la foto è di ipoliopposti.splinder.com  che ringrazio!

Il desiderio di postare questo capitolo del mio libro è nato già da qualche giorno, quando il commento di un utente anonimo mi ha riportato alla mente cosa rappresenta per me. Oggi poi mi sono imbattuta, per caso, nel blog dell'amica che mi ha permesso di postare la sua foto ed eccolo qua, il capitolo della DANZATRICE DEL VENTRE.

LA DANZATRICE DEL VENTRE

La casa di Miriam era molto bella, accogliente, arredata in tipico stile orientale; cuscini e tappeti dai colori caldi, profumo d'incenso e candele ovunque a rendere l'atmosfera quasi magica. Le due amiche sedettero una di fronte all'altra. La donna aveva preparato una pietanza tipicamente araba, un piatto unico: cuscus con verdure e piccole pezzi di carne d'agnello, il tutto reso particolarmente profumato e colorato perché arricchito con tante spezie.

  • Gaia non hai molta fame?-, le domandò la donna, notando una sua certa resistenza nel mangiare. Gaia rimase per un istante in imbarazzo, cercando una scusa convincente per nascondere il suo modo strano di rapportarsi al cibo.

  • A dire il vero...-

Ma fu subito interrotta dall'amica.

  • Non devi preoccuparti, se non ti piace il sapore della mia cucina non è mica un guaio! Capisco bene che i vostri sapori, i tuoi sapori, sono molto diversi dai miei … e se non ti piace non devi sforzarti di mangiare.

Non aveva però capito che il realtà il problema non era legato ai sapori differenti, ma al cibo in sé. La ragazza comunque continuò a mangiare molto lentamente ciò che le era stato servito nel piatto.

  • Da quanto tempo balli la danza del ventre?- le chiese.

  • Sei bravissima.

La donna sorrise.

  • La danza del ventre io la ballo da sempre ...-rispose- Da quando sono nata è parte di me, è parte del mio essere femmina … Come posso spiegarti? E' come se fosse scritta nella mia carta d'identità: genere femminile!-

Gaia spalancò gli occhi. Non riusciva a capire cosa volesse dire la sua amica.

  • E' parte di te dici? Come se fosse nata con te e con il tuo essere femmina... fin dalla nascita? Puoi spiegarti meglio? Non ho capito ...-

  • Allora la danza del ventre è qualcosa che ho sempre visto fare, fin da piccola. Fammi pensare... come posso spiegartelo? Qui da voi è normale e scontato che una donna debba saper cucinare, badare alla famiglia, svolgere i lavori domestici … Pensa soltanto ai giochi che da piccole vi regalano... Piccole mamme, piccole casalinghe che imparano a stirare, a cambiare i pannolini, a occuparsi del figli attraverso il gioco. Io la danza del ventre l'ho imparata così, vedendo danzare le donne della mia famiglia.-

  • Sì, ma quello che non capisco è perché la danza del ventre porterebbe a un percorso di autoconoscenza … E che significa che il corso è rivolto a quelle donne che hanno messo a tacere la voce della dea?

La donna le sorrise e le disse: - Abbiamo bisogno di continuare questo discorso dopo aver bevuto una buona tazza di tè ...-

Così si alzò, andò in cucina per preparare il tè, mentre Gaia continuava a pensare al significato di quelle parole, alla dea. Ma di quale dea si stava parlando? Si girò e vide, attaccata alla parete una frase, e si avvicinò per leggerla.

Sono tutto ciò che è, che è stato, e che mai sarà. Mai nessun mortale ha sollevato il mio velo”.

  • Eccomi, il tè è pronto!- disse Miriam, tornando con le due tazze fumanti.

  • Senti, ma quella frase appesa lì sul muro che significa?- domandò Gaia.

  • Quella frase è la stessa iscritta nel tempio di Sais...- Gaia la guardò, prese la tazza che la donna le porgeva e cominciò a sorseggiare il suo tè.

Sais era una vecchia città dell'Egitto, che corrisponde all'attuale villaggio di Sa El Haggar. Erodoto nei suoi scritti, ha descritto i meravigliosi monumenti presenti in questa splendida città. Dalle ricerche compiute da storici e archeologi ormai si sa con certezza che in questo luogo sorgeva uno dei templi più importanti dedicati alla dea. Questa città era il santuario della dea Neith, custode della corona rossa del Basso Egitto.

