbia urgenza di una compagna, ma mi piacerebbe molto incontrare quella persona che ti fa ribaltare, che ti faccia venire le palpitazioni. Pazienza, si vede che ancora non è il momento giusto: Andando, Vedendo. Il mio motto funziona sempre anche se fa molto effetto placebo. Giringiro  per la città, perdendo tempo per trovare l’ora… già, quell’ora che non arriva mai. Guardo le frotte di giovani e non, che si aggirano alla volta di locali, e poi in questo cavolo di città non c’è mai un posto per parcheggiare; ed a forza di girare ormai mi stanno prendendo i tempi sul giro…chissà di chi è la pole position. Un’ora è già passata un’ora da quando sono uscito e direi che mi posso avvicendare al fatidico locale.

 

 

 LEI

 

Ore 21.00

Guardo l’orologio, è già ora! Dovrei iniziare a prepararmi se voglio essere puntuale! Mai stata puntuale in tutta la mia vita…me la son presa sempre molto comoda, fin dall’inizio! Mia mamma me lo racconta sempre: sono venuta al mondo “SENZA FRETTA”. Guardo l’orologio, il ticchettio delle lancette segnano l’inesorabile minuto che avanza, presto diverrà ora e poco dopo anni… quasi quarant’anni, insegnante in una scuola elementare. Il mio nome Desiderata. Eh sì, che i miei genitori mi hanno davvero voluta per scegliere questo nome e a parte loro mi sembra nessun’altro. Desiderata, ma gli uomini mi desiderano? Stato civile: nubile! Eccola la risposta.
Devo prepararmi, davvero è tardi! Ma senza fretta, in fondo è piacevole prendere le cose con calma, credere di aver tempo, di avere abbastanza tempo. In fondo, io sono un’ottimista…penso che ho a disposizione tutto il tempo che voglio, anche per trovare l’amore…anche per trovare il mio principe azzurro, il mio uomo…sì, forse è meglio! I principi lasciamoli ai loro regni…più vantaggioso almeno in concretezza, pensare a un semplice uomo che però mi sappia rivoltare come un calzino, che sappia farmi venire le palpitazioni, che…
Mi guardo allo specchio, anche questa sera capelli raccolti, trucco leggero, quasi impercettibile, gonna al ginocchio rigorosamente nera, camicetta bianca,scarpe tipo mocassino con tacco basso. Sembro quasi una suora o una collegiale di altri tempi!
Desiderata, mi chiamo così no? Quindi non è necessario che faccia nulla di particolare per poter suscitare certi desideri.

 

Ore 22.00

Sono pronta! Saluto il gatto, prendo le chiavi e la borsa…e vado!
Meta: Les Fleurs du Mal... e lì che mi aspetta Sara, la mia amica nonché collega. Sara è il mio contrario. Single anche lei certo, ma con una ricca vita sentimentale. La mia amica Sara, che però non si sveglia solo a primavera! Lei mi ha convinta ad uscire questa sera. Dice che in questo locale si cucca alla grande. Cucca? Ma che cavolo significa? Guido distrattamente per le vie della città, la mia mente è altrove come sempre…tante persone in giro a quest’ora, gente che cerca di divertirsi, che cerca di incontrarsi…tutti vanno sempre tanto veloci ed io che me la son sempre presa comoda, senza fretta… ed io che spesso sono sempre così sola e chiusa in casa, in compagnia del mio gatto e dei miei libri, in compagnia dei miei pensieri. Guardo l’orologio,meno un quarto alle 23 sono in perfetto orario. Per la prima volta nella mia vita non sono in ritardo!!!
 
DI WALTER E BARBARA

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domenica, 30 dicembre 2007
colidianalove

Ti ho intravisto…
nelle parole picchiettate sui tasti, generose e leggere, ma tanto forti da spezzare le catene che stringevano la solitudine del mio cuore.
E mentre mi spogliavo dalle catene, mi vestivo d'amore!
 Intanto sui tasti tu continuavi a intrecciare parole e amore e anch'io imparavo di me, che ero capace d'amare.
E le parole continuavano a volteggiare, simili al rapido battere d'ali di un colibrì
sospeso d’innanzi a un fiore da cui riceve, e gli è grato, nutrimento dolcissimo.
 Besaflor del mio cuore, che per te si fa corolla di petali delicati d'arcobaleno…
Besaflor che ringrazi il tuo fiore, che ti curi di non sciupare.
E in punta di becco non dimentichi mai, Besaflor, di lasciare un tenero bacio,
 in cambio di una stilla di dolcezza dal fiore donata…
 e il quel tuo volo d'amore verso il tuo amato fiore, besaflor, portami con te
che io non so più volare.

Di: Moniquemilò e Fantabà

Nascosta in una bollicina di spumante aspetterò lo scoccare della mezzanotte per augurarvi un anno frizzante e dorato ….

tanti auguri!!!


