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STRANIERA A SE STESSA
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La parola faida trova le sue origini in un passato lontano. Di derivazione tedesca (fehida) si intendeva la possibilità, per un privato, di ottenere soddisfazione per aver subito un torto ricorrendo all'uso della forza.
Il danneggiato aveva il diritto di vendicarsi, e di dare inizio di propria mano a una faida, costringendo in tal modo chi gli aveva procurato un danno a espiare la propria colpa.
Questa è la storia di due amici, piccini, soli 3 anni … pensate a questi due bimbi nel modo più tenero che potete. Pensateli magari, uno biondo e l'altro moro. Occhi azzurri come il cielo terso il primo, occhi neri come la notte più luminosa il secondo. Esile e agile l'uno, cicciottello e un po' goffo l'altro. Forte e debole. Sicuro e timoroso. Strafottente e super educato. Veloce e lento. Allegro e pensieroso. Menefreghista e responsabile. Vivace e timido. Pensate a tutti i contrari che possano esistere in un piccolo villaggio che chiameremo scuola materna e, adesso,incarnateli in questi due piccoli protagonisti. La teoria dei contrari che si attraggono diventa , con loro, un teorema dimostrabile e tangibile.
La storia di due piccoli amici che si compensano l'uno con l'altro. Che rendono i piatti della bilancia perfettamente in equilibrio quando sono insieme.
Poi un bel giorno, in quel villaggio, esce il sole e la maestra decide di portare gli abitanti di quel luogo a svolgere le loro attività all'aperto.
Non si riesce a tenerle ferme queste piccole pesti! Chi corre a destra, chi a sinistra. C'è chi salta sul muretto e chi si diverte con lo scivolo. Chi pensa di essere un nuovo Tarzan arrampicandosi ai poveri “capelli” del salice che comincia a piangere per il dolore.
Ahi, mi fai male!!!- urla il salice piangente mentre il piccolo ride di cuore.
Adesso girati a guarda davanti a te. Eccoli, i nostri protagonisti. Corrono entrambi verso una bellissima automobile di plastica. Rossa come la fiammante Ferrari. Ora facciamo un salto un avanti, non sono più al piccolo villaggio. E' passato un po' di tempo da allora e le cose sono cambiate!
FantaMaestra guarda mi ha fatto la linguaccia!!!-.urla il moro.
FantaMaestra, ma è brutto lui... è marrone. Ha il colore della cacca!!!-.risponde il biondo.
E tu … tu hai il colore della diarrea! Adesso ti do un calcio e ti butto nel mare, così diventi blu come un puffo!-.ribatte l'altro
Embè ??? A me i Puffi mi piacciono!!!-.
FantaMaestra, digli qualcosa !!! Dice che sono scemo!-.
FantaMaestra … FantaMaestra … -.
FantaMaestra si limita ad osservare. Ignora i due piccoli. Fa finta di non essere interessata ai loro screzi, ma presa solo dalla correzione dei loro compiti. Continua ad osservarli di nascosto. E sorride. I due si vogliono un gran bene, ne è sicura. Si cercano di continuo con gli occhi. Si punzecchiano. Vogliono ritrovare quell'equilibrio della bilancia di un tempo. FantaMaestra non conosce il loro passato. Sa solo che hanno frequentato lo stesso, identico villaggio. FantaMaestra pensa che per far recuperare quella vecchia amicizia deve scoprire cosa è accaduto. Quando è cominciata la faida!
Bambini allora ditemi voi vi conoscete da diverso tempo?-, chiede ai piccoli incitandoli a raccontarle della loro “vecchia” e “lontana” vita nel villaggio. E riesce proprio a vederli.
Corrono entrambi verso una bellissima automobile di plastica. Rossa come la fiammante Ferrari. Corrono, corrono, chi arriva per primo giocherà con quel gioiello di giocattolo.
No, non puoi!!! L'ho presa per primo io!-.
Non è vero... e poi io sono più forte di te! -
Ma non è giusto. L'ho presa prima io!!!-.
Chiediamo allora al giudice!!! Accade, ogni tanto, che anche i giudici sbaglino. Uno dei due, non dirò chi, subì una ingiustizia. Fu così che in una giornata di sole, nacque la Faida della macchina rossa. Faida ancora in corso, ma con una buona possibilità di stroncarla adesso che si conoscono le origini.
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Ho voglia di scrivere di te, senza sapere perché …
Del mio lavoro con te che mi preoccupa e mi fa sentire inadatta e della mia paura di confrontarmi con alcuni “mondi”. Il tuo spesso così lontano dal nostro. Il tuo mondo dove permetti a pochi di entrarci davvero. Quando ti ho visto per la prima volta ho avuto paura, mi hai fatto paura. E pensare che sei solo un bambino, io invece sono adulta: Un grande che ha paura di un piccolo. La notte non ho chiuso occhio, ho pensato di mollarti con una scusa … ho pensato di fuggire.
Poi invece tu mi hai preso la mano e mi hai sorriso invitandomi a salire sulla tua barca. Penso che nulla nella vita accada per caso, penso che il nostro incontro sia stato voluto dal “vento” che ci ha fatto incontrare.
Con te sono costantemente in discussione, con te devo imparare a fare i conti con i miei limiti: la pazienza.