  • Nei millenni passati – riprese la donna, - le sacerdotesse e le donne celebravano il mistero della vita, della forza e della bellezza. Queste donne vedevano in loro stesse l'immagine della grande madre, della dea, la creatrice. La tradizione della dea era un'affermazione di vita, che si centrava sulla fecondità: la nascita, la morte e la rinascita, il ciclo vitale appunto. La “Danza della Dea” era chiamata così perché sosteneva il processo di risveglio della saggezza di ogni donna.-

Gaia era affascinata da quel discorso: una dea che riviveva in ogni donna, attraverso una danza che celebrava tutte le fasi del ciclo vitale.

  • La danza di oggi, conosciuta come danza del ventre, rappresenta una strada per riattivare l'energia femminile donando un'integrazione armonica tra il piano fisico e quello spirituale che porta senza dubbio a una guarigione. Qui in occidente ho notato che le donne, seppur così emancipate grazie alla conquista di tanti diritti che nei paesi orientali o del sud del mondo sono ancora utopia, sono ugualmente schiave. Schiave di un sistema, di una società ancora fortemente maschilista che vuole fare della donna un piccolo “uomo” mal riuscito. Spesso ho incontrato donne che non sono più tali, ma sembrano maschi travestiti … hanno rinunciato alla loro essenza!-

Gaia cominciò a riflettere: la grande madre, la dea … Ricordò anche ciò che aveva studiato, e le tornò in mente l'esame di antropologia culturale sostenuto da poco. Il culto della dea era sempre stato presente in ogni uomo di ogni cultura e di ogni latitudine del mondo fin dalla notte dei tempi. La “Potnia”microasiatica, “Rhea Kibele”frigia, “Demeter” greca, “Venus genetrix” romana, la grande madre, la terra, la dea, al natura procreatrice solitaria di ogni essere vivente. Dea che è madre, perché trae le forme dalla sua stessa sostanza, infondendo nelle sue creature la vita, l'Humus, da cui deriva la parola “uomo” per ricordargli che è vivente fino a quando rimane legato alla terra, dea e madre.

    - Capisci bene adesso,- proseguì Miriam- come attraverso la comprensione del significato sacro di questa danza, la donna riesce a connettersi con la dea interiore. In questo modo la danza sacra diventa preghiera e celebrazione della propria vita … Si insegna attraverso la “sacra danza” ad essere la propria femminilità. Il corpo e l'anima coincidono perfettamente, e questa è la meta!-

Gaia pensava alla sua separazione interiore, a come la sua malattia la facesse vivere in modo dissociato, al fatto che non accettasse, non amasse la sua essenza, la sua identità di genere, il suo essere femmina. Aveva perso il contatto con la Dea che vive in ogni donna, ma non aveva perso il contatto con la vita. La vita, infatti, non è solo passione d'amore fra la Terra, la Madre e le forme organiche da lei nate. La vita è anche conflitto, distruzione, viaggio. E' un muoversi, un modificarsi continuamente, un mescolarsi, è morire! Da qui l'immagine della dea come forza distruttrice, come volto infernale e terribile della dissolutrice: Chaos, la chiamava Esiodo, avvolta nel mantello oscuro della notte, della confusione. Forse Gaia aveva solo nascosto una facciata della medaglia, forse non aveva completamente perso il contatto con l'origine, la fonte della vita stessa. In questo momento della sua esistenza conosceva, viveva il volto oscuro della madre, della dea, della vita. L'incontro con Miriam fu davvero molto importante: come una finestra che va ad aprirsi in un luogo completamente buio, rappresentò un piccolo spiraglio di luce che cominciava ad entrare, e questo lieve chiarore le permise di resistere.

 

TRATTO DA STRANIERA A SE STESSA, ALTROMONDO EDITORE


fantasia972 ha postato venerdì, 07 agosto 2009 alle agosto 07, 2009 13:59
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In ---> donne, gaia, bulimia, anoressia, il mio libro, straniera a se stessa
barbaraemamma
Il Salvagente
di Barbara Ardito  Straniera a se stessa, Altromondo Editore

