L' IDIOT@
"All'improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all'oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente...La sua mente e il suo cuore s'inondavano di luce straordinaria....Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui incominciava l'attacco". da L'Idiota di Dostoevskij


Il mio libro
STRANIERA A SE STESSA



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TITOLO: STRANIERA A SE STESSA
AUTORE: BARBARA ARDITO
CODICE ISBN:978-88-6281-023-4
EDITORE:Altromondo Editore
COSTO: &euro 12,00
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venerdì, 09 ottobre 2009


Monica Marghetti mi ha intervistata...

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GRAZIE MONICA MIA CARISSIMA AMICA!



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venerdì, 07 agosto 2009


la foto è di ipoliopposti.splinder.com  che ringrazio!

Il desiderio di postare questo capitolo del mio libro è nato già da qualche giorno, quando il commento di un utente anonimo mi ha riportato alla mente cosa rappresenta per me. Oggi poi mi sono imbattuta, per caso, nel blog dell'amica che mi ha permesso di postare la sua foto ed eccolo qua, il capitolo della DANZATRICE DEL VENTRE.

LA DANZATRICE DEL VENTRE

La casa di Miriam era molto bella, accogliente, arredata in tipico stile orientale; cuscini e tappeti dai colori caldi, profumo d'incenso e candele ovunque a rendere l'atmosfera quasi magica. Le due amiche sedettero una di fronte all'altra. La donna aveva preparato una pietanza tipicamente araba, un piatto unico: cuscus con verdure e piccole pezzi di carne d'agnello, il tutto reso particolarmente profumato e colorato perché arricchito con tante spezie.

  • Gaia non hai molta fame?-, le domandò la donna, notando una sua certa resistenza nel mangiare. Gaia rimase per un istante in imbarazzo, cercando una scusa convincente per nascondere il suo modo strano di rapportarsi al cibo.

  • A dire il vero...-

Ma fu subito interrotta dall'amica.

  • Non devi preoccuparti, se non ti piace il sapore della mia cucina non è mica un guaio! Capisco bene che i vostri sapori, i tuoi sapori, sono molto diversi dai miei … e se non ti piace non devi sforzarti di mangiare.

Non aveva però capito che il realtà il problema non era legato ai sapori differenti, ma al cibo in sé. La ragazza comunque continuò a mangiare molto lentamente ciò che le era stato servito nel piatto.

  • Da quanto tempo balli la danza del ventre?- le chiese.

  • Sei bravissima.

La donna sorrise.

  • La danza del ventre io la ballo da sempre ...-rispose- Da quando sono nata è parte di me, è parte del mio essere femmina … Come posso spiegarti? E' come se fosse scritta nella mia carta d'identità: genere femminile!-

Gaia spalancò gli occhi. Non riusciva a capire cosa volesse dire la sua amica.

  • E' parte di te dici? Come se fosse nata con te e con il tuo essere femmina... fin dalla nascita? Puoi spiegarti meglio? Non ho capito ...-

  • Allora la danza del ventre è qualcosa che ho sempre visto fare, fin da piccola. Fammi pensare... come posso spiegartelo? Qui da voi è normale e scontato che una donna debba saper cucinare, badare alla famiglia, svolgere i lavori domestici … Pensa soltanto ai giochi che da piccole vi regalano... Piccole mamme, piccole casalinghe che imparano a stirare, a cambiare i pannolini, a occuparsi del figli attraverso il gioco. Io la danza del ventre l'ho imparata così, vedendo danzare le donne della mia famiglia.-

  • Sì, ma quello che non capisco è perché la danza del ventre porterebbe a un percorso di autoconoscenza … E che significa che il corso è rivolto a quelle donne che hanno messo a tacere la voce della dea?

La donna le sorrise e le disse: - Abbiamo bisogno di continuare questo discorso dopo aver bevuto una buona tazza di tè ...-

Così si alzò, andò in cucina per preparare il tè, mentre Gaia continuava a pensare al significato di quelle parole, alla dea. Ma di quale dea si stava parlando? Si girò e vide, attaccata alla parete una frase, e si avvicinò per leggerla.

Sono tutto ciò che è, che è stato, e che mai sarà. Mai nessun mortale ha sollevato il mio velo”.

  • Eccomi, il tè è pronto!- disse Miriam, tornando con le due tazze fumanti.

  • Senti, ma quella frase appesa lì sul muro che significa?- domandò Gaia.

  • Quella frase è la stessa iscritta nel tempio di Sais...- Gaia la guardò, prese la tazza che la donna le porgeva e cominciò a sorseggiare il suo tè.

Sais era una vecchia città dell'Egitto, che corrisponde all'attuale villaggio di Sa El Haggar. Erodoto nei suoi scritti, ha descritto i meravigliosi monumenti presenti in questa splendida città. Dalle ricerche compiute da storici e archeologi ormai si sa con certezza che in questo luogo sorgeva uno dei templi più importanti dedicati alla dea. Questa città era il santuario della dea Neith, custode della corona rossa del Basso Egitto.

