Sei tornato a bussare alla porta del mio cuore, dopo che ti avevo detto che avresti dovuto lasciarmi in pace. Dopo che ti avevo intimato di dimenticarti di me. Dopo averti allontanato e rotto ogni rapporto con te. Mi sono trincerata. Ho comprato di tutto. Lucchetti e porte blindate per non permettere che tu tornassi.

Hai bussato, questa volta. Sei stato più educato e chiedi di entrare in punta di piedi. Le altre volte invece hai fatto di testa tua, ti sei sentito padrone ed io ti ho accolto con gioia. Non ti conoscevo ancora così bene. Non sapevo che quando te ne vai, il vuoto che lasci è terribile. Sei tornato, silenziosamente questa volta. Così sotto voce che non me ne sono nemmeno accorta. Ti ho trovato seduto sul mio letto, con il tuo sorriso sornione che mi fa incazzare perchè mi toglie il sonno. E la notte non dormo e mi giro e rigiro nel letto pensando al mio cuore che comincia nuovamente a battere. Ed io non voglio!

Che cosa vuoi da me?- ti ho chiesto sedendomi di fronte a te che eri sulla sponda del letto.

Che cosa vuoi ancora? Che cosa vuoi di più? Ti ho già dato tutto quello che potevo. Ti ho dato la cosa più importante che possiedo, il mio cuore. E me l'hai triturato nel macinacarne. Che cosa vuoi da me, adesso? Che cosa posso darti? Che cosa devo inventarmi? Cosa vuoi tentare? Che cosa vuoi provare? Cosa vuoi sognare? Io lo so, che è per quello. Io lo so, che hai bisogno dei miei sogni per vivere. Ma sei stato capace di distruggerli tutti i miei sogni, Amore Bastardo che non sei altro. E adesso? Adesso ti sei nascosto nei suoi occhi bellissimi in cui non riesco a vedere nessun'ombra, nel suo sorriso che si spalanca invitandomi a distendermi fiduciosa sul prato verde della speranza. Ti nascondi nella sua voce pacata che mi parla e che riesce a rasserenarmi l'anima. Ti nascondi in lui che mi fa sentire nuovamente in pace con il mondo e con te. Con te che voglio odiare! Che cosa vuoi spezzare? Le catene che imprigionano il mio cuore? Le hai messe tu quelle catene al mio cuore. Hai fatto in modo da legarlo e farlo tuo prigioniero, Amore Bastardo che rubi i sogni, la speranza, che rubi i sorrisi. Guardami! Guarda i miei occhi, piangono anche quando ridono e di chi è la colpa?

Che cosa vuoi ancora? Che cosa vuoi di più? Che cosa vuoi provare? Che cosa vuoi da me?

Lasciami in pace. Ti prego abbandona quel corpo e fuggi lontano da me... da lui... da noi.


TESTO LIBERAMENTE ISPIRATO DALLA CANZONE CHE COSA VUOI DA ME, MANU CHAO


fantasia972 ha postato lunedì, 25 maggio 2009 alle maggio 25, 2009 11:41
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In ---> pensieri, amore, racconti, deliri, la mia vita, emozioni, chi mi capisce è bravo, miraggi damore, cuore pesante
Foto(631)


Mi sono svegliata con una strana sensazione sulle labbra. Le sentivo secche e ruvide, come una terra arida che desidera essere addolcita dalla pioggia. Nonostante il clima umido di questi giorni, le mie labbra vivono la stagione dell'afa e della secca estiva.

Diventa necessario attuare un rito propiziatorio: una danza della pioggia!

Passo delicatamente il lip sulle labbra che chiedono acqua.

 Adesso attendo la fioritura : il bacio!Foto(579)

fantasia972 ha postato sabato, 10 gennaio 2009 alle gennaio 10, 2009 10:32
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In ---> pensieri, la mia vita, emozioni, messaggi in codice, un pò di me, miraggi damore, cuore pesante