 "... Un giorno, subito dopo aver finito di pranzare, alzatasi da tavola mentre gli altri erano ancora seduti a chiacchierare e sorseggiare il caffè, Gaia andò in bagno per compiere il suo "sacro rito". Commise però un piccolo errore: non chiuse la porta a chiave.
Quell'errore, in un certo senso, era l'ennesimo tentativo di chiedere aiuto, era l'ennesimo SOS che stava lanciando. Sperava in cuor suo che qualcuno potesse accogliere e rispondere a quella sua richiesta d'aiuto, lanciandole la ciambella di salvataggio a cui aggrapparsi per non affogare completamente. Entrò in bagno con in'intenzione precisa, senza la minima paura; quei gesti le erano diventati familiari, era esperta in quei movimenti, non aveva nessun ripensamento. Si piegò sul water, chinò la testa in basso, infilò le due dita in bocca e cominciò a vomitare quanto avevao mangiato. Improvvisamente la porta si aprì.
- Che stai facendo?-
Non ebbe il tempo di dire nulla e quello che aveva sempre, fortemente desiderato, arrivò.
Il salvagente la travolse in tutta la sua pesantezza, colpendola sul volto. Le lasciò anche un bel segno che rimase visibile per qualche giorno: un sonoro ceffone sulla guancia.
Quanto aveva atteso perchè finalmente qualcuno si accorgesse di lei, quanto aveva atteso quello schiaffo, che le fece male, che la colpì in volto, sulla guancia, ma che da lì giunse direttamente al cuore con un'intensità diversa, quasi una lieve carezza!
Spesso le carezze sanno anche far male e ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno delle carezze che lasciano i segni, quelle che ci fanno piangere. Tutte hanno la stessa importanza, sia quelle dolci che quelle amare. E almeno per Gaia fu così, perchè segno tangibile di riconoscimento.
Lei c'era e,finalmente, la vedevano in tutta la sua fragilità.
Solo una persona al mondo poteva trovare il coraggio di aprire quella porta, avendo intuito che c'era qualcosa di strano. Solo una persona poteva prendersi carico di quella responsabilità, di quel peso, di quella sofferenza, solo un'altra donna: sua madre....".
da Straniera a se stessa, Altromondo editore



Grazie Mamma perchè mi hai fatto nascere due volte...
la prima il 13 marzo e la seconda il 9 settembre
 con quella carezza...l
a più bella che tu abbia mai potuto farmi!
Ti voglio bene auguri!
e auguri a tutte le mamme!
fantasia972 ha postato sabato, 10 maggio 2008 alle maggio 10, 2008 17:37
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In ---> amore, donne, la mia vita, emozioni, gaia, festività, il mio libro, un pò di me, straniera a se stessa
E non sono brava ad esternare le mie emozioni...il titolo del post parla da solo. il mio cuore è pieno di doni che mi vengono fatti! Questa sera me ne è arrivato ancora uno ed io sorrido e ringrazio!!!
Grazie Arturo.


 Clicca qui  se vuoi ascoltare l'audio lettura, La danzatrice del ventre, STRANIERA A SE STESSA, legge ARTURO FERRARA !!!


La danzatrice del ventre

..."- Da quanto tempo balli la danza del ventre? – le chiese - Sei
bravissima… -
La donna sorrise. - La danza del ventre io la ballo da sempre…
- rispose - Da quando sono nata è parte di me, è parte del
mio essere femmina… Come posso spiegarti? È come se fosse
scritta nella mia carta di identità: genere femminile! -
Gaia spalancò gli occhi: non riusciva a capire cosa volesse
dire la sua amica.
- È parte di te dici? Come se fosse nata con te e con il tuo essere
femmina… fin dalla nascita? Puoi spiegarti meglio? Non ho
capito... -
- Allora, la danza del ventre è qualcosa che ho sempre visto
fare, fin da piccola. Fammi pensare… come posso spiegartelo?
Qui da voi è normale e scontato che una donna debba saper
cucinare, badare alla famiglia, svolgere i lavori domestici…
Pensa soltanto ai giochi che da piccole vi regalano… Piccole
mamme, piccole casalinghe che imparano a stirare, a cambiare
i pannolini, a occuparsi dei figli attraverso il gioco. Io la danza
del ventre l’ho imparata così, vedendo danzare le donne della
mia famiglia. -
- Sì, ma quello che non capisco è perché la danza del ventre
porterebbe a un percorso di autoconoscenza… E che significa
che il corso è rivolto a quelle donne che hanno messo a tacere la
voce della dea? -
La donna le sorrise e le disse: - Abbiamo bisogno di continuare
questo discorso dopo aver bevuto una buona tazza di
tè... -
Così si alzò, andò in cucina per preparare il tè, mentre Gaia
continuava a pensare al significato di quelle parole, alla dea.
Ma di quale dea si stava parlando?
Si girò e vide, attaccata alla parete una frase, e si avvicinò
per leggerla.
“ Sono tutto ciò che è, che è stato, e che mai sarà.
Mai nessun mortale ha sollevato il mio velo”
- Eccomi, il tè è pronto! - disse Miriam, tornando con le due
tazze fumanti.
- Senti, ma quella frase appesa lì sul muro che significa? -
domandò Gaia."...
BUONA DOMENICA
fantasia972 ha postato sabato, 23 febbraio 2008 alle febbraio 23, 2008 22:09
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In ---> amici, emozioni, gaia, regali, il mio libro, straniera a se stessa
Ho il cuore pieno...e tanta voglia di condividere le emozioni belle e ricche che lo riempiono. e la coperta della mia vita si arricchisce continuamente, grazie Pralina per aver riscaldato questa bimba che desidera crescere ogni giorno. Grazie per avermi letto, grazie per le tue parole.