  • Nei millenni passati – riprese la donna, - le sacerdotesse e le donne celebravano il mistero della vita, della forza e della bellezza. Queste donne vedevano in loro stesse l'immagine della grande madre, della dea, la creatrice. La tradizione della dea era un'affermazione di vita, che si centrava sulla fecondità: la nascita, la morte e la rinascita, il ciclo vitale appunto. La “Danza della Dea” era chiamata così perché sosteneva il processo di risveglio della saggezza di ogni donna.-

Gaia era affascinata da quel discorso: una dea che riviveva in ogni donna, attraverso una danza che celebrava tutte le fasi del ciclo vitale.

  • La danza di oggi, conosciuta come danza del ventre, rappresenta una strada per riattivare l'energia femminile donando un'integrazione armonica tra il piano fisico e quello spirituale che porta senza dubbio a una guarigione. Qui in occidente ho notato che le donne, seppur così emancipate grazie alla conquista di tanti diritti che nei paesi orientali o del sud del mondo sono ancora utopia, sono ugualmente schiave. Schiave di un sistema, di una società ancora fortemente maschilista che vuole fare della donna un piccolo “uomo” mal riuscito. Spesso ho incontrato donne che non sono più tali, ma sembrano maschi travestiti … hanno rinunciato alla loro essenza!-

Gaia cominciò a riflettere: la grande madre, la dea … Ricordò anche ciò che aveva studiato, e le tornò in mente l'esame di antropologia culturale sostenuto da poco. Il culto della dea era sempre stato presente in ogni uomo di ogni cultura e di ogni latitudine del mondo fin dalla notte dei tempi. La “Potnia”microasiatica, “Rhea Kibele”frigia, “Demeter” greca, “Venus genetrix” romana, la grande madre, la terra, la dea, al natura procreatrice solitaria di ogni essere vivente. Dea che è madre, perché trae le forme dalla sua stessa sostanza, infondendo nelle sue creature la vita, l'Humus, da cui deriva la parola “uomo” per ricordargli che è vivente fino a quando rimane legato alla terra, dea e madre.

    - Capisci bene adesso,- proseguì Miriam- come attraverso la comprensione del significato sacro di questa danza, la donna riesce a connettersi con la dea interiore. In questo modo la danza sacra diventa preghiera e celebrazione della propria vita … Si insegna attraverso la “sacra danza” ad essere la propria femminilità. Il corpo e l'anima coincidono perfettamente, e questa è la meta!-

Gaia pensava alla sua separazione interiore, a come la sua malattia la facesse vivere in modo dissociato, al fatto che non accettasse, non amasse la sua essenza, la sua identità di genere, il suo essere femmina. Aveva perso il contatto con la Dea che vive in ogni donna, ma non aveva perso il contatto con la vita. La vita, infatti, non è solo passione d'amore fra la Terra, la Madre e le forme organiche da lei nate. La vita è anche conflitto, distruzione, viaggio. E' un muoversi, un modificarsi continuamente, un mescolarsi, è morire! Da qui l'immagine della dea come forza distruttrice, come volto infernale e terribile della dissolutrice: Chaos, la chiamava Esiodo, avvolta nel mantello oscuro della notte, della confusione. Forse Gaia aveva solo nascosto una facciata della medaglia, forse non aveva completamente perso il contatto con l'origine, la fonte della vita stessa. In questo momento della sua esistenza conosceva, viveva il volto oscuro della madre, della dea, della vita. L'incontro con Miriam fu davvero molto importante: come una finestra che va ad aprirsi in un luogo completamente buio, rappresentò un piccolo spiraglio di luce che cominciava ad entrare, e questo lieve chiarore le permise di resistere.

 

TRATTO DA STRANIERA A SE STESSA, ALTROMONDO EDITORE


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giovedì, 05 marzo 2009



... colei che tesse ... la donna di Aj Queen (Guatemala), associazione che raggruppa quasi 800 donne artigiane nella stragrande maggioranza vedove a causa della dittatura militare che ha caratterizzato il paese fino agli anni 80, donne che si sono organizzate per contrastare un sistema di mercato controllato da intermediari che sfruttavano la concorrenza fra artigiani

... colei che crea burattini in juta ... la donna di YWCA (Bangladesh), associazione che nasce con lo scopo di offrire formazione e opportunità di lavoro a donne svantaggiate

... colei che crea aromi di giustizia ... la donna di Podie (Sri Lanka), le spezie prodotte da 16 gruppi indipendenti di donne organizzate in cooperative

La cooperativa sociale UNSOLOMONDO
vi invita alla Mostra
“DONNE CHE STANNO CAMBIANDO IL MONDO”
Presso  Torre Pelosa
a
 Torre a Mare - Bari
Dal 6 Marzo all'8 Marzo 2009
ingresso libero
Dalle 17:00 alle 19:00
Domenica dalle ore 11:00 alle ore 13:00 e dalle ore 17:00 alle ore 21:00
Saranno presentati i progetti del Commercio Equo e Solidale portati avanti dalle donne nel sud del mondo

