Il mio libro
STRANIERA A SE STESSA
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Mia cara, anche per oggi abbiamo finito!-
Marmiton posò sul ripiano da lavoro, dopo aver asciugato per bene, la sua vecchia compagna d' avventure: una “cucchiaia” di legno.
Finalmente possiamo riposare -, rispose l' amica.
Poi spense le luci e tornò a casa. Marmiton era basso e tarchiato. I suoi baffi rossicci, nascondevano la bocca capace di distinguere ogni sapore e coglierne l'essenza. Trascorreva le sue giornate nella grande cucina. Non era uno chef, nessuno nel corso degli anni, gli aveva mai conferito alcun titolo onorario in merito all'arte culinaria. Solo “Marmiton”, un cuoco fai da te; un casalingo speciale che si divertiva a mescolare con maestria i diversi ingredienti, creando ricette uniche.
Il buio della notte arredava di colori silenziosi quell'ambiente che, contrariamente, di giorno viveva di rumori vivaci. Il silenzio fu interrotto da un'improvviso singhiozzare; qualcuno nella dispensa piangeva disperatamente.
Chi piange?-, domandò quasi urlando cucchiarella.
Nessuno rispose, sebbene il suono delle lacrime non si arrestasse. Cucchiarella con un balzo scese dal ripiano, e poi saltellando si diresse verso la dispensa, decisa a scoprire chi stesse piangendo.
Nascosto, sull'ultimo ripiano dello scaffale, notò un sacco di iuta “insofferente”. Vi si avvicinò, lo aprì e vi guardò dentro: fave. Il pianto proveniva da lì.
Che accade? Perché piangete?-, chiese.
Ci sentiamo tristi e sole; nessuno degli altri ingredienti ben si adatta al nostro sapore. Perfino Marmiton fa fatica a unirci a qualcuno. Da sempre è così! La gente non ci ama e ci evita di proposito. “Cibo dei morti”, è il nostro appellativo-.
Cucchiarella restò per un attimo in silenzio, sopraffatta dalla meraviglia per tanto dolore nascosto in un semplice sacco di iuta. Poi cominciò a saltellare girando su se stessa, movimento che le riusciva davvero molto bene, abituata com'era a mescolare ogni tipo di minestra, per farsi venire in mente una buona idea. D' improvviso si fermò e disse:
Non piangete, domattina parlo di voi a Marmiton. Secondo me, si è trattato semplicemente di una piccola dimenticanza. Con tutto quello che c'è da fare in questa cucina, è facile prendere una svista!-, cucchiarella cercò, così, di rassicurarle.
In realtà le fave ben sapevano che non si trattava di una dimenticanza occasionale. La loro, era, un' esistenza emarginata. Confinate nella dispensa del dimenticatoio dei cibi, aspettavano solo la loro fine, segnata dall'arrivo del “fafarulo”: un vermiciattolo, che come un tarlo, bucava la fava, penetrandola, e facendola marcire. Solo allora venivano spostate dal sacco di iuta della dispensa, al sacco della spazzatura. Sospirarono, le piccole fave, cercando di credere alla parole di Cucchiarella che tornò al suo posto, mentre le “disgraziate” attesero speranzose, per tutta la notte, l'arrivo del nuovo giorno.
Il sole stiracchiò i suoi raggi che poco timidi bussarono alle finestre della camera da letto di Marmiton.
Buongiorno!!!-, gli urlarono, facendolo cadere dal letto. Sorrise al sole che rendeva ancora più affascinante la città in cui, da Bari, si era trasferito: Parigi. Non era un caso quella scelta. Marmiton amava cucinare e la cucina francese era rinomata in tutto il mondo; Marmiton amava Bari, e le due città erano legate come madre e figlia, da quel famoso detto. “ Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari”.
Si lavò e si vestì in fretta e poi corse nel suo regno: la cucina.
Marmiton, Marmiton...- lo accolse, quasi assalendolo, cucchiarella. E gli raccontò tutto quanto era accaduto durante la notte.
Bene, bene... Ci sono delle fave? E sono tristi? Effettivamente il loro è un sapore difficile da accostare, e da sole non sono il massimo! Tra l'altro le chiamano “Cibo dei morti”...-, a quelle parole si udì un pianto straziante provenire dalla dispensa.
Marmiton, questo proprio non dovevi dirlo!- lo rimproverò cucchiarella.
Entrambi si recarono verso il sacco che le conteneva e dopo averlo aperto ne prese una manciata nella mano. Marmiton le guardava attentamente, mentre il cuore gli si stringeva nel petto: quelle lacrime proprio non le tollerava.
Marmiton, anche tu ci consideri orrende! Marmiton, anche tu preferirai lasciarti uccidere da qualcuno anziché venire in contatto con noi fave? Marmiton, non fare della tua scuola di cucina, una nuova scuola Pitagorica! Non emarginarci! Aiutaci!-, lo supplicavano le piccole e disperate fave.
Mie care, ma io non vi seguo! Che dite? Pitagora? Scuola? Io sono un semplice Marmiton!-.
Ragazze, calma!-, intervenne cucchiarella e poi le esortò a spiegare tutto con ordine per evitare ulteriori confusioni.
