L' IDIOT@
"All'improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all'oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente...La sua mente e il suo cuore s'inondavano di luce straordinaria....Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui incominciava l'attacco". da L'Idiota di Dostoevskij


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STRANIERA A SE STESSA



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TITOLO: STRANIERA A SE STESSA
AUTORE: BARBARA ARDITO
CODICE ISBN:978-88-6281-023-4
EDITORE:Altromondo Editore
COSTO: &euro 12,00
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mercoledì, 03 dicembre 2008

La parola faida trova le sue origini in un passato lontano. Di derivazione tedesca (fehida) si intendeva la possibilità, per un privato, di ottenere soddisfazione per aver subito un torto ricorrendo all'uso della forza.

Il danneggiato aveva il diritto di vendicarsi, e di dare inizio di propria mano a una faida, costringendo in tal modo chi gli aveva procurato un danno a espiare la propria colpa.





Questa è la storia di due amici, piccini, soli 3 anni … pensate a questi due bimbi nel modo più tenero che potete. Pensateli magari, uno biondo e l'altro moro. Occhi azzurri come il cielo terso il primo, occhi neri come la notte più luminosa il secondo. Esile e agile l'uno, cicciottello e un po' goffo l'altro. Forte e debole. Sicuro e timoroso. Strafottente e super educato. Veloce e lento. Allegro e pensieroso. Menefreghista e responsabile. Vivace e timido. Pensate a tutti i contrari che possano esistere in un piccolo villaggio che chiameremo scuola materna e, adesso,incarnateli in questi due piccoli protagonisti. La teoria dei contrari che si attraggono diventa , con loro, un teorema dimostrabile e tangibile.

La storia di due piccoli amici che si compensano l'uno con l'altro. Che rendono i piatti della bilancia perfettamente in equilibrio quando sono insieme.

Poi un bel giorno, in quel villaggio, esce il sole e la maestra decide di portare gli abitanti di quel luogo a svolgere le loro attività all'aperto.

Non si riesce a tenerle ferme queste piccole pesti! Chi corre a destra, chi a sinistra. C'è chi salta sul muretto e chi si diverte con lo scivolo. Chi pensa di essere un nuovo Tarzan arrampicandosi ai poveri “capelli” del salice che comincia a piangere per il dolore.

  • Ahi, mi fai male!!!- urla il salice piangente mentre il piccolo ride di cuore.

Adesso girati a guarda davanti a te. Eccoli, i nostri protagonisti. Corrono entrambi verso una bellissima automobile di plastica. Rossa come la fiammante Ferrari. Ora facciamo un salto un avanti, non sono più al piccolo villaggio. E' passato un po' di tempo da allora e le cose sono cambiate!


  • FantaMaestra guarda mi ha fatto la linguaccia!!!-.urla il moro.

  • FantaMaestra, ma è brutto lui... è marrone. Ha il colore della cacca!!!-.risponde il biondo.

  • E tu … tu hai il colore della diarrea! Adesso ti do un calcio e ti butto nel mare, così diventi blu come un puffo!-.ribatte l'altro

  • Embè ??? A me i Puffi mi piacciono!!!-.

  • FantaMaestra, digli qualcosa !!! Dice che sono scemo!-.

  • FantaMaestra … FantaMaestra … -.


FantaMaestra si limita ad osservare. Ignora i due piccoli. Fa finta di non essere interessata ai loro screzi, ma presa solo dalla correzione dei loro compiti. Continua ad osservarli di nascosto. E sorride. I due si vogliono un gran bene, ne è sicura. Si cercano di continuo con gli occhi. Si punzecchiano. Vogliono ritrovare quell'equilibrio della bilancia di un tempo. FantaMaestra non conosce il loro passato. Sa solo che hanno frequentato lo stesso, identico villaggio. FantaMaestra pensa che per far recuperare quella vecchia amicizia deve scoprire cosa è accaduto. Quando è cominciata la faida!

  • Bambini allora ditemi voi vi conoscete da diverso tempo?-, chiede ai piccoli incitandoli a raccontarle della loro “vecchia” e “lontana” vita nel villaggio. E riesce proprio a vederli.



Corrono entrambi verso una bellissima automobile di plastica. Rossa come la fiammante Ferrari. Corrono, corrono, chi arriva per primo giocherà con quel gioiello di giocattolo.


