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“Sei venuto insperato al mio desiderio,
hai stupito e scosso l'immaginazione dentro il mio animo.
Tremo, e nel profondo il mio cuore è sconvolto dall'assillo,
il respiro soffocato dall' onde d'amore.
Salvami tu da questo naufragio in terraferma, ti prego,
salvami, e accoglimi dentro il tuo porto.”
Macedonio, poeta greco,VI sec. d. C.

Ho sempre amato guardare le stelle. La magia che custodiscono nella loro luce sospesa nel buio della notte, è mistero. Ho sempre creduto che esse conoscano ogni nostro pensiero più nascosto. Io ne ho occultato solo uno, il più importante fra tutti. Un giorno in giardino, l'ho seppellito preparandogli un funerale anticipato. Ho scavato una fossa abbastanza profonda, perché profondo era il suo corpo. L'ho adagiato su un sudario bianco e l'ho deposto nella buca, sotto un grande albero. Nei giorni seguenti la sepoltura, mi recavo sulla sua tomba per rendere omaggio al desiderio condannato a morte. Non c'era nessuna lapide a ricordare, per chi passasse per caso, che proprio lì la terra custodiva le spoglie di Desideriouccisoprematuramente. Non era necessario, che altri vedessero ciò che restava del mio unico desiderio importante. Non volevo che persone del tutto estranee portassero un fiore, un semplice fiore, a quel corpo ormai mangiato dai vermi. Intanto la mia vita scorreva tranquilla, senza nessun sconvolgimento di sorta. Senza che io potessi provare nel mio intimo alcuna gioia, alcun dolore. E i giorni si rincorrevano, così come gli anni, senza affanno … lentamente.
Una sera, mi sono recata alla tomba, era da tanto che non andavo a far visita a Desideriouccisoprematuramente. Mi sono seduta sotto l'albero, ho posato una piccola margherita sulla collinetta di terra e ho alzato lo sguardo al cielo buio e le ho viste: le stelle.
Una in particolare mi ha sorriso, ma con un sorriso triste e per la prima volta in tutta la mia vita ho provato rimorso per quel funerale anticipato che anni prima avevo celebrato nella solitudine del mio dolore, nel tormento del mio cuore ferito e incapace di credere ancora a quell'unico desiderio importante.
Ho cominciato a piangere, e quelle lacrime sembravano pioggia che irriga un terreno ormai arido e incapace di dar frutti. Poi improvvisamente ho sentito l'esigenza di riesumare quel vecchio corpo da quella sua tomba. Ho iniziato a scavare con le mani, sempre più veloce e affamata di vita. Ho tirato su il sudario non più bianco, l'ho aperto e con sorpresa ho trovato il corpo di Desideriouccisoprematuramente ancora intatto.
E se fosse ancora vivo? E se bastasse un “libera” di un defibrillatore per poterlo nuovamente riavere?
Poi una voce, bellissima, calda, familiare alle mie spalle mi ha domandato:
Mi sono girata e questa volta non ho esitato a rispondere.
L'uomo mi ha sorriso, ha preso dalle mie mani il corpo senza vita di Desideriouccisoprematuramente, lo ha baciato con delicatezza facendolo rinascere.
p.s. Dottò Grazie!
fantasia972 ha postato
sabato, 03 ottobre 2009 alle ottobre 03, 2009 13:26
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Ieri ero qui...
“ Può la Fantasia trasformarsi in una oscura prigione?”
D'improvviso mi tornò in mente, quel lontano passato che mi aveva permesso di uscire da quel mondo reale che non avevo mai esitato ad etichettare con un epiteto davvero poco carino: Realtà uguale merda, realtà uguale mondocacca! Per me, era sempre stato così, fin da quando ero piccina avendo dovuto fare i conti con l'abbandono, la malattia che porta lontano le persone che ami e la solitudine che diventa l'unica compagna, solo perché ha la struttura di un'edera e si avvinghia con tutte le sue forze al muro della tua casa. Se avessi incontrato un giardiniere esperto potatore, forse, mi sarei risparmiata diversi dolori. Ma con i forse, i se e i ma, non se n'è mai fatto niente! Perché allora quella domanda improvvisa?
