Il mio libro
STRANIERA A SE STESSA
Commenti
Categorie
I MIEI LIBRI
Foto recenti
| Vedi altri media |
Link amici
Banner exchange
Archivio
Contatore visite
AMO
Credits

La casa di Miriam era molto bella, accogliente, arredata in tipico stile orientale; cuscini e tappeti dai colori caldi, profumo d'incenso e candele ovunque a rendere l'atmosfera quasi magica. Le due amiche sedettero una di fronte all'altra. La donna aveva preparato una pietanza tipicamente araba, un piatto unico: cuscus con verdure e piccole pezzi di carne d'agnello, il tutto reso particolarmente profumato e colorato perché arricchito con tante spezie.
Gaia non hai molta fame?-, le domandò la donna, notando una sua certa resistenza nel mangiare. Gaia rimase per un istante in imbarazzo, cercando una scusa convincente per nascondere il suo modo strano di rapportarsi al cibo.
A dire il vero...-
Ma fu subito interrotta dall'amica.
Non devi preoccuparti, se non ti piace il sapore della mia cucina non è mica un guaio! Capisco bene che i vostri sapori, i tuoi sapori, sono molto diversi dai miei … e se non ti piace non devi sforzarti di mangiare.
Non aveva però capito che il realtà il problema non era legato ai sapori differenti, ma al cibo in sé. La ragazza comunque continuò a mangiare molto lentamente ciò che le era stato servito nel piatto.
Da quanto tempo balli la danza del ventre?- le chiese.
Sei bravissima.
La donna sorrise.
La danza del ventre io la ballo da sempre ...-rispose- Da quando sono nata è parte di me, è parte del mio essere femmina … Come posso spiegarti? E' come se fosse scritta nella mia carta d'identità: genere femminile!-
Gaia spalancò gli occhi. Non riusciva a capire cosa volesse dire la sua amica.
E' parte di te dici? Come se fosse nata con te e con il tuo essere femmina... fin dalla nascita? Puoi spiegarti meglio? Non ho capito ...-
Allora la danza del ventre è qualcosa che ho sempre visto fare, fin da piccola. Fammi pensare... come posso spiegartelo? Qui da voi è normale e scontato che una donna debba saper cucinare, badare alla famiglia, svolgere i lavori domestici … Pensa soltanto ai giochi che da piccole vi regalano... Piccole mamme, piccole casalinghe che imparano a stirare, a cambiare i pannolini, a occuparsi del figli attraverso il gioco. Io la danza del ventre l'ho imparata così, vedendo danzare le donne della mia famiglia.-
Sì, ma quello che non capisco è perché la danza del ventre porterebbe a un percorso di autoconoscenza … E che significa che il corso è rivolto a quelle donne che hanno messo a tacere la voce della dea?
La donna le sorrise e le disse: - Abbiamo bisogno di continuare questo discorso dopo aver bevuto una buona tazza di tè ...-
Così si alzò, andò in cucina per preparare il tè, mentre Gaia continuava a pensare al significato di quelle parole, alla dea. Ma di quale dea si stava parlando? Si girò e vide, attaccata alla parete una frase, e si avvicinò per leggerla.
“Sono tutto ciò che è, che è stato, e che mai sarà. Mai nessun mortale ha sollevato il mio velo”.
Eccomi, il tè è pronto!- disse Miriam, tornando con le due tazze fumanti.
Senti, ma quella frase appesa lì sul muro che significa?- domandò Gaia.
Quella frase è la stessa iscritta nel tempio di Sais...- Gaia la guardò, prese la tazza che la donna le porgeva e cominciò a sorseggiare il suo tè.
Sais era una vecchia città dell'Egitto, che corrisponde all'attuale villaggio di Sa El Haggar. Erodoto nei suoi scritti, ha descritto i meravigliosi monumenti presenti in questa splendida città. Dalle ricerche compiute da storici e archeologi ormai si sa con certezza che in questo luogo sorgeva uno dei templi più importanti dedicati alla dea. Questa città era il santuario della dea Neith, custode della corona rossa del Basso Egitto.