La bocca secca e le labbra spaccate dal caldo, dal sole del deserto…fin lì l’aveva spinta la ricerca che stava compiendo da anni. Tutta una vita a inseguire qualcosa che non appena raggiungeva, non appena pensava di averlo toccato, afferrato le scivolava via dalle mani, dalle dita come minuscoli e infiniti granelli di sabbia, come acqua che non puoi afferrare. Acqua, quanta sete. E  in quel momento i piedi affondavano nella sabbia bollente di quel deserto, silenzioso, tenebroso quasi come il bosco più oscuro che aveva attraversato anni prima. Ho sete, sete d’amore, le ultime sue parole prima di cadere per terra e rotolare giù per la duna. Quando aprì gli occhi si ritrovò in un letto ampio, morbido, tra lenzuola di seta…al suo fianco il corpo semi nudo di un uomo che dormiva. Lo guardò, bellissimo il suo volto, bellissimo quel corpo scolpito come marmo liscio, levigato… aveva fatto l’amore con quell’uomo! Ricordò perfettamente il suo odore entratole nell’anima, ricordò le sue mani calde che l' accarezzavano ovunque, ricordò i suoi baci e le sue labbra sui suoi seni, la sua lingua che si divertiva a leccarla come fosse un dolce morbido, come se fosse un gelato alla fragola… le lingue intrecciate come i loro corpi, su quel letto grande e morbido, mentre l’eccitazione aumentava al ritmo dei battiti dei loro cuori, mentre i loro umori si mescolavano, mentre tutto diventava uno. Ancora con il suo sapore nella bocca aprì gli occhi perché voleva guardarlo bene in viso, ma l’immagine cominciò a diventare sempre meno nitida, sempre più sfocata, fino a scomparire completamente…ancora sabbia, solo sabbia attorno a lei. Sabbia, caldo, sole, sete…sete d’amore! Un urlo nel deserto, chi poteva ascoltarla? Chi poteva salvarla dall’arsura? Ho sete, sete d’amore! Non voglio miraggi urlava impazzita!
 Il deserto che strano posto, attorno solo giallo oro che acceca, attorno solo silenzio, mentre il sole sembra dover cadere dal cielo e travolgerti con il suo fuoco. La pelle bruciava come carne sulla brace, le gocce di sudore lente scivolavano lungo la fronte e il viso, mentre altre ancora si insinuavano tra i suoi seni, quasi a voler dissetarle la pelle. Sdraiata su quella finissima sabbia dorata non riusciva più a muoversi, esausta, stanca…chiuse ancora gli occhi nella speranza di riaprirli almeno in un’oasi, sotto l’ombra di una palma. Quante possibilità ci sono di ritrovarsi in un’oasi nel pieno del deserto? Non ci fu risposta perché il vento cominciò ad alzarsi forte, la sabbia spostata dalla forza del suo soffio sembrava facesse camminare le dune, sembrava che si rincorressero come amanti che giocano divertiti. Intanto la donna fu raccolta da quelle ali magiche, sollevata da terra e trasportata altrove.
Cos’è l’altrove? Che posto è mai questo? Un grande magazzino di vetrine luccicanti, manichini di uomini e donne nelle pose più impensate…volti sorridenti, sempre giovani, corpi perfetti nella loro rigidità, atmosfere seducenti di amplessi luccicanti e abbaglianti come il piacere ricercato in vetrina. A ogni manichino corrispondeva la sua etichetta con tanto di descrizione per le prestazioni particolari del particolare manichino, con tanto di prezzo. Si trovò in vetrina anche lei…per strada intanto i passanti lanciavano sguardi veloci in cerca di attimi d’amore…ma l’amore ha un prezzo? L’amore si paga? Lei bella, giovane, la bocca rossa truccata di un rossetto morbido che le rendeva carnose le labbra…labbra da baciare! Quanto costa un bacio? Un bacio ha un prezzo? L’abito nero succinto sul suo corpo dalle curve mozzafiato, la scollatura profonda mostrava appena la sporgenza dei suoi bianchi seni, la pelle morbida, la pelle calda…che desiderio di essere baciata ancora! Che desiderio voler sentire ancora la mano di un uomo che la stringeva a sé, che desiderio d’amore…ma tutto questo ha un prezzo? Se lo chiedeva, se lo domandava…perché sono in una vetrina? Chi mi comprerà potrà tenermi con sé tutta la vita? Potrà darmi quello che cerco? Cosa cerco? Cosa voglio?...voglio l’amore!!!...
Non ebbe il tempo di finire quel pensiero che un giovane uomo con il volto coperto, spaccò quel vetro. Ai suoi piedi tanti pezzettini infiniti di sguardi sfuggenti,  di pensieri osceni suscitati nelle menti perverse e sole di chi le passava davanti ogni giorno. Ai suoi piedi desideri inconfessati di chi avrebbe voluto spaccare la vetrina per portarla con sé, ma non aveva osato. Ai suoi piedi sguardi ingordi, insaziabili di uomini, donne che avrebbero voluto divorarla, mangiarla, inglobarla per farla poi vivere dentro di sé in qualche modo, o semplicemente cancellarla. Ai suoi piedi i tanti frammenti di quella vetrina, come catene spaccate dalle mani forti di un liberatore restavano immobili. Quelle stesse mani la sollevarono di peso, il corpo rigido di manichino non oppose nessuna resistenza.  Il giovane uomo si scoprì il volto, la guardò intensamente negli occhi, sei libera…libera di andare o seguirmi. L’aveva davvero comprata? Aveva davvero acquistato l’amore? Davvero l’amore si può comprare? Quanto costa l’amore? Che prezzo fa? …il prezzo dell’amore in vetrina è la tua libertà! Un paio di ali per volare lontana da quel posto orribile, sentiva ancora sul suo corpo gli occhi e le bocche desiderose dei passanti compratori di emozioni…sentiva ancora l’odore dei loro corpi mercenari, dei loro corpi avariati, come tante confezioni di prodotti in scadenza, come tante confezioni ammuffite negli scaffali di negozi pieni di merci da vendere….vendere e comprare come gli umani manichini che si vendono per amore, che si vendono per amare. Sei libera di andare!!! Con un bacio sulla fronte le lasciò le mani che ancora teneva nelle sue, con un bacio sulla fronte le donò nuovamente la libertà, certo che avrebbe ripreso il suo viaggio in cerca dell’amore, in cerca dell’ Amore. Un sorriso, dolce aperto, sincero…libera di andare, libera di cercare, libera di tornare. Se…forse…