Confesso che non avrei mai immaginato di trovare tanta bellezza in un libro come Straniera a se stessa di Barbara Ardito, altromondo editore.

C'è sempre quel pregiudizio per cui si accetta un libro di un amico, di un'amica, come se non fosse GRANDE letteratura, insomma lo si legge unicamente per amicizia, per simpatia, perché è una blogger come noi, e poi... poi a volte ci si ricrede.


Mi è capitato di piangere e di provare sincera solidarietà e tenerezza e un'infinità di altre emozioni dopo avere letto il libro "Voglio Urlare!" di Monica Marghetti, che è poesia delle viscere, torrente dopo la pioggia, colata di magma incandescente, dolcezza, rabbia, rivendicazione, un inno alla voglia di vivere, qualcosa che ti arriva al cervello passando molto prima dallo stomaco, come lo sono spesso le parole raccontate a voce di Monica... lo è, tutto questo, oltre che ad essere il libro di un'amica così immensa e così intensa.

Mi capita di commuovermi e di intenerirmi per i racconti di "Pensieri Volontari" di AA.VV. curato da Paolo Simoncini, che sono dedicati ai bambini e alle bambine che hanno subito maltrattamenti e violenze in famiglia e il cui ricavato andrà interamente devoluto all'Associazione LAIF, che supporta il Telefono Azzurro, esperienza di scrittura collettiva di 34 blogger.

"Straniera a se stessa" mi capita fra le mani in un momento molto particolare della mia vita, un momento di grande sofferenza per problemi fisici, respiratori... lunedì mattina dopo avere chiamato la guardia medica che mi ha praticato un'iniezione per contrastare l'asma, non riuscendo ancora a dormire, mi sono messa alla finestra, poi seduta sulla sponda del letto a leggere il libro di Barbara, e cercando di farmi avvolgere da quella coperta-abbraccio-calore e ossigeno fresco che ho percepito immediatamente nelle pagine di questa GRANDE scrittrice.

Il libro racconta la storia di una ragazza ammalata di bulimia, che non a caso si chiama Gaia, come la Madre Terra, e nel libro si racconterà il perché.

Io non ho mai sofferto di disturbi alimentari, tranne in qualche periodo della mia vita, di iperfagia, se per "iperfagia" si intende mangiare più di quanto il metabolismo riesca a smaltire, le "abbuffate" le ho viste soltanto a qualche matrimonio e durante i pranzi dai parenti del mio ex marito e una volta al Sud, e sinceramente ne sono rimasta atterrita. Quindi ho pensato che il tema trattato dal libro potesse coinvolgermi in maniera modesta, io non ho mai capito né chi si nega il cibo né chi lo maltratta dentro il suo corpo e si maltratta attraverso di esso.
Invece ciò che chiamano DAP, ovvero disturbi alimentari psicogeni, è un tema vastissimo, che aldilà della superficie, nasconde disagi veri, reali, mai lontani dal contesto sociale, e comuni alla maggior parte delle persone.
La dimensione della sofferenza si vive in solitudine, ma la sofferenza stessa è causata dalla complessa interazione fra relazioni umane e sociali e impatto sul nostro mondo interiore. Come diceva Sartre, il nostro inferno sono gli altri.