Cucchiarella, tu ci hai detto che era quasi certo che quella di Marmiton fosse una semplice e innocua dimenticanza. Invece è come pensavamo noi! No, non è una svista! Siamo qui, da molto, moltissimo tempo. Sappiamo che il nostro sapore non è gradito. Siamo difficili: non sappiamo mai chi ci piace e con chi vogliamo unirci. A volte, provochiamo una malattia: il favismo. E ci evitano! Persino Pitagora, il grande filosofo e matematico dell'antichità, nutrì nei nostri confronti un'avversione esagerata. In seguito, la chiamarono “idiosincrasia di Pitagora” e di tutta la sua scuola. Pensa che in fuga dagli scherani di Cilone di Crotone, preferì farsi raggiungere e ammazzare, piuttosto che salvarsi attraversando un campo di fave. Noi ne siamo convinte: la nostra disgrazia è legata a questa antipatia di Pitagora! Pensateci bene, uno come lui, uno che conta; ordina di non mangiarci, comincia a considerarci malvagie e terrificanti; un uomo comune cosa può opporre se non il suo famoso “ Ipse dixit?”-.
Difficile trovare parole che potessero contrastare quel fiume di malcontento, di emarginazione e di mancanza d' amore durato anni e anni. Ma il nostro “cupido” dei cibi riuscì a dire:
Ragazze!!! Ma cos'è questa mancanza di autostima? Pensate davvero che non ci sia, qui in questa cucina, qualcuno a cui voi potete piacere? Pensate davvero, che io il re dell'amore, non riesca a combinarvi un'unione sponsale perfetta? Animo, animo!-, l'ottimismo era una delle qualità di Marmiton.
Uscì dalla dispensa con una certezza nello sguardo: avrebbe creato un matrimonio perfetto e indissolubile. Le fave, odiate, avrebbero avuto finalmente un compagno, uno sposo.
Marmiton, hai finito di pulire le rape?-, lo Chef richiamò all'attenzione Marmiton che era perso nei suoi pensieri di agente matrimoniale per ingredienti solitari.
No, Chef! Non le rape! Da quelle non se ne cava mai nulla! Cicorie! Ecco cosa ci vuole per le fave!
Lo chef lo guardò stupito. Poi fidandosi delle capacità creative del nostro cuoco fai da te, lasciò che si mettesse all'opera.
Marmiton preparò le cicorie: eliminò ogni foglia giallastra, le lavò per bene, preparò per loro un bagno caldo immergendole con sali, che le avrebbero dato sapore. Subito dopo riservò lo stesso trattamento di “bellezza” alle fave. Mentre i prossimi giovani sposi si preparavano alle nozze, preparò per loro il letto nuziale: scelse il piatto da portata più importante, lo tirò a lucido, lo guardò con ammirazione. Poi con l'aiuto di cucchiarella vi adagiò le fave e le cicorie. Un po' d'olio d'oliva sarebbe stato utile a rendere lisce e profumate le loro nuove vesti. Nel piatto, gli sposi si unirono in matrimonio, consumando quelle nozze organizzate alla perfezione da Marmiton. Da allora fave e cicorie vivono un connubio destinato a durare per sempre!
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Amici quello che sto per raccontarvi non è il rinnovato delirio di una che parla con i personaggi delle fiabe. Ormai sono diversi anni che ci conosciamo, penso di aver conquistato la vostra fiducia e avervi convinto dei miei “poteri”. Il mondo fiabesco esiste, ed è un mondo che vive di fianco al nostro, basta solo mettersi in ascolto...
E' accaduto per caso, come tutte le altre volte … pensavo alla mia vita reale, e alla mia condizione di single( non voglio usare altra parola più cruda) testardamente convinta a ricercare il Principe Azzurro. A nulla era servito aver guardato e riguardato il bellissimo film animato di Shrek, dove l'azzurro principe assume le sembianze di un narcisista che con l'inganno cerca di far innamorare la principessa. Meglio un orco, con il pancione, che puzza un po', ma che sa donare sorrisi sinceri e con un cuore grande quanto una palude. No, non ci piacciono gli orchi!!! Vogliamo il Principe Azzurro, con il cavallo bianco e tutto il resto!!! E poi, scusate, Cenerentola l'ha trovato, perché non potrebbe accadere anche a me?
Insomma ero presa da questi pensieri, quando a un certo punto, ho sentito suonare al citofono per ben due volte!
E' il postino, sicuramente... ho pensato! Certo che sì, il postino suona sempre due volte! E infatti era proprio il postino.
-C'è posta per te!, mi ha detto.
-E no, non mi freghi, brutto cretino! Io da quella non ci vado!!!, gli ho risposto.
Mi ha guardata, come si guarda una povera pazza e mi ha consegnato la lettera. Si è messo sul motorino ed è andato via, lasciandomi con la missiva tra le mani.
La apro e nientepopodimeno che ...indovinate ????
Il principe azzurro!!!
Cara fantasia972,
ho saputo da fonti certe che hai aiutato i cattivi delle favole a riscattarsi dall'etichetta di malvagi!!!
Adesso è giunta l'ora di aiutare i buoni a togliersi quell'orribile onta che li descrive come esseri amabili. Mi sono rotto le scatole!!! Non voglio più essere il Principe Azzurro che salva le principesse. Non sono romantico, non combatto draghi e orchi, non cedo il posto alle donzelle, non bacio le loro mani!!!
Basta!!!!
Davvero, non ne posso più! Che poi nessuno ha mai raccontato che sono diventato azzurro per un incidente di percorso!!!
Adesso ti racconto...
C'era una volta...
un giovane uomo, era semplicemente un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti: ad esempio, proprio come ogni uomo, quando faceva pipì non alzava la tavoletta del water. Amava vestirsi di blu. Pantaloni, giacca e cappello erano,sempre e solo, blu notte, scuro e impenetrabile. Era un uomo aitante, che piaceva molto alle donne, che si sa amano da sempre gli uomini fatti in un certo modo: bastardi! Quelli che non devono chiedere mai! Quelli che ti lasciano sempre sul filo, sospeso tra il cielo e la terra; capaci come sono di farti volare in alto quando ti tengono stretta tra le braccia e poi farti cadere per terra, rompendoti le ossa, e non solo, quando si danno improvvisamente per dispersi. Accadde che un giorno, il nostro uomo blu notte, conobbe una donzella di nome Candeggina che molto aveva sofferto in passato a causa di uomini simili al nostro. Nel corso degli anni la donna maturò nel suo cuore la spietata vendetta,riuscendo a scoprire una magica formula che le sarebbe stata di grande aiuto nell'attuazione del suo piano terribile. La formula è la seguente:NaCIO. Quando incontrò il nostro povero uomo blu notte, la mise in atto.