Gli occhi, quegli occhi così profondamente veri, così profondamente sconfinati come prati verdi. Improvviso in lei il desiderio di essere brucata come una giovane e tenera foglia. Lei foglia, lui bruco! Le sue mani chiuse a pugno su un ramo ricco di verde primavera per portarne via le foglie, per lasciarla completamente spoglia, nuda. Dentro di lei tanta luce ,fuori le sue ali…lo baciò sulla bocca e poi spiccò il volo in cerca dell’amore.
MA LUI ERA L'AMORE?
A questa domanda un brivido le scosse l’anima facendole  accapponare la pelle, i capezzoli divennero turgidi e duri, mentre i pensieri le affollavano la mente, mentre ripensava a quelle mani che la tenevano stretta, mentre rivedeva quegli occhi  che l’avevano penetrata così profondamente.  Si girò a guardare indietro, come se qualcuno le avesse urlato la risposta a quella domanda... MA LUI ERA L’AMORE? Tornare indietro per poterlo stringere ancora, trovare un cartello segnaletico, che magari permetteva un’inversione di marcia anche su una strada a corsia con striscia continua… pigiò il piede sull’ acceleratore, imboccando il tunnel di una galleria, le luci gialle permettevano di vedere a malapena la strada che stava percorrendo, quella lunga e profonda galleria che l’avrebbe portata chissà dove. Quel foro nel cuore di una montagna che l’avrebbe condotta al centro del mondo, al centro di se stessa, al centro del suo cuore. E il buio diventava sempre più fitto, e la carreggiata pareva stringersi sempre di più, come se stesse percorrendo l’interno di un imbuto…  man mano che il tempo scorreva, la strada diventava sempre più sottile, la galleria stessa diventava sempre più stretta. L’inesorabile tempo che passa, porta a muoversi, a camminare dentro un qualcosa a forma di imbuto…scegli e ogni volta che compi una scelta ti rendi conto di aver escluso tante altre mille possibilità…aveva scelto di volare, aveva scelto la libertà, aveva scelto di continuare a cercare l’Amore, ma a cosa aveva rinunciato? Se fosse rimasta in quegli occhi, se fosse rimasta in quel bacio, se fosse rimasta tra quelle braccia…se… se…se… non si vive di se, non si vive di forse, non si vive di sogni.  A questo pensiero una lacrima le scivolò lungo la guancia. “ NON SI VIVE DI SOGNI”- urlò e accelerò la sua corsa all’interno della galleria. Le luci cominciarono a tremare, uno scossone spostò l’automobile che sbandò , un filo elettrico di un palo cominciò a ballare per aria, indeciso dove cadere, dove posarsi, dove provocare un danno…il cavo sorrise maligno, la guardò e poi si scagliò sull’auto.  Con una forza tremenda fu scagliata fuori dall’abitacolo della sua autovettura. Scintille, scoppi, fumo, luce…lei tramortita per terra.
Aprì gli occhi, non sapendo dove fosse …non ricordava quasi nulla, solo quella frenata e poi lo scoppio. Il fumo circondava quel cunicolo, quella strettoia dove adesso si trovava, ancora distesa per terra. Si fece forza, si rimise in piedi, si girò per cercare con gli occhi la sua auto, o per lo meno cosa ne fosse rimasto…non vide nulla! Era completamente sola in questa galleria piccola, grande solo da contenere il corpo di un essere umano…sempre più confusa cominciò a incamminarsi sperando di trovare quanto prima l’uscita, sperando di svegliarsi da questo nuovo incubo nato forse solo dalla sua mente malata. Camminava guardandosi attorno cercando un minimo di normalità, in un posto così assurdo. Sprazzi di luce che a tratti permettevano di guardare dove mettere i piedi, sprazzi di luce come se fossero provocati da contatti di fili elettrici, da cavi scoperti e che a intermittenza  irregolare accendevano tutto. Si mise a correre con tutta l’energia rimasta per poter giungere alla fine di quel maledetto tunnel… di fronte a lei porte, le guardò erano tre e ancora una volta si trovò nella condizione di dover scegliere.
Quale delle tre avrebbe aperto? La porta centrale, semplice in legno un po’ andato e consumato dal tempo, al centro di questa un enorme buco, causato sicuramente da un colpo ricevuto tempo prima, la riconobbe subito era quella che l’avrebbe riportata a casa, nel suo mondo fatto di volti conosciuti, ma che non le aveva risparmiato dolori e sofferenze e anche in quel mondo i suoi amori avevano l’aspro odore di MIRAGGI. I miraggi reali, quelli più dolorosi perché provocati da stati alterati di coscienza forse o da overdose di fiducia in chi sicuramente non può far del male perché parte integrante del nostro mondo. Fu tentata di riaprire quella porta e tornare indietro nella speranza di trovare un qualche cambiamento in quel reale. Appoggiò la mano sul pomello d’ottone lucido, freddo e il suo cuore si riscaldò improvvisamente. La porta non l’aveva aperta, le era bastato solo toccare la maniglia per sentire immediata la scossa elettrica, il “LIBERA”del defibrillatore che riportò