Per informazioni Coop. Sociale Unsolomondo
Via Dante 189 Bari – tel 0805233530
Via Pavoncelli 124 Bari – tel 0805640741

 


giovedì, 22 gennaio 2009

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martedì, 20 gennaio 2009


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martedì, 12 agosto 2008

La bocca secca e le labbra spaccate dal caldo, dal sole del deserto…fin lì l’aveva spinta la ricerca che stava compiendo da anni. Tutta una vita a inseguire qualcosa che non appena raggiungeva, non appena pensava di averlo toccato, afferrato le scivolava via dalle mani, dalle dita come minuscoli e infiniti granelli di sabbia, come acqua che non puoi afferrare. Acqua, quanta sete. E  in quel momento i piedi affondavano nella sabbia bollente di quel deserto, silenzioso, tenebroso quasi come il bosco più oscuro che aveva attraversato anni prima. Ho sete, sete d’amore, le ultime sue parole prima di cadere per terra e rotolare giù per la duna. Quando aprì gli occhi si ritrovò in un letto ampio, morbido, tra lenzuola di seta…al suo fianco il corpo semi nudo di un uomo che dormiva. Lo guardò, bellissimo il suo volto, bellissimo quel corpo scolpito come marmo liscio, levigato… aveva fatto l’amore con quell’uomo! Ricordò perfettamente il suo odore entratole nell’anima, ricordò le sue mani calde che l' accarezzavano ovunque, ricordò i suoi baci e le sue labbra sui suoi seni, la sua lingua che si divertiva a leccarla come fosse un dolce morbido, come se fosse un gelato alla fragola… le lingue intrecciate come i loro corpi, su quel letto grande e morbido, mentre l’eccitazione aumentava al ritmo dei battiti dei loro cuori, mentre i loro umori si mescolavano, mentre tutto diventava uno. Ancora con il suo sapore nella bocca aprì gli occhi perché voleva guardarlo bene in viso, ma l’immagine cominciò a diventare sempre meno nitida, sempre più sfocata, fino a scomparire completamente…ancora sabbia, solo sabbia attorno a lei. Sabbia, caldo, sole, sete…sete d’amore! Un urlo nel deserto, chi poteva ascoltarla? Chi poteva salvarla dall’arsura? Ho sete, sete d’amore! Non voglio miraggi urlava impazzita!
 Il deserto che strano posto, attorno solo giallo oro che acceca, attorno solo silenzio, mentre il sole sembra dover cadere dal cielo e travolgerti con il suo fuoco. La pelle bruciava come carne sulla brace, le gocce di sudore lente scivolavano lungo la fronte e il viso, mentre altre ancora si insinuavano tra i suoi seni, quasi a voler dissetarle la pelle. Sdraiata su quella finissima sabbia dorata non riusciva più a muoversi, esausta, stanca…chiuse ancora gli occhi nella speranza di riaprirli almeno in un’oasi, sotto l’ombra di una palma. Quante possibilità ci sono di ritrovarsi in un’oasi nel pieno del deserto? Non ci fu risposta perché il vento cominciò ad alzarsi forte, la sabbia spostata dalla forza del suo soffio sembrava facesse camminare le dune, sembrava che si rincorressero come amanti che giocano divertiti. Intanto la donna fu raccolta da quelle ali magiche, sollevata da terra e trasportata altrove.
Cos’è l’altrove? Che posto è mai questo? Un grande magazzino di vetrine luccicanti, manichini di uomini e donne nelle pose più impensate…volti sorridenti, sempre giovani, corpi perfetti nella loro rigidità, atmosfere seducenti di amplessi luccicanti e abbaglianti come il piacere ricercato in vetrina. A ogni manichino corrispondeva la sua etichetta con tanto di descrizione per le prestazioni particolari del particolare manichino, con tanto di prezzo. Si trovò in vetrina anche lei…per strada intanto i passanti lanciavano sguardi veloci in cerca di attimi d’amore…ma l’amore ha un prezzo? L’amore si paga? Lei bella, giovane, la bocca rossa truccata di un rossetto morbido che le rendeva carnose le labbra…labbra da baciare! Quanto costa un bacio? Un bacio ha un prezzo? L’abito nero succinto sul suo corpo dalle curve mozzafiato, la scollatura profonda mostrava appena la sporgenza dei suoi bianchi seni, la pelle morbida, la pelle calda…che desiderio di essere baciata ancora! Che desiderio voler sentire ancora la mano di un uomo che la stringeva a sé, che desiderio d’amore…ma tutto questo ha un prezzo? Se lo chiedeva, se lo domandava…perché sono in una vetrina? Chi mi comprerà potrà tenermi con sé tutta la vita? Potrà darmi quello che cerco? Cosa cerco? Cosa voglio?...voglio l’amore!!!...
Non ebbe il tempo di finire quel pensiero che un giovane uomo con il volto coperto, spaccò quel vetro. Ai suoi piedi tanti pezzettini infiniti di sguardi sfuggenti,  di pensieri osceni suscitati nelle menti perverse e sole di chi le passava davanti ogni giorno. Ai suoi piedi desideri inconfessati di chi avrebbe voluto spaccare la vetrina per portarla con sé, ma non aveva osato. Ai suoi piedi sguardi ingordi, insaziabili di uomini, donne che avrebbero voluto divorarla, mangiarla, inglobarla per farla poi vivere dentro di sé in qualche modo, o semplicemente cancellarla. Ai suoi piedi i tanti frammenti di quella vetrina, come catene spaccate dalle mani forti di un liberatore restavano immobili. Quelle stesse mani la sollevarono di peso, il corpo rigido di manichino non oppose nessuna resistenza.  