Fece in modo da attrarre a sé il povero sfortunato bastardo e con una serie di magie femminili lo convinse a dormire abbracciato sul suo seno. Mentre dormiva poi, gli
sussurrò in un orecchio: -NaCIO, e lo baciò sulla bocca.
La mattina seguente, l'uomo blu notte si risvegliò di un celeste sbiadito e quando provò a lasciarla non ne fu capace. Candeggina era riuscita a trasformarlo in un vero Principe Azzurro.
Questo creò una sorta di euforia in tutte le donne del mondo che da allora si sono messe in testa che esista per davvero un uomo di simil fattezze. In realtà non sanno che ogni Principe Azzurro è opera di Candeggina, abilissima a stingere al primo lavaggio ogni uomo che incontra.
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-Come nascono le tue favole, nonna?
Sorrisi ai suoi occhioni curiosi e una lacrima cadde giù, ma era talmente titubante che la mia piccola nipotina non ci fece caso.
Le favole, bambina mia, nascono quando vogliamo trasformare una piccola lacrima timida in un prezioso cristallo! E' il cammino della lacrima per diventare caleidoscopio, dove immagini multicolori prendono vita per riscaldare il cuore.
C'era una volta,
una donna che desiderava amare ed essere amata. Dopo tanto dolore, finalmente in una serata di fine estate, nonostante il vento forte del maestrale, il mare arrabbiato e la salsedine,il suo cuore trovò un posto in cui riposare sereno; e furono baci e carezze al chiarore della Luna che dall'alto del cielo sorrideva ai due innamorati.
La musica del vento cullava nella notte i corpi dei giovani amanti che sognavano e giocavano con tutto ciò che li circondava. All'improvviso la donna disse:- Guarda, mio bene, sulla luna c'è un coniglietto che lavora in cucina. Pesta erbe nel suo piccolo mortaio di legno!
Tesoro, io non lo vedo, rispose l'uomo e la trascinò verso di sé per distrarla da quello che il suo animo razionale e freddo aveva definito come una semplice pareidolia.
Accade che qualche giorno più in là, la giovane donna si ritrovò nuovamente sola; ancora una volta qualcuno si era preso gioco del suo cuore e pianse, pianse per molte notti fino a quando, una sera, non potendone più delle lacrime decise di andar a trovare la luna, che da sempre era stata la sua amica del cuore. Così si mise comoda comoda, sdraiandosi su un lettino da mare e la salutò.
La luna sembrò non risponderle e divenne sempre più triste.
Perché piangi?, domandò d'improvviso una voce.
Aprì gli occhi e cominciò a strofinarsi le palpebre, come a voler asciugare gli occhi dalle lacrime che non le permettevano di guardare bene.
Ciao, sei tu!, disse rivolgendosi al coniglio che qualche sera prima aveva visto sulla luna.
Sì e non sono una pareidolia come ti ha detto quel tizio. Sono il Coniglio lunare se vuoi ti racconto la mia storia.
La donna, sorrise e fece cenno di sì con il capo.
“Era un giorno di primavera quando l'incontrai. Correvo spensierato nei prati con i miei amici: una scimmia e una volpe. Ci divertivamo molto assieme. Tra l'erba e i fiori, d'improvviso, scorgemmo un mendicante senza più forze.
Ho fame, ci disse.
Subito allora i miei amici si misero all'opera. La scimmia si arrampicò sugli alberi per donargli i frutti raccolti, la volpe riuscì a cacciare un uccello. Io, invece, nonostante gli sforzi non riuscii a trovare nulla da poter donare a quel povero mendicante. Così quando giunse la sera, chiesi ai miei amici di aiutarmi a trovare arbusti per preparare un bel fuocherello. Quando fu pronto, non esitai. Fu un pensiero veloce, di quelli che si concretizzano immediatamente. Sorrisi e, rivolgendomi al mendicante,dissi:
Per te!, e mi gettai tra le fiamme offrendo così la mia stessa carne.
Quel gesto commosse il mendicante che a quel punto rivelò la sua natura: era una divinità, era la Luna stessa, che scesa sulla terra per vedere da vicino questo meraviglioso posto si era mascherata da viandante. La Luna, prese il mio corpo senza vita, lo baciò e lo portò con sé, imprimendone l'immagine sulla superficie della Luna stessa, perché tutti potessero ricordarsi di me e del mio sacrificio.”
L'altra sera ti ho vista e sentita. Mi hai riconosciuto e hai notato anche il mio mortaio. Pesto erbe, per farne infusi di vita eterna.
Eccolo il mio regalo per te!
Fu così che il Coniglio Lunare donò il suo magico infuso alla donna triste, che da allora, oltre alla Luna, ha trovato un nuovo amico capace di riscaldarle il cuore quando sale il vento di tramontana a distruggerle i sogni.
N.B. Questa mattina mi sono imbattuta, per caso, nella leggenda Orientale del Coniglio Lunare... ero un po' triste, ma come ho spiegato alla "nipotina" le mie favole, le mie parole sono l'evoluzione naturale delle mie lacrime...che fortuna mia, si trasformano in caleidoscopio regalandomi quei colori che spesso il mondocacca offusca.
Un sorriso per augurarvi una Buona Domenica!