in vita i vecchi battiti del suo povero e vecchio cuore malandato. I pensieri liberi anch’essi di riaffiorare da un passato non dimenticato. Una vita, la sua, dietro quella porta di attese silenziose, di sguardi tristi alla finestra aspettando i giorni caldi e soleggiati, mentre tutto attorno era sempre freddo. E poi quella sua unica primavera, provata in uno strano susseguirsi di stagioni che si alternavano, in una danza quasi funerea cedendo il passo ora al ballerino inverno ora al danzatore autunno. E in 20 lunghi anni una sola primavera, arrivata improvvisa, quasi inaspettata. Ci si tuffò con tutta se stessa in quei colori nuovi, in quei profumi, in quei rumori e sapori non sapendo che anche la primavera se è maledettamente bugiarda può ferire. Accolse la primavera, le permise di scendere nel suo profondo e di risvegliare assieme alla natura anche il suo corpo. Quel bacio rubato che poi si trasformò in passione, in esplosione di  energia, la stessa dei mandorli in fiore, gli occhi quegli occhi azzurri come il cielo terso di primavera…i sogni distrutti per sempre.
Le lacrime cominciarono  a rigarle il volto, le accarezzò prendendone sulle dita quel liquido sacro e lo bevve, come se stesse bevendo il calice amaro della consapevolezza che alcune scelte comportano. In fondo nessuno l’aveva mai costretta ad aprire la finestra e far entrare quella primavera nella sua gelida casa. Adesso però non avrebbe certamente scelto di tornare in quel posto…avrebbe dovuto aprire nuove porte, non potevano sempre e solo essere miraggi! Staccò la mano dalla maniglia della porta centrale e si diresse verso la porta alla sua sinistra.
Secondi interminabili che si sommano lungo una linea retta senza fine, decidere senza esitazione si può? Chi riesce a farlo? Un colpo di spugna dove si accumulano pulviscoli, minuscoli ma infiniti…frammenti di vita. Spugna che assorbe facendolo proprio il tuo mondo: gioie e dolori, sorrisi e lacrime, cammini e soste improvvise. “Sosta, fermati ancora un po’, prima di entrare, prima di oltrepassare quella nuova soglia! La soglia di una realtà completamente nuova è lì di fronte a te”. Cosa poteva mai esserci oltre? Ci si può addentrare nell’oltre, cominciando un nuovo viaggio, restando immutati? Portando con sé sempre e solo quel solito bagaglio di convinzioni, schemi mentali, giudizi confezionati su misura, radicati profondamente come le radici di un vecchio albero secolare? Si girò e guardò l’altra porta, quella a destra. Luminosa l’insegna che avvisava: “RESET”. Un lampo improvviso nella sua mente e l’impulso di cambiare porta…la voglia di voler provare una volta per tutte a resettare, cancellarsi per poi rinascere dal nulla e finalmente ricominciare davvero. Rinascere e vedere il sole per la prima volta, la pioggia con occhi nuovi. Imparare nuovamente a respirare in modo autonomo, come dopo il viaggio che conduce fuori dal grembo materno, la creatura piange di un pianto di vita…deve far male,forse, il primo respiro autonomo. Un respiro profondo e il suo vagito, aprì la porta a destra e vi entrò. Davanti a lei una stanza completamente bianca, asettica, incontaminata e al centro una sedia. Non vi erano finestre, solo due porte: quella che aveva aperto per entrare e l’altra lì davanti, l’uscita. Sapeva che prima di poter uscire avrebbe dovuto accomodarsi su quella sedia, che troneggiava nella stanza. Sedersi, aspettare, pazientare ancora un po’ senza sapere cosa in realtà le sarebbe accaduto. Un sospiro per cercare il coraggio, perso solo per qualche frazione di secondo, poi si diresse decisa verso la sedia, la guardò, ne toccò la consistenza e la stabilità. Non appena il suo corpo morbido sfiorò la rigidità del metallo,(era una sedia di ferro), una luce bianca e luminosissima pervase la stanza. Adesso lei era seduta  con la schiena dritta, lo sguardo fiero. La luce per niente timida cominciò a invaderla totalmente, colpendola dapprima sul viso, costringendo ,in questo modo, i suoi occhi a cedere a quella forza con un movimento di difesa: chiudere le palpebre.  I raggi bianchi, ma freddi come le mani forti e sicure di un uomo che ha deciso, senza chiedere permesso, di forzare le cosce tese, serrate di una donna che inizialmente pone resistenza,ma poi a poco a poco comincia a cedere, a lasciarsi andare al dio piacere e spalancando le gambe desidera accogliere pienamente e totalmente il suo dio, così ogni poro della pelle che vestiva il suo corpo si dilatava in una pronta accoglienza dei raggi bianchi. Completamente persa nel mare del piacere, inghiottita da questa strana energia in un dove senza spazio e senza tempo. Solo calore, freddo, dolore, piacere in un viaggio nuovo verso il centro dell’essere, fino a quando l’energia smise di pulsare, fino a quando in questo perdersi di amplessi multipli e magici non si trovò più. Chi sono? Cosa voglio? Dove vado? Era riuscita finalmente a cancellarsi e a rinascere. Aprì gli occhi e si diresse verso l’uscita.
fantasia972 ha postato martedì, 12 agosto 2008 alle agosto 12, 2008 13:23
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In ---> amore, donne, racconti, emozioni, miraggi damore
Ci risiamo l'amica DIANA mi ha nuovamente coinvolta in un nuovo meme... un pò birichino come lei stessa lo ha definito. Sarà la primavera e il risveglio della natura( e non solo ) che mi ha fatto decidere per il "  ok lo faccio!!!"