  • No, non puoi!!! L'ho presa per primo io!-.

  • Non è vero... e poi io sono più forte di te! -

  • Ma non è giusto. L'ho presa prima io!!!-.

    Chiediamo allora al giudice!!! Accade, ogni tanto, che anche i giudici sbaglino. Uno dei due, non dirò chi, subì una ingiustizia. Fu così che in una giornata di sole, nacque la Faida della macchina rossa. Faida ancora in corso, ma con una buona possibilità di stroncarla adesso che si conoscono le origini.

mercoledì, 29 ottobre 2008


Ho voglia di scrivere di te, senza sapere perché …

Del mio lavoro con te che mi preoccupa e mi fa sentire inadatta e della mia paura di confrontarmi con alcuni “mondi”. Il tuo spesso così lontano dal nostro. Il tuo mondo dove permetti a pochi di entrarci davvero. Quando ti ho visto per la prima volta ho avuto paura, mi hai fatto paura. E pensare che sei solo un bambino, io invece sono adulta: Un grande che ha paura di un  piccolo. La notte non ho chiuso occhio, ho pensato di mollarti con una scusa … ho pensato di fuggire.

Poi invece tu mi hai preso la mano e mi hai sorriso invitandomi a salire sulla tua barca. Penso che nulla nella vita accada per caso, penso che il nostro incontro sia stato voluto dal “vento” che ci ha fatto incontrare.

Con te sono costantemente in discussione, con te devo imparare a fare i conti con i miei limiti: la pazienza.

Io che sono incostante per natura, io che mi snervo per niente, io che voglio camminare veloce e spesso in questo procedere a passi sostenuti mi perdo gli spettacoli meravigliosi del sostare.

Ogni giorno mi insegni una cosa nuova. Ogni giorno imparo che ognuno di noi ha dei ritmi diversi. Ogni giorno imparo che la ricchezza di un essere umano non è data dalla somma di  “sono capace a … , sono in grado di … “.  Abbiamo salpato con l’obiettivo di raggiungere e consolidare quelle piccole e offuscate conoscenze che possiedi : ti piace scrivere in italiano e mi fai sorridere quando lo ribadisci con forza.

Italiano : stampato maiuscolo!

Il corsivo lo detesti, forse perché le letterine giocano a nascondino nella tua testa e non riesci a fare tana!

Così per aiutarti ti ho detto che la b è come una l, ma ha una manina che ti saluta ogni volta che la scrivi e ti dice : - CIAO,CIAO. La d è come la a ma ha una gambetta alta e slanciata che va in alto!, e la q invece in basso … e tu mi hai urlato : FIGOOOO!!!!

Poco meno di un mese, un mese fatto di pomeriggi assieme tra penne, fogli, schede, colori e i tuoi sorrisi e i tuoi occhi che vogliono riscattarsi.

Mi hai insegnato che ci sono parole che diciamo senza pensare, che vengono fuori per abitudine, ma che possono ferire e far male.

Scemo, scema, non l’ho mai detto a te! Lo dico a me, e tu ti arrabbi e diventi triste quando la senti. E penso che te l’abbiano detta tante volte, ma così tante volte che quella parola ti ha un po’ tagliuzzato il cuore. Non permetti a nessuno di abbracciarti, ma ieri quando mi hai fatto lo scherzetto, alla fine hai voluto quel contatto.

Avevo paura di te, quando ti ho visto per la prima volta, adesso invece …

Con te in alto mare, meta la tua Isola!

Grazie per avermi scelta.

giovedì, 04 settembre 2008


Pensavate che io non vi capissi. Pensavate che io non potessi comprendere i vostri discorsi. A volte, addirittura, credevate che io non potessi vedervi … come se non fossi dotato di vista. Come se i miei occhi fossero chiusi da oscure bende. Quando parlavo con voi dovevo sempre stirare tutti i muscoli del mio corpo e prima che mi degnaste di risposta dovevo interrompere mille volte il vostro parlare, costringendomi così a fare la parte del petulante. Poi, finalmente, qualcuno si accorgeva di me e mi rivolgeva il suo sguardo concedendomi un po’ di attenzione. Però il fatto di non saper ancora parlare bene,  vi faceva perdere la pazienza  e tornavo nuovamente al punto di partenza. Il collo mi faceva male, provate voi a dover intrattenere un discorso guardando verso l’alto! Persino quando pregate Dio, non lo fate!