Ah, dimenticavo... ho scoperto che Branduardi ha scritto una canzone (La Lepre nella Luna)ispirata alla leggenda sopra raccontata...cambio musica e ve l'ascoltate anche voi...!

“ Può la Fantasia trasformarsi in una oscura prigione?”
D'improvviso mi tornò in mente, quel lontano passato che mi aveva permesso di uscire da quel mondo reale che non avevo mai esitato ad etichettare con un epiteto davvero poco carino: Realtà uguale merda, realtà uguale mondocacca! Per me, era sempre stato così, fin da quando ero piccina avendo dovuto fare i conti con l'abbandono, la malattia che porta lontano le persone che ami e la solitudine che diventa l'unica compagna, solo perché ha la struttura di un'edera e si avvinghia con tutte le sue forze al muro della tua casa. Se avessi incontrato un giardiniere esperto potatore, forse, mi sarei risparmiata diversi dolori. Ma con i forse, i se e i ma, non se n'è mai fatto niente! Perché allora quella domanda improvvisa?
“Può la Fantasia trasformarsi in una oscura prigione?”
Cosa accadeva nel suo lontano castello magico?
Se le avessi chiesto il permesso, forse, avrebbe acconsentito a farmi entrare, a camminare con lei lungo il sentiero nascosto dagli alberi grandi del bosco. Se avessi osato domandarle quale guerra si stava combattendo nel suo regno, forse, sarei riuscita a far da intermediaria tra le fazioni opposte. Ma non lo feci, non ne ebbi il coraggio. La paura di guardare a quella realtà che avevo sempre rinnegato con tutte le mie forze, ancora una volta mi impedì di muovermi e di amare davvero. Nonostante le raccomandazioni del Cercatoredidio per salvare Fantapaperonzola.
Ora sono vecchia e malata, ma non più sola. In questa notte fresca di settembre ripenso ai miei amici fantastici che nel corso degli anni mi hanno fatto compagnia e tra tutti i volti, mi tornano, con una nitidezza straordinaria, quelli di quei due “strani” che si affacciarono d'improvviso nella mia esistenza parallela: Fantapaperonzola e il Cercatoredidio.
C'era una volta,
in un mondo magico governato dalla parole, una regina malvagia con uno scettro e una corona. La regina, in realtà, era una vecchia strega che si era reclusa in questo regno dove vigeva una sola legge: le parole sono mattoni per la costruzione di un mondo reale e parallelo. Le bastava muovere lo scettro, scrivendo nell'aria parole che, come per magia, diventavano reali. Trascorreva così i suoi giorni inventando parole che prendevano forma.
Lo scettro danzava sul foglio trasparente del cielo lasciando segni invisibili,ma che per la magia della strega diventavano reali.
T A V O L O, scriveva la regina, e compariva un asse di legno sostenuta da quattro forti gambe che pian piano si posava proprio dove la regina aveva deciso. Il gioco delle parole presto si trasformò in una vera e propria attività a tempo pieno, tanto che decise di scrivere intere storie, racconti e perfino libri. Trascorse molti anni in questo modo, e con il passare del tempo il regno magico governato dalle parole si popolò di animali, fiori, piante ed uomini creati dallo scettro regale magico. La regina in cuor suo, era soddisfatta della sua opera. Finalmente dopo tanto tempo, aveva trovato il modo per cacciare la solitudine; finalmente adesso poteva ritenersi fortunata perché non era più sola,visto che a farle compagnia nel suo regno magico, c'erano le parole animate che aveva creato.
Che posto meraviglioso è questo mio mondo!, pensava tra sé, mentre vedeva correre sugli scivoli di arcobaleni i piccoli bambini, oppure quando le carote albine venivano accolte dal caporto gentile nel suo orto; o ancora restava estasiata nel vedere come i suoi amanti sapevano far bene all'amore.
Nel regno magico delle parole animate, nessuno degli abitanti emanava cattivo odore e tutto era straordinariamente perfetto e armonico. Un giorno però, accade che la regina, non sapendo cosa fare, perché non sempre le andava di inventare nuove parole da animare, decise di affacciarsi a quell'unica finestra del suo castello che dava sul mondo reale, quello che lei chiamava mondocacca. Mentre guardava giù, per le strade quei poveri disgraziati a cercare di condurre un'esistenza che fosse almeno decente, la sua attenzione fu catturata da una creatura che se ne stava solitaria su una panchina a leggere. Incuriosita decise di andar a dare un'occhiata.
L'uomo era assorto nella lettura di un libro che narrava le gesta di un giovane eroe : Cercatoredidio. La regina arrogante,pensò che fosse uno dei soliti libri stupidi che vivevano in quel luogo e pensò che nel mondocacca anche le parole fossero banali e prive di significato, così se ne ritornò nel suo castello. Ancora una volta ricca dell'unica certezza che aveva: il mondo reale è stupido e insignificante. Il disprezzo per quel posto e per tutti i suoi abitanti era diventato come un'enorme lastra di ghiaccio che non lasciava al sole, troppo tiepido, la possibilità di farlo sciogliere. Giunta la sera le venne voglia di giocare ancora con le parole così, quasi per gioco, provò a scrivere il nome dell'eroe che aveva incontrato in quel libro. Prese il suo scettro magico e agitandolo nell'aria segnò le parole sul suo foglio invisibile. Come per magia comparve uno strano uomo.
Mi chiamo Cercatoredidio, così si presentò alla regina che lo accolse tra i suoi personaggi per crearne una nuova storia diversa da quella che l'uomo viveva nel mondo reale.