Una catena insolita.
Dovrete nominare minimo 5 uomini che vi ispirano sesso.

Il mio numero 1 credo che per chi mi legge costantemente sia facile da capire.... sinceramente io mi fermerei a lui perchè insomma, lo vedete da soli, basterebbe a soddisfare tutti i miei desideri...
johnny_depp_nudo
Dicevo che mi fermerei a Lui...ma il gioco è gioco e quindi...perdonami Mio Amato, ma devo proprio continuare...non essere geloso eh? sei sempre il mio numero 1.
Ora una che si crea una identità virtuale, inventando un nome come il mio, Fantasia, può non nominare l'eroe superfantastico di mille avventure? Chi tra noi non vorrebbe essere sedotta da lui? con il suo cappello, la sua frusta, sempre impolverato...


 E se una notte con Lui non bastasse, bhè allora io penso che mi rivolgerei anche a suo padre...che nonostante l' età e gli anni che passano io lo trovo di un eccitante incredibile!!!
Il dott. Jones in persona!!!
nella persona dell' uomo più sexy  Sean Connery


A questo punto io credo che impazzirei... direi basta basta!!! Ma il gioco è gioco!!! il numero 4 giusto per non dimenticare la mia adolescenza...si, si  è proprio vero il primo amore non si scorda mai!!! Così adesso a distanza di anni una notte di sesso la concederei al mio ex marito ...J. Taylor il numero 4

e per finire siamo arrivati al 5 eh? pensavo di non farcela...un secondo che devo riprendere fiato che mica è facile...5 tutti insieme non mi era mai successo e poi che 5!
il mio numero 5 è...

delusi? ma dai come non si fa a desiderare di trascorrere una notte di sesso con lui? Poverino è talmente sfigato, sarà per questo che mi piace ...insomma tra simili ci si attrae, che ecco porta il fiore e si appasisce pure!!! E comunque sentirlo ansimare mentre raggiunge l'orgasmo deve essere divertentissimo e scusate...ma il sesso per me è anche ridere!!!



fantasia972 ha postato martedì, 27 maggio 2008 alle maggio 27, 2008 20:51
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In ---> amore, donne, giochi, cazzate, amici, la mia vita, sesso, che bello, voglia di giocare, un pò di me, sto male per il caldooo, miraggi damore


Secondi interminabili che si sommano lungo una linea retta senza fine, decidere senza esitazione si può? Chi riesce a farlo? Un colpo di spugna dove si accumulano pulviscoli, minuscoli ma infiniti…frammenti di vita. Spugna che assorbe facendolo proprio il tuo mondo: gioie e dolori, sorrisi e lacrime, cammini e soste improvvise. “Sosta, fermati ancora un po’, prima di entrare, prima di oltrepassare quella nuova soglia! La soglia di una realtà completamente nuova è lì di fronte a te”. Cosa poteva mai esserci oltre? Ci si può addentrare nell’oltre, cominciando un nuovo viaggio, restando immutati? Portando con sé sempre e solo quel solito bagaglio di convinzioni, schemi mentali, giudizi confezionati su misura, radicati profondamente come le radici di un vecchio albero secolare? Si girò e guardò l’altra porta, quella a destra. Luminosa l’insegna che avvisava: “RESET”. Un lampo improvviso nella sua mente e l’impulso di cambiare porta…la voglia di voler provare una volta per tutte a resettare, cancellarsi per poi rinascere dal nulla e finalmente ricominciare davvero. Rinascere e vedere il sole per la prima volta, la pioggia con occhi nuovi. Imparare nuovamente a respirare in modo autonomo, come dopo il viaggio che conduce fuori dal grembo materno, la creatura piange di un pianto di vita…deve far male,forse, il primo respiro autonomo. Un respiro profondo e il suo vagito, aprì la porta a destra e vi entrò. Davanti a lei una stanza completamente bianca, asettica, incontaminata e al centro una sedia. Non vi erano finestre, solo due porte: quella che aveva aperto per entrare e l’altra lì davanti, l’uscita. Sapeva che prima di poter uscire avrebbe dovuto accomodarsi su quella sedia, che troneggiava nella stanza. Sedersi, aspettare, pazientare ancora un po’ senza sapere cosa in realtà le sarebbe accaduto. Un sospiro per cercare il coraggio, perso solo per qualche frazione di secondo, poi si diresse decisa verso la sedia, la guardò, ne toccò la consistenza e la stabilità. Non appena il suo corpo morbido sfiorò la rigidità del metallo,(era una sedia di ferro), una luce bianca e luminosissima pervase la stanza. Adesso lei era seduta  con la schiena dritta, lo sguardo fiero. La luce per niente timida cominciò a invaderla totalmente, colpendola dapprima sul viso, costringendo ,in questo modo, i suoi occhi a cedere a quella forza con un movimento di difesa: chiudere le palpebre.  I raggi bianchi, ma freddi come le mani forti e sicure di un uomo che ha deciso, senza chiedere permesso, di forzare le cosce tese, serrate di una donna che inizialmente pone resistenza,ma poi a poco a poco comincia a cedere, a lasciarsi andare al dio piacere e spalancando le gambe desidera accogliere pienamente e totalmente il suo dio, così ogni poro della pelle che vestiva il suo corpo si dilatava in una pronta accoglienza dei raggi bianchi. Completamente persa nel mare del piacere, inghiottita da questa strana energia in un dove senza spazio e senza tempo. Solo calore, freddo, dolore, piacere in un viaggio nuovo verso il centro dell’essere, fino a quando l’energia smise di pulsare, fino a quando in questo perdersi di amplessi multipli e magici non si trovò più. Chi sono? Cosa voglio? Dove vado? Era riuscita finalmente a cancellarsi e a rinascere. Aprì gli occhi e si diresse verso l’uscita.