Il giovane uomo si scoprì il volto, la guardò intensamente negli occhi, sei libera…libera di andare o seguirmi. L’aveva davvero comprata? Aveva davvero acquistato l’amore? Davvero l’amore si può comprare? Quanto costa l’amore? Che prezzo fa? …il prezzo dell’amore in vetrina è la tua libertà! Un paio di ali per volare lontana da quel posto orribile, sentiva ancora sul suo corpo gli occhi e le bocche desiderose dei passanti compratori di emozioni…sentiva ancora l’odore dei loro corpi mercenari, dei loro corpi avariati, come tante confezioni di prodotti in scadenza, come tante confezioni ammuffite negli scaffali di negozi pieni di merci da vendere….vendere e comprare come gli umani manichini che si vendono per amore, che si vendono per amare. Sei libera di andare!!! Con un bacio sulla fronte le lasciò le mani che ancora teneva nelle sue, con un bacio sulla fronte le donò nuovamente la libertà, certo che avrebbe ripreso il suo viaggio in cerca dell’amore, in cerca dell’ Amore. Un sorriso, dolce aperto, sincero…libera di andare, libera di cercare, libera di tornare. Se…forse…
Gli occhi, quegli occhi così profondamente veri, così profondamente sconfinati come prati verdi. Improvviso in lei il desiderio di essere brucata come una giovane e tenera foglia. Lei foglia, lui bruco! Le sue mani chiuse a pugno su un ramo ricco di verde primavera per portarne via le foglie, per lasciarla completamente spoglia, nuda. Dentro di lei tanta luce ,fuori le sue ali…lo baciò sulla bocca e poi spiccò il volo in cerca dell’amore.
MA LUI ERA L'AMORE?
A questa domanda un brivido le scosse l’anima facendole  accapponare la pelle, i capezzoli divennero turgidi e duri, mentre i pensieri le affollavano la mente, mentre ripensava a quelle mani che la tenevano stretta, mentre rivedeva quegli occhi  che l’avevano penetrata così profondamente.  Si girò a guardare indietro, come se qualcuno le avesse urlato la risposta a quella domanda... MA LUI ERA L’AMORE? Tornare indietro per poterlo stringere ancora, trovare un cartello segnaletico, che magari permetteva un’inversione di marcia anche su una strada a corsia con striscia continua… pigiò il piede sull’ acceleratore, imboccando il tunnel di una galleria, le luci gialle permettevano di vedere a malapena la strada che stava percorrendo, quella lunga e profonda galleria che l’avrebbe portata chissà dove. Quel foro nel cuore di una montagna che l’avrebbe condotta al centro del mondo, al centro di se stessa, al centro del suo cuore. E il buio diventava sempre più fitto, e la carreggiata pareva stringersi sempre di più, come se stesse percorrendo l’interno di un imbuto…  man mano che il tempo scorreva, la strada diventava sempre più sottile, la galleria stessa diventava sempre più stretta. L’inesorabile tempo che passa, porta a muoversi, a camminare dentro un qualcosa a forma di imbuto…scegli e ogni volta che compi una scelta ti rendi conto di aver escluso tante altre mille possibilità…aveva scelto di volare, aveva scelto la libertà, aveva scelto di continuare a cercare l’Amore, ma a cosa aveva rinunciato? Se fosse rimasta in quegli occhi, se fosse rimasta in quel bacio, se fosse rimasta tra quelle braccia…se… se…se… non si vive di se, non si vive di forse, non si vive di sogni.  A questo pensiero una lacrima le scivolò lungo la guancia. “ NON SI VIVE DI SOGNI”- urlò e accelerò la sua corsa all’interno della galleria. Le luci cominciarono a tremare, uno scossone spostò l’automobile che sbandò , un filo elettrico di un palo cominciò a ballare per aria, indeciso dove cadere, dove posarsi, dove provocare un danno…il cavo sorrise maligno, la guardò e poi si scagliò sull’auto.  Con una forza tremenda fu scagliata fuori dall’abitacolo della sua autovettura. Scintille, scoppi, fumo, luce…lei tramortita per terra.
Aprì gli occhi, non sapendo dove fosse …non ricordava quasi nulla, solo quella frenata e poi lo scoppio. Il fumo circondava quel cunicolo, quella strettoia dove adesso si trovava, ancora distesa per terra. Si fece forza, si rimise in piedi, si girò per cercare con gli occhi la sua auto, o per lo meno cosa ne fosse rimasto…non vide nulla! Era completamente sola in questa galleria piccola, grande solo da contenere il corpo di un essere umano…sempre più confusa cominciò a incamminarsi sperando di trovare quanto prima l’uscita, sperando di svegliarsi da questo nuovo incubo nato forse solo dalla sua mente malata. Camminava guardandosi attorno cercando un minimo di normalità, in un posto così assurdo. Sprazzi di luce che a tratti permettevano di guardare dove mettere i piedi, sprazzi di luce come se fossero provocati da contatti di fili elettrici, da cavi scoperti e che a intermittenza  irregolare accendevano tutto. Si mise a correre con tutta l’energia rimasta per poter giungere alla fine di quel maledetto tunnel… di fronte a lei porte, le guardò erano tre e ancora una volta si trovò nella condizione di dover scegliere.