Io che sono incostante per natura, io che mi snervo per niente, io che voglio camminare veloce e spesso in questo procedere a passi sostenuti mi perdo gli spettacoli meravigliosi del sostare.
Ogni giorno mi insegni una cosa nuova. Ogni giorno imparo che ognuno di noi ha dei ritmi diversi. Ogni giorno imparo che la ricchezza di un essere umano non è data dalla somma di “sono capace a … , sono in grado di … “. Abbiamo salpato con l’obiettivo di raggiungere e consolidare quelle piccole e offuscate conoscenze che possiedi : ti piace scrivere in italiano e mi fai sorridere quando lo ribadisci con forza.
Italiano : stampato maiuscolo!
Il corsivo lo detesti, forse perché le letterine giocano a nascondino nella tua testa e non riesci a fare tana!
Così per aiutarti ti ho detto che la b è come una l, ma ha una manina che ti saluta ogni volta che la scrivi e ti dice : - CIAO,CIAO. La d è come la a ma ha una gambetta alta e slanciata che va in alto!, e la q invece in basso … e tu mi hai urlato : FIGOOOO!!!!
Poco meno di un mese, un mese fatto di pomeriggi assieme tra penne, fogli, schede, colori e i tuoi sorrisi e i tuoi occhi che vogliono riscattarsi.
Mi hai insegnato che ci sono parole che diciamo senza pensare, che vengono fuori per abitudine, ma che possono ferire e far male.
Scemo, scema, non l’ho mai detto a te! Lo dico a me, e tu ti arrabbi e diventi triste quando la senti. E penso che te l’abbiano detta tante volte, ma così tante volte che quella parola ti ha un po’ tagliuzzato il cuore. Non permetti a nessuno di abbracciarti, ma ieri quando mi hai fatto lo scherzetto, alla fine hai voluto quel contatto.
Avevo paura di te, quando ti ho visto per la prima volta, adesso invece …
Con te in alto mare, meta la tua Isola!
Grazie per avermi scelta.
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Quando nel 2006 creai il mio account, fantasia972, non pensavo minimamente a quello a cui sarei andata incontro.
Mi trovavo di fronte a una semplice pagina bianca da completare, sapendo che, nel mare sconfinato del web, avrei potuto inventarmi una nuova me.
La prima immagine che mi venne alla mente fu quella di un film animato visto anni prima, appunto FANTASIA . Il 972, però, non sono le volte che ho guardato quel film! In realtà l’oceano di internet era stracolmo di abitanti che avevano questo nome. Insomma io non volevo rinunciare a Fantasia, pertanto cercavo un “ cognome “che mi identificasse. Così pensai a un numero che potesse racchiudermi e comprendermi: 972 , la vita!
972, gli anni di vita che mi sono stati promessi. 972, le monete d’oro che riempiranno il mio pentolone. 972, i baci che riceverò dal mio principe-ranocchio. 972, gli abbracci e i sorrisi che riscalderanno le miei giornate buie. 972, le giornate tristi e senza sole. 972, gli amici che vengono a trovarmi ogni sera da quando …
Ero arrabbiata, triste, sola e delusa quella sera. Le lacrime mi rigavano il volto, non che ci fosse un motivo ben preciso, o forse il motivo c’era …, ma non è quello per cui sono qui a scrivere.
Era una serata d’autunno, con il vento che bussava alla finestra cercando di farmi comprendere che avrei dovuto fidarmi ancora di lui … che se una porta viene chiusa, certamente sta per aprirsi un portone. Ma io non volevo ascoltarlo, non volevo nuovamente credere alle sue parole. Mi rintanai così nel mio mondo, quello appunto di Fantasia972.
Ancora non sapevo, che il vento è spesso burlone e allo stesso tempo furbo. E le persone come me, troppo ingenue, vengono travolte come piccole foglie e trasportate fin proprio dove Lui ha deciso di portarle. Non sapevo ancora, che quella mia nuova identità, Fantasia972, sarebbe stata la finestra spalancata che li avrebbe fatti entrare in casa mia per mettermi in contatto con tutti loro: i cattivi delle fiabe! … E non solo loro …
Sì, è così! I personaggi cattivi delle fiabe mi hanno mandato una mail chiedendomi di aiutarli. Ma poi la notizia si è diffusa negli ambienti “incantati” ed io mi sono trovata, come sempre, in un macello.
Ma procediamo con ordine.
continua
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...in un certo modo limitato e segreto, ognuno di noi è un pò matto..
Ognuno, in fondo, si sente solo e invoca d'essere compreso; ma non possiamo mai comprendere interamente un altro, e ciascuno di noi rimane parzialmente estraneo anche a coloro che amano...Sono crudeli i deboli; la bontà possiamo aspettarcela soltanto dai forti...
Coloro che non conoscono la paura non sono veramente coraggiosi, perchè il coraggio è la capacità di affrontare ciò che si può immaginare...Capirete meglio gli altri se li guardate - per quanto possano essere vecchi e imponenti - come se fossero bambini. Perchè molti di noi non maturano mai; diventano semplicemente più alti... La felicità arriva soltanto quando spingiamo le nostre menti e i nostri cuori ai limiti estremi delle nostre capacità...Lo scopo della vita è contare...rappresentare qualcosa, far sì che il fatto che abbiamo vissuto comporti qualche differenza.
LEO ROSTEN
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