Ma la perfida, non sapeva ancora che Cercatoredidio possedeva un dono straordinario: la libertà. Passarono alcuni giorni e Cercatoredidio cominciò a conoscere gli altri abitanti del regno magico delle parole animate; fu così che conobbe anche Fantapaperonzola, una fanciulla con il broncio buffo. Cercatoredidio se ne innamorò e Fantapaperonzola anche. Ma la regina cattiva, quando lo venne a sapere, inveì perché quei due avevano deciso di amarsi senza che l'iniziativa fosse partita dalla creatrice. Pertanto, mossa dall'ira, decise che avrebbe rinchiuso Fantapaperonzola nella sala della torre del castello, dove avrebbe condotto la sua esistenza isolata dagli altri. Non poteva permettere alla fanciulla di amare un uomo senza che fosse stata lei a deciderlo. La regina cattiva, amava Fantapaperonzola, perché in quella ragazza dal broncio buffo vedeva un riflesso della sua vita passata, quando ancora viveva nel mondocacca e credeva che quello fosse ancora un posto meraviglioso. Cercatoredidio riuscì a salire fin sulla torre per parlare a Fantapaperonzola per salvarla dalla malvagia. Si arrampicò lungo le mura alte, affrontando i terribili uccelli rapaci che lo attaccavano da ogni lato; superò, affrontando con coraggio, i terribili mostri che la regina aveva messo a guardia della torre. Alla fine quando giunse nella sala, in cui era prigioniera la ragazza, dovette affrontare la regina stessa. Il potere dello scettro però era così forte che per il giovane Cercatoredidio era quasi impossibile riuscire a contrastare quegli ostacoli che creava ogni volta che lo muoveva sul foglio trasparente dell'aria.
SPADA, scriveva,e un'enorme spada combatteva contro il nostro eroe.
LEONE, e appariva una terribile fiera pronta a divorarlo.
BOMBA, e attorno ai due solo macerie.
Cercatoredidio era sul punto di mollare, quando all'improvviso si ricordò che nella tasca interna della sua giacca portava con sé un libro le cui parole erano Vere. E si ricordò di un passaggio letto in quel libro.
“La verità vi farà liberi!” e poi subito dopo un altro “ E il verbo si fece carne”. Fu allora che comprese che tra le sue mani aveva l'arma per sconfiggere la regina malvagia e salvare la sua Fantapaperonzola. Con coraggio si scagliò sulla malvagia e le rubò lo scettro magico, poi scrisse nel cielo le frasi contenute nel libro.
LA VERITA' VI FARA' LIBERI, urlò scrivendo la frase sul foglio trasparente e in quel preciso momento le parole si liberarono dalla catene che la regina aveva messo loro e cominciarono ad abbandonare quel regno per vivere nel mondocacca.
E IL VERBO SI FECE CARNE, urlò ancora mentre scriveva quella magica frase.
L'urlo di dolore della regina tuonò nel regno, e da quel suono terrificante, uscito dalla gola della strega, venne fuori tutto il male che la regina aveva vissuto e cadde tramortita. Cercatoredidio si fece largo tra tutte le macerie venutesi a formare nella sala, per cercare tra esse la sua Fantapaperonzola. La fanciulla però era scomparsa. Con il cuore triste il giovane eroe si voltò dirigendosi verso l'uscita del castello per tornare nel mondo reale, quando sentì una voce dolcissima.
Grazie, diceva la regina ancora distesa per terra.
L'uomo si avvicinò e con sorpresa si accorse che la vecchia regina si era trasformata nella sua Fantapaperonzola.
Sono pronta, adesso voglio tornare a vivere nel mondocacca, grazie a te ho compreso che le parole appena nate hanno sete di verità, di corpo e sangue ...non si possono gettare via, scolandole virtualmente, in un mondo fantastico e parallelo; hanno sete di un orecchio che le oda, di occhi che le ammirino appena sbocciate o sussurrate da due piccole labbra, a cui rispondere con altre labbra, con altro corpo.
Cercatoredidio abbracciò la sua amata e insieme scesero a vivere nel mondocacca.
“Può la fantasia trasformasi in un'oscura prigione?”
A volte, mie cari, può succedere... ma se teniamo aperta la porta del cuore, un Cercatoredidio è sempre pronto a venirci a salvare.
A me è successo!
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (42) :::: categoria : pensieri, racconti, favole, vita, la mia vita, scrittura, chi mi capisce è bravo, un pò di me

«Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo»
(The Butterfly Effect, 2004)
Ho sempre creduto che la mia esistenza fosse correlata da eventi mai straordinari. L'ordinarietà, poteva essere considerata la costante della mia vita, abituata com'ero alla metodicità dello scorrere del tempo. Sveglia, colazione, lavoro, casa. Autunno, inverno, primavera, estate. Estate ed io dovevo essere al mare, non avrei mai pensato di poter trascorrere le vacanze altrove. D'estate, il mio orologio vitale, segnava il mare ed io lì dovevo essere. La cosa che più mi sorprendeva era constatare come questa ciclicità esistenziale appartenesse non solo a me, e così di anno anno, in quella località turistica della Puglia, ritrovavo le stesse persone. Ogni mattina, in spiaggia, erano i soliti argomenti a prendere il sopravvento; ogni mattina, in riva al mare, erano gli identici gesti ripetuti di anno in anno, a muoversi. Mai nulla di diverso. Il vicino di ombrellone che discuteva con la moglie. I bambini che correvano sul bagnasciuga, facendo arrabbiare la signora con la cuffietta azzurra, che sbuffando decideva finalmente di entrare in acqua. Io me ne stavo seduta sul mio telo a guardare il mare, desiderando che dall'altra parte dell'orizzonte una piccola farfalla cominciasse a sbattere velocemente le sue ali delicate, provocando così un uragano da quest'altra parte del mondo. In realtà, questi pensieri catastrofici, erano causati dalle orme che avevo lasciato sulla sabbia e che il mare cancellava aiutandomi in questo modo a non farmi sentire come un peso la solitudine che straziava il mio cuore. Mi alzai ed entrai nel mare. Erano le 10 in punto, ed io alle 10 in punto facevo il bagno. Mentre nuotavo notai, tra l'azzurro e il verde, una nota di colore insolito e incuriosita mi avvicinai. Sul pelo dell'acqua, smarrita e impaurita, vidi una piccolissima farfalla. Non esitai ad allungare la mia mano permettendole di trasferirsi sul mio indice. La guardavo meravigliata, mentre la piccola farfalla muoveva le sue minuscole ali. Pensai che l'acqua del mare gliele avesse bagnate impedendole così di riprendere il volo. Rimasi per circa una decina di minuti con la mano alta verso il cielo ed ogni tanto soffiavo anch'io sulle sue ali assieme alla brezza marina per permettere un effetto phon più veloce. Intanto i bambini mi erano tutt'intorno incuriositi da questa mia insolita posizione.