Quale delle tre avrebbe aperto? La porta centrale, semplice in legno un po’ andato e consumato dal tempo, al centro di questa un enorme buco, causato sicuramente da un colpo ricevuto tempo prima, la riconobbe subito era quella che l’avrebbe riportata a casa, nel suo mondo fatto di volti conosciuti, ma che non le aveva risparmiato dolori e sofferenze e anche in quel mondo i suoi amori avevano l’aspro odore di MIRAGGI. I miraggi reali, quelli più dolorosi perché provocati da stati alterati di coscienza forse o da overdose di fiducia in chi sicuramente non può far del male perché parte integrante del nostro mondo. Fu tentata di riaprire quella porta e tornare indietro nella speranza di trovare un qualche cambiamento in quel reale. Appoggiò la mano sul pomello d’ottone lucido, freddo e il suo cuore si riscaldò improvvisamente. La porta non l’aveva aperta, le era bastato solo toccare la maniglia per sentire immediata la scossa elettrica, il “LIBERA”del defibrillatore che riportò in vita i vecchi battiti del suo povero e vecchio cuore malandato. I pensieri liberi anch’essi di riaffiorare da un passato non dimenticato. Una vita, la sua, dietro quella porta di attese silenziose, di sguardi tristi alla finestra aspettando i giorni caldi e soleggiati, mentre tutto attorno era sempre freddo. E poi quella sua unica primavera, provata in uno strano susseguirsi di stagioni che si alternavano, in una danza quasi funerea cedendo il passo ora al ballerino inverno ora al danzatore autunno. E in 20 lunghi anni una sola primavera, arrivata improvvisa, quasi inaspettata. Ci si tuffò con tutta se stessa in quei colori nuovi, in quei profumi, in quei rumori e sapori non sapendo che anche la primavera se è maledettamente bugiarda può ferire. Accolse la primavera, le permise di scendere nel suo profondo e di risvegliare assieme alla natura anche il suo corpo. Quel bacio rubato che poi si trasformò in passione, in esplosione di  energia, la stessa dei mandorli in fiore, gli occhi quegli occhi azzurri come il cielo terso di primavera…i sogni distrutti per sempre.
Le lacrime cominciarono  a rigarle il volto, le accarezzò prendendone sulle dita quel liquido sacro e lo bevve, come se stesse bevendo il calice amaro della consapevolezza che alcune scelte comportano. In fondo nessuno l’aveva mai costretta ad aprire la finestra e far entrare quella primavera nella sua gelida casa. Adesso però non avrebbe certamente scelto di tornare in quel posto…avrebbe dovuto aprire nuove porte, non potevano sempre e solo essere miraggi! Staccò la mano dalla maniglia della porta centrale e si diresse verso la porta alla sua sinistra.
Secondi interminabili che si sommano lungo una linea retta senza fine, decidere senza esitazione si può? Chi riesce a farlo? Un colpo di spugna dove si accumulano pulviscoli, minuscoli ma infiniti…frammenti di vita. Spugna che assorbe facendolo proprio il tuo mondo: gioie e dolori, sorrisi e lacrime, cammini e soste improvvise. “Sosta, fermati ancora un po’, prima di entrare, prima di oltrepassare quella nuova soglia! La soglia di una realtà completamente nuova è lì di fronte a te”. Cosa poteva mai esserci oltre? Ci si può addentrare nell’oltre, cominciando un nuovo viaggio, restando immutati? Portando con sé sempre e solo quel solito bagaglio di convinzioni, schemi mentali, giudizi confezionati su misura, radicati profondamente come le radici di un vecchio albero secolare? Si girò e guardò l’altra porta, quella a destra. Luminosa l’insegna che avvisava: “RESET”. Un lampo improvviso nella sua mente e l’impulso di cambiare porta…la voglia di voler provare una volta per tutte a resettare, cancellarsi per poi rinascere dal nulla e finalmente ricominciare davvero. Rinascere e vedere il sole per la prima volta, la pioggia con occhi nuovi. Imparare nuovamente a respirare in modo autonomo, come dopo il viaggio che conduce fuori dal grembo materno, la creatura piange di un pianto di vita…deve far male,forse, il primo respiro autonomo. Un respiro profondo e il suo vagito, aprì la porta a destra e vi entrò. Davanti a lei una stanza completamente bianca, asettica, incontaminata e al centro una sedia. Non vi erano finestre, solo due porte: quella che aveva aperto per entrare e l’altra lì davanti, l’uscita. Sapeva che prima di poter uscire avrebbe dovuto accomodarsi su quella sedia, che troneggiava nella stanza. Sedersi, aspettare, pazientare ancora un po’ senza sapere cosa in realtà le sarebbe accaduto. Un sospiro per cercare il coraggio, perso solo per qualche frazione di secondo, poi si diresse decisa verso la sedia, la guardò, ne toccò la consistenza e la stabilità. Non appena il suo corpo morbido sfiorò la rigidità del metallo,(era una sedia di ferro), una luce bianca e luminosissima pervase la stanza. Adesso lei era seduta  con la schiena dritta, lo sguardo fiero. La luce per niente timida cominciò a invaderla totalmente, colpendola dapprima sul viso, costringendo ,in questo modo, i suoi occhi a cedere a quella forza con un movimento di difesa: chiudere le palpebre.  I raggi bianchi, ma freddi come le mani forti e sicure di un uomo che ha deciso, senza chiedere permesso, di forzare le cosce tese, serrate di una donna che inizialmente pone resistenza,ma poi a poco a poco comincia a cedere, a lasciarsi andare al dio piacere e spalancando le gambe desidera accogliere pienamente e totalmente il suo dio, così ogni poro della pelle che vestiva il suo corpo si dilatava in una pronta accoglienza dei raggi bianchi. Completamente persa nel mare del piacere, inghiottita da questa strana energia in un dove senza spazio e senza tempo. Solo calore, freddo, dolore, piacere in un viaggio nuovo verso il centro dell’essere, fino a quando l’energia smise di pulsare, fino a quando in questo perdersi di amplessi multipli e magici non si trovò più. Chi sono? Cosa voglio? Dove vado? Era riuscita finalmente a cancellarsi e a rinascere. Aprì gli occhi e si diresse verso l’uscita.