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martedì, 04 dicembre 2007

Oggi il mio onomastico modo migliore per festeggiarlo è condividere alcune passioni con persone, amici importanti…i sogni, la magia, le favole, sono da sempre stati i miei migliori amici, trovare chi come te si nutre e vive di bellezza semplice e genuina riempie il cuore di bene che si moltiplica.

Ecco questa sera ho ricevuto il dono più bello, una nuova, piccola favola nata dal cuore genuino e dalla bella mente di Monica Marghetti che si incastra come un puzzle perfetto con il mio sentire…e come sempre noi ci siamo divertite ed emozionate a scriverla, a voi solo il piacere, almeno spero che sia un piacere, di leggerla.

LA FOTO è STATA PRESA DAL BLOG DELLA MERAVIGLIOSA DIANALOVE, CHE ORMAI CON LE SUE SPLENDIDE FOTOGRAFIE DIVENTA ISPIRATRICE PREDILETTA PER QUESTI MOMENTI DI SCRITTURA CONDIVISA.

IN UNA NOTTE SENZA TEMPO

In una notte “senza tempo”, dallo spazio stellare si decise che ci voleva una "luce" buona che potesse aiutare chi aveva problemi di solitudine e di mancanza d'amore: sì, perchè il mondo si stava oscurando, troppa sofferenza e troppe persone sole!
Però altro non si poteva fare che decidere chi fra gli esseri umani sarebbe stato capace di rinunciare a vivere per dare vita, amore e calore a chi lo aveva perduto. Ci voleva forse un'anima piccola e pulita... quindi il gran consiglio stellare composto da Sirio, Betelgeuse, Algedi, Alcor e Markkap si riunì. Dall'alto, per molti giorni, visionarono la vita di alcune persone finchè non individuarono una bambina da "sacrificare", una bambina che viveva sola al mondo ma che riusciva ad essere felice nel suo bosco.
Allo stesso tempo una delle stelline avrebbe dovuto rinunciare a vivere con la sua costellafamily, avrebbe dovuto rinunciare a brillare alta nell'infinito del cielo per scendere sulla terra e unirsi così all'anima terrestre piccola e pulita.Solo dall'unione di queste due energie,forse,il bosco cupo e oscuro sarebbe diventato luminoso e nuovamente pieno di vita.
Il Gran Consiglio convocò SINA, così si chiamava la piccola stellina, comunicandole il progetto e la missione che doveva svolgere: intanto sulla terra, la piccola bambina continuava a brillare di luce propria, una piccola stella senza cielo, in un mondo sempre più grigio, frettoloso e privo di amore.
La bambina donava sorrisi, i suoi occhi, di una dolcezza senza fine, sapevano rasserenare chi incrociava il suo sguardo, quello sguardo che scalda il cuore che dice “non mandarmi via”
In una notte senza tempo piena di neve, la bimba si ritrova in un bosco pieno di luce, non sente freddo nonostante abbia i piedini nudi, e dal cielo un raggio luminoso la investe e all’improvviso: un grande bagliore, come mai si era visto, avvolse quel corpicino alzandolo da terra. Era sospeso a mezz'aria, come se non avesse più alcun peso, come se all'improvviso le leggi fisiche fossero state sconvolte! Magia senza fine! Unici testimoni di quel miracolo erano i tanti animaletti del bosco e i suoi vecchi abitanti che ormai da secoli avevano rinunciato a farsi vedere e conoscere dagli umani: gnomi ed elfi, tutti a bocca spalancata!
Il grande albero centenario si risvegliò dal suo antico sonno e il suo buco centrale, ormai piccolo rifugio per i tanti passerotti, cominciò a gorgogliare come uno stomaco affamato.
Le lancette presero a muoversi in un ticchettio senza fine… il tempo cominciava a scorrere nuovamente e quel bosco magico a poco a poco sembrava riprendere vita.
E' necessario adesso far capire a voi lettori che, in un tempo lontano, questo posto era vivo e governato da una fata: una fata che con il suo cuore grande riusciva a scaldare, donare gioia e soddisfare ogni bisogno di qualunque essere vivente. Tutto era armonia e gli abitanti del bosco e gli umani vivevano in pace e serenità.
Poi un giorno accadde che la fata del bosco fu fatta prigioniera, gli uomini cominciarono a non credere alle favole e lei la Regina del mondo magico scomparve. Il grande orologio al centro del tronco dell'albero del tempo si fermò e gnomi e folletti scapparono, nascondendosi agli umani per timore di essere uccisi.
Finalmente in quella notte di dicembre tutto cominciava a risvegliarsi da un sonno durato troppo tempo, mentre ancora quel corpicino luminoso continuava a volare a mezz'aria: cosa sarebbe accaduto? Il mondo capiva, doveva aver capito che senza amore non ci può essere VITA. E in una notte la bambina tornò a vivere: aveva forse scosso i sentimenti? Anche il ghiaccio non era più così freddo…che dici?
Può il ghiaccio riscaldare? Può la neve diventare coperta di lana che tiene abbracciati i freddi e gelidi cuori solitari? La bambina aprì gli occhi, si guardò attorno… tutto era innevato, bianco, ma non sentiva freddo...non ricordava nulla! Un segreto racchiuso nell'anima delle cose che ci circondano… se si vive separati il freddo penetra, il freddo assidera e congela...
La bimba adesso sapeva che se le stelle stanno assieme, formano costellazioni splendenti, che se la neve si avvicina forma mantelli caldi, che se gli uccelli cominciano a volare insieme formano uno stormo grande come il mare...il mare che è formato da tante piccole gocce!
E se gli uomini si uniscono che cosa formano?
Ecco, questo raccontamelo tu…
Vuoi?