Nei millenni passati – riprese la donna, - le sacerdotesse e le donne celebravano il mistero della vita, della forza e della bellezza. Queste donne vedevano in loro stesse l'immagine della grande madre, della dea, la creatrice. La tradizione della dea era un'affermazione di vita, che si centrava sulla fecondità: la nascita, la morte e la rinascita, il ciclo vitale appunto. La “Danza della Dea” era chiamata così perché sosteneva il processo di risveglio della saggezza di ogni donna.-
Gaia era affascinata da quel discorso: una dea che riviveva in ogni donna, attraverso una danza che celebrava tutte le fasi del ciclo vitale.
La danza di oggi, conosciuta come danza del ventre, rappresenta una strada per riattivare l'energia femminile donando un'integrazione armonica tra il piano fisico e quello spirituale che porta senza dubbio a una guarigione. Qui in occidente ho notato che le donne, seppur così emancipate grazie alla conquista di tanti diritti che nei paesi orientali o del sud del mondo sono ancora utopia, sono ugualmente schiave. Schiave di un sistema, di una società ancora fortemente maschilista che vuole fare della donna un piccolo “uomo” mal riuscito. Spesso ho incontrato donne che non sono più tali, ma sembrano maschi travestiti … hanno rinunciato alla loro essenza!-
Gaia cominciò a riflettere: la grande madre, la dea … Ricordò anche ciò che aveva studiato, e le tornò in mente l'esame di antropologia culturale sostenuto da poco. Il culto della dea era sempre stato presente in ogni uomo di ogni cultura e di ogni latitudine del mondo fin dalla notte dei tempi. La “Potnia”microasiatica, “Rhea Kibele”frigia, “Demeter” greca, “Venus genetrix” romana, la grande madre, la terra, la dea, al natura procreatrice solitaria di ogni essere vivente. Dea che è madre, perché trae le forme dalla sua stessa sostanza, infondendo nelle sue creature la vita, l'Humus, da cui deriva la parola “uomo” per ricordargli che è vivente fino a quando rimane legato alla terra, dea e madre.
- Capisci bene adesso,- proseguì Miriam- come attraverso la comprensione del significato sacro di questa danza, la donna riesce a connettersi con la dea interiore. In questo modo la danza sacra diventa preghiera e celebrazione della propria vita … Si insegna attraverso la “sacra danza” ad essere la propria femminilità. Il corpo e l'anima coincidono perfettamente, e questa è la meta!-
Gaia pensava alla sua separazione interiore, a come la sua malattia la facesse vivere in modo dissociato, al fatto che non accettasse, non amasse la sua essenza, la sua identità di genere, il suo essere femmina. Aveva perso il contatto con la Dea che vive in ogni donna, ma non aveva perso il contatto con la vita. La vita, infatti, non è solo passione d'amore fra la Terra, la Madre e le forme organiche da lei nate. La vita è anche conflitto, distruzione, viaggio. E' un muoversi, un modificarsi continuamente, un mescolarsi, è morire! Da qui l'immagine della dea come forza distruttrice, come volto infernale e terribile della dissolutrice: Chaos, la chiamava Esiodo, avvolta nel mantello oscuro della notte, della confusione. Forse Gaia aveva solo nascosto una facciata della medaglia, forse non aveva completamente perso il contatto con l'origine, la fonte della vita stessa. In questo momento della sua esistenza conosceva, viveva il volto oscuro della madre, della dea, della vita. L'incontro con Miriam fu davvero molto importante: come una finestra che va ad aprirsi in un luogo completamente buio, rappresentò un piccolo spiraglio di luce che cominciava ad entrare, e questo lieve chiarore le permise di resistere.