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martedì, 24 giugno 2008

 Un omone tanto avido quanto la grandezza della circonferenza dei suoi pantaloni: enormi, giganteschi.  Un ingordo che aveva ben capito, grazie anche al potere magico dello specchio, che l’infelicità degli esseri umani paga, che il pianto e la disperazione rende e che fino a quando ci saranno persone infelici i suoi affari sarebbero andati a gonfie vele.

Così il ricco industriale mise  su nel giro di pochi anni, una fabbrica  che produceva  forme di felicità pre stampate, pre confezionate secondo i suoi canoni. Nelle sue mani un Kanôn, una bacchetta “magica” dritta e rigida a rappresentare la regola, la norma da seguire.  In questa fabbrica, grazie ai tanti scienziati che avevano venduto le loro menti  si era riusciti a clonare lo specchio magico, ma soprattutto a modificarlo geneticamente.  Il vecchio buon specchio che rispondeva con sincerità alla domanda:” chi è la più bella del reame?” era ormai un lontano ricordo!

Quanto ci sarebbe da dire su quello specchio. Passato come uno fra gli elementi magici più cattivi del mondo fiabesco. In realtà la matrigna di Biancaneve che tanta sofferenza aveva causato e non solo alla principessa, ma soprattutto a se stessa, non aveva capito il vero potere di quello specchio. Uno specchio riflette non fa null’altro. Uno specchio ci mostra solo quello che i nostri occhi percepiscono, vedono. La bellezza la puoi davvero capire, apprezzare, gustare solo quando è radicata nell’anima.  Ma le cose erano ormai destinate a cambiare per sempre a causa del sig. Esaudisco Desideri. Era questo il nome dell’omaccione ingordo di soldi.  In pratica lo specchio, anzi gli specchi,da lui creati avevano il potere di riflettere non immagini reali che rappresentavano il doppio dell’originale riflettente. La sua bacchetta magica, il kanôn, aveva imposto la sua regola:

 SE NON SEI MAGRA, NON SEI ATTRAENTE.

  ESSERE MAGRI E’ PIU’ IMPORTANTE CHE ESSERE SANI.