fantasia972 ha postato venerdì, 08 febbraio 2008 alle febbraio 08, 2008 12:48
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In ---> pensieri, amore, racconti, emozioni, miraggi damore


Aprì gli occhi, non sapendo dove fosse …non ricordava quasi nulla, solo quella frenata e poi lo scoppio. Il fumo circondava quel cunicolo, quella strettoia dove adesso si trovava, ancora distesa per terra. Si fece forza, si rimise in piedi, si girò per cercare con gli occhi la sua auto, o per lo meno cosa ne fosse rimasto…non vide nulla! Era completamente sola in questa galleria piccola, grande solo da contenere il corpo di un essere umano…sempre più confusa cominciò a incamminarsi sperando di trovare quanto prima l’uscita, sperando di svegliarsi da questo nuovo incubo nato forse solo dalla sua mente malata. Camminava guardandosi attorno cercando un minimo di normalità, in un posto così assurdo. Sprazzi di luce che a tratti permettevano di guardare dove mettere i piedi, sprazzi di luce come se fossero provocati da contatti di fili elettrici, da cavi scoperti e che a intermittenza  irregolare accendevano tutto. Si mise a correre con tutta l’energia rimasta per poter giungere alla fine di quel maledetto tunnel… di fronte a lei porte, le guardò erano tre e ancora una volta si trovò nella condizione di dover scegliere.
Quale delle tre avrebbe aperto? La porta centrale, semplice in legno un po’ andato e consumato dal tempo, al centro di questa un enorme buco, causato sicuramente da un colpo ricevuto tempo prima, la riconobbe subito era quella che l’avrebbe riportata a casa, nel suo mondo fatto di volti conosciuti, ma che non le aveva risparmiato dolori e sofferenze e anche in quel mondo i suoi amori avevano l’aspro odore di MIRAGGI. I miraggi reali, quelli più dolorosi perché provocati da stati alterati di coscienza forse o da overdose di fiducia in chi sicuramente non può far del male perché parte integrante del nostro mondo. Fu tentata di riaprire quella porta e tornare indietro nella speranza di trovare un qualche cambiamento in quel reale. Appoggiò la mano sul pomello d’ottone lucido, freddo e il suo cuore si riscaldò improvvisamente. La porta non l’aveva aperta, le era bastato solo toccare la maniglia per sentire immediata la scossa elettrica, il “LIBERA”del defibrillatore che riportò in vita i vecchi battiti del suo povero e vecchio cuore malandato. I pensieri liberi anch’essi di riaffiorare da un passato non dimenticato. Una vita, la sua, dietro quella porta di attese silenziose, di sguardi tristi alla finestra aspettando i giorni caldi e soleggiati, mentre tutto attorno era sempre freddo. E poi quella sua unica primavera, provata in uno strano susseguirsi di stagioni che si alternavano, in una danza quasi funerea cedendo il passo ora al ballerino inverno ora al danzatore autunno. E in 20 lunghi anni una sola primavera, arrivata improvvisa, quasi inaspettata. Ci si tuffò con tutta se stessa in quei colori nuovi, in quei profumi, in quei rumori e sapori non sapendo che anche la primavera se è maledettamente bugiarda può ferire. Accolse la primavera, le permise di scendere nel suo profondo e di risvegliare assieme alla natura anche il suo corpo. Quel bacio rubato che poi si trasformò in passione, in esplosione di  energia, la stessa dei mandorli in fiore, gli occhi quegli occhi azzurri come il cielo terso di primavera…i sogni distrutti per sempre.
Le lacrime cominciarono  a rigarle il volto, le accarezzò prendendone sulle dita quel liquido sacro e lo bevve, come se stesse bevendo il calice amaro della consapevolezza che alcune scelte comportano. In fondo nessuno l’aveva mai costretta ad aprire la finestra e far entrare quella primavera nella sua gelida casa. Adesso però non avrebbe certamente scelto di tornare in quel posto…avrebbe dovuto aprire nuove porte, non potevano sempre e solo essere miraggi! Staccò la mano dalla maniglia della porta centrale e si diresse verso la porta alla sua sinistra.

fantasia972 ha postato mercoledì, 30 gennaio 2008 alle gennaio 30, 2008 20:15
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In ---> amore, donne, racconti, miraggi damore

...MA LUI ERA L'AMORE?...