Anche Monica, nel suo libro, tocca un po' questo argomento quando parla della sua anoressia, Barbara va ancora più a fondo per affondare lo stiletto dentro la bulimia, per spiegare i meccanismi che portano una ragazza normale, bella, naturalmente dolce e rotonda, a massacrarsi con due dita in gola per procurarsi il vomito, dopo avere mangiato.
In entrambi i casi, l'anoressia e la bulimia (ma anche l'iperfagia, da un altro punto di vista) sono spinte di non vita, vanno in direzione contraria alla vita stessa.
E' scritto molto bene, in italiano corretto (cosa rara di questi tempi), con parole calibrate e soppesate, frutto di una spinta emotiva grandiosa incanalata dentro una razionalità vissuta attraverso la propria pelle, le proprie esperienze.
Una conoscenza tutta da scoprire, giorno per giorno, che si "apre" alla vita e accetta il dono di essa, senza mai rifiutarla o barricarsi dietro pregiudizi. Gaia è aperta al confronto, con altre culture diverse dalla nostra, qui ci sono delle citazioni del poeta Leopold Sedar Senghor e una sua poesia che fa venire i brividi... Gaia scopre che cos'è il razzismo più becero, quello di un paese bigotto di provincia, e quali sono, per contro, i meccanismi che vengono utilizzati dal suo fidanzato (nero) per far leva sui suoi sensi di colpa in quanto bianca, per poterla controllare e sottomettere... Gaia si accosta alla religione, per trovare dentro di sé quella purezza senza corpo e senza schemi esteriori che sta cercando... Gaia si guarda dentro e guarda la sua vita senza reticenze e la mette in relazione con la vita degli altri e dice... "Si può morire chiudendosi in sé stessi in due modi: quando ci si piace troppo, o quando non ci si piace affatto, ed in entrambi i casi l'essere umano ha rinunciato a una cosa fondamentale: ha smesso di essere in relazione. L'essere umano, infatti, è un essere in relazione, tutto in lui e fuori di lui parla di questo. Ogni sua cellula, ogni suo piccolo elemento biologico è stato creato in modo tale da metterlo in relazione con sé e il mondo esterno".
Gaia parla della paura, la paura di nuotare "dove non si tocca", la paura delle sue emozioni.
Gaia si relaziona infine con sua madre, trova la sua ri-nascita, si affida di nuovo, con coraggio, alla vita, vita che non aveva mai abbandonato, che ha sempre vissuto con ogni poro, con ogni centimetro di pelle, ma che era "interrotta" da queste sue dita ficcate in gola dopo ogni pasto.


Un libro che consiglio, per la sua profondità e freschezza, perché è scritto in modo sapiente e mai noioso, perché è ricco di citazioni colte ma senza i soliti autosbrodolamenti intellettuali di certi libri che narrano storie psicologiche, perché parla con franchezza, perché dice cose vere, perché parla dei problemi di tutti e specialmente perché parla di tutte le donne e A tutte le donne.

Spero tanto che Barbara Ardito avrà un riconoscimento anche aldilà del mondo dei blog, e cioè qualche bella recensione sulla carta stampata, che se la merita davvero con tutto il cuore.


DI PRALINA
fantasia972 ha postato martedì, 19 febbraio 2008 alle febbraio 19, 2008 13:05
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In ---> recensioni, donne, amici, la mia vita, emozioni, gaia, il mio libro, straniera a se stessa

Ho vissuto questi giorni di vacanza con il cuore che saltava…ogni squillo di citofono, io correvo a rispondere, per poi delusa tornare a sedermi ed aspettare… quando il cuore batte forte, sento solo il suo rumore, le mie mani tremano, le emozioni mi fanno prigioniera ed io divento una loro proprietà…pensare che non ero così prima!!! RIDO…SORRIDO… Babbo Natale mi ha fatto uno scherzo, mi ha portato il suo regalo con due giorni di ritardo, forse non sono stata abbastanza buona…

E così questa mattina mentre ero in bagno sento mia sorella che urla – I libri!!! Ed io come una pazza, salto, esco, aspettate devo aprire io il pacco…occhi lucidi e mani che tremavano…i miei occhi si incrociano con quelli di mia madre…

-Mà, sto per piangere…-, lei risponde –Pure io!... Ma non c’è tempo per le lacrime, solo tanti salti come una bambina felice…mi vesto e corro dai miei amici, dalla mia amica di sempre…con i libri stretti al petto!!!