Fine
Monica Marghetti e Barbara Ardito

giovedì, 18 ottobre 2007
Succede che sei a casa dopo un pomeriggio trascorso con i bimbi, metà per lavoro e metà per diletto…

Succede che dopo la lezione hai un po’ di mal di testa e accendi il pc per vedere chi c’è in linea…

Succede che sul cel arriva un sms inaspettato che dice : “ Ti va di scrivere con me la favolina Dentino gambette storte?”.

Succede che lo leggo e rido di cuore…e immediatamente la mia risposta: “ siiiiiiiiiiii!!!!”

Nasce così la favola di questa sera, scritta con la mia amica Monica Marghetti  in una specie di partita a tennis giocata a suon di pvt a rimbalzo…noi ci siamo divertite in questo bellissimo gioco…

a voi buona lettura!

C’era una volta in un paese in bianco e nero un bambino delizioso che adorava i palloncini.
Li teneva in mano, stringeva forte quel filo sottile e quella grossa palla leggera volteggiava allegra nel cielo. Non aveva più la mamma, ma aveva una zia bellissima, Diana: lo adorava e lo portava a spasso. Lui la seguiva sorridente “Dentino, gambette storte!” Un bambino, solo un bambino!
Un giorno, passeggiando, incontrarono una donna sola che triste guardava il banchetto dei palloncini. Allora Dentino gambette storte si avvicinò…e infilò la sua manina dentro la mano ossuta della donna che con occhi lucidi lo guardò. Lui sorrise… d’incanto le mani della donna divennero calde, fece un sorriso a quel piccolo bambino che le disse con una vocetta seria ma dolce:
“lascerò libero il palloncino per la mia mamma e per te!”

Dentino gambette storte, un angelo di dimensioni minuscole ma immenso nel cuore!


Aprì la sua piccola mano e il palloncino iniziò a salire velocemente nel cielo, sempre più lontano, sempre più piccolo, fino a diventare un minuscolo puntino luminoso.
"Guarda zia Diana, il palloncino è un puntino e brilla!", disse Dentino gambette storte.
Diana alzò lo sguardo al cielo,la sera cominciava a scendere mentre il sole stanco andava a dormire. Il puntino luminoso si confondeva con la stella, la prima stella che sorgeva.
"Quella stella è la tua mamma", disse Diana al piccolo che continuava a guardare con il nasino all'insù il cielo, mentre ancora teneva la stretta la mano a quella donna triste e sola, che li ascoltava. Ma solo Dentino gambette storte la poteva vedere...perché quella donna era la sua mamma...aveva avuto un premio speciale dal Pittore del Mondo, un vecchio signore con la barba folta e bianca e un cappello strano.
Con la sua tavolozza magica aveva disegnato la donna triste, che solo Dentino gambette storte poteva vedere , sentire e toccare. Aveva disegnato il cielo con i colori più belli del crepuscolo, aveva disegnato la stella luminosa, gli alberi e i fiori...Il paese in bianco e nero cominciava a poco a poco a colorarsi e il merito era solo di...quella ricetta speciale che si chiama "amore" che ci è stata donata insieme alla vita... e ogni tanto ce la dimentichiamo. Poi basta un bambino a riportare luce, colore e anche il signore con il cappello da pittore piange di gioia. Ricordate, quando dal cielo cade la pioggia grossa...
"Sono le lacrime del signore con il cappello, che si è commosso!".
E quando smette di piangere, regala a noi bambini piccoli e bambini grandi ,un ponte colorato,tra la terra e il cielo, fatto dall'impasto dei colori più belli e vivaci della sua tavolozza magica.
Dentino Gambette Storte, un bambino e un palloncino!

 

di Monica e Barbara

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giovedì, 06 settembre 2007


Come marinaio ho navigato mari  sconfinati

in cerca di te.

Mi sono persa nell’infinito, cullando i miei

sogni d’amore..

Piccola barca con vele alzate, spinta dal

vento illuminato dal sole, ha raggiunto

il porto abitato da te.

Accolta tra le tue braccia, mi sono

lasciata cullare  dal battito del cuore.


 ..Ed io, svegliato dall’oblio del mio

esilio, mi sento rivivere…

 Carezze mai scordate tornate a

bussare sull’uscio della mia anima,

come musica dolce di rinnovato

amore…

Tre rose in mano…tutte per te..

… per gli occhi tuoi belli, per le tue

labbra e…per promessa d’amore…

 

QUATTRO MANI DI : FANTASIA972 e BARONEROSSO1

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