“Può la Fantasia trasformarsi in una oscura prigione?”
Cosa accadeva nel suo lontano castello magico?
Se le avessi chiesto il permesso, forse, avrebbe acconsentito a farmi entrare, a camminare con lei lungo il sentiero nascosto dagli alberi grandi del bosco. Se avessi osato domandarle quale guerra si stava combattendo nel suo regno, forse, sarei riuscita a far da intermediaria tra le fazioni opposte. Ma non lo feci, non ne ebbi il coraggio. La paura di guardare a quella realtà che avevo sempre rinnegato con tutte le mie forze, ancora una volta mi impedì di muovermi e di amare davvero. Nonostante le raccomandazioni del Cercatoredidio per salvare Fantapaperonzola.
Ora sono vecchia e malata, ma non più sola. In questa notte fresca di settembre ripenso ai miei amici fantastici che nel corso degli anni mi hanno fatto compagnia e tra tutti i volti, mi tornano, con una nitidezza straordinaria, quelli di quei due “strani” che si affacciarono d'improvviso nella mia esistenza parallela: Fantapaperonzola e il Cercatoredidio.
C'era una volta,
in un mondo magico governato dalla parole, una regina malvagia con uno scettro e una corona. La regina, in realtà, era una vecchia strega che si era reclusa in questo regno dove vigeva una sola legge: le parole sono mattoni per la costruzione di un mondo reale e parallelo. Le bastava muovere lo scettro, scrivendo nell'aria parole che, come per magia, diventavano reali. Trascorreva così i suoi giorni inventando parole che prendevano forma.
Lo scettro danzava sul foglio trasparente del cielo lasciando segni invisibili,ma che per la magia della strega diventavano reali.
T A V O L O, scriveva la regina, e compariva un asse di legno sostenuta da quattro forti gambe che pian piano si posava proprio dove la regina aveva deciso. Il gioco delle parole presto si trasformò in una vera e propria attività a tempo pieno, tanto che decise di scrivere intere storie, racconti e perfino libri. Trascorse molti anni in questo modo, e con il passare del tempo il regno magico governato dalle parole si popolò di animali, fiori, piante ed uomini creati dallo scettro regale magico. La regina in cuor suo, era soddisfatta della sua opera. Finalmente dopo tanto tempo, aveva trovato il modo per cacciare la solitudine; finalmente adesso poteva ritenersi fortunata perché non era più sola,visto che a farle compagnia nel suo regno magico, c'erano le parole animate che aveva creato.
-
Che posto meraviglioso è questo mio mondo!, pensava tra sé, mentre vedeva correre sugli scivoli di arcobaleni i piccoli bambini, oppure quando le carote albine venivano accolte dal caporto gentile nel suo orto; o ancora restava estasiata nel vedere come i suoi amanti sapevano far bene all'amore.
Nel regno magico delle parole animate, nessuno degli abitanti emanava cattivo odore e tutto era straordinariamente perfetto e armonico. Un giorno però, accade che la regina, non sapendo cosa fare, perché non sempre le andava di inventare nuove parole da animare, decise di affacciarsi a quell'unica finestra del suo castello che dava sul mondo reale, quello che lei chiamava mondocacca. Mentre guardava giù, per le strade quei poveri disgraziati a cercare di condurre un'esistenza che fosse almeno decente, la sua attenzione fu catturata da una creatura che se ne stava solitaria su una panchina a leggere. Incuriosita decise di andar a dare un'occhiata.