 COMPRA DEI VESTITI, TAGLIATI I CAPELLI, PRENDI LASSATIVI, MUORI DI FAME, FAI DI TUTTO PER SEMBRARE PIU’ MAGRA.

 NON PUOI MANGIARE SENZA SENTIRTI COLPEVOLE.

 NON PUOI MANGIARE CIBO INGRASSANTE SENZA PUNIRTI DOPO.

NON SARAI MAI TROPPO MAGRA

La regola era stata stilata, adesso era necessario divulgarla. E a questo punto che il povero e coscienzioso Grillo Parlante  entra in gioco. Lo conoscete vero? Sempre stato malmenato e preso a parole pesanti da quella peste di burattino di legno… il Grillo Parlante, fu catturato dai soldatini di piombo del sig. Esaudisco, portato nella sua fabbrica-regno e torturato per giorni e giorni…

Il Grillo Parlante, grande oratore per dote naturale, adesso era divenuto una voce gracchiante  e corrotta,ma convincente!

Andava in onda sulle reti nazionali del regno 24 ore al giorno, elogiando prodotti di qualità…creme tonificanti, cibi grassi e calorici per poi passare con una facilità incredibile a prodotti light o a lassativi miracolosi…e ancora acque della salute che allungano la vita, come i vecchi elisir che impegnarono in estenuanti ricerche durate secoli gli alchimisti…

E intanto BiancanAna persa tra miraggi luccicanti di felicità, cominciava a mangiare solo pasta bianca, bianchissima…


continua

N.B. la Regola,scritta in blu, è uno stralcio di quello che viene definito DECALOGO in diversi blog pro Ana

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mercoledì, 11 giugno 2008


E lo specchio magico? Che fine fece??? Ecco dello specchio si è persa ogni traccia ….almeno fino ad oggi!!!

 

C’era una volta,                                       
le favole cominciano tutte in questo modo…con un tempo imperfetto, forse perché l’imperfetto è proprio il tempo del sogno, del magico, del non luogo e del NON-ESSERE…
Imperfetto che si contrappone alla PERFEZIONE imposta dalla società efficientista , contemporanea e…

                                                                           

« Ahhhhh, adesso comincia con le sue divagazioni pseudo filosofiche…Buuuuhhhh , buuuuhhhh…Vogliamo indietro i soldi del biglietto!!! ».

Suvvia calmatevi, permettete che riprenda il racconto…
Dicevamo?...ah sì…

 C’era una volta….

Una bellissima fanciulla, cugina di Biancaneve  imparentata con lei per sole due gocce, e dico due, di sangue dello stesso gruppo.

Gruppo 1: la prima parte del nome.

Gruppo 2:lo specchio magico.

La fanciulla infatti si chiamava BiancanAna. Era piccola di statura e un po’ tondetta e proprio per questo  davvero graziosa. La sua pelle era candida e bianca, bianca come la neve o più semplicemente, bianca, bianchissima come un piatto di pasta scondita.  Già perché BiancanAna poteva magiare solo quello o al massimo una mela, come la sua degna cugina alla lontana.
Lo specchio magico che tanti guai aveva causato alla sua, ormai decrepita cugina Biancaneve, si pensava fosse stato distrutto da quel cacciatore che avendo avuto pietà della giovane le aveva risparmiato la vita facendola fuggire nel bosco. In realtà il cacciatore, quando la strega morì, ricevette dal principe l’ordine di sbarazzarsi dello specchio per evitare che in futuro altre donne vanitose  potessero cadere nella trappola. Così affacciatosi alla finestra della Torre più alta del castello lo lanciò di fuori come oggetto non desiderato. Un povero mercante che passava  lo vide volare e cadere, ma non rompersi perché il colpo fu attutito dalla morbida erba verde pisello ( era lo stesso campo in cui in altri tempi e in altri spazi fu raccolto il famoso pisello messo sotto quella pila di materassi per la dolce e fragile Principessa sul pisello…la ricordate vero?). Il mercante si avvicinò, lo raccolse e lo portò al mercato. Fin qui si hanno notizie certe dello specchio. Con il passare del tempo, degli anni, dei secoli dei secoli, Amen! Lo specchio girò per molte e molte mani fino a quando non giunse in quelle di una nuova figura malvagia pari a quella della vecchia strega.
Non si trattava di una donna questa volta, ma di un signore moderno dei giorni nostri. Un uomo panciuto, con il fiuto per gli  affari, con la fissa dei soldi, con il sigaro sempre tra le labbra e il rolex d’oro al polso. Un omone tanto avido quanto la grandezza della circonferenza dei suoi pantaloni: enormi, giganteschi.  Un ingordo che aveva ben capito, grazie anche al potere magico dello specchio, che l’infelicità degli esseri umani paga, che il pianto e la disperazione rende e che fino a quando ci saranno persone infelici i suoi affari sarebbero andati a gonfie vele.

continua

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domenica, 08 giugno 2008


Chi non ricorda la conclusione  della storia di Biancaneve? …certo la ragazza ne passò di guai, ma tutto è bene quel che finisce bene…