 A questa domanda un brivido le scosse l’anima facendole  accapponare la pelle, i capezzoli divennero turgidi e duri, mentre i pensieri le affollavano la mente, mentre ripensava a quelle mani che la tenevano stretta, mentre rivedeva quegli occhi  che l’avevano penetrata così profondamente.  Si girò a guardare indietro, come se qualcuno le avesse urlato la risposta a quella domanda... MA LUI ERA L’AMORE? Tornare indietro per poterlo stringere ancora, trovare un cartello segnaletico, che magari permetteva un’inversione di marcia anche su una strada a corsia con striscia continua… pigiò il piede sull’ acceleratore, imboccando il tunnel di una galleria, le luci gialle permettevano di vedere a malapena la strada che stava percorrendo, quella lunga e profonda galleria che l’avrebbe portata chissà dove. Quel foro nel cuore di una montagna che l’avrebbe condotta al centro del mondo, al centro di se stessa, al centro del suo cuore. E il buio diventava sempre più fitto, e la carreggiata pareva stringersi sempre di più, come se stesse percorrendo l’interno di un imbuto…  man mano che il tempo scorreva, la strada diventava sempre più sottile, la galleria stessa diventava sempre più stretta. L’inesorabile tempo che passa, porta a muoversi, a camminare dentro un qualcosa a forma di imbuto…scegli e ogni volta che compi una scelta ti rendi conto di aver escluso tante altre mille possibilità…aveva scelto di volare, aveva scelto la libertà, aveva scelto di continuare a cercare l’Amore, ma a cosa aveva rinunciato? Se fosse rimasta in quegli occhi, se fosse rimasta in quel bacio, se fosse rimasta tra quelle braccia…se… se…se… non si vive di se, non si vive di forse, non si vive di sogni.  A questo pensiero una lacrima le scivolò lungo la guancia. “ NON SI VIVE DI SOGNI”- urlò e accelerò la sua corsa all’interno della galleria. Le luci cominciarono a tremare, uno scossone spostò l’automobile che sbandò , un filo elettrico di un palo cominciò a ballare per aria, indeciso dove cadere, dove posarsi, dove provocare un danno…il cavo sorrise maligno, la guardò e poi si scagliò sull’auto.  Con una forza tremenda fu scagliata fuori dall’abitacolo della sua autovettura. Scintille, scoppi, fumo, luce…lei tramortita per terra.

 

AVEVO DETTO CHE DOPO NATALE AVREI CONTINUATO...ECCO FATTO!!! NON FINISCE NEMMENO COSì SIA CHIARO!!!

fantasia972 ha postato venerdì, 28 dicembre 2007 alle dicembre 28, 2007 21:39
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Non ebbe il tempo di finire quel pensiero che un giovane uomo con il volto coperto, spaccò quel vetro. Ai suoi piedi tanti pezzettini infiniti di sguardi sfuggenti,  di pensieri osceni suscitati nelle menti perverse e sole di chi le passava davanti ogni giorno. Ai suoi piedi desideri inconfessati di chi avrebbe voluto spaccare la vetrina per portarla con sé, ma non aveva osato. Ai suoi piedi sguardi ingordi, insaziabili di uomini, donne che avrebbero voluto divorarla, mangiarla, inglobarla per farla poi vivere dentro di sé in qualche modo, o semplicemente cancellarla. Ai suoi piedi i tanti frammenti di quella vetrina, come catene spaccate dalle mani forti di un liberatore restavano immobili. Quelle stesse mani la sollevarono di peso, il corpo rigido di manichino non oppose nessuna resistenza.  Il giovane uomo si scoprì il volto, la guardò intensamente negli occhi, sei libera…libera di andare o seguirmi. L’aveva davvero comprata? Aveva davvero acquistato l’amore? Davvero l’amore si può comprare? Quanto costa l’amore? Che prezzo fa? …il prezzo dell’amore in vetrina è la tua libertà! Un paio di ali per volare lontana da quel posto orribile, sentiva ancora sul suo corpo gli occhi e le bocche desiderose dei passanti compratori di emozioni…sentiva ancora l’odore dei loro corpi mercenari, dei loro corpi avariati, come tante confezioni di prodotti in scadenza, come tante confezioni ammuffite negli scaffali di negozi pieni di merci da vendere….vendere e comprare come gli umani manichini che si vendono per amore, che si vendono per amare. Sei libera di andare!!! Con un bacio sulla fronte le lasciò le mani che ancora teneva nelle sue, con un bacio sulla fronte le donò nuovamente la libertà, certo che avrebbe ripreso il suo viaggio in cerca dell’amore, in cerca dell’ Amore. Un sorriso, dolce aperto, sincero…libera di andare, libera di cercare, libera di tornare. Se…forse…
Gli occhi, quegli occhi così profondamente veri, così profondamente sconfinati come prati verdi. Improvviso in lei il desiderio di essere brucata come una giovane e tenera foglia. Lei foglia, lui bruco! Le sue mani chiuse a pugno su un ramo ricco di verde primavera per portarne via le foglie, per lasciarla completamente spoglia, nuda. Dentro di lei tanta luce ,fuori le sue ali…lo baciò sulla bocca e poi spiccò il volo in cerca dell’amore.
MA LUI ERA L'AMORE?