Ho trovato questa farfalla in acqua e adesso aspetto che le si asciughino le ali, così può riprendere il suo volo -, spiegavo.
Ma secondo me sta morendo-, disse un bimbo ricominciando a sbattere forte i suoi piedi facendo alzare una montagna di schizzi.
Mi fermai nuovamente a guardarla, quell'affermazione mi mise in ansia per la sorte della mia amica. Ebbi la forte sensazione di essere completamente sola. Io e lei. Io e la piccola farfalla e cominciai a piangere, proprio nel momento in cui la farfalla cominciò a muovere le ali con più forza.
Non sta morendo e tu hai fatto bene a tenerla fuori dall'acqua-, una voce alle mie spalle mi distolse dalla lacrime.
Sorrisi al ragazzo che non avevo mai visto prima di allora su quella spiaggia.
Pensi che volerà ancora?- gli domandai.
Ne sono più che sicuro! Dobbiamo solo pazientare un po'-.
Cominciammo così a parlare tra noi e mi disse che era la prima volta che veniva in quel posto. Aveva un appuntamento con una ragazza conosciuta in chat, il cui nick era Butterfly.
Ti ho vista con la farfalla in mano e insomma...-.
Una coincidenza insolita pensai.
- Non è una coincidenza! E' l'uragano delle mie ali, un regalo per te che mi hai salvata!-
In quel momento la piccola farfalla spiccò il volo.
N.B. IL RACCONTO NASCE DAL SALVATAGGIO REALE DELLA PICCOLA FARFALLA ACCADUTO QUESTA MATTINA AL MARE...PECCATO CHE IL SUO BATTITO D'ALI NON ABBIA PROVOCATO NEL MARE DEL MIO CUORE NESSUN URAGANO! 
VABBUONO PAZIENZA!!!!
ANCORA BUONE VACANZE E SCUSATEMI SE SONO MENO PRESENTE SUI VOSTRI BLOG!

Ero, come sempre, nella mia boccetta di vetro, lì sulla mensola in compagnia di tutti gli altri miei fratelli. Pensavo al momento in cui avrei lasciato, definitivamente, quella casa. Attendevo trepidante il giorno in cui qualcuno, non importa se uomo o donna perché l'amore non conosce sesso, mi avrebbe portato con sé, per vivere assieme. Ahhh l'amore!!! , quello che sognano tutte le fanciulle. Quell'amore che ti fa volare su su in alto e sentire una principessa. L'abito bianco nuziale, il papà che t'accompagna in chiesa, tutti quegli sguardi di ammirazione e commozione.
Ahhhhh!
Il sospiro, venne fuori a sbuffo dalla boccetta che mi conteneva. Intanto la commessa della profumeria, approfittando di un momento di pausa, aprì il giornale che aveva comperato dall'edicolante prima di arrivare in negozio.
Senti questa!-, disse rivolgendosi alla sua collega.
Negli Stati Uniti si sta sviluppando, raccogliendo grandi consensi, un movimento per un'atmosfera lavorativa inodore. Il progetto vede l'estendersi dell'atmosfera inodore a tutti gli ambiti e ambienti umani. Arriva l'era del totalmente vuoto. La macchina industriale si sta già muovendo. L'ultima innovazione: boccette di profumo vuote! Da non credere!- , sorrise e ripose il giornale sotto il bancone riprendendo il suo lavoro.
Perché??? Perché vogliono impedirmi l'amore? Perché hanno deciso per me? Cosa ne sanno loro, della mia vita di profumo. Noi nasciamo solo per l'amore, per amare ed essere amati... quando siamo molto, ma molto fortunati. Sì, perché già la sola scelta del nostro materiale odoroso, influenzerà la nostra vita. Da quella scelta dipenderà l'intensità del profumo e l'effetto. Le nuances possono essere differenti: fiorite, fruttate, mascoline, femminili, eleganti... per questo già sappiamo, quasi in anticipo, chi si innamorerà di noi. Anche se, fra noi, chi arriva all'amore, quello eterno, è solo molto fortunato, e non capita così di frequente! Perché? E me lo chiedete pure? Va bene, vi accontento... cercherò di spiegarvi alcune cose che ci riguardano. Comincio... La Nota di testa. Viene impressa per mezzo di sostanze passeggere e leggere. Quello che si sente immediatamente aprendo una boccetta, Nota di Testa. È, forse, la nota più amata dagli imprenditori del settore, perché è quella che il possibile acquirente noterà immediatamente. Un breve movimento, le dita che svitano delicatamente il piccolo e delicato collo della boccetta, e poi... te ne accorgi subito che hai colpito nel vivo. Le sue pupille si dilatano, le palpebre si lasciano chiudere, per poi riaprirsi, il viso s'infiamma. Vampate di calore lo investono. I sensi inebriati. E' andato!!! Lo amo, la amo, dice tra sé. Lo voglio, la voglio! Ma non è così semplice come sembra, infatti chi viene acquistato a causa della Nota di testa si ritroverà, presto, nel cassetto del bagno in solitudine, dopo essere stato usato un paio di volte. Una specie di cotta, o colpo di fulmine … come lo chiamate? Qualcosa che ti prende al momento, ma poi è destinato a scomparire. Scomparire attraverso un tempo brevissimo, evaporato tra esalazioni di dimenticanza.