TRATTO DA STRANIERA A SE STESSA, ALTROMONDO EDITORE
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (37) :::: categoria : donne, gaia, bulimia, anoressia, il mio libro, straniera a se stessa

Non avevo voglia, quella sera di andare a quel concerto. Ero nel pieno del mio male di vivere, mi costava una fatica enorme prepararmi, mettermi in auto con gli amici, fare quei chilometri per raggiungere la piazza in cui si sarebbero esibiti. Non ho mai capito perchè poi improvvisamente decisi per un “Ok, ci vengo!”.
Forse l'insistenza di tutti loro, i miei amici, giocò un ruolo importante; non avevo nemmeno voglia di sentirmi ripetere le solite paternali. Pensai che tanto si sarebbe mosso solo il mio corpo, l'anima, la mia anima invece, sarebbe rimasta in quel maledetto cesso ad attendere il mio ritorno; avrei compiuto, per l'ennesima volta, quel mio personalissimo sacro rito che sospendeva il mio vivere, che lo interrompeva con quelle due dita ficcate in gola. Non avrei certamente sprecato molte “energie” durante quel concerto; non costa un granchè indossare una maschera che copre quello che davvero siamo, ed io, di maschere, ne avevo tantissime. Avevo preparato un piano per mostrarmi “normale” ai loro occhi. Non volevo insospettire nessuno con i miei continui no.
No a tutto quello che si muove, no a tutto ciò che è intriso di vita.
Un falso Sì, era la soluzione migliore. Un Sì mascherato.
Arrivammo presto, molto prima delle 21.00, orario d'inizio del concerto; questo ci permise di scegliere i posti migliori. Eravamo sotto il palco. Da quella postazione centrale e perfetta saremmo riusciti a vedere benissimo gli artisti ,che di lì a poco, si sarebbero esibiti. La piazza a poco a poco, cominciò a riempirsi. Tantissime persone, tanti volti giovani continuavano ad arrivare. Quanti occhi, quella sera, incrociarono i miei. Sentivo nell'aria una strana energia, come se minuscole particelle si muovessero velocemente spostando l'aria. Io non avrei nemmeno voluto respirare, provai a tenere il respiro, come se volessi giocare, ancora una volta, con la vita. Una specie di sfida la mia. Un braccio di ferro tra me e lei. Le luci del palco si accesero e il fumo multicolore invase ogni cosa. L'applauso e le urla di coloro che mi circondavano mi confermarono che era iniziato. Poi partì la musica, le luci si accesero completamente e dal fumo vidi figure di uomini che ballavano, al centro il cantante. Tutto accadde in un lasso di tempo infinitamente grande e piccolo; da quel momento ho imparato che i “miracoli” appartengono a una realtà che non conosce misurazioni spazio temporali.
Mi parve che il cantante, fissandomi negli occhi, mi dicesse muovendo solo le labbra, in una lingua che solo io potevo comprendere, che quello che di lì a breve avrebbe cantato fosse per me, solo per me.
I suoi occhi, non credo potrò mai dimenticarli. Avevano una luce che mai ho visto in nessun uomo. Quegli occhi mi entrarono dentro, nel cuore, e riuscirono ad illuminarlo.
Le note della canzone cominciarono a prendere consistenza e ritmo.
“Che cosa c'è?”.
La sua voce mi poneva delle domande a cui non sapevo rispondere.
“Smarrimento da rimpire al market delle vanità!”.
E ancora la sua voce mi dava le risposte che cercavo. La mia fortezza era assediata. Sentivo che sarebbe crollata di lì a poco. Le fondamenta del mio male di vivere cominciavano a cedere, piedi di tenera argilla, sarebbe bastata una picconata per distruggerlo.
“Dagli l'anima che hai... dagli il cuore che tu sei... dagli l'anima che hai … dagli il cuore che tu sei...
dagli grinta, dagli amore e respirerà.”
Cominiciai a piangere di un pianto che sapeva di nuova vita, senza alcun controllo. I suoi occhi erano fissi nei miei e mi sorrideva, mentre continuava a cantare, mentre la sua voce illuminava la mia anima accendendo ogni interruttore che io avevo spento.
