BALLATA
Nella casa della Morte,
non ci sono molte porte.
Ce n'è una quasi aperta,
ma vi si accede senza fretta.
Nella casa della Morte,
la Speranza è fuggita,
e Futuro, giovane e forte, l'ha inseguita.
Nella casa della Morte
resta il vecchio che guardando la sua mano,
piange invano.
“Chi ha voglia di ascoltare la mia storia, qui si sieda!”,
dice urlando e piangendo.
Una giovane signora,
dalla lunga gonna nera,
camminando spazza via,
la polvere magica della sera.
Lentamente s'avvicina,
sorridendo guarda il vecchio,
poi gli prende la sua mano
e gli parla piano piano:
“Sono bella e gioiosa,
non è vero che son tenebrosa!
Ho un amore nel mio cuore,
il suo nome è Futuro.
Ma è fuggito con Speranza,
lasciandomi sola in questa stanza.
Io signora della casa,
cerco in te il mio giovane amore. Nella tua mano posso vederlo.”
Il vecchio, allora, tende il braccio,
apre il pugno e gliela porge,
la sua mano vecchia e tremante,
che contiene un diamante.
“Ho paura, mia signora...”,
dice con il cuore in gola.
Nella casa della Morte,
Speranza ha sedotto lo sposo,
che con lei è scappato;
Ingannandolo,
con magia e maestria,
Futuro, ha abbandonato la sua sposa
che lo cerca disperata nella mano di quel vecchio.
Nella casa della Morte,
in cui ci sono poche porte,
dove il tempo sembra dormire,
e le macerie marcire,
dove i vecchi abbandonati, tristi e soli,
inascoltati.
Nella casa della Morte,
dove i fiori son crisantemi,
in attesa di esser piantati in moderni cimiteri.
Nella casa della Morte,
dove gli occhi non son vivi,
ma mangiati, oscurati e consumati
da pesanti cataratte.
Nella casa della Morte
dove il tempo è sovrano,
ma già stanco e affaticato,
dorme sempre sul divano.
Nella casa della Morte,
le finestre son tutte rotte,
non vi è luce che rischiara,
ma soltanto una candela
che consuma la sua cera.
Nella casa della Morte,
la padrona, la signora,
prende le mani a chi dispera.
Ci son vecchi, ormai alla fine,
che sembran davvero lì lì per morire;
Poi d'un tratto, con calore
con la mano nella sua,
si colora l'amore.
“Vecchio mio, o buon viandante,
Non è vero che sei alla fine.
Vedo strade, lunghe e larghe,
da percorrer ancora assieme.
Ci saran delle tempeste, e poi ancora le bonacce,
E le stelle che tu ben conosci,
guideranno il tuo cammino,
verso l'azzurro cenerino.
Non da solo, andrai lassù;
guardo meglio, vecchio mio,
per capire se il mio Futuro
si possa esser nascosto
tra le pieghe del tuo rugoso corpo.”
Sorride bene, la signora,
che davvero è gioiosa e mai tenebrosa.
Chi l'ha detto che fa paura?
E' gentile e riservata,
e con Futuro si è sposata.
Solo un vecchio, ormai alla fine,
ha l'ardire di capire:
nella mano tutt'aperta,
spalancata come un'ala stesa,
è nascosto il grande salto
che ci porta su nel cielo.
Tra le pieghe rovinate,
di una mano un po' callosa,
la signora ha ritrovato
il suo Futuro non più perduto.
Abbracciati sulla mano, la signora ed il suo sposo,
che portano lì in alto,
tra le onde di un cielo stanco,
il buon vecchio marinaio.
Nella casa della Morte,
non vi sono molte porte;
Una sola è quasi aperta,
basta un salto per volare
e l'invito a ricominciare.
Nella casa della Morte,
non è solo il marinaio;
ci son tutti gli invitati che sorridono contenti,
aspettando che lui parli:
“ Qui davvero si sta bene!”
dice timido il vecchietto,
un bambino giammai grande,
corre incontro al vecchio nonno.
Non più soli, non più tristi,
nella casa della Morte;
qui che il tempo è sovrano,
dormendo sempre sul divano,
stiracchiando le sue ossa,
ogni tanto si risveglia
sorridendo ai suoi ospiti.
Gli invitati fanno festa perché:
nella casa della Morte,
le finestre non sono più rotte,
e i portoni spalancati
per accogliere Futuro,
giovane sposo, ritrovato
nella mano di un povero vecchio disperato.
“La mia storia giunge al termine,
ma non termina la storia”,
dice il vecchio marinaio
e sorride al nipotino che gli prende la mano.
“La mia storia giunge al termine,
ma non termina la Storia”,
dice ancora il marinaio
su dal cielo cenerino agli amici disperati
che son stati abbandonati
nella casa della Morte.
Poi con occhi scintillanti,
guarda in viso la signora
che ha ripreso a spazzare,
con la lunga gonna nera,
la polvere magica della sera.
“La mia storia giunge al termine,
ma non termina la storia”,
dice urlando ai derelitti
che vivacchiano distrutti
nella casa della Morte.
“La mia storia giunge al termine,
ma non termina la storia”,
risponde a eco il sovrano
che si sveglia dal divano.
“Sono il tempo ed è qui che vivo,
nella casa della Morte,
e del giovane Futuro,
incantevole consorte!”