L'uomo era assorto nella lettura di un libro che narrava le gesta di un giovane eroe : Cercatoredidio. La regina arrogante,pensò che fosse uno dei soliti libri stupidi che vivevano in quel luogo e pensò che nel mondocacca anche le parole fossero banali e prive di significato, così se ne ritornò nel suo castello. Ancora una volta ricca dell'unica certezza che aveva: il mondo reale è stupido e insignificante. Il disprezzo per quel posto e per tutti i suoi abitanti era diventato come un'enorme lastra di ghiaccio che non lasciava al sole, troppo tiepido, la possibilità di farlo sciogliere. Giunta la sera le venne voglia di giocare ancora con le parole così, quasi per gioco, provò a scrivere il nome dell'eroe che aveva incontrato in quel libro. Prese il suo scettro magico e agitandolo nell'aria segnò le parole sul suo foglio invisibile. Come per magia comparve uno strano uomo.
Ma la perfida, non sapeva ancora che Cercatoredidio possedeva un dono straordinario: la libertà. Passarono alcuni giorni e Cercatoredidio cominciò a conoscere gli altri abitanti del regno magico delle parole animate; fu così che conobbe anche Fantapaperonzola, una fanciulla con il broncio buffo. Cercatoredidio se ne innamorò e Fantapaperonzola anche. Ma la regina cattiva, quando lo venne a sapere, inveì perché quei due avevano deciso di amarsi senza che l'iniziativa fosse partita dalla creatrice. Pertanto, mossa dall'ira, decise che avrebbe rinchiuso Fantapaperonzola nella sala della torre del castello, dove avrebbe condotto la sua esistenza isolata dagli altri. Non poteva permettere alla fanciulla di amare un uomo senza che fosse stata lei a deciderlo. La regina cattiva, amava Fantapaperonzola, perché in quella ragazza dal broncio buffo vedeva un riflesso della sua vita passata, quando ancora viveva nel mondocacca e credeva che quello fosse ancora un posto meraviglioso. Cercatoredidio riuscì a salire fin sulla torre per parlare a Fantapaperonzola per salvarla dalla malvagia. Si arrampicò lungo le mura alte, affrontando i terribili uccelli rapaci che lo attaccavano da ogni lato; superò, affrontando con coraggio, i terribili mostri che la regina aveva messo a guardia della torre. Alla fine quando giunse nella sala, in cui era prigioniera la ragazza, dovette affrontare la regina stessa. Il potere dello scettro però era così forte che per il giovane Cercatoredidio era quasi impossibile riuscire a contrastare quegli ostacoli che creava ogni volta che lo muoveva sul foglio trasparente dell'aria.
SPADA, scriveva,e un'enorme spada combatteva contro il nostro eroe.
LEONE, e appariva una terribile fiera pronta a divorarlo.
BOMBA, e attorno ai due solo macerie.
Cercatoredidio era sul punto di mollare, quando all'improvviso si ricordò che nella tasca interna della sua giacca portava con sé un libro le cui parole erano Vere. E si ricordò di un passaggio letto in quel libro.
“La verità vi farà liberi!” e poi subito dopo un altro “ E il verbo si fece carne”. Fu allora che comprese che tra le sue mani aveva l'arma per sconfiggere la regina malvagia e salvare la sua Fantapaperonzola. Con coraggio si scagliò sulla malvagia e le rubò lo scettro magico, poi scrisse nel cielo le frasi contenute nel libro.
LA VERITA' VI FARA' LIBERI, urlò scrivendo la frase sul foglio trasparente e in quel preciso momento le parole si liberarono dalla catene che la regina aveva messo loro e cominciarono ad abbandonare quel regno per vivere nel mondocacca.
E IL VERBO SI FECE CARNE, urlò ancora mentre scriveva quella magica frase.
L'urlo di dolore della regina tuonò nel regno, e da quel suono terrificante, uscito dalla gola della strega, venne fuori tutto il male che la regina aveva vissuto e cadde tramortita. Cercatoredidio si fece largo tra tutte le macerie venutesi a formare nella sala, per cercare tra esse la sua Fantapaperonzola. La fanciulla però era scomparsa. Con il cuore triste il giovane eroe si voltò dirigendosi verso l'uscita del castello per tornare nel mondo reale, quando sentì una voce dolcissima.