 Il principe quando la vide in quella bara di cristallo non rimase certamente insensibile di fronte a così tanta bellezza e desiderò portarla nel suo castello nonostante si trattasse di una “morta”…(ehm vabbè di perversioni ce ne sono tante in questo mondo!) .  Così ordinò ai servitori di trasferire la donzella con la sua bara di cristallo; i nanetti dal canto loro si erano un po’ stufati di star lì nel bosco a far la guardia a un corpo che, parliamoci chiaramente,  prima o poi avrebbe ceduto alla decomposizione organica, inoltre si avvicinava il freddo inverno e certamente non erano intenzionati a vegliarla con la neve attorno rischiando l’assideramento…
Senza contare che il principe si era davvero innamorato, nonostante non ci fosse possibilità di vivere in concretezza quel suo amore…Biancaneve era morta! Tutti i giorni  si recava nel bosco e posata la rosa la guardava per ore intere; i nanetti impietositi da tanto ardore acconsentirono a questo nuovo cambio: Biancaneve avrebbe potuto trovare una nuova dimora eterna nel castello del principe. Finalmente giunse il giorno del trasferimento. Ma, ahimè, di servitori distratti ne son pieni tutti i regni del mondo senza eccezione per il nostro.  Primitivo,uno dei  servitori, il più  maldestro, dopo la notte brava trascorsa nelle cantine del regno, quella mattina si recò al lavoro che  era ancora un po’ alticcio. Camminava barcollando avvicinatosi alla bara inciampò,  non vedendo la radice di un grande albero, e cadendoci sopra la spinse giù per il fianco della collina…

Rotola, rotola, rotola la bara si distrugge in mille pezzi e Biancaneve sputa fuori il torsolo di mela avvelenata rimasto incastrato nella sua ugola d’oro!!!
Un risveglio fatto tutto di baci e abbracci! E il principe e Biancaneve si unirono in matrimonio vivendo felici e contenti;la strega, invece, durante la festa di matrimonio fu costretta a indossare delle scarpe di ferro preparate sulla brace, immaginate le urla di dolore, poveri piedini ustionati…insomma il dolore era talmente insopportabile che la strega saltellava a più non posso al ritmo di una danza sfrenata…(sarà nata così la  pizzica tarantata?)ore e ore di ballo sfinirono la povera, vecchia e malvagia strega che cadde per terra morta dalla fatica!

E lo specchio magico? Che fine fece??? Ecco dello specchio si è persa ogni traccia ….almeno fino ad oggi!!!

 continua...


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martedì, 27 maggio 2008
Ci risiamo l'amica DIANA mi ha nuovamente coinvolta in un nuovo meme... un pò birichino come lei stessa lo ha definito. Sarà la primavera e il risveglio della natura( e non solo ) che mi ha fatto decidere per il "  ok lo faccio!!!"

Una catena insolita.
Dovrete nominare minimo 5 uomini che vi ispirano sesso.

Il mio numero 1 credo che per chi mi legge costantemente sia facile da capire.... sinceramente io mi fermerei a lui perchè insomma, lo vedete da soli, basterebbe a soddisfare tutti i miei desideri...
johnny_depp_nudo
Dicevo che mi fermerei a Lui...ma il gioco è gioco e quindi...perdonami Mio Amato, ma devo proprio continuare...non essere geloso eh? sei sempre il mio numero 1.
Ora una che si crea una identità virtuale, inventando un nome come il mio, Fantasia, può non nominare l'eroe superfantastico di mille avventure? Chi tra noi non vorrebbe essere sedotta da lui? con il suo cappello, la sua frusta, sempre impolverato...


 E se una notte con Lui non bastasse, bhè allora io penso che mi rivolgerei anche a suo padre...che nonostante l' età e gli anni che passano io lo trovo di un eccitante incredibile!!!
Il dott. Jones in persona!!!
nella persona dell' uomo più sexy  Sean Connery


A questo punto io credo che impazzirei... direi basta basta!!! Ma il gioco è gioco!!! il numero 4 giusto per non dimenticare la mia adolescenza...si, si  è proprio vero il primo amore non si scorda mai!!! Così adesso a distanza di anni una notte di sesso la concederei al mio ex marito ...J. Taylor il numero 4

e per finire siamo arrivati al 5 eh? pensavo di non farcela...un secondo che devo riprendere fiato che mica è facile...5 tutti insieme non mi era mai successo e poi che 5!
il mio numero 5 è...

delusi? ma dai come non si fa a desiderare di trascorrere una notte di sesso con lui? Poverino è talmente sfigato, sarà per questo che mi piace ...insomma tra simili ci si attrae, che ecco porta il fiore e si appasisce pure!!! E comunque sentirlo ansimare mentre raggiunge l'orgasmo deve essere divertentissimo e scusate...ma il sesso per me è anche ridere!!!