Il mio consiglio? Passare alla Nota emozionale. Spruzzate un po' di gocce di profumo sulla pelle, avrete almeno la possibilità di rendervi conto di come si mescola con voi. Certo l'amore non è questo! Passeranno poche ore e voi vi sarete dimenticati del vostro odore nuovo, combinato. Però per lo meno sarete saliti su un gradino un tantino più alto rispetto alla, più sfigata, Nota di testa. Avrete almeno sperimentato l'esperienza del mescolamento di realtà differenti. Mi avrete dato l'opportunità di farvi capire, quanto un semplice profumo possa amare uno come voi e trasformarsi, quasi adattarsi alla vostra pelle. Ma anche questo non è ancora amore. Quell'amore che cerco, quello per cui io vivo.
Chi tra noi ha più fortuna, riesce ad amare ed essere amato grazie alla Nota di Cuore. Mi direte... ah, finalmente! Ci siamo!!! Giunti a questo livello, certamente non rischieremo di restare chiusi e abbandonati nel famoso cassetto del bagno. Finalmente vivremo il nostro amore. Ci faremo spruzzare dietro i lobi delle orecchie, sui polsi, alle caviglie e perché no? Anche su tutto il corpo. Una nube profumata, abbraccerà come calde e accoglienti braccia il corpo del nostro amore che non ci dimenticherà per interi giorni. Penserà a noi continuamente... ogni mattina, appena sveglio, mentre si lava per correre al lavoro; parlerà ai suoi colleghi o colleghe di noi, di quanto gli piaciamo, di quanto ci ama. Ma le cose belle, spesso durano poco. Certo non pochissimo come per chi è proprio sfortunato! (Leggi Nota di testa! )Ma che importa? Un giorno, due... un mese o tre? L'importante è che almeno ci abbia amato. Poi … poi ci sono, quelli che io chiamo bigliettilotteriavincenti: è la Nota di Fondo che contiene elementi persistenti,che durano... durano per sempre. L'amore con la A MAIUSCOLA. Amore per sempre, per tutta la vita! Come quello di un tempo, quello dei nonni. Un amore che muta nel tempo e si trasforma adattandosi, giorno per giorno, ai cambiamenti del corpo, dell'anima, dei pensieri. Un amore che si plasma, e si cuce quotidianamente, come gli abiti su misura. Semplicemente perfetti!
Ahhhh, l'amore!!! Ripresi a sospirare.
La porta del negozio si aprì, un giovane uomo elegante si avvicinò al bancone. La commessa mi prese dalla mensola su cui ero tutto concentrato a sognare l'Amore, mi passò nelle mani affusolate dell'uomo, che con garbo svitò il cappuccio ermetico, avvicinò piano la boccetta al naso, sentii il suo annusare e poi chiuse gli occhi e li riaprì.
Lo voglio!-, disse con tono deciso.
La signorina mi ripose nella scatola. E poi aggiunse:
Confezione regalo?
Sì, grazie! E' per la mia fidanzata... sto per raggiungerla negli Stati Uniti.

“ E le stelle stanno a guardare!”.
Mica vero!-, obiettò il sindacalista del firmamento.
Un sindacalista anche per le stelle? Certo, vi sembra così assurdo? Ma avete mai pensato davvero, al faticoso lavoro a cui sono costrette da sempre, ogni notte, quelle poverette? Il cielo, altro non è , che una grande, immensa fabbrica...
La fabbrica dei sogni. Funziona più o meno così...
Gli umani, nelle notti chiare, se ne stanno a naso in su; ogni tanto sospirano pensando ai tanti sogni che hanno stupidamente chiuso in un cassetto. A quel punto, si innesca il marchingegno dei sogni. Il tubo trasparente, e perciò invisibile, scende dal cielo. Immaginatelo simile a un ponte, o per lo meno la funzione è quella. Nel momento in cui tocca terra, comincia il vero e proprio lavoro delle stelle. Quello che ai vostri occhi sembra un semplice pulsare, in realtà altro non è che una forte contrazione muscolare, causata da iperlavoro. Come quando voi uomini, compite uno sforzo e il cuore comincia ad accelerare i suoi battiti. Con il suo pulsare, la stella immette nel cilindro trasparente, minuscole particelle calamitate che hanno la potenza di aprire il cassetto nel quale il sogno è chiuso e sepolto. Una volta aperto il cassetto, la stella comincia a pulsare sempre con più energia, in modo tale da risucchiare su nel cielo il sogno in questione. Giunto a destinazione, nel firmamento, quel sogno piccolo, abituato al buio del cassetto viene letteralmente accecato dal forte bagliore delle stelle e questo provoca nello stesso un cambiamento sostanziale: per la prima volta, da quando è stato messo al mondo, capisce che stando soli nulla è possibile. In altre parole, il sogno si rende conto del fatto che per vivere di vita propria, deve necessariamente connettersi a tutti gli altri sogni che sono sospesi nella sala centrale della fabbrica. Questa presa di coscienza si concretizza in un abbraccio di gruppo che vede coinvolti tutti i sogni, i desideri e comincia il momento del giro vorticoso. Sempre più forte, sempre più veloce, fino a quando la forza centrifuga non lo sbatte fuori dal cerchio e lo ributta sulla terra, dove chiaramente avrà la sua vita.