L'uomo si avvicinò e con sorpresa si accorse che la vecchia regina si era trasformata nella sua Fantapaperonzola.
-
Sono pronta, adesso voglio tornare a vivere nel mondocacca, grazie a te ho compreso che le parole appena nate hanno sete di verità, di corpo e sangue ...non si possono gettare via, scolandole virtualmente, in un mondo fantastico e parallelo; hanno sete di un orecchio che le oda, di occhi che le ammirino appena sbocciate o sussurrate da due piccole labbra, a cui rispondere con altre labbra, con altro corpo.
Cercatoredidio abbracciò la sua amata e insieme scesero a vivere nel mondocacca.
“Può la fantasia trasformasi in un'oscura prigione?”
A volte, mie cari, può succedere... ma se teniamo aperta la porta del cuore, un Cercatoredidio è sempre pronto a venirci a salvare.
A me è successo!
fantasia972 ha postato
mercoledì, 02 settembre 2009 alle settembre 02, 2009 10:44
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fantasia972 ha postato
martedì, 01 settembre 2009 alle settembre 01, 2009 09:28
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La mia testa è un utero accogliente. Le sue pareti rivestite di mucosa rossa hanno accolto dell'inchiostro blu. Quanto tempo mi ci vuole per far nascere questa creatura che è sospesa nell'utero della mia testa?
-
Mamma mettimi al mondo!, dice una vocina.
-
Una voce che parla nel ventre di sua madre, si mette al mondo da sola!, le rispondo sorridendo.
Dalla canna trasparente che tengo stretta tra le due dita,tunnel vitale che unisce il mio mondo di dentro con quello di fuori, nasce a poco a poco la piccola creatura ancora informe. Il lenzuolo bianco si sporca di rosso, ma non riesco ancora a leggere ciò che scrivo sul foglio che giace sotto il mio corpo.
-Sono ancora piccola, ma voglio crescere e diventare grande!, mi dice l'informe, uscita attravarso il tubo.
-
Oh, figlia mia crescerai, di questo ne sono certa, diverrai una parola compiuta e non andrai in giro da sola a far danni.
-
Le piccole parole che vanno in giro da sole fanno danni, mammina?, mi chiede guardandomi negli occhi.
Le parole vivono bene solo nel loro giardino. E' un giardino neutro, senza piante, senza colori e profumi, viene arricchito dalle parole che lo abitano. Cresce con loro, rigo dopo rigo, pagina dopo pagina. A volte, mamme scosiderate, lasciano uscire le loro figlie attraverso una vagina differente. La vagina differente non è legata all'utero accogliente, è solo un buco attraverso cui le piccole parole vengono cacciate malamente. Quelle creature, poverine, non sono colorate di blu, o di rosso, o di nero, quelle figlie vomitate hanno un suono e vagano nello spazio fino a quando non riescono a penetrare e perforare il timpano.
Ci sono parole che fanno danni e fanno male, perché non sanno dove andare. Sono nate per far soffrire e ferire, perchè dette solo per stupire o per contraddire. Non hanno mai abitato nel giardino e non sono cresciute e non si sono legate alle altre figlie. Sono parole disadattate, vomitate, lanciate, sospese, non volute, non amate;sono parole fantasma senza corpo e senza anima.
-Ti ho fatto molto male, venendo al mondo mammina?, mi chiede la piccola parola.
La guardo, le sorrido, poi le sfioro dolcemente il suo piccolo corpo rugoso e, prima di adagiarla nella sua culla bianca,le sussurro: “Ti amo!”.
fantasia972 ha postato
martedì, 25 agosto 2009 alle agosto 25, 2009 11:11
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Perché continuare a tenere in piedi questa casa?
fantasia972 ha postato
martedì, 09 giugno 2009 alle giugno 09, 2009 08:29
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chi mi capisce è bravo
Sei tornato a bussare alla porta del mio cuore, dopo che ti avevo detto che avresti dovuto lasciarmi in pace. Dopo che ti avevo intimato di dimenticarti di me. Dopo averti allontanato e rotto ogni rapporto con te. Mi sono trincerata. Ho comprato di tutto. Lucchetti e porte blindate per non permettere che tu tornassi.