“Dagli l'anima che hai... dagli il cuore che tu sei... dagli l'anima che hai... dagli il cuore che tu sei...”
Quelle parole erano diventate una supplica, una preghiera i cui effetti avrebbero avuto i colori di un miracolo.
Cominciai a capire il perchè di quella scelta. Cominciai a capire perchè ero lì, nonostante le mie resistenze, nonostante avessi lasciato la mia anima nel cesso di casa. La musica continuava a battere nel cuore, le mie lacrime, i miei e i suoi occhi uniti in uno spazio solo nostro.
E in questo spazio senza preavviso giunse Lei: la mia anima.
“ Io, io la voglio guardare dritto negli occhi la vita che ho. Io, io ci voglio provare a spaccare la scorza che dice di no.”
Cantai con quanta più voce avessi in corpo. Se qualcuno mi chiedesse, ma si può guarire dai dca? Io non esiterei a rispondere di sì, ma che i miracoli si realizzano nella misura in cui noi impariamo a collaborare alla realizzazione dello stesso.
“IO, IO LA VOGLIO GUARDARE DRITTO NEGLI OCCHI LA VITA CHE HO. IO, IO CI VOGLIO PROVARE A SPACCARE LA SCORZA CHE DICE DI NO.”
N.B. Le frasi in rosso sono parti della canzone Dagli un'anima del gruppo internazionale del Gen Rosso. Il racconto è in buona parte autobiografico.
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (78) :::: categoria : amore, racconti, speranza, la mia vita, bulimia, anoressia, un pò di me, canzoni per riflettere

Molte volte si parte in quarta, almeno io lo faccio, presa dall’entusiasmo.
In quel momento penso di poter fare tutto, smontare ogni cosa e poi ricomporre l’intero Universo.
Poi, dal pensiero, passo all’azione e provo un grande senso di inadeguatezza.
Questo mi è successo, una volta di più, promettendo a Barbara la recensione del suo libro “Straniera a se stessa”.
L’ho letto e il caso ha voluto che lo leggessi in un momento particolare e in un luogo dove si sta in attesa. Ero sola e ho potuto dare libero sfogo ai momenti di commozione che ho provato, i muri non mi avrebbero di certo tradita!
E così mi sono immersa completamente nel personaggio del libro che è raccontato in terza persona.
E’ l’autrice che ci parla di Gaia e della storia attraverso la quale una bambina si perde, una adolescente si rifiuta e una donna si accetta.
Gaia è l’antitesi del suo nome fin quando, attraverso un lento processo di autocoscienza e momenti traumatici, riesce a decidere di dare una svolta vera alla sua vita.
Ben sapendo che le svolte sono curve lunghissime, mai a gomito, e che la guerra è fatta di tante battaglie e che occorre essere preparati a perderne alcune.
Gaia non è sola quando decide di non voler più essere sola
Gaia rinasce quando decide di esternarsi al mondo
Gaia comprende che ogni parola non detta, ogni verità taciuta, ogni strada abbandonata, costituiscono la morte dell’anima.
Il problema centrale, di cui l’autrice tratta anche alcuni aspetti “scientifici” è l’anoressia.
Rifiuto del cibo che diventa anche bulimia, il suo opposto.
Ed è chiaro, anche al lettore meno informato, che in mancanza di equilibrio interiore, ogni opposto può avere campo libero, ogni contraddizione può esplodere.
Ero una lettrice poco informata fino a poco tempo fa.
Mi fermavo a quello che dicono i mass media, mi arenavo alla anoressia di chi vuole fare la modella per seguire gli schemi del culto edonistico.
Leggendo si comprende che non è così o almeno non è solo così.
Non sapevo che fosse possibile trasfigurare la propria immagine fino al punto di sentirsi grassa anche se scheletrica o vedersi esile anche se culturista ; qualcUno me lo raccontato di recente.
E soprattutto mi sentivo estranea e questo mondo, pensavo che nessuno dei meccanismi descritti mi riguardasse.