E’ davvero bello il mio “bambino”, lo amo!!!ardito

P.S. GRAZIE DAL PROFONDO DEL MIO CUORE A QUANTI HANNO COLLABORATO A REALIZZARE QUESTO MIRACOLO!!!

 

TITOLO: STRANIERA E SE STESSA,

AUTORE: BARBARA ARDITO

EDITORE: ALTROMONDO EDITORE

CODICE ISBN: 978-88-6281-023-4

EVVIVAAAAA!!!


fantasia972 ha postato giovedì, 27 dicembre 2007 alle dicembre 27, 2007 13:57
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In ---> amore, la mia vita, emozioni, gaia, il mio libro, straniera a se stessa


Caro Babbo Natale,

la mia lettera è un po’ insolita, infatti quest’anno non ho nessuna richiesta da farti! Nessu regalo da voler mettere sotto il mio albero tutto scintillante e luminoso, nessun ulteriore stress per te, per cercare di accontentare questa bimba, un po’ cresciuta e spesso anche capricciosa. Pensavo semplicemente a te…e pensavo se tu ricevi mai doni! Non lo so, sei sempre così buono e generoso con tutti, anche con chi non si comporta proprio bene, si dice qui da noi che a Natale si diventa più buoni… mah non lo so se è davvero così! Intanto continuo a pensare a te che te ne stai tutto solo lì tra la neve e il ghiaccio con le tue renne e la tua slitta per tutto l’anno e ,mai nessuno di noi in pieno agosto si chiede cosa tu stia facendo… forse vivi in vacanza  per tutto l’anno e lavori solo in questo periodo. Oppure che ne so ti nascondi dietro i volti di tanti altri semplici umani e poi a Natale per una strana magia ti trasformi nel babbino tanto buono che tutti conoscono. Oppure vivi sotto un ponte, e sei proprio tu, Matteo, quel signore con la barba e i capelli bianchi che dorme sui cartoni e che nessuno guarda…forse lui è davvero te. Perché nonostante tutto, nonostante il fatto che non abbia quasi nulla, riesce sempre a donare qualcosa…il suo sorriso, il suo sguardo che sa di buono…proprio come sai fare tu! Babbo Natale, non voglio davvero chiederti nulla per me, quest’anno la vita con me è stata tanto, ma tanto generosa. Sotto il mio albero probabilmente, se si fa a tempo, ci sarà il mio figlio. Non sono mai stata mamma, quindi non so se quello che sto vivendo in questi giorni nel mio cuore, nella mia mente è ciò che provano le mamme in attesa, ciò che ha provato la Mamma del Bambinello più grande della storia. Io so solo che lo sento muoversi dentro di me, che mi riempie di gioia, che mi fa preoccupare, se sarà bello e sano, se sarà forte da sopportare le critiche degli altri, perché lo so che ce ne saranno, se sarò capace di amarlo sempre e ad ogni costo…ma su questo ultimo punto credo davvero che la risposta sia affermativa, perché lo amo profondamente. Lui sarà piccolo, non molto voluminoso, forse non piacerà a tutti, ma a me piacerà da matti! Una zia bellissima gli ha preparato una “copertina” di straordinari bellezza, c’è anche un albero con i fiori rosa per tenerlo caldo. Si, lo so, babbino sono un po’ esaurita, ma non importa io sono felice così perché tra pochi giorni la culla sarà occupata dal mio figlioletto…il mio libro! E che bel Natale pieno questo! Per la prima volta in tutta la mia vita guardo le mie mani e non le vedo vuote, so cosa donare : me stessa!

Ti abbraccio Babbo caro e domani passando da Matteo, gli sorriderò anche io e se mi strizzerà l'occhio saprò che lì sei davvero nascosto tu!

fantasia972 ha postato mercoledì, 12 dicembre 2007 alle dicembre 12, 2007 18:26
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In ---> pensieri, amore, libri, favole, amici, la mia vita, emozioni, gaia, voglia di giocare, il mio libro, straniera a se stessa

 


CONTINUA

il giardiniere (Vangogh)

fantasia972 ha postato mercoledì, 30 maggio 2007 alle maggio 30, 2007 09:45
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In ---> racconti, gaia

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CONTINUA

fantasia972 ha postato sabato, 26 maggio 2007 alle maggio 26, 2007 10:13
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In ---> racconti, gaia