Hai bussato, questa volta. Sei stato più educato e chiedi di entrare in punta di piedi. Le altre volte invece hai fatto di testa tua, ti sei sentito padrone ed io ti ho accolto con gioia. Non ti conoscevo ancora così bene. Non sapevo che quando te ne vai, il vuoto che lasci è terribile. Sei tornato, silenziosamente questa volta. Così sotto voce che non me ne sono nemmeno accorta. Ti ho trovato seduto sul mio letto, con il tuo sorriso sornione che mi fa incazzare perchè mi toglie il sonno. E la notte non dormo e mi giro e rigiro nel letto pensando al mio cuore che comincia nuovamente a battere. Ed io non voglio!
Che cosa vuoi da me?- ti ho chiesto sedendomi di fronte a te che eri sulla sponda del letto.
Che cosa vuoi ancora? Che cosa vuoi di più? Ti ho già dato tutto quello che potevo. Ti ho dato la cosa più importante che possiedo, il mio cuore. E me l'hai triturato nel macinacarne. Che cosa vuoi da me, adesso? Che cosa posso darti? Che cosa devo inventarmi? Cosa vuoi tentare? Che cosa vuoi provare? Cosa vuoi sognare? Io lo so, che è per quello. Io lo so, che hai bisogno dei miei sogni per vivere. Ma sei stato capace di distruggerli tutti i miei sogni, Amore Bastardo che non sei altro. E adesso? Adesso ti sei nascosto nei suoi occhi bellissimi in cui non riesco a vedere nessun'ombra, nel suo sorriso che si spalanca invitandomi a distendermi fiduciosa sul prato verde della speranza. Ti nascondi nella sua voce pacata che mi parla e che riesce a rasserenarmi l'anima. Ti nascondi in lui che mi fa sentire nuovamente in pace con il mondo e con te. Con te che voglio odiare! Che cosa vuoi spezzare? Le catene che imprigionano il mio cuore? Le hai messe tu quelle catene al mio cuore. Hai fatto in modo da legarlo e farlo tuo prigioniero, Amore Bastardo che rubi i sogni, la speranza, che rubi i sorrisi. Guardami! Guarda i miei occhi, piangono anche quando ridono e di chi è la colpa?
Che cosa vuoi ancora? Che cosa vuoi di più? Che cosa vuoi provare? Che cosa vuoi da me?
Lasciami in pace. Ti prego abbandona quel corpo e fuggi lontano da me... da lui... da noi.
TESTO LIBERAMENTE ISPIRATO DALLA CANZONE CHE COSA VUOI DA ME, MANU CHAO
fantasia972 ha postato
lunedì, 25 maggio 2009 alle maggio 25, 2009 11:41
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La terra fertile disse alla mano del contadino: - Poco più in là dei tuoi e dei miei "interessi" c'è un campo incolto. Perchè non proviamo a farne una piantagione d'amore?-.