E tutto questo grazie a quelle operaie che lavorano instancabilmente: le stelle.
Adesso immaginate, per un momento, se tutta questa fabbrica dovesse fermarsi. Cosa accadrebbe? Se i sogni dipendessero dai loro “genitori”, gli umani, resterebbero in quella culla-tomba in cui vengono deposti e chiusi, il cassetto; senza poter essere realizzati, senza poter vivere davvero. Il pericolo che tutta questa produzione possa fermarsi è reale e concreta. E ve lo dico io, che sono il sindacalista.
Le stelle sono stanche. E non riescono a produrre quanto il mercato chiede. Inoltre i prodotti cominciano ad essere di una qualità scadente, e la colpa, chiaramente, è legata all'utilizzo di materia prima che , diciamolo, fa schifo! I fornitori cominciano ad esportare, chiudendo in quei famosi cassetti, sogni sempre di qualità minore. La direzione della fabbrica non intende più fornire prodotti di seconda scelta. Ne va di mezzo il buon nome della ditta. Come dargli torto?
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La notte di san Lorenzo...appuntamento in spiaggia alle 23.
Ma ragazzi che sta accadendo?-, chiese FantaBarbara ai suoi amici.
Nel cielo le stelle erano tutte in linea a formare una specie di corteo. Il loro pulsare era simile a quello di braccia che muovono in alto pugni in segno di protesta. Il corteo era aperto da una grande bandiera bianca, era la luna. Sciopero, sciopero...
Poi improvvisamente il buio.
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C'era una volta,
in un paese del nord Africa, un grande orto in cui crescevano splendide carote. Ogni volta che se ne vedeva spuntare una nuova, le altre erano ben contente di dare il benvenuto alla nuova arrivata. Le carote anziane si avvicinavano alla piccola appena nata e ne guardavano minuziosamente il colore arancione. Poi tutte soddisfatte tornavano nel loro buco nel terreno, aprivano l'enorme stuoia gialla e si sdraiavano per prendere il sole. Il capo villaggio, o “caporto”, come lo chiamavano tutti, sedeva sul suo bel tronetto di Ashanti e godeva del suo splendido e ricco orto di carote. Un giorno, però, accadde che nell'orto di carote arancioni, nacque una piccola carota. Le carote anziane, si alzarono dalle loro stuoie per portare, come sempre, i loro omaggi e far gli auguri alla nuova arrivata, ma la sorpresa fu grande!
Che ci fa un'albina nel mio orto?-, disse il “caporto” un po' adirato alla vista di Maria Carota ( fu così che chiamarono la piccola nuova carota appena nata). Maria Carota era davvero una bellissima, piccola carota, ma non era arancione come tutte le altre. Una carota bianca, albina, senza melanina. E così la povera Maria Carota fu cacciata da quell'orto di carote tutte arancioni. Fece il suo piccolo fagotto, mettendoci all'interno la piccola stuoia gialla e, triste, andò via. Che cattive le altre carote, ad averla allontanata solo perché aveva un colore diverso! Maria Carota camminò per giorni e giorni, fino a quando non giunse in un nuovo campo di terra. Ora questo campo, non era un orto di carote, il capo villaggio, vi aveva piantato tanti piccoli alberelli di mele e non solo. Maria Carota non poteva certamente restare in quel posto. Come avrebbe potuto una piccola carota vivere assieme a piante così alte e diverse? Era tanto stanca, la nostra piccola carotina, così pensò che avrebbe solo steso la sua stuoia per un po', giusto il tempo di riposare. Si guardò attorno e vide un piccolo albero, era un po' isolato rispetto agli altri e decise che proprio sotto quell'alberello avrebbe riposato. E così fece e si addormentò. Mentre dormiva beata, sognando di orti di carote gialle che l'accoglievano, fu svegliata dalle radici dell'albero che le facevano il solletico lungo tutto il fittone di forma cilindrica.
Sveglia, sveglia!-, le diceva l'albero. Maria Carota aprì i suoi occhietti spaventata e chiese scusa per aver approfittato di quelle comode radici per riposare. L'albero si mise a ridere e poi le disse: - Non ti ho mica svegliata perché mi stavi disturbando! Guarda sta arrivando il “caporto” … e con il ramo indicò verso l'uomo che si avvicinava.
Maria Carota, ebbe molta paura e in tutta fretta arrotolò la sua piccola stuoia gialla per rimetterla nel suo fagotto e poter così scappare.
Ma dove vai?-, le chiese l'albero.
Scappo, non voglio mica far arrabbiare anche questo signore. Non voglio nuovamente essere scacciata in malo modo, come già mi è successo... meglio che me ne vada da sola. Tanto per me non ci sarà mai nessun campo, o orto, in cui poter vivere-, disse Maria Carota.
Tu non hai davvero visto bene!-, le fece notare l'albero.
Maria Carota si guardò attorno e si accorse che in quel campo c'erano tante piante e alberi diversi e strani. Meli con mele a forma di coni, peri con pere azzurre, peschi con pesche bucherellate, come tante piccole reti e poco più in là vide altre piccole carote, non arancioni .
Il caporto intanto si era avvicinato, le sorrise e le disse:- Era da tanto che ti aspettavo! Una carota albina è una rarità ed io non voglio assolutamente perderti! Resta con noi!-
Tutto il campo e i suoi abitanti circondarono la piccola Maria Carota per salutarla. La sera si organizzò una gran festa per l'arrivo della piccola carota senza melanina, ma che adesso aveva una grande famiglia!
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