fantasia972 ha postato venerdì, 21 dicembre 2007 alle dicembre 21, 2007 20:32
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 Il deserto che strano posto, attorno solo giallo oro che acceca, attorno solo silenzio, mentre il sole sembra dover cadere dal cielo e travolgerti con il suo fuoco. La pelle bruciava come carne sulla brace, le gocce di sudore lente scivolavano lungo la fronte e il viso, mentre altre ancora si insinuavano tra i suoi seni, quasi a voler dissetarle la pelle. Sdraiata su quella finissima sabbia dorata non riusciva più a muoversi, esausta, stanca…chiuse ancora gli occhi nella speranza di riaprirli almeno in un’oasi, sotto l’ombra di una palma. Quante possibilità ci sono di ritrovarsi in un’oasi nel pieno del deserto? Non ci fu risposta perché il vento cominciò ad alzarsi forte, la sabbia spostata dalla forza del suo soffio sembrava facesse camminare le dune, sembrava che si rincorressero come amanti che giocano divertiti. Intanto la donna fu raccolta da quelle ali magiche, sollevata da terra e trasportata altrove.

Cos’è l’altrove? Che posto è mai questo? Un grande magazzino di vetrine luccicanti, manichini di uomini e donne nelle pose più impensate…volti sorridenti, sempre giovani, corpi perfetti nella loro rigidità, atmosfere seducenti di amplessi luccicanti e abbaglianti come il piacere ricercato in vetrina. A ogni manichino corrispondeva la sua etichetta con tanto di descrizione per le prestazioni particolari del particolare manichino, con tanto di prezzo. Si trovò in vetrina anche lei…per strada intanto i passanti lanciavano sguardi veloci in cerca di attimi d’amore…ma l’amore ha un prezzo? L’amore si paga? Lei bella, giovane, la bocca rossa truccata di un rossetto morbido che le rendeva carnose le labbra…labbra da baciare! Quanto costa un bacio? Un bacio ha un prezzo? L’abito nero succinto sul suo corpo dalle curve mozzafiato, la scollatura profonda mostrava appena la sporgenza dei suoi bianchi seni, la pelle morbida, la pelle calda…che desiderio di essere baciata ancora! Che desiderio voler sentire ancora la mano di un uomo che la stringeva a sé, che desiderio d’amore…ma tutto questo ha un prezzo? Se lo chiedeva, se lo domandava…perché sono in una vetrina? Chi mi comprerà potrà tenermi con sé tutta la vita? Potrà darmi quello che cerco? Cosa cerco? Cosa voglio?...voglio l’amore!!!...

 

CONTINUA?...FORSE....

fantasia972 ha postato giovedì, 20 dicembre 2007 alle dicembre 20, 2007 14:30
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La bocca secca e le labbra spaccate dal caldo, dal sole del deserto…fin lì l’aveva spinta la ricerca che stava compiendo da anni. Tutta una vita a inseguire qualcosa che non appena raggiungeva, non appena pensava di averlo toccato, afferrato le scivolava via dalle mani, dalle dita come minuscoli e infiniti granelli di sabbia, come acqua che non puoi afferrare. Acqua, quanta sete. E  in quel momento i piedi affondavano nella sabbia bollente di quel deserto, silenzioso, tenebroso quasi come il bosco più oscuro che aveva attraversato anni prima. Ho sete, sete d’amore, le ultime sue parole prima di cadere per terra e rotolare giù per la duna. Quando aprì gli occhi si ritrovò in un letto ampio, morbido, tra lenzuola di seta…al suo fianco il corpo semi nudo di un uomo che dormiva. Lo guardò, bellissimo il suo volto, bellissimo quel corpo scolpito come marmo liscio, levigato… aveva fatto l’amore con quell’uomo! Ricordò perfettamente il suo odore entratole nell’anima, ricordò le sue mani calde che l' accarezzavano ovunque, ricordò i suoi baci e le sue labbra sui suoi seni, la sua lingua che si divertiva a leccarla come fosse un dolce morbido, come se fosse un gelato alla fragola… le lingue intrecciate come i loro corpi, su quel letto grande e morbido, mentre l’eccitazione aumentava al ritmo dei battiti dei loro cuori, mentre i loro umori si mescolavano, mentre tutto diventava uno. Ancora con il suo sapore nella bocca aprì gli occhi perché voleva guardarlo bene in viso, ma l’immagine cominciò a diventare sempre meno nitida, sempre più sfocata, fino a scomparire completamente…ancora sabbia, solo sabbia attorno a lei. Sabbia, caldo, sole, sete…sete d’amore! Un urlo nel deserto, chi poteva ascoltarla? Chi poteva salvarla dall’arsura? Ho sete, sete d’amore! Non voglio miraggi urlava impazzita!

 

CONTINUA? NON LO SO ANCORA,LE AUGURO PERò PER IL BENE CHE LE VOGLIO CHE ESCA DAL DESERTO...SOLO COSì SMETTERà DI VIVERE DI MIRAGGI!

fantasia972 ha postato martedì, 18 dicembre 2007 alle dicembre 18, 2007 21:37
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