Ci sono giorni in cui le parole che continuamente abitano la mia anima, subiscono uno sfratto momentaneo. Sono i giorni in cui mi sento abbandonata e totalmente in solitudine. E' triste, per chi è abituato a vivere in una specie di “comune”, trovarsi improvvisamente solo; il silenzio si amplifica così tanto che sembra sfondare i timpani del cuore. In questi strani giorni gli occhi diventano anche un po' tristi. In questi strani giorni non mi va molto di parlare, anche perchè non trovando più le parole, non so mai cosa dire e resto in silenzio dimenticando persino il suono e il timbro della mia voce. Ci sono giorni, in cui le parole che vivono nella mia anima, decidono di trasferirsi altrove; provo a cercarle, ovunque. Alzo la coperta che cade lenta verso il pavimento a coprire i piedi del letto e ci guardo sotto, sperando che siano nascoste proprio lì . Le cerco tra i cassetti delle scrivania. Provo a scrutare negli angoli delle stanze e tra le fessure dei mattoni, giù sul pavimento, illudendomi che forse le troverò proprio nella minuscola tana che le formiche hanno costruito faticosamente. Poi mi arrendo e mi dico:- Ma che vadano al diavolo, conoscono benissimo la strada di casa. Se decidessero di tornare sapranno certamente come fare!-.
A quel punto esco e mi godo il mondo che è proprio fuori. Quello che è al di là della mia mente, o anima, chiamatela un po' come vi pare!
Il mondo fuori a volte è più bello della mia mente, perchè vi trovo il sole che gioca a nascondino con le nubi. È più bello perchè contiene tanti sorrisi di chi cammina tenendosi per mano. È più bello semplicemente perchè, seduta su una panchina di legno, ascolto te che mi parli( visto che io non posso farlo), ti guardo e sorrido, e mi sorridi anche tu; il vento interviene e mi sposta il ciuffo dei capelli che sta per cadere sugli occhi, ed io sento che in quella brezza lieve c'è uno strano calore, lo stesso della tua mano. E continuo a guardarti negli occhi, ed io, un po' mi perdo e un po' mi spavento. Ad un tratto,il mio sguardo cade sulla tua bocca che continua a muoversi mentre parli; e mi piace vederla mentre si apre e si chiude, osservare la lingua che si interpone tra i denti bianchi ad articolare le parole, e penso a quanto tu sia fortunato in quel momento, perchè le tue parole sono lì con te, mentre le mie chissà dove sono finite. Il cuore, poi,stranamente comincia a battere un po' più forte e quando i tuoi occhi si fermano nei miei sento il viso diventare di fuoco. Ci sono giorni in cui le parole che vivono nella mia mente, decidono di scappare per sedersi su una pachina,costringendomi così ad uscire in quel mondo di fuori che a volte è davvero più bello della mia anima, perchè lì ci sei tu.

Come può essere accaduto? Di certo non so spiegarlo. Non punto mai la sveglia prima di andare a letto. E' sempre lì sulla mensola, un po' impolverata. Ho dimenticato persino il suono fastidioso del suo ticchettio che si amplifica nel cuore della notte, quando tutto è tremendamente silenzioso.
Ho sentito bene? La sveglia mi ha parlato, proprio questa mattina, mentre albeggiava. Mi sono ficcata sotto le coperte, a non voler uscire da quel tepore che mi avvolge da mesi. Ho sprofondato il viso nel cuscino e ho stretto forte gli occhi sigillandoli nel sonno.
Sempre la stessa voce di prima. Le ho gridato:- lasciami in pace!-. Voglio ancora starmene qui, nel mio caldo, nel mio buio, nel mio inverno...
Ancora, insiste... adesso capisco perchè odio la sveglia e il suo maledetto ticchettio che mi mette ansia. Anche quando parla, la sua voce è insopportabile, identica a quel tic tac tic tac che martella nella testa.
Sembra non sappia chiedermi altro. Sembra che abbia imparato solo quelle parole. Mi sono arresa alla sua insistenza e le ho risposto.
Ha imparato anche questa frase, ho pensato fra me, mentre continuavo a scivolare più giù nel letto. Non ha più parlato. Ha afferrato le coperte, facendole cadere e scoprendomi tutta.
Me lo ha richiesto. Mi sono arresa alla sua testardaggine. Maledetta sveglia! Va bene, hai ragione...
E' mattina. C'è la luce e non sono in inverno. La sento, sento che sta per arrivare, riconosco il suo profumo...
Ma posso almeno dirti, che ho paura di questa “nuova” Primavera?