  Invece a me …

Vi vedevo così grossi, pensavo che mi avreste protetto. Credevo che con voi al mio fianco niente e nessuno mi avrebbe fatto male. Eravate i miei super eroi, i miei giganti buoni … avevo bisogno di attenzioni, avevo totalmente bisogno di voi. Ma non volevo essere un peso. In realtà,  io non ho mai avuto grandi pretese. Mi bastava un po’ di latte, un cambio di pannolino e un bagnetto … lo so, piangevo di notte. Ma avevo paura, era tutto così nuovo, così diverso ... Che se avessi potuto badare a me stesso da solo, non vi avrei chiesto aiuto.

Poi quando vi sentivo litigare, mi spaventavo. Pensavo sempre che la colpa fosse mia. Che fossi io la causa del vostro litigio. Arrivavo a pensare di non essere nemmeno vostro. Che  fossi stato raccolto da una strada e portato a casa. Quando poi eravate calmi e sereni e vi vedevo abbracciati ero felice. Volevo partecipare a quell’abbraccio. Lasciavo i miei giochi e non senza fatica, gattonando, raggiungevo il divano. Mi bastava star lì, per terra, ai vostri piedi.

E vi guardavo … sempre dal basso. E’ una condizione di disagio quella! La cosa, che proprio non riuscivo a capire, era che un tempo anche voi l’avevate vissuta … o forse no?! Forse voi siete nati già Giganti e quindi non potete saperlo. Non potete capirlo …

Quando sarò grande, come voi, io non vorrò diventare un avvocato o un dottore … mi impegnerò solo a non diventare un Gigante.

E quando incontrerò un bambino, mi chinerò alla sua altezza per poterci parlare. Perché solo dalla mia altezza si può capire il mondo.

E imparerò ad ascoltarlo davvero. Mi impegnerò a “sentire” e capire i suoi pianti e i suoi silenzi. E imparerò a credere ai suoi disegni e ai suoi amici fantastici. E  giocherò … farò con lui i suoi giochi … non i vostri!

Non i vostri giochi che mi facevano male e mi facevano sentire sporco. Non quei giochi fatti di baci falsi e carezze buie.

No, non quei giochi!

Non diventerò uno di voi. Resterò un bambino, solo un bambino.

Perché … perché voi siete adulti, e non potete capire!

 

Ci sono

commenti (8)
martedì, 08 agosto 2006
I giorni passano inesorabilmente, la date si avvicinano, le scadenze, gli esami a settembre, ed io sono immobile e ferma!
In mente c'è solo una cosa o meglio un numero, "61"....
61 preadolescenti da gestire per 4 giorni, la durata del campo...
giochi da preparare, pranzi e cene da servire, e poi la fatica della responsabilità, se si fanno male? se non si divertono? se i giochi non li entusiasmano, come stanno entusiasmando me?
"Dite amici...ed entrate!" questo è il tema del campo, ispirato al Signore degli Anelli...
L'ultimo giorno il campo si concluderà con la distruzione dell'anello che Frodo riesce a trovare...
nello specifico un'enorme ciambella a forma di anello che verrà divorata dalle mie care, adorate, piccole bestioline!!!!
E speriamo bene!

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (8) :::: categoria : la mia vita, educacatore

Ci sono

commenti (1)
martedì, 28 marzo 2006

...in un certo modo limitato e segreto, ognuno di noi è un pò matto..

Ognuno, in fondo, si sente solo e invoca d'essere compreso; ma non possiamo mai comprendere interamente un altro, e ciascuno di noi rimane parzialmente estraneo anche a coloro che amano...Sono crudeli i deboli; la bontà possiamo aspettarcela soltanto dai forti...

Coloro che non conoscono la paura non sono veramente coraggiosi, perchè il coraggio è la capacità di affrontare ciò che si può immaginare...Capirete meglio gli altri se li guardate - per quanto possano essere vecchi e imponenti - come se fossero bambini. Perchè molti di noi non maturano mai; diventano semplicemente più alti... La felicità arriva soltanto quando spingiamo le nostre menti e i nostri cuori ai limiti estremi delle nostre capacità...Lo scopo della vita è contare...rappresentare qualcosa, far sì che il fatto che abbiamo vissuto comporti qualche differenza.

LEO  ROSTEN

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (1) :::: categoria : educazione, formazione, educacatore