Invece leggendo questo libro si scopre come sia potenzialmente possibile che ci riguardi tutti e che è sottile, molto sottile, l’argine che ci separa da queste patologie.
Alla fine mi sono riconosciuta perché anche io posso andare avanti per due giorni interi senza mangiare e l’ho fatto spesso, salvo sentirmi male al primo cibo successivamente ingoiato.
Anche io, anni fà, ho rifiutato il cibo, il sonno e tutto il resto.
Perdere dieci chili in un mese non è uno scherzo.
E la soluzione è stata simile a quella che nel libro ha trovato Gaia.
Questo Barbara non lo sa, lo sta scoprendo adesso.
Una soluzione non certo definitiva ma certamente una presa di coscienza di quale sia la strada da percorrere.
Non ho raccontato la storia di Gaia, né espresso critiche di genere letterario sul libro.
La storia è forse simile ad altre storie e non è la tecnica narrativa che mi ha presa nella lettura.
In più sono convinta che l’autrice stessa non ha voluto scrivere una cosa perfetta perché :
“ Sì, non sono perfetta e questo è meraviglioso!” dice Gaia.
Ho però capito quanto sia stato importante per Barbara scrivere questo libro.
Lascio i perché e le soluzioni ai suoi futuri lettori
TARTAMARA (aquilonesenzavento.splinder.com)
e anche
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (55) :::: categoria : recensioni, libri, amici, la mia vita, emozioni, regali, bulimia, anoressia, un pò di me, piccole dolcezze, straniera a se stessa
Oggi scriverò qualcosa sul cibo…
Su cosa era per me tempo fa e cosa è diventato adesso…poi magari spiegherò anche il perché!
Dietro a un piatto di semplice pasta, può celarsi l’intera esistenza di una persona…che significa questo?
Prima davanti a un piatto di pasta ero impacciata, timida, provavo quasi vergogna…lentamente, molto lentamente provavo a portare in bocca il boccone…non sentivo nulla…nessun sapore, nessun odore, nessuna consistenza sotto il palato…gesto fatto per evitare di dover dare troppe spiegazioni.
Altre volte il gesto di portare alla bocca il cibo, magari davanti allo stesso identico piatto di pasta, diventava famelico, veloce, mangiavo con voracità, quasi ingozzandomi, ma anche in questo caso…nessun sapore, nessun odore, nessuna consistenza sotto il mio palato… nessun piacere!
Identica cosa accadeva quando qualcuno provava a guardarmi negli occhi, sguardo basso…vergogna …sono inadatta! Il contatto con un'altra persona era diventato insostenibile e chiusa in me cominciavo a non vivere.
Vuoi assaggiare questa torta?” No non mi va” ,la mia risposta più frequente.
Stasera esci con noi? “No non mi va”, la mia risposta più frequente.
NESSUN CONTATTO…
Ma ero già a uno stadio avanzato di “follia”. E dire che la mia follia è iniziata attorno ai 15 anni con una semplice, innocua dieta!
Dieta che strana parola! Cominci a privare, cominci a togliere ed eliminare, a ridurre…
Chissà perché poi si comincia sempre in questo periodo…chi tra noi non ricorda l’adolescenza?
Io la mia la ricordo perfettamente…tutto sottosopra, tutto in discussione, dentro la mia anima naturalmente…fuori invece ero la ragazzina perfetta!
Brava, pacata, che non dava problemi a nessuno, sempre allegra e sorridente!
E siamo partiti da un piatto di pasta!
Sono passati anni, da quando seduta di fronte a quel piatto di pasta, era partito l’Ordine di non mangiare…di fare qualsiasi cosa per raggiungere il mio obiettivo!
Essere perfetta!
Come se la perfezione la si raggiungesse eliminando le calorie, controllando il proprio peso alla bilancia cento volte al giorno…come se essere perfetti significa, lasciarsi consumare…già.
Perché quando smetti di mangiare il corpo consuma il corpo…si automangia!
E quando smette di mangiare il fisico, comincia a divorare l’anima…il vuoto ti opprime fino a non poterne più.
E quel vuoto cerchi di colmarlo cedendo al demone, e ti abbuffi!!!
E poi subentra il senso di colpa, l’angoscia per aver ceduto, per essere stata debole e hai paura che quella meta di perfezione non la raggiungerai mai!
E così cedi…e corri in bagno e vomiti…tutto anche l’anima!!!
Così per un tempo indefinito, interminabile, fino a quando il tuo corpo esasperato decide di mandarti dei segnali…per cercare di farti capire che ti stai distruggendo…
E le mestruazioni se ne vanno!!!
Ma tu non lo ascolti, sei travolta dalla follia… e continui il tuo balletto su quel palcoscenico dove rappresenti una non vita!
A poco a poco ti allontani da tutto, dagli amici, se hai il ragazzo cominciano i problemi anche con lui…certo perché essere baciati, toccati nelle parti intime diventa un problema quando ci si sente inadatte…
Un bel giorno ti trovi per terra, nuda semi morta…hai l’ultima possibilità….
Decidere che fare….io ho deciso solo allora di voler cominciare a vivere davvero…come se fossi ri-nata una seconda volta…
E piano piano ho ricominciato tutto daccapo…le mie prime parole, i primi passi…
Le prime parole sono state la cosa più importante…
Si perché prima vivevo nel mio dolore nessuno sapeva, nessuno conosceva…non sapevo chiedere nulla!
La mia prima parola è stata : AIUTO!
Si ho imparato a chiedere aiuto, tanto per cominciare…e non ho chiesto aiuto a chi come me affondava nella follia…
A questa sono seguite tante altre…
Fiducia, rispetto, amore… amore…per me stessa tanto per cominciare!!!
E alle prime parole i primi gesti…le prime carezze, i primi baci, i miei primi sorrisi.
Tutto per un piatto di pasta!!!
Perché sto parlando di questo? Di questo mio passato non ne avevo mai nemmeno accennato…il fatto è che ho letto troppi blog, anche qui su splinder di ragazzine malate di anoressia…
Ma quello stesso demone pare stia assumendo una nuova veste…come se si stesse mascherando in qualcosa di bello!!!
Io del mio passato di malata, ricordo l’esatta percezione che ne avevo…io dentro me sapevo di essere malata e che il mio rapporto con il cibo era la manifestazione di qualcosa di molto più profondo…
In questi blog io sento parlare di Ana, come una Dea…come una amica…
La filosofia di Ana la chimano…blog pro-ana….
Ed io mi sento morire ancora, ogni volta che leggo quelle pagine!
Giuro vorrei fare qualcosa…
Leggo quei blog e mi vengono i brividi…oggi solo 311 calorie, domani andrà meglio!!! Dove meglio non significa chiaramente 400 calorie…
E ancora appelli insensati: “ Ana di tutto il mondo aiutatemi, ditemi come posso fare per cambiare il mio metabolismo!”
Come posso fare per vomitare? Datemi consigli… se arrivo a pesare 43 chili il ciclo potrebbe sparire…meglio così non prenderai gli anticoncezionali!!!”
Cazzo di anoressia si muore!!!!
E queste ragazze sono tutte giovanissime…adolescenti!!!
E i genitori in tutta questa follia dove sono?
Ed io cosa posso fare adesso in questo momento per quelle giovani donne?
E noi donne vere cosa possiamo fare da qui, in questo momento per aiutarle?
Giuro sto piangendo…mai avrei pensato una cosa simile!!!
p.s. accetto suggerimenti io non scherzo quando dico che voglio fare qualcosa per loro… anzi chiedo a voi,cari amici di aiutarmi!!!
Chiudere questi blog potrebbe servire?
SCOPERTO DA POCO E LO SEGNALO SUBITO POTREBBE SERVIRE A CHI NE HA BISOGNO:
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (41) :::: categoria : speranza, la mia vita, emozioni, bulimia